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| Guerre stellari cattoliche: la scomunica della Fraternità Sacerdotale San Pio X come non l’avete mai vista ![]() Che siate d’accordo o meno, questa interpretazione esplora le ragioni per cui tanti cattolici fedeli si sentono dei ribelli nella propria Chiesa. Due settimane fa, ho partecipato alle illecite consacrazioni episcopali a Écône per dare l’addio alla Fraternità Sacerdotale San Pio X come fratelli appena separati (di nuovo). L’ho fatto perché mi trovavo nei paraggi e potevo; più come osservatore che come partecipante, perché ero restio a incorrere nell’ira e nell’indignazione della Santa Sede. Ciononostante, mi sentivo stranamente spinto a dire addio a quel che restava della religione della mia infanzia, ora disonorata, rinnegata e ironicamente privata del nome e dell’identità di “cattolica” per il semplice fatto di continuare a essere ciò che siamo sempre stati. Strano, a quanto pare, e a quanto sembra tuttora. Essere lì mi ha dato la sensazione di essere finito sul set di “Peggy-Sue si è sposata”, o di aver vissuto un’esperienza pre-morte, rivivendo l’incubo del cattolicesimo post-Concilio Vaticano II per chi, come me, lo aveva vissuto come perdita e devastazione. Inoltre, mi sono reso conto che a noi, che eravamo dalla parte giusta, non era mai stata data una vera e propria piattaforma per esprimere la nostra esperienza in modo equo; la nostra voce era stata soffocata dall’entusiasmo megafonico dei sostenitori del Concilio, che lo avevano definito un Grande Balzo in Avanti (qualunque cosa fosse, e quale eravamo). Il tempo scorre e la Chiesa deve adattarsi o morire, ci veniva detto con certezza darwiniana. Mentre i teologi modernisti spazzavano via silenziosamente Satana, l’Inferno e il Purgatorio sotto il tappeto di benvenuto, i Periti liturgici erano altrettanto impegnati – in commissione con esperti protestanti – a fare lo stesso con la Santa Messa (come era allora conosciuta, prima che l’Eucaristia diventasse la norma): estirpare ogni traccia di sacrificio anacronistico, trascendenza, mistero, santità, riverenza, canto e bellezza mistica, per diventare accettabile agli altri Fratelli Separati (come vennero poi chiamati): i protestanti della Riforma (e i loro discendenti). Improvvisamente ci siamo ritrovati trascinati nella nuova era della Parola: il privilegio della partecipazione verbale obbligatoria nel ripetere a pappagallo formule e suppliche liturgiche in lingua volgare. Scambiarsi strette di mano a comando, fingendo intimità con perfetti sconosciuti. Tenersi per mano attorno al tavolo, cantare canzoni profondamente significative come “La gioia è come la pioggia” accompagnati da chitarre suonate male. Oh, le benedizioni degli esperti liturgici e delle loro riforme liberatorie; o ignari o beatamente ignoranti, a quanto pare, dei consigli di Gesù Cristo sull’argomento: «Quando preghi, entra
nella tua stanza, chiudi la porta e prega il Padre tuo che è nel
segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non usate vane ripetizioni come i pagani, i quali
credono di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Non
siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di che cosa
avete bisogno prima ancora che glielo chiediate». (Matteo
6:6-8)
Nella Messa di Paolo VI si verificò un cambio di paradigma, dal Mito al Logos (proprio mentre lo Zeitgeist occidentale, lo spirito del tempo occidentale si muoveva nella direzione opposta). Non ci si poteva più ritirare nella propria stanza interiore e chiudere la porta al mondo esterno, un mondo di chiacchiere incessanti. Ormai anche la fortezza era stata infiltrata, ed era proibito comunicare in silenzio solo con quella voce interiore, immersi nella bellezza della santità e avvolti dal profumo della sacralità. Tutto ciò era ormai superato. Bisognava essere attivi, impegnati e chiacchierare senza sosta come galline al crepuscolo; e se non si gradivano i cambiamenti, bisognava accettarli, perché ora poteva esistere una sola forma normativa del Rito Romano (nonostante la pletora che esisteva prima), e tutto si basava sulla conformità verbale rigida all’interno della comunità – un po’ come nel culto nordcoreano di Kim – altrimenti si veniva etichettati come “nostalgici”, “rigidi”, “mentalmente difettosi” e, peggio ancora, “anti-Vaticano II”! Tutto si trasformò in una questione di lealtà verso un nuovo conformismo e di condanna del dissidente, anziché di rispetto e servizio ai desideri e ai bisogni spirituali dei fedeli che non sentivano il bisogno di una metamorfosi radicale mascherata da continuità. All’epoca mi ritrovai a interrogarmi sulla saggezza di quei cambiamenti. Dopo la Messa non mi sentivo più rigenerata, ispirata o rinvigorita, ma piuttosto come se avessi appena passato un’ora a fare le faccende domestiche. Ricordo la mia prozia che si lamentava di aver acquistato il suo quarto o quinto messale in un anno o due dal rinnovamento, brontolando sul perché fossero necessari tanti cambiamenti insignificanti quando prima tutto funzionava benissimo. Non potei fare a meno di darle ragione. La Messa aveva perso la sua magia. Chi può ricordare le agonie della commissione liturgica sul fatto che “fratelli e sorelle” suonasse troppo effeminato per le orecchie australiane e dovesse essere sostituito con “voi qui presenti” (cosa che, incredibilmente, avvenne). Risposte cruciali come “e anche con voi” invece di “e con il tuo spirito”", che era l’inizio e la fine. Era tutto un po’ come un cane che si rincorre la coda; così infantilmente insignificante tutto quanto, eppure ogni nuovo pensiero richiedeva una nuova edizione del Messale. L’importanza data alla banalità era schiacciante, mentre si ignorava l’elefante nella stanza: la quasi totale perdita e assenza di riverenza, santità ed esperienza mistica a favore di un banale e pedestre chiacchiericcio. Non si trattava solo di liturgia; ed è qui che la Fraternità Sacerdotale San Pio X si discosta da coloro che hanno capitolato al paradigma del Novus Ordo nelle comunità Ecclesia Dei. La Dichiarazione sulla Libertà Religiosa e la revoca/deroga dei Concordati hanno spalancato le porte agli evangelici estremisti, permettendo loro di entrare in un mercato appena deregolamentato, e al pentecostale di infiltrarsi nei paesi tradizionalmente cattolici, anch’essi secolarizzati. La Nostra Aetate ha minato la missiologia, e l’intera impresa è di fatto crollata; dopotutto, tutte le religioni contenevano la verità, giusto? Clero e religiosi hanno abbandonato la nave in massa, e le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa sono crollate, poiché la Lumen Gentium e la Gaudium et Spes ci avevano appena informato che il matrimonio e la famiglia erano di pari status e virtù al celibato sacrificale. Case religiose e seminari si sono rapidamente svuotati per fare questa prova. Strano, vero? Il Concilio si proponeva, almeno in apparenza, di rinnovare qualcosa che già funzionava, ma nel tentativo di aggiustare un sistema che già funzionava, è finito nel caos più totale e in una spirale di abbandono, creando un disastro che il compianto Papa Francesco non avrebbe potuto che invidiare da lontano (dato che il suo tempo non era ancora giunto). In seguito, mi avventurai negli Stati Uniti con una borsa di studio e rimasi mortificato nello scoprire che la teologia accademica lì si basava interamente su modelli (tra cui scegliere) e sulla coscienza individuale come autorità suprema (se i tuoi desideri venivano ostacolati da fastidiose dottrine ecclesiastiche che non ti capivano). Nulla sembrava più oggettivamente giusto o sbagliato. Il seminario era pieno di normali ragazzi americani, molti dei quali uscivano con le ragazze, frequentavano locali notturni e ritrovi clandestini, e alcuni dei quali venivano spesso visti a colazione con i loro nuovi “migliori amici”. Dopotutto, “Come potevano impegnarsi al celibato se non sapevano a cosa stavano rinunciando?”, come mi disse un membro del personale del seminario. Questo era il ragionamento, e la maggior parte degli ordinandi se ne andava. Solo una minoranza relativamente piccola veniva effettivamente ordinata, e molti di loro venivano successivamente ridotti allo stato laicale per vari motivi, perlopiù legati al “mio diritto di essere me stesso” e al “Dio mi ama così come sono”, intervallati da condanne penali. Alcuni seminaristi che conoscevo sono diventati ministri protestanti in denominazioni la cui teologia morale si adattava meglio alle loro scelte di vita. Era una cosa da far impazzire. All’epoca pensavo che la Chiesa fosse impazzita e avesse sviluppato un desiderio di morte. E lo penso ancora. Tuttavia, ricordo distintamente che all’epoca mi fu ripetutamente detto, a quanto pare in risposta alle mie obiezioni, che tutto ciò che era accaduto era che la fede era stata riformulata in un linguaggio comprensibile al pubblico contemporaneo. Mi assicurarono che il Concilio Vaticano II era un concilio pastorale, non dogmatico: non erano stati dichiarati dogmi, non erano stati pronunciati anatemi, quindi in realtà nulla era cambiato e si era liberi di accettarne o rifiutarne parti, secondo la propria coscienza (come del resto per ogni cosa in quel momento). Provate a dirlo a Tucho today! Il fatto è che le narrazioni possono cambiare con un gioco di prestigio nel corso del tempo, così come possono cambiare gli atteggiamenti papali nei confronti dei privilegi liturgici. Un Benedetto può diventare un Francesco in un batter dp’occhio, e diritti inalienabili immaginari possono svanire con un tratto di penna. Se l’audacia di consacrazioni scismatiche di fronte a un’ingiunzione papale appare insopportabilmente offensiva per la Santa Sede, basta guardare ai recenti capricci papali e alla furia quasi ossessiva del defunto Papa Francesco di “sterminare!” il Vetus Ordo, per comprendere la percezione della Fraternità San Pio X della necessità nelle circostanze attuali. Dal Concilio si prevedevano grandi benefici, ma le aspettative esagerate e illusorie si sono concretizzate in un quasi collasso. Persino Paolo VI lamentò a posteriori che «la Chiesa stessa sta attraversando un processo di autodistruzione» (Allocuzione al Pontificio Seminario Lombardo, Roma, 7 dicembre 1968; terzo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II). Non si trattò di un rinnovamento, bensì di un’eutanasia. Il cieco Freddy lo aveva capito, ma i Periti erano (e rimangono) in fase di negazione, insistendo su una rigida continuità in una guerra ideologica tra la Chiesa di un tempo e quella del futuro. Nonostante il riconoscimento da parte di Paolo VI delle conseguenze indesiderate del Concilio, finché i suoi successori continueranno a vestirsi con i suoi nuovi abiti ideologici, la gerarchia sarà compatta e qualsiasi anticonformista come Viganò o Strickland che osi dire «Aspetta un attimo, è nudo!» verrà eliminato e fatto a pezzi, con tanto di soldi da buttare. «Dai loro frutti li riconoscerete» (Matteo 7:16-20) Quali sono dunque i frutti del Concilio Vaticano II e delle sue metamorfosi? L’abbandono di massa del clero, dei religiosi e dei fedeli praticanti, e la scomparsa delle vocazioni, sono i fenomeni più evidenti. A questi si potrebbe aggiungere il declino dalla magnificenza alla mediocrità nella liturgia, nella missione, nell’arte e nell’architettura, tra le altre cose. In sintesi, una crescente irrilevanza e invisibilità. Al contrario, l’amicizia ecumenica è stata una benedizione, rispetto agli antagonismi settari che affliggevano le generazioni precedenti; ma a ciò si contrappone la perdita del senso di un’unica Verità e di una ferma fiducia nella fede cattolica, che è diventata una tra le tante. I sostenitori del Concilio replicarono che il Vaticano II non era affatto la causa del malessere generale che vediamo tutt’intorno a noi nella Chiesa di oggi: era la guerra del Vietnam, la rivoluzione sessuale, il movimento hippie, i nuovi atei, l’ondata di secolarizzazione, forse il cambiamento climatico... Nonostante tutto ciò, la incredula Fraternità San Pio X si è rifiutata di accettare la fine come inevitabile e ha continuato a resistere come in un bozzolo, non pieno di capelli grigi come le parrocchie normali (vuote), ma di famiglie giovani (piuttosto numerose), di una bellezza liturgica straordinaria, di una continua e ostentata pietà e santità e di un aumento delle vocazioni di anno in anno, che altrove sono ormai solo un ricordo. Ma la Chiesa post-Vaticano II, un po’ come il sergente Schultz (di Hogan's Heroes), non vede nulla, non sa nulla e non si è nemmeno alzata stamattina! Ignorando le statistiche; semplicemente ostinatamente ottusa. Se l’arcivescovo Lefebvre non avesse agito di propria iniziativa consacrando il suo primo gruppo di vescovi illegali nel 1988, scommetterei qualsiasi cosa che non ci sarebbe stata l’Ecclesia Dei il Motu Proprio di Giovanni Paolo II, e la Messa in latino (per quanto riguarda la Chiesa ordinaria) sarebbe stata un argomento riservato alla storia ecclesiastica, insegnata su una nave che affonda. E in effetti lo è ancora (per quanto riguarda la nave che affonda), ma tutti sono troppo impegnati ad ammirare i nuovi abiti del Papa per accorgersene. Si tratta di cinismo politico, di negazione o semplicemente di un’ignoranza invincibile? Nel frattempo, al campo, mercoledì scorso a Écône, questi ricordi liturgici persi nella nebbia del tempo erano ancora ben presenti. La bellezza, la solennità, il mistero erano presenti in abbondanza, di fronte a un campo gremito di circa 15.000 fedeli. Era (ed è) il cattolicesimo per eccellenza della mia infanzia nella sua forma più alta. Un momento di nostalgia, sì, ma allo stesso tempo un tragico senso di perdita per ciò che era stato relegato in un gigantesco cestino della spazzatura dalla Sancrosanctum Concilium, e sostituito dalla prosaica eredità verbale e vernacolare di un comitato di esperti liturgici. Écône era come trovarsi sull’orlo di un precipizio a contemplare il Grand Canyon per la prima volta, o innamorarsi, e chiedersi perché la vita non potesse essere così sempre e per sempre, invece di essere semplicemente una reliquia del passato. Ho rivissuto il flashback di una santità onnipresente, da tempo dimenticata nella lunga siccità del rinnovamento liturgico. Non potei fare a meno di sentire di essere entrato nel Tardis e di trovarmi non solo ai piedi della croce (anziché in un vago rituale di ricordo), in compagnia dei fratelli (uomini e donne) di tutti i tempi, in una visione del banchetto celeste. Ma allo stesso tempo ero consapevole di trovarmi anche su una scialuppa di salvataggio, e di fraternizzare con coloro che si sono rifiutati di bere il Kool-Aid e di affondare con il Titanic. Perciò, sono stati banditi a Coventry. «È forse un’ingerenza eccessiva da parte di un servo di un servo dettare le condizioni di ingaggio al banchetto, contro la volontà del padrone?» mi sussurrò all’orecchio una vocina flebile. «Gesù li chiamò a sé e disse: Voi sapete che i capi delle nazioni dominano su di esse e i grandi esercitano il loro potere su di esse. Tra voi non sia così; ma chi tra voi vorrà diventare grande, sia vostro servo, e chi tra voi vorrà essere il primo, sia vostro schiavo; proprio come il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire» (Matteo 20:25-28). Ciò che la Santa Sede non riusciva a vedere nella sostituzione della Messa Tradizionale in Latino (TLM) fu chiaramente visto da studiosi, intellettuali e artisti, molti dei quali all’epoca non erano cattolici, in due occasioni. Nel 1971 l’indulto Agatha Christie fu concesso da Paolo VI dopo che 57 notabili britannici presentarono una petizione al Papa per salvare la TLM, tra cui Christie, Kenneth Clark, Malcolm Muggeridge, Iris Murdoch, Philip Toynbee, Cecil Day-Lewis, Vladimir Ashkenazy e Yehudi Menuhin, tra gli altri, quando Paolo VI era sul punto di sopprimerla. Essi sottolinearono che essa aveva ispirato opere mistiche e poeti, filosofi, musicisti, architetti, pittori e scultori in tutti i paesi e in tutte le epoche, e quindi ricordava alla Santa Sede: «La terribile responsabilità che si
assumerebbe nella storia dello spirito umano se si rifiutasse di
permettere alla Messa Tradizionale di sopravvivere come patrimonio
mondiale».
La versione Mark II dello stesso documento fu inviata nel 2024 a Papa Francesco, dopo che Traditiones Custodes (TC) aveva analogamente annunciato la fine della Messa Tridentina e recava i nomi di personaggi diversi come Bianca Jagger, Lord Andrew Lloyd-Webber, Sir James MacMillan, Dame Kiri te Kanawa e la Principessa Michael di Kent, tra gli altri. Nel TC, Papa Francesco stabilì che i celebranti della Messa tridentina avrebbero potuto farlo solo se avessero riconosciuto la “validità e la legittimità” delle riforme liturgiche del Concilio Vaticano II. Ma anche questo, a quanto pare, non è sufficiente a consentire la celebrazione senza restrizioni autorizzata da Benedetto XVI col Summorum Pontificum. Detto ciò, le questioni di validità sembrano alquanto irrilevanti. I graffiti sono una forma d’arte valida, ma non sono certo Michelangelo. Inoltre, bisogna chiedersi da dove provenga questa ostilità nei confronti della Fraternità Sacerdotale San Pio X, se non da un’avversione personale. I vescovi vengono regolarmente nominati dal governo comunista cinese, eppure Roma tace di fronte a ciò, e i vescovi colpevoli che collaborano non subiscono alcuna sanzione. Allo stesso modo, i vescovi tedeschi che nutrono opinioni e pratiche divergenti in materia di genere e morale, e che sembrano intenzionati a seguire la propria strada, non vengono rimossi dall’incarico né tantomeno censurati. Perché, dunque, la Fraternità Sacerdotale San Pio X viene esiliata per aver dissentito (in coscienza) su alcuni insegnamenti fallibili del Concilio Vaticano II? Il compianto e grande mitologo Joseph Campbell si espresse in questo modo sulla questione delle guerre liturgiche nella serie PBS del 1988, “Il potere del mito”. «PERSINO NELLA Chiesa
cattolica romana, DIO MIO: HANNO TRADOTTO LA MESSA IN UN LINGUAGGIO
VOLGARE E VERNACULARE CHE HA MOLTE ASSOCIAZIONI DOMESTICHE. IL LATINO
È UNA LINGUA CHE TI ESPLODE DAL CAMPO DELLA TUA
DOMESTICITÀ. IL SACERDOTE È RITOCCATO E TI DÀ LE
SPALLE, E CON LUI LA TUA DIVINITÀ INTERIORE SI RIVOLGE AL DIVINO
FUORI DI TE. ORA HANNO GIRATO L’ALTARE E STANNO FACENDO UNA
DIMOSTRAZIONE ALLA JULIA CHILD, ED È TUTTO COMODO E ACCOGLIENTE,
CON LA CHITARRA. HANNO DIMENTICATO QUAL È LA FUNZIONE DI UN
RITUALE: PER TIRARTI FUORI, NON PER RIPORTARTI DENTRO DOVE SEI SEMPRE
STATO. UN RITUALE CHE UN TEMPO TRASMETTEVA UNA REALTÀ INTERIORE
ORA È DIVENTATO SOLO UNA FORMA MORTA». (Il Potere del mito: Verità e Teoria).
Le statistiche parlano da sole, e mentre l’Armata Rossa a Roma e i suoi satelliti sono ostinatamente determinati a portare avanti le politiche del Concilio, a prescindere dalle conseguenze e dagli esiti, e non vogliono avere niente a che fare con coloro che vi vedono una catastrofe, qui si cela una questione teologica più profonda. Di chi è, in realtà, questa vita spirituale? La gerarchia ha forse il diritto di dettare le condizioni dell’impegno liturgico, come una semplice classe di servitori – ruolo che, peraltro, è loro affidato? E se hanno commesso un errore, come sembra ad alcuni, non dovrebbero forse essere rimproverati e chiamati a risponderne? Il gioco che si sta svolgendo qui è quello che Gesù Cristo ha identificato come il manuale dei pagani, affermando che non sarebbe stato così nella Sua Chiesa, eppure lo è. Detto questo, è ovvio che non si può tornare indietro. Ma la Fraternità Sacerdotale San Pio X non lo chiede; riconosce la validità del Novus Ordo, ma lo percepisce semplicemente come spiritualmente impoverito, il che è vero per alcuni. Altri potrebbero pensarla diversamente e preferirlo; che sia. Viviamo e lasciamo vivere in comunione unita e dedichiamoci alla costruzione del Regno di Dio, senza cadere in interazioni superficiali del tipo “La mia Eucaristia è più importante della tua Messa”. La Chiesa orientale rifiuta il peccato originale e risposa i divorziati, eppure Roma non li scomunica né li anatemizza per questo. Allo stesso modo, le questioni della predestinazione e del libero arbitrio hanno potuto coesistere in tensione nel corso dei millenni senza che si sentisse la necessità di anatemizzare una convinzione a discapito dell’altra. Perché, dunque, un gruppo di fedeli non può dissentire in coscienza dai decreti non infallibili di un Concilio Pastorale e continuare a praticare il culto nello stesso stile e nella stessa maniera in cui la Chiesa ha sempre fatto fin dai tempi antichi? Qual è il peccato imperdonabile in questo? Sebbene la presunzione di un diritto per una società religiosa di consacrare vescovi (specialmente senza mandato papale) sia singolare e fantasiosa nella Chiesa, e quindi le consacrazioni del 1 luglio 2026 sarebbero legittimamente scomuniche latae sententiae, oso suggerire che, a un livello più fondamentale, la causa principale dello scisma risieda nell’insistenza sul fatto che la Fraternità San Pio X debba astenersi dall’obiezione di coscienza e conformarsi. Mentre la prima è contraria al diritto canonico, la seconda contraddice lo stesso Concilio Vaticano II: sia Gaudium et Spes 16, sia Dignitatis Humanae 3. Forse il prossimo Sinodo dei Vescovi potrebbe trarre maggior beneficio dal passare da un’eccessiva introspezione sulla sinodalità a una esplorazione più approfondita del modello di ministero di servizio presente nel Vangelo e delle implicazioni della Lumen Gentium 24. Nel frattempo, forse è opportuno lasciare che sia Gesù Cristo ad avere l’ultima parola: «Io prego che siano
tutti uno, come tu, Padre, sei in me e io in te; e che siano in noi,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato».
(Giovanni 17:21)
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