Elias Hoyek, il beato del Grande Libano








Pubblicato da Terra Santa Net
 




Patriarca maronita Elias Hoyek



Per Leone XIV il Patriarca maronita Elias Hoyek, proclamato beato sabato 25 luglio a Dimane davanti a migliaia di fedeli, fu «uomo di dialogo e di speranza». Guidò la Chiesa maronita nei primi decenni del Novecento e fu protagonista anche nella vita civile della nazione.

«Uomo di dialogo e di speranza»: così Papa Leone XIV ha ricordato il Patriarca Elias Boutros Hoyek dopo la preghiera dell’Angelus di domenica 26 luglio, a Castel Gandolfo, invocando per sua intercessione «il dono della pace per l’intero popolo del Libano».

Nel pomeriggio del giorno prima, 25 luglio 2026, la Chiesa maronita aveva proclamato beato colui che è considerato il «padre del Grande Libano», con una solenne celebrazione presso la residenza estiva del patriarcato a Dimane, sulle alture del Libano settentrionale.


Il rito di Dimane

La Divina Liturgia è stata presieduta dal Patriarca di Antiochia dei maroniti, il cardinale Beshara Boutros Rai, attorniato da numerosi vescovi e sacerdoti.
Dal Vaticano è giunto il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, che ha letto in latino il testo con l’assenso di Leone XIV alla beatificazione.
Alla cerimonia hanno preso parte il capo dello Stato Joseph Aoun, con la moglie, il primo ministro Nawaf Salam e le massime autorità civili e religiose del Paese, incluso il nunzio apostolico mons. Paolo Borgia.

Migliaia di fedeli, giunti dal Libano e dall’estero, hanno gremito il piazzale antistante la sede patriarcale dove erano allestiti oltre cinquemila posti a sedere e vari maxischermi.
Al centro – davanti al palazzo che lo stesso Hoyek fece edificare nel 1905 – si ergeva un grande palco (con l’altare), la cui forma richiamava lo scafo di un’imbarcazione. Le diciotto costole lignee della struttura, secondo il progettista Elie Zeidan, rappresentavano le diverse comunità confessionali che compongono il Libano raccolte in un’unica arca.





Un fermo immagine della beatificazione del 25 luglio 2026 a Dimane,
tratta dalla diretta video di Charity TV


Nella sua omelia, il patriarca Rai ha tratteggiato il profilo spirituale e civile del nuovo beato, definendolo «un uomo di Dio» e «un uomo di visione e di nazione», convinto, com’era, che il Libano fosse «una missione, prima ancora di essere uno Stato».
La santità, ha ricordato il patriarca, «non è un onore conferito dalla terra, ma un dono di Dio a chi ha vissuto il Vangelo con fedeltà fino alla fine».


Patriarca dei piccoli e leader della nazione

Il popolo chiamava Hoyek «il Patriarca dei poveri e degli oppressi».
Durante la carestia del 1916 aprì agli affamati le residenze patriarcali di Dimane e Bkerké e vari monasteri, arrivando a ipotecare i beni del patriarcato.
A chi gli chiedeva chi avrebbe ripagato quei sacrifici rispondeva con la semplicità della fede: «Ci penserà Dio».

La fama del nuovo beato è legata soprattutto al ruolo avuto nella nascita dello Stato libanese.
Nel 1919 rappresentò le popolazioni del Monte Libano alla Conferenza di pace di Parigi, dove rivendicò l’indipendenza della sua nazione e ottenne la restituzione dei territori sottratti dall’Impero Ottomano.

Il 1° settembre 1920 il generale Henri Gouraud proclamò a Beirut lo Stato del Grande Libano: accanto a lui c’era il Patriarca.

A Hoyek si deve anche l’impianto della Costituzione del 1926, fondata – secondo le parole di Rai – sull’«armonia nella diversità» e sulla tutela delle identità di tutte le componenti del Paese, in un sistema di convivenza tra comunità.


Le tappe di una vita

Elias Hoyek era nato il 4 dicembre 1843 a Helta, nel distretto di Batroun. Formatosi a Roma, al collegio urbaniano di Propaganda Fide, e ordinato sacerdote nel 1870, fu segretario patriarcale e poi vescovo.
Eletto Patriarca il 6 gennaio 1899 – settantaduesimo nella successione maronita –, guidò la sua Chiesa per oltre trent’anni.

Sul piano ecclesiale il suo raggio d’azione fu vasto: oltre alla congregazione delle Suore maronite della Sacra Famiglia, fondata nel 1895 a Ebrine con madre Rosalie Nasr, istituì una procura patriarcale a Parigi (1890), promosse il Collegio maronita di Roma ed eresse i vicariati patriarcali d’Egitto – poi eparchia – e di Gerusalemme (nel 1893).

A lui si deve anche la statua di Nostra Signora del Libano che torreggia su Harissa (1904-1908) ed è oggi il santuario più visitato del Paese, meta di cristiani e musulmani.

Hoyek promosse istruzione, missioni e opere di misericordia, e sostenne le cause di canonizzazione di figure poi divenute celebri, da San Charbel Makhlouf (1828-1898) a Santa Rafqa Ar-Rayès (1832-1914).

Morì la vigilia di Natale del 1931 a Bkerké.

l cammino verso gli altari si è concluso in tempi rapidi: dichiarato venerabile da Papa Francesco nel 2019, Hoyek è stato riconosciuto beato dopo l’approvazione, il 22 maggio scorso da parte di Papa Leone XIV, di un miracolo attribuito alla sua intercessione – la guarigione, nel 2005, di un ufficiale druso dell’esercito libanese.

È il secondo patriarca maronita elevato alla gloria degli altari: il primo fu Stefano Douayhi (1630-1704) – che guidò la Chiesa maronita dal 1670 al 1704 ed è una figura di primo piano della storiografia e della liturgia maronita –, beatificato a Bkerké il 2 agosto 2024.

La memoria liturgica del beato Hoyek si celebrerà il 5 giugno, anniversario della sua ordinazione sacerdotale.


Un messaggio per il Libano di oggi

In un Libano attraversato dalla crisi e da timori per la propria identità plurale, molti hanno voluto scorgere nella beatificazione un segno «provvidenziale e profetico». «Oggi – ha concluso Rai – la Chiesa proclama davanti al mondo che una vita vissuta per Dio, al servizio dell’uomo e nell’amore per la Patria è degna di essere proposta come modello alle generazioni future».

L’omelia di sabato aveva toccato anche l’attualità politica.
In apertura, rivolgendosi al Presidente Aoun – di ritorno dalla visita ufficiale negli Stati Uniti dopo un faccia a faccia con il Presidente Donald Trump alla Casa Bianca –, Rai aveva auspicato «l’attuazione dell’Accordo quadro tra il Libano e Israele» – firmato il 26 giugno scorso a Washington, sotto gli auspici del governo statunitense –, a garanzia della «piena sovranità del Libano su tutto il suo territorio» e di «una pace duratura, giusta e globale» (va annotato che Hezbollah e altre fazioni libanesi rigettano quell’accordo, considerandolo una resa).


Giorni di festa, anche a Gerusalemme

Le celebrazioni sono proseguite Domenica.
In mattinata le reliquie del nuovo beato hanno lasciato la sede patriarcale di Dimane in corteo, tra canti liturgici e petali di fiori, per far ritorno al convento delle Suore maronite a Ebrine, nel caza di Batroun, dove le spoglie del beato riposano dal 1936.

Nella sua omelia domenicale il Patriarca Rai ha anche voluto rilanciare l’eredità di Hoyek in chiave civile: il Libano, ha ammonito, « non si costruisce sulle divisioni, ma sull’unità dei suoi figli e sull’edificazione di uno Stato di diritto». Hoyek fu uomo non di divisione ma di incontro, ha ricordato il Patriarca, e il Paese ha oggi bisogno di ispirarsi a una visione fondata sul partenariato, sul rispetto del pluralismo e sul rafforzamento delle istituzioni, lontano dai conflitti che lo indeboliscono.

L’eco della beatificazione ha varcato i confini del Libano.
A Gerusalemme la comunità maronita – il cui vicariato patriarcale fu istituito dallo stesso Hoyek nel 1893 – ha dedicato al nuovo beato tre giorni di celebrazioni, dalla veglia di preghiera del 24 luglio alla Messa di ringraziamento del 26, in comunione di spirito con il rito di Dimane.
Nel Libano meridionale, a Derdghaya (caza di Tiro), nella notte tra sabato e Domenica un’immagine dell’antico patriarca è stata proiettata sul muro della chiesa melchita di San Giorgio – gravemente danneggiata da un raid israeliano nell’ottobre 2024 –, tra candele accese e canti religiosi.

La beatificazione ha avuto eco anche nelle altre Chiese orientali cattoliche.
Un solo esempio: il nuovo Patriarca caldeo Polis III Nona – al suo primo viaggio di alcuni giorni in Libano, dopo la sua elezione a Patriarca di Baghdad nello scorso aprile – ha voluto presenziare alla liturgia di Dimane e, Domenica, ha presieduto una Messa solenne nella Cattedrale caldea di San Raffaele a Baabda, cittadina nell’area metropolitana di Beirut.





luglio 2026
AL SOMMARIO ARTICOLI DIVERSI