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| Gli scismatici buoni e
quelli cattivi
luglio 2026
di Don Frédéric Weil, FSSPX ![]() Papa Leone XIV e il catholicos Aram I, capo della Chiesa armena scismatica, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, in Vaticano, il 20 maggio 2026. Roma condanna la
Fraternità San Pio X in nome dello scisma, pur chiudendo un
occhio su scismi ben reali. Si può ancora parlare di coerenza?
Si può ragionare in modo logico e tuttavia sbagliare. Ma il contrario non è possibile: affermazioni contraddittorie non possono essere vere allo stesso tempo. È così che alcuni cercano di battere la FSSPX al suo stesso terreno, tentando di dimostrare l’incoerenza di una posizione che afferma di giurare obbedienza al Papa e tuttavia di disobbedirgli apertamente. Non si tratta qui di tornare sull’insostenibilità di una simile obiezione, che dimentica che l’autorità possa essere carente. Non si tratterà qui di tornare sulla coerenza della posizione della Fraternità, ampiamente dimostrata del resto, ma di esaminare quella di Roma stessa. Senza ammettere nemmeno per un istante che la Fraternità sia scismatica, esaminiamo se Roma sia coerente nel trattarla come tale, alla luce del suo atteggiamento nei confronti di gruppi veramente scismatici. 1 - Roma ha riconosciuto le ordinazioni episcopali con giurisdizione effettuate in un chiaro spirito scismatico dal Partito Comunista Cinese e continua a riconoscere i vescovi nominati da un governo ufficialmente ateo e dottrinalmente materialista, che cerca di controllare e sovvertire la dottrina cattolica a fini ideologici. Eppure, Roma rifiuta di riconoscere le consacrazioni episcopali senza giurisdizione effettuate senza intenzione scismatica dalla Fraternità San Pio X per il bene delle anime. Lo scisma rivendicato viene tollerato; lo scisma esplicitamente rifiutato viene condannato. 2 - Le scomuniche del 1054 contro gli scismatici detti «ortodossi» – anch’essi eretici su diversi punti (1) – sono state revocate e «condannate all’oblio» da Paolo VI nel 1965 (2). Da allora, gli ortodossi hanno consacrato centinaia di vescovi con giurisdizione, senza mandato pontificio, senza curarsi minimamente di Roma e contro la volontà del Papa (3), senza che il Vaticano emettesse alcuna sentenza nei loro confronti. Eppure alla Fraternità le scomuniche sono state revocate nel 2009 (4) solo per vederle ricadere appena pochi anni dopo a causa di consacrazioni pur prive di giurisdizione, compiute in uno stato di necessità e con la reale volontà di ottenere la comprensione di Roma. 3 - Il nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983, nel suo canone 844 §2, consente ai cattolici – in spregio alla disciplina tradizionale – di confessarsi presso un sacerdote scismatico in determinate circostanze e riconosce incidentalmente la validità abituale del sacramento della penitenza presso alcuni scismatici (5). Tuttavia, il decreto del 2 luglio nega tale validità alle confessioni dei sacerdoti della Fraternità. Con quale singolare logica la confessione sarebbe valida presso gli scismatici orientali ma invalida in una Fraternità che è ritenuta scismatica? 4 - Il canone 1117 dello stesso Codice dispensa coloro che sono nati nello scisma dall’obbligo di osservare la «forma canonica» del matrimonio. In altre parole, i matrimoni tra scismatici sono considerati validi ai sensi del diritto canonico. Al contrario, la nota del 2 luglio ritiene invalidi i matrimoni all’interno della Fraternità, ma allo stesso tempo considera la Fraternità scismatica dal 1988, con il rischio di una perfetta contraddizione (6). 5 - Il cardinale Ratzinger diceva degli scismatici orientali che «Roma non deve esigere dall’Oriente, per quanto riguarda la dottrina del primato, più di quanto sia stato formulato e vissuto durante il primo millennio.» (7) Al contrario, la nota del Dicastero per la Dottrina della Fede esige dai membri della Fraternità di riconoscere che il Concilio Vaticano II costituisce un magistero autentico al quale è dovuta adesione. Ai primi si chiedono i primi mille anni; alla Fraternità, gli ultimi cinquant’anni. 6 - Seguendo l’esempio di Giovanni Paolo II, Roma riconosce ormai gli scismatici orientali come «Chiese sorelle» e documenti romani approvati ufficialmente hanno affermato – in spregio al dogma proclamato da Bonifacio VIII – che il primato del Papa non era un elemento necessario alla salvezza (8) e che non si doveva più cercare la conversione degli scismatici orientali (9). Eppure il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato il 2 luglio, con un tono che si pensava fosse scomparso senza lasciare traccia dopo il Concilio Vaticano II, che «si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice». Ciò era rivolto alla Fraternità, che pure ricorda il primato del Papa contro ogni collegialismo distruttivo dell’autorità pontificia. Ciò che non è più attuale per i veri scismatici che non riconoscono tale primato viene rivendicato in modo teatrale a coloro che invece lo riconoscono già. 7 - Il Papa ha steso il tappeto rosso per ricevere il cosiddetto «arcivescovo» di Canterbury Sarah Mullaly con tutti gli onori dovuti a un arcivescovo, mentre la dottrina cattolica non riconosce né la validità delle consacrazioni anglicane né l’ordinazione delle donne e, per di più, la Mullelly sostiene posizioni gravemente contrarie alla morale tradizionale in materia di omosessualità, LGBT e aborto. Eppure, Roma non si affretta a rispondere alle lettere del Superiore Generale della Fraternità che è una congregazione pienamente cattolica e rifiuta ostinatamente di ascoltare le sue ripetute richieste di essere ricevuto dal Papa. 8 - Lo scorso 26 marzo, Roma ha promosso mons. Heiner Wilmer dalla sede di Hildesheim a quella di Münster, tre volte più importante. Eppure, questo vescovo sostiene apertamente il «Cammino sinodale» tedesco, le cui rivendicazioni conducono sempre più verso lo scisma o addirittura all’eresia: ordinazione delle donne, messa in discussione della morale sessuale, benedizione delle coppie dello stesso sesso. Roma premia così un vescovo che asseconda la deriva scismatica, mentre nega l’ordinazione a coloro che si sforzano di mantenere intatta la fede cattolica. 9 - Il 5 marzo 2023, il cardinale Fernandez, allora arcivescovo di La Plata, pronunciò un’omelia in cui criticava la teologia tradizionale della Chiesa: «[La Chiesa] ha sviluppato un’intera filosofia e una morale piene di classificazioni, per classificare le persone, per affibbiare loro delle etichette. “Questo è così, quello è così. Questo può ricevere la comunione, quello no. A questo si può perdonare; a quello no...” È terribile che ciò sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, Papa Francesco ci aiuta a liberarci da questi schemi.» Eppure colui che rifiutava in questo modo l’esclusione e le etichette, oggi pronuncia l’esclusione di tanti fedeli legati alla fede cattolica, li classifica sotto l’etichetta infamante di «scismatici» ed enuncia le precise condizioni sine qua non per il «ritorno» dei membri della Fraternità. Bisogna quindi concludere che esisterebbero due categorie di scismatici? I primi, «scismatici buoni », accolti con benevolenza quando rifiutano effettivamente i dogmi cattolici e l’autorità della Sede Apostolica. I secondi, «scismatici cattivi », trattati con inflessibile severità perché si rifiutano di vedere alterata la dottrina cattolica pur sforzandosi di rimanere uniti al Pontefice romano. In altre parole, cattivi scismatici… proprio perché non sono scismatici. Tuttavia, questo atteggiamento possiede, in fondo, una certa coerenza evocata da Nostro Signore quando afferma: «Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Mt 6, 24). Infatti, non si può cercare di avvicinarsi alle periferie situate al di fuori della Chiesa senza, nello stesso tempo, allontanarsi dal suo centro. Non si può offrire amicizia a coloro che rifiutano la fede cattolica senza finire per guardare con sospetto coloro che si sforzano di conservarla intatta e che, prima o poi, diventano un rimprovero vivente e un ostacolo. Di conseguenza, diventa quasi inevitabile che coloro che rifiutano la fede siano trattati come partner, mentre coloro che si rifiutano di abbandonarla diventano i veri avversari. La severità di Roma rende così una testimonianza indiretta all’integrità della Fraternità San Pio X. NOTE 1 - In particolare il primato pontificio, l’infallibilità pontificia e l’Immacolata Concezione. 2 - Dichiarazione congiunta di papa Paolo VI e del patriarca Atenagora del 7 dicembre 1965. 3 - A meno di non ipotizzare avventatamente che i Papi accettino tali consacrazioni, il che solleva molti altri gravi problemi teologici e un’ulteriore incoerenza nei confronti della Fraternità San Pio X. 4 - Va notato che il decreto del 2009 revocava solo le scomuniche putative dei quattro vescovi, senza mai menzionare i sacerdoti della Fraternità. Ne consegue che Roma non considerava i sacerdoti della Fraternità come scomunicati, contrariamente alla sorprendente nota del 2 luglio 2026. 5 - Canone 844 §2 «[...] è lecito ai fedeli, ai quali sia fisicamente o moralmente impossibile accedere al ministro cattolico, ricevere i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi da ministri non cattolici, nella cui Chiesa sono validi i predetti sacramenti.» Questo canone presuppone logicamente che il sacramento della penitenza sia già di norma valido presso gli scismatici, ancor prima dell’eccezione in questione. Il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo del 1993 riprende la stessa disposizione al numero 123, precisando che ciò si applica ai ministri delle Chiese scismatiche orientali. Ciò solleva una questione secondaria, poiché il canone 966 richiede che il sacerdote che confessa abbia ricevuto tale facoltà dall’autorità, così come il canone 722 §2 del Codice delle Chiese orientali. In che modo si ritiene che gli scismatici abbiano ricevuto questa facoltà di confessare da un’autorità pontificia da loro tuttavia rifiutata? Due ipotesi: – O Roma concede una supplenza di giurisdizione generale agli scismatici, nel qual caso non si capisce perché una cosa del genere dovrebbe essere negata alla FSSPX. – Oppure Roma si basa sulla nuova concezione del Concilio Vaticano II secondo cui la giurisdizione sarebbe conferita dalla consacrazione episcopale, per concludere che i vescovi scismatici possano concedere questa facoltà di confessare ai propri sacerdoti. Ma allora come potrebbe Roma giustificare il fatto che la Fraternità non disponga di tale potere? Si dovrebbe concludere che la Fraternità non possiede effettivamente alcuna giurisdizione, come essa stessa afferma, il che implica che la giurisdizione non deriva dalla consacrazione, contrariamente a quanto sostiene il Concilio Vaticano II, e quindi che la Fraternità non è scismatica? Chi può capisca… Da parte nostra, continueremo a confessare validamente in virtù di una supplenza di giurisdizione derivante dall’analogia del diritto (can. 20/CIC 1917; can. 19/CIC 1983). 6 - Supponendo che la Fraternità sia scismatica (cosa che non ammettiamo), sarebbe invece coerente, alla luce del diritto canonico, considerare invalidi i matrimoni dei cattolici che sono «entrati nello scisma» nel corso della loro vita, poiché si riterrebbe allora che essi abbiano abbandonato la Chiesa con un atto formale e siano quindi soggetti al Motu proprio Omnium in mentem di Benedetto XVI, che li obbliga alla forma canonica e rende così invalido il loro matrimonio. Ma ciò non potrebbe mai riguardare due parti nate dopo il 1988 nella Fraternità a causa del canone 1117. Bisogna quindi vedere nella nota del 2 luglio 2026 un riconoscimento velato del fatto che i fedeli della Fraternità sarebbero in gran parte cattolici provenienti dalle strutture ufficiali? Oppure bisognerebbe vedere, in definitiva, un’ammissione che la Fraternità non è scismatica e quindi soggetta alle leggi comuni della Chiesa sulla forma canonica del matrimonio? Lasciamo che Roma cerchi di risolvere le proprie contraddizioni e, da parte nostra, continueremo a celebrare matrimoni validi per i fedeli in virtù del canone 1098/CIC 1917 (c. 1116/CIC 1983). 7 - Joseph Ratzinger, Theologische Prinzipienlehre: Bausteine zur Fundamentaltheologie, Monaco di Baviera, 1982, p. 209 [trad. fr. Les Principes de la théologie catholique. Esquisse et matériaux, Parigi, Téqui, 1985, p. 222]. 8 - «Lo ius divinum non deve essere inteso come un’istituzione permanente del primato universale fondata direttamente da Gesù durante la sua vita sulla terra. Né il termine significa che il primate universale sia una “fonte della Chiesa”, come se la salvezza di Cristo dovesse essere incanalata attraverso di lui.» Commissione Internazionale Anglicano-Cattolica Romana (ARCIC I), citata dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani in Il Vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e risposte all’enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 49. 9 - «Questa forma di “apostolato missionario”, [...] che è stata definita “uniatismo”, non può più essere accettata né come metodo da seguire, né come modello dell’unità che le nostre Chiese stanno cercando.» Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, L’uniatismo, metodo di unione del passato, e l’attuale ricerca della piena comunione (Dichiarazione di Balamand, 23 giugno 1993), n. 12, citata dal Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani in Il Vescovo di Roma. Primato e sinodalità nei dialoghi ecumenici e nelle risposte all’enciclica Ut unum sint, pubblicato con l’approvazione di Papa Francesco, n. 131. |