I liberi canonisti della Rivoluzione




di Michael J. Matt






Pubblicato su The Remnant



 




Al centro: Michael J. Matt




Qual è l’approccio più strategico da adottare nei confronti del Vescovo Thomas Paprocki: concentrarsi esclusivamente sugli aspetti più evidenti (il suo paragone fra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e una setta protestante), oppure mettere in luce l’involontario riconoscimento da parte di Sua Eccellenza dello stesso stato di emergenza che ha spinto la Fraternità Sacerdotale San Pio X a consacrare vescovi senza mandato papale?

Questo è l’argomento di Remnant Underground di questa settimana: “PAPROCKI contro la FSSPX: il prezzo della ‘piena comunione’ nella Chiesa sinodale”.
https://x.com/Michael_J_Matt/status/2081219101154750862

Anche se non si è d’accordo con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, la verità è che essa ha smascherato la palese ipocrisia della Chiesa sinodale, che evidentemente ha scarso interesse ad ascoltare il gregge, a meno che, ovviamente, il gregge non ripeta a pappagallo le idee progressiste sinodali, nel qual caso il Vaticano è tutto orecchi.

Il vescovo Paprocki è un canonista. Conosce la legge. E poiché il Codice di Diritto Canonico del 1983 è fortemente permeato dallo spirito del modernismo, sa anche che soffre di una mancanza di oggettività.
Le disposizioni del Codice relative all’agire contro la legge durante uno stato di emergenza, ad esempio, sono fin troppo soggettive.

Il canonista e giurista italiano, il Conte Neri Capponi, difese l’arcivescovo Lefebvre dall’accusa di “scisma”: «Non si possono applicare gli ‘standard' del nuovo Codice di Diritto Canonico con la ‘mentalità’ del vecchio codice. Secondo il nuovo codice, Lefebvre poteva fare ciò che ha fatto con un’intenzione cattolica, e lo ha fatto in ‘sincerità’ e ha invocato l’argomento dello ‘stato di emergenza’, che il nuovo codice consente. Il nuovo codice può non piacere, ma è ciò che governa la Chiesa”. (The Latin Mass Magazine, 1990)

Esattamente! E il 1° luglio 2026, i figli dell’arcivescovo Lefebvre hanno agito allo stesso modo. Con “intenzione cattolica” e “sincerità”, e hanno invocato “l'argomento dello stato di emergenza consentito dal nuovo codice”.
Pertanto, spetta a noi decidere se esista effettivamente uno stato di emergenza che giustifichi misure così straordinarie.

Il cardinale Burke afferma: no, non c’è alcuno stato di emergenza. E questa è la sua opinione, ma certamente non risolve la questione.
L’arcivescovo Viganò è così convinto che oggi nella Chiesa si trovi un’emergenza senza precedenti da essere stato scomunicato per aver cercato di denunciarla. Ma la questione non finisce qui.

Ho intervistato più volte il Vescovo Athanasius Schneider, ed è sua opinione che ci troviamo effettivamente in uno stato di emergenza.
Il Vescovo Joseph Strickland concorda.
Tuttavia, a causa della soggettività del canone in oggetto, la questione rimane irrisolta.

Chi decide quando è necessario dichiarare lo stato di emergenza?
Il Conte Capponi sosteneva che lo stato di emergenza odierno è peggiore dell’arianesimo per i seguenti quattro motivi:

1. Il principale veicolo della fede, la liturgia, non fu toccata dalla crisi ariana;

2. Mentre la crisi ariana è stata precipitata e sostenuta dall’intervento del potere secolare, la crisi post-Concilio Vaticano II proviene dall’interno della Chiesa ed è quindi più difficile da combattere;

3. Nel IV secolo, Papa Liberio firmò infine la scomunica di Sant’Atanasio sotto costrizione – nel XX secolo Papa Paolo VI fu indubbiamente ingannato e raggirato dal suo ottimismo fuorviante, ma non ci fu alcuna costrizione;

4. La crisi attuale non è solo una crisi di fede, ma anche di morale. Inoltre, oggi non solo un dogma, seppur molto importante, viene negato come con l’arianesimo, ma tutti i dogmi, persino l’esistenza di un Dio personale!


Nessuno stato di emergenza? Davvero!?

Il vescovo Paprocki non concorda sul fatto che ci sia uno stato di emergenza, almeno non in termini espliciti. Le sue azioni, d’altro canto, sembrano suggerire il contrario.
È uno dei pochi vescovi che non offre alcun servizio di “sensibilizzazione” a favore della comunità LGBT nella sua diocesi, promuove la Messa in latino e rifiuta l’idea stessa che il protestantesimo sia solo un’altra via per giungere a Dio (come ha affermato Papa Francesco).

Il vescovo Paprocki afferma che l’esistenza stessa del protestantesimo è uno “scandalo” e che tutte le confessioni protestanti devono tornare alla Chiesa cattolica, ponendosi così in contrasto con la Chiesa sinodale.

Di fatto, l’ortodossia del vescovo Paprocki lo avvicina molto di più ai vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X che ai cardinali Cupich, Radcliffe e McElroy.

E ora, dove si dirige il Vescovo Paprocki, visto che anche lui si trova nell’impossibilità di obbedire alla Chiesa omo-sinodale della sinodalità?

Nel mio nuovo Underground, lo incoraggio a portare le sue posizioni alle loro logiche conseguenze, perché, non diversamente dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, sta di fatto reagendo allo stato di emergenza.

Vista in quest’ottica, la Fraternità Sacerdotale San Pio X non è il problema. Come sa ogni buon marxista, il problema NON è MAI il problema. Il problema è SEMPRE la Rivoluzione.

Il numero di questa settimana di Underground presenta argomentazioni contro la Rivoluzione che, a mio avviso, troveranno riscontro tra i cattolici sinceri di tutto il mondo, a prescindere dal fatto che condividano o meno la risposta della Fraternità Sacerdotale San Pio X alla Rivoluzione.

In conclusione: la Rivoluzione si abbatterà su tutti i cattolici fedeli... incluso, in ultima analisi, il Vescovo Paprocki – la Fraternità Sacerdotale San Pio X si è solo messa di mezzo. Pertanto, scaricare la Fraternità Sacerdotale San Pio X non salverà nessuno di noi, vescovo Paprocki compreso.

È ora di smetterla di indorare la pillola. Spero che guarderete e condividerete l’episodio di questa settimana di Underground.

In Christo Rege,

Michael J. Matt






luglio 2026
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