![]() |
![]() |
| Medjugorje,
sfregio alla Madonna.
agosto 2026
La parrocchia risponde con la preghiera di Nicola Scopelliti ![]() Statua della Madonna sfregiata Imbrattate con scritte
blasfeme, nella notte tra il 27 e il 28 luglio 2026, le statue della
Madonna sulla collina delle apparizioni di Medjugorje, intanto ripulite.
Appiccato il fuoco all’altare esterno alla chiesa di San Giacomo. Atti sacrileghi a pochi giorni dal Mladifest, a cui la parrocchia ha risposto nel modo insegnato dalla Vergine Maria: preghiera, digiuno e perdono. Incredulità, sgomento, ma anche rabbia. Sono questi i sentimenti che attraversano Medjugorje dopo lo sfregio compiuto sul Podbrdo, la collina delle apparizioni, dove ignoti hanno imbrattato con vernice nera le tre statue della Vergine, deturpandone il volto, il busto e parte dell’abito. In un luogo che ogni giorno richiama migliaia di pellegrini da tutto il mondo, alla ricerca di preghiera, silenzio e speranza, quel gesto è stato percepito come molto più di un semplice atto vandalico. Per milioni di fedeli è una profanazione, un’offesa inferta a uno dei simboli più riconoscibili della devozione mariana. La notizia, accompagnata dalle immagini delle statue sfregiate, ha fatto rapidamente il giro del mondo, alimentando un’ondata di indignazione. Il valore simbolico dell’azione appare ancora più evidente considerando il momento in cui è avvenuta. L’atto sacrilego si è verificato infatti a pochi giorni dall’inizio del 37° Festival internazionale dei giovani, il Mladifest, in programma a Medjugorje dal 1° al 6 agosto. Si tratta di uno degli appuntamenti più importanti dell’anno, in grado di richiamare decine di migliaia di giovani provenienti da tutti i continenti. In questi giorni, nel piccolo paese dell’Erzegovina sono presenti numerosi pellegrini e molti volontari impegnati nei preparativi. Tra gli appuntamenti più attesi del programma figura anche, nella mattinata del 2 agosto, la recita del Rosario proprio davanti alla statua della Madonna sulla collina delle apparizioni, il luogo ieri segnato dalla profanazione. È proprio in questo clima di attesa che si è consumato lo sfregio. ![]() Sul basamento della celebre statua, collocata in alto sulla collina, è stata tracciata una scritta in lingua inglese: “Devil in a skirt”, “Diavolo in gonnella”. Un messaggio offensivo che ha suscitato indignazione tra i pellegrini presenti. Colpisce il ricorso ad un linguaggio particolarmente sprezzante. L’intento provocatorio appare evidente e sembra voler colpire deliberatamente ciò che, per milioni di fedeli, rappresenta un segno di consolazione e di speranza. La questione centrale non riguarda soltanto la fede, ma il rapporto tra una società che si ritiene libera e democratica e i suoi simboli. Colpirli significa intervenire sulla collettività e sull’identità di milioni di persone. L’azione vandalica – attribuita a un giovane di origine polacca, intanto arrestato – ha interessato anche un altro luogo significativo della spiritualità di Medjugorje: la Croce Blu, ai piedi del Podbrdo. Anche in questo caso sarebbe stata utilizzata vernice nera, mentre su una lapide vicina è comparsa la parola “devil”, ovvero “diavolo”. Saranno le indagini a chiarire la dinamica dei fatti e le motivazioni dell’autore, ma gli elementi lasciati sul posto mostrano una volontà evidente di provocazione. ![]() I lavori di restauro Le statue, nel frattempo, sono state ripulite e le scritte cancellate. Resta però una domanda: che cosa spinge qualcuno a trasformare i simboli religiosi in un bersaglio? La violenza nasce spesso dall’idea che ciò che rappresenta l’altro debba essere negato o umiliato. È una dinamica pericolosa che porta a confondere una convinzione diversa con un nemico da combattere. Quando la rabbia colpisce i simboli religiosi, il gesto non rimane isolato, ma diventa il segnale di una frattura più profonda che rischia di riflettersi sull’intera convivenza civile. L’episodio riporta alla memoria anche un precedente: nel 2008 la statua della Madonna sulla collina delle apparizioni fu danneggiata da ignoti; in quell’occasione, la comunità di Medjugorje reagì con decisione, non permettendo che quell’atto intaccasse la serenità e la pace del luogo. Anche stavolta, la parrocchia di Medjugorje ha scelto una risposta decisa, ma controllata. Nel comunicato diffuso dopo la profanazione, la parrocchia ha espresso tristezza per quanto accaduto, invitando fedeli e pellegrini al perdono e alla preghiera. Una posizione che non intende sottovalutare la gravità dell’accaduto, ma si rifiuta di alimentare una spirale di contrapposizione. Gli interventi di ripristino sono stati avviati immediatamente. Le statue sul Podbrdo e l’altare esterno alla chiesa di San Giacomo – collocato sotto il grande tendone bianco, nei pressi del quale è stato appiccato del fuoco, con l’intento di danneggiare il tendone appena sostituito, ma ignifugo – sono stati puliti e sistemati, permettendo ai presenti di continuare in serenità i pellegrinaggi. Il messaggio della comunità parrocchiale è chiaro: la risposta alla profanazione non sarà l’odio, ma la cura. A questo invito si unisce anche don Filippo Romagnoli, del Centro “Totus Tuus” dell’Associazione Maria Regina dei Cuori - Centro di Spiritualità monfortana di Medjugorje. Facendo proprie le parole diffuse dalla parrocchia, il sacerdote invita i fedeli a rispondere a quanto accaduto «nel modo in cui la Madonna insegna da oltre quarantp’anni a Medjugorje: con la preghiera, il digiuno e il perdono». Don Romagnoli esorta quindi a pregare «per la conversione dei cuori di coloro che hanno commesso questo gesto, affinché il Signore li tocchi con la sua grazia e li guidi sulla via del bene», ma anche «per la pace nei cuori di tutti». L’appello si conclude con un invito a non lasciarsi trascinare dalla ricerca di colpevoli o da reazioni dettate dall’emotività, bensì a testimoniare «con la propria vita l’amore, il perdono e la speranza», rispondendo al male senza alimentare ulteriore divisione. Anche il Consiglio interreligioso della Bosnia-Erzegovina ha condannato con fermezza l’accaduto, definendolo non soltanto un’offesa ai fedeli cattolici, ma anche un attacco alla convivenza, al rispetto reciproco e al dialogo tra le comunità religiose del Paese. Medjugorje, mentre continua ad accogliere i pellegrini da tutto il mondo, vuole rispondere a questa ferita con il messaggio che da sempre accompagna questo luogo: pace, speranza e riconciliazione. Nei prossimi giorni migliaia di giovani saliranno, comunque, sulla collina delle apparizioni e, durante il Mladifest, reciteranno il Rosario davanti alla stessa statua oltraggiata. Sarà un gesto semplice, ma dal forte valore simbolico: la volontà di non lasciare che la rabbia e il desiderio di vendetta prevalga sulla preghiera, né che la provocazione oscuri il significato di un luogo che da quarantacinque anni richiama gente in cerca di fede, consolazione e pace. È probabilmente questa la risposta più forte che Medjugorje può offrire davanti a un atto di odio: continuare ad accogliere, pregare e costruire ponti di dialogo, senza rinunciare alla speranza. ![]() Fedeli intorno alla statua della Madonna |