Ancora manipolazione:

il cardinale Roche torna alla carica contro
 la Messa tradizionale


di El Wanderer



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Fonte: Diane Montagna Substack





Cardinale Arthur Roche




CITTÀ DEL VATICANO, 31 luglio 2026 — Ripetere una bugia può convincere una persona di ciò che vuole credere, ma questo non la rende vera.


In una nuova intervista rilasciata a The Tablet, che ha suscitato ampia risonanza, il cardinale Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha ribadito che la liturgia romana tradizionale è facilmente accessibile ai cattolici che desiderano parteciparvi e che, se qualcuno la pensa diversamente, il problema è suo.


Quando il settimanale britannico gli ha chiesto se Papa Leone XIV avrebbe dato la stessa priorità alla limitazione della Messa tridentina che Papa Francesco aveva dato con il suo motu proprio Traditionis Custodes del 2021, il Cardinale Roche ha risposto: “Beh, innanzitutto vorrei dire che si tratta di un ambito molto complesso. Ed è un ambito molto importante perché l’Eucaristia è il sacramento dell’unità: è il luogo in cui tutti dovremmo essere in grado di riunirci per celebrare la Messa. Quindi, se comincia a dividerci, allora c’è qualcosa di seriamente sbagliato. Ma no, Papa Leone non cambierà Traditionis Custodes, né tornerà al Summorum Pontificum”, la lettera apostolica del 2007 di Papa Benedetto XVI che liberalizzò l’uso della liturgia tradizionale.

Il cardinale ha aggiunto: «È interessante. Quando incontro gruppi che desiderano la vecchia liturgia e dico loro: “Beh, il Santo Padre ve l’ha concessa, qual è il problema?”, non sanno cosa rispondere. Ma poi se ne vanno dicendo: “Siamo ancora perseguitati”».

 “In che modo vengono perseguitati? Perché l’orchestra continua a suonare una melodia in contrasto con la vita della Chiesa?”

Le dichiarazioni del cardinale Roche fanno eco ai commenti rilasciati all’inizio di quest’anno in una intervista a OSV News, in seguito alle dure critiche mosse al suo documento sulla liturgia, distribuito ai membri del Sacro Collegio a gennaio durante il primo concistoro straordinario dei cardinali indetto da Papa Leone XIV.
A difesa delle posizioni espresse in quel documento, il cardinale ha sostenuto che i cattolici possono ancora partecipare alla messa tradizionale in latino “per autorità papale”.
«Allora mi chiedo: perché tutto questo acceso dibattito? Cos’è tutta questa agitazione, questo rullo di tamburi e questa fanfara di trombe? Cos’altro sta succedendo ora che è stata concessa l’autorizzazione per questa Messa? Qual è il problema? Chiaramente, c’è qualcosa di più sotto», ha affermato.


Una manipolazione incredibile

Poche volte un funzionario della Curia ha ostentato in modo così sfacciato questa tattica di manipolazione psicologica. Non dimentichiamo che il cardinale Roche fu nominato Prefetto del Dicastero per il Culto Divino nel maggio 2021, appena sei settimane prima che Papa Francesco promulgasse Traditionis Custodes, che vietava la liturgia romana tradizionale nelle chiese parrocchiali, revocava il permesso concesso da Benedetto XIV ai sacerdoti di celebrare la Messa secondo il rito romano e sottraeva loro l’autorità, di fatto trasferendola ai vescovi diocesani.

Tuttavia, questi stessi vescovi furono in seguito pressati dal cardinale Roche e dai suoi funzionari affinché si conformassero alla sua interpretazione molto restrittiva del motu proprio. Di fatto, i vescovi ricevettero lettere inaspettate dal Dicastero per il Culto Divino che ordinavano loro di conformarsi. In alcuni casi, fu chiesto alla Congregazione per i Vescovi di far rispettare tale direttiva.

Il cardinale Roche collaborò assiduamente con il Segretario del Culto Divino, l’arcivescovo Vittorio Viola, un sostenitore pressoché sconosciuto ma determinato delle restrizioni.

Poiché i vescovi diocesani esercitavano il loro legittimo potere, conferito dal Diritto Canonico (canone 87, §1), di dispensare dalle disposizioni di Traditionis Custodes, il cardinale Roche ritenne necessario, nel febbraio 2022, ottenere un rescritto da Papa Francesco per “garantire la corretta applicazione” del motu proprio.
Da quel momento in poi, un vescovo che desiderasse invocare il canone 87, §1, per dispensare da Traditionis Custodes, doveva informare il Dicastero per il Culto Divino, il quale avrebbe poi deciso se ratificare o annullare la sua decisione. Il rescritto limitava severamente la libertà dei vescovi in quanto “direttori, promotori e custodi di tutta la vita liturgica” nelle loro diocesi (canone 835, §1; cfr. Christus Dominus n° 15).

Il rescritto si rese necessario per il cardinale Roche a causa della crescente opposizione alla sua campagna di repressione, della continua resistenza dei vescovi e delle critiche sempre più intense da parte dei canonisti, che lo accusavano di aver oltrepassato i limiti della sua autorità.

Questo zelo farisaico ha di fatto portato a una persecuzione mondiale della liturgia romana tradizionale. È inconcepibile che Sua Eminenza non possa o non voglia riconoscere questa realtà. Se la riconoscesse, dovrebbe anche ammettere di essere lui stesso ad aver “pronunciato minacce” contro coloro che considerano l’usus antiquior la fonte feconda e il culmine della loro vita cristiana (cfr. Sacrosanctum Concilium, 10).

Al contrario, come dimostrano le sue recenti interviste e il documento del  concistoro (cfr. art. 10), egli elude la questione o nega che l’antica liturgia non sia disponibile, affermando che il problema risiede in chiunque la pensi diversamente.

Ciò che rende ancora più sconcertante la manipolazione psicologica del cardinale Roche è il fatto che persista, nonostante sappiamo che i risultati del sondaggio condotto tra i vescovi di tutto il mondo, utilizzato per giustificare la Traditionis Custodes, siano stati falsificati. In realtà, la maggioranza dei vescovi che hanno risposto al sondaggio si è dichiarata favorevole al mantenimento della linea di condotta tracciata dal Summorum Pontificum.

 
Qual è il problema ?

Nella sua intervista a The Tablet, il Cardinale Roche afferma che la Messa Tradizionale in Latino (MTL) è facilmente accessibile e chiede: “Allora qual è il problema?”.
Sua Eminenza potrebbe rivolgere questa domanda a tutti coloro che hanno perso l’accesso alla liturgia romana tradizionale, che sono stati praticamente espulsi dalle loro parrocchie e ora devono guidare per ore la Domenica con i loro figli per assistere alla Messa Tradizionale in Latino – se ciò è fisicamente possibile – o che non hanno altra scelta se non quella di rivolgersi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Potrebbe chiederlo alle giovani coppie a cui è stata negata la possibilità di sposarsi o battezzare il loro neonato secondo gli antichi riti della Chiesa, o a coloro i cui genitori defunti non hanno potuto ricevere una Messa di Requiem tradizionale – non perché i loro vescovi si siano opposti, ma perché temevano le ripercussioni qualora il Cardinale Roche e i suoi collaboratori lo avessero scoperto.

Sua Eminenza potrebbe inoltre consultare il crescente numero di giovani, specialmente nell’Occidente secolarizzato, che trovano nei riti tradizionali della Chiesa non solo un'oasi sacra, ma anche la forza necessaria per combattere la carne, il mondo e il diavolo.

Oppure potrebbe chiedere ai sei diaconi della comunità dei Missionari della Divina Misericordia nella diocesi di Fréjus-Toulon: il cardinale Roche continua a insistere sul fatto che non possono essere ordinati sacerdoti secondo la liturgia tradizionale (in base alle loro costituzioni), per la cui celebrazione è stata fondata la loro comunità.

Infine, Sua Eminenza potrebbe chiedere ai numerosi giovani sacerdoti appena ordinati le cui richieste di celebrare la Messa tradizionale in latino sono state respinte senza indugio dal suo ufficio con una lettera standard.

Questi esempi non sono né immaginari né speculativi; sono innumerevoli.

Un atteggiamento così divisivo e il palese disprezzo del Prefetto per il Culto Divino sono del tutto indegni di un sacerdote di Gesù Cristo e pastore della Chiesa, consacrato vescovo per prendersi cura delle anime, non per reprimere quelle che san Giovanni Paolo II definì le loro “legittime aspirazioni” (Ecclesia Dei, 5).

Il cardinale Roche afferma inoltre nella sua recente intervista che la liturgia doveva essere modificata per rendere la Chiesa più missionaria.
Sant’Ignazio di Loyola, i cui compagni si avventurarono negli angoli più remoti del mondo e subirono il martirio per la predicazione del Vangelo, rafforzati dal Sangue di Cristo ricevuto nella Messa dei Secoli, potrebbe non essere d’accordo.

Purtroppo, Sua Eminenza non si è spinto abbastanza fuori dalla sua «torre d’avorio» e sembra che il suo rimanere nelle mura interne gli abbia causato una grave miopia. Vorrei che potesse vedere, come tanti altri, che la tensione a Roma e altrove riguardo al rito romano tradizionale sembra essere parte di una lotta generazionale che è ormai in agonia.
Come mi ha detto di recente un sacerdote: «I giovani cattolici e un gran numero di convertiti sono colpiti dalla profonda bellezza e trascendenza della Messa tradizionale e non sono interessati alle “guerre liturgiche” o alle brutte controversie politiche che hanno caratterizzato la vita cattolica di una generazione precedente».

Ha aggiunto: «L’approccio conciliante di Papa Benedetto XVI ha ancora perfettamente senso per queste persone ed è molto attraente per un numero crescente di cattolici praticanti che rimangono saldi nella loro fedeltà al Successore di San Pietro. Ed è forse ironico che, semmai, Traditionis Custodes abbia reso i cattolici più giovani ancora più consapevoli dell’“Antico Rito” come un tesoro da ricercare e custodire.
L’opera dello Spirito Santo non deve essere ostacolata – e, in definitiva, non può esserlo – e, leggendo i segni dei tempi, è chiaro che il Rito Romano tradizionale continuerà a prosperare a prescindere da tutto».

Quindi sì, è vero che «c’è ancora molto lavoro da fare», ma il cardinale Arthur Roche non è la persona adatta a farlo. Per usare le sue stesse parole: «Non mi sono mai sentito all’altezza di nessuno dei compiti che mi sono stati affidati».

 





agosto 2026
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