Leone XIV ci ha aiutato a comprendere meglio la crisi.

Ecco come affrontarla.



di Robert Morrison






Pubblicata sul sito americano The Remnant

 





  

A un anno dall’inizio del pontificato di Papa Leone XIV, questo articolo ripercorre ogni momento cruciale – dalla sinodalità all’ecumenismo, dalla Fraternità San Pio X al Concilio Vaticano II – alla luce degli avvertimenti contenuti nella Dichiarazione dell’arcivescovo Lefebvre del 1974... L’arcivescovo Lefebvre diagnosticò la crisi odierna più di cinquant’anni fa, e nulla da allora ha smentito le sue parole.

Di tanto in tanto, vale la pena esaminare come, e se, il nostro pensiero su un determinato argomento sia cambiato nel tempo.
Per i cattolici tradizionali che condividono la visione della crisi nella Chiesa cattolica esposta dall’arcivescovo Marcel Lefebvre nella sua celebre Dichiarazione del 1974, le “notizie” sugli eventi quotidiani di Roma sono a volte affascinanti, ma non modificano di molto la nostra visione della crisi, che l’arcivescovo Lefebvre ha articolato così bene oltre cinquant’anni fa:

«È impossibile modificare profondamente la lex orandi senza modificare la lex credendi. Al Novus Ordo Missae corrispondono un nuovo catechismo, un nuovo sacerdozio, nuovi seminari, una Chiesa pentecostale carismatica: tutte cose contrarie all’ortodossia e all’insegnamento perenne della Chiesa. Questa Riforma, nata dal liberalismo e dal modernismo, è avvelenata in ogni sua parte; deriva dall’eresia e finisce nell’eresia, anche se non tutti i suoi atti sono formalmente eretici. È quindi impossibile per qualsiasi cattolico coscienzioso e fedele abbracciare questa Riforma o sottomettersi ad essa in alcun modo. L’unico atteggiamento di fedeltà alla Chiesa e alla dottrina cattolica, in vista della nostra salvezza, è un rifiuto categorico di accettare questa Riforma».


In quest’ottica, in un certo senso l’unica notizia veramente “trasformativa” proveniente da Roma sarebbe la rinuncia a quella che l’arcivescovo Lefebvre chiamava la Riforma (che possiamo definire la rivoluzione del Concilio Vaticano II). Fino a quando ciò non accadrà, le notizie quotidiane potrebbero essere riassunte con la frase: “la rivoluzione continua con i suoi frutti prevedibilmente putridi”.
Detto questo, c’è un altro aspetto in cui le notizie “meno trasformative” provenienti da Roma possono essere vitali: nella misura in cui permettono di vedere le vere radici e cause della crisi nella Chiesa, possono consentire ai cattolici di abbracciare il cattolicesimo tradizionale.

È proprio con quest’ultimo obiettivo in mente che questa riflessione sullo stato attuale della crisi inizia con un’analisi delle idee chiave contenute in alcuni miei articoli su Leone XIV, pubblicati su The Remnant durante il suo pontificato. Dopo aver esaminato come Leone XIV ci abbia aiutato a comprendere meglio le radici e le cause della crisi, possiamo vedere come, e se, il piano di battaglia del cattolicesimo tradizionale sia cambiato.

Il 29 maggio 2025, poche settimane dopo l’elezione di Leone XIV, The Remnant pubblicò un articolo basato sull’acuta osservazione di padre Joachim Heimerl, secondo cui fu Paolo VI a causare la frattura che si era fatta così evidente sotto Francesco.
In quell’articolo, abbiamo osservato sia i segnali incoraggianti che quelli scoraggianti provenienti da Leone XIV:

«Ora, con Leone XIV, ci troviamo di fronte a una situazione in cui sappiamo poco su come tenterà di affrontare la frattura descritta da padre Heimerl. Papa Leone ha espresso sostegno al Concilio Vaticano II e al Sinodo, ma nutre anche una grande devozione per Sant’Agostino, i cui scritti minano tutti gli aspetti peggiori della rivoluzione del Concilio Vaticano II. Forse esacerberà la rottura, forse coopererà con la grazia di Dio per porre fine alla crisi ripudiando gli errori del Concilio Vaticano II – semplicemente non lo sappiamo in questo momento e chi insiste sul contrario si sbaglia».

Come abbiamo affermato, solo ripudiando gli errori del Concilio Vaticano II Leone potrà porre fine alla crisi. Non lo ha fatto nelle prime tre settimane del suo pontificato, e quindi la “notizia” è stata che la crisi continuava.

L’articolo del 15 luglio 2025 di The Remnant sul Sinodo sulla sinodalità affermava che Leone XIV aveva l’obbligo morale di fermare il Sinodo sulla sinodalità:

«Da tutto ciò che abbiamo visto del Sinodo negli ultimi tre anni dovrebbe essere ovvio che Leone XIV abbia l’obbligo morale di fermare il Sinodo sulla sinodalità. Questo non significa che per lui sarebbe facile o indolore intraprendere i passi necessari, ma ogni giorno in cui trascura di fermare il Sinodo blasfemo si aggiunge allo scandalo in corso. . . . Possiamo persino constatare che un prolungato silenzio da parte di Leone XIV sui mali del processo sinodale sarebbe ancora più scandaloso, dato che appare molto più cattolico di Francesco. Indipendentemente dai passi positivi che potrebbe intraprendere — come l’abrogazione di Traditionis Custodes o la revoca di Fiducia Supplicans — il suo pontificato sarebbe comunque un grave scandalo se permettesse al processo sinodale di strumentalizzare le chiese locali per servire programmi anticattolici».

Ora, a più di un anno di distanza, il Sinodo sulla sinodalità è ancora in corso ed è uno scandalo ancora più grave che Leone XIV non l’abbia fermato.
Questo ci aiuta a comprendere meglio come molti cattolici si abituino sempre di più al peggioramento degli scandali man mano che la crisi continua.

Più tardi, quello stesso mese, il 29 luglio 2025, l’articolo di The Remnant sulla crudele realtà della rivoluzione del Concilio Vaticano II si concludeva affermando che i primi tre mesi del pontificato di Leone XIV avevano fornito tempo più che sufficiente per denunciare i mali che affliggono la Chiesa oggi:

«Leone XIV ha ereditato questo regime vaticano che offre crudelmente pietre a chi chiede pane e scaglia serpenti a chi chiede pesce. Non ci aspettavamo che invertisse la rivoluzione del Concilio Vaticano II dall’oggi al domani, ma tre mesi sono sufficienti per quanto riguarda la denuncia delle eresie dilaganti tra i suoi vescovi e per assicurare ai cattolici tradizionali che non saranno più perseguitati da Roma. Ogni giorno di silenzio di Leone XIV accresce la crudeltà della rivoluzione del Concilio Vaticano II, tanto che rischia di incorrere nel giudizio del suo stesso messaggio dell’Angelus: “Non possiamo pregare Dio come ‘Padre’ ed essere poi duri e insensibili verso gli altri”. Preghiamo che dia ascolto alle sue stesse parole finché ne ha il tempo».

Nei suoi primi mesi da Papa, Leone XIV si era dilungato a lungo su diverse questioni politiche e sociali emergenti, ben più semplici del dire se i suoi vescovi dovessero o meno promuovere pubblicamente il peccato mortale. Anche se egli avesse voluto più tempo per formulare una risposta esaustiva alla crisi, avrebbe potuto quantomeno rimproverare coloro che si opponevano apertamente agli insegnamenti inequivocabili della morale cattolica. Come abbiamo scritto in quell’articolo, il suo silenzio accresce la crudeltà della rivoluzione del Concilio Vaticano II.

Con l’articolo del 25 agosto 2025 pubblicato su The Remnant, ci siamo concentrati sul contributo significativo di Leone XIV alla crisi della Chiesa, andando oltre il silenzio e l’indifferenza. L’articolo ha preso in esame queste parole tratte dal suo messaggio ai partecipanti alla settimana ecumenica di Stoccolma:

«Sebbene la Chiesa cattolica non fosse rappresentata a quel primo incontro, posso affermare, con umiltà e gioia, che oggi siamo al vostro fianco come discepoli di Cristo, consapevoli che ciò che ci unisce è di gran lunga più grande di ciò che ci divide. Dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha abbracciato con tutto il cuore il cammino ecumenico. Infatti, Unitatis Redintegratio, il decreto conciliare sull’ecumenismo, ci ha chiamati al dialogo in un’umile e amorevole fraternità, fondata sul nostro comune battesimo e sulla nostra missione condivisa nel mondo. Crediamo che l’unità che Cristo desidera per la sua Chiesa debba essere visibile e che tale unità cresca attraverso il dialogo teologico, la celebrazione liturgica comune laddove possibile e la testimonianza condivisa di fronte alla sofferenza dell’umanità».

Come si diceva nell’articolo, queste parole indicavano chiaramente che Leone XIV era intenzionato a “prolungare gli errori condannati da Pio XII, che hanno offeso Dio e portato innumerevoli cattolici a perdere la fede, per oltre sei decenni”.
Egli non si limitava più a mantenere lo status quo di Francesco; stava aggravando la crisi.


Il 1° settembre 2025, The Remnant ha pubblicato un articolo relativo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X e al persistente stato di necessità nella Chiesa. Tale articolo ribadiva il concetto che la crisi continuerà finché non avremo un Papa che ristabilisca veramente la vera Fede in tutta la Chiesa:

«Sebbene noi e la Fraternità Sacerdotale San Pio X preghiamo per Papa Leone XIV e faremmo tutto il possibile per aiutarlo, lo stato di necessità persisterà finché lui o un suo successore non ristabiliranno veramente la Fede. Inoltre, è chiaro che il compito più importante che la Fraternità Sacerdotale San Pio X può svolgere per contribuire a porre fine allo stato di necessità nella Chiesa è quello di rimanere una fedele testimonianza della necessità di ristabilire la fede nella sua piena integrità. Questo è anche il più grande servizio che la Fraternità Sacerdotale San Pio X può rendere a Leone XIV».

Leone XIV non aveva posto fine alla crisi nel settembre 2025; e non vi ha posto fine neanche ora; quindi la crisi continua e il più grande servizio che possiamo rendere a lui e alla Chiesa è rimanere fedeli alla fede cattolica nella sua forma più pura.

L’articolo di The Remnant del 23 settembre 2025 riportava un’intervista in cui Leone XIV affermava quanto segue in merito alla questione se Roma dovesse consentire la Messa tridentina:

«Non ho avuto la possibilità di sedermi a parlare con un gruppo di persone che sostengono il rito tridentino. Presto si presenterà un’occasione del genere e sono sicuro che ci saranno altre opportunità. Ma credo che anche questo, forse in relazione alla sinodalità, sia un tema su cui dobbiamo sederci e discutere. È diventato un argomento così polarizzato che spesso le persone non sono disposte ad ascoltarsi a vicenda. Ho sentito dei vescovi parlarmi di questo, dicendo: “Li abbiamo invitati a questo e a quello, ma non ne vogliono nemmeno sapere”. Non vogliono nemmeno parlarne. Questo è un problema in sé. Significa che ora siamo immersi nell’ideologia, non più nell’esperienza della comunione ecclesiale».

Questo era interessante perché suggeriva che Leone XIV non avesse molta familiarità con le questioni relative al cattolicesimo tradizionale, ma che fosse già prevenuto nei suoi confronti a causa delle influenze ricevute da alcuni vescovi.

In un articolo dell’11 ottobre 2025, The Remnant ha preso in esame l’esortazione apostolica di Leone XIV, Dilexi Te, rivolta a tutti i cristiani sull’amore per i poveri. Quel documento era degno di nota non perché esaltasse l’eredità di Francesco (cosa che faceva), ma perché ci offriva un’ulteriore indicazione del suo pensiero sul cattolicesimo tradizionale, con una frecciata neanche troppo velata ai “difensori dell’ortodossia”:

«Infine, in un documento che inizialmente non fu ben accolto da tutti, troviamo una riflessione che rimane attuale ancora oggi: “I difensori dell’ortodossia sono talvolta accusati di passività, indulgenza o colpevole complicità riguardo alle intollerabili situazioni di ingiustizia e ai regimi politici che le prolungano. La conversione spirituale, l’intensità dell’amore di Dio e del prossimo, lo zelo per la giustizia e la pace, il significato evangelico dei poveri e della povertà, sono richiesti a tutti, e in particolare ai pastori e a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità. La preoccupazione per la purezza della fede esige di dare una risposta di testimonianza efficace al servizio del prossimo, in particolare dei poveri e degli oppressi, in modo teologicamente integrale”. [citando il paragrafo 18 dell’“Istruzione su alcuni aspetti della ‘Teologia della Liberazione’” della Congregazione per la Dottrina della Fede (6 agosto 1984)].

Questo è stato uno dei segnali più chiari del 2025 che il desiderio di unità di Leone XIV ha i suoi limiti. Il documento del 1984 da cui ha tratto spunto conteneva effettivamente questa critica ai cattolici ortodossi, ma il suo scopo principale era quello di criticare gli errori promossi da Francesco e Leone. Pertanto, il nostro articolo ha evidenziato l’ipocrisia presente nell’esortazione apostolica di Leone:

«Leone XIV ha quindi preso un paragrafo a caso del documento del 1984 per condannare indirettamente i cattolici tradizionali, ignorando il paragrafo precedente, che condanna la rivoluzione di Francesco che egli sembra intenzionato a perpetuare».

Il fatto che Leone abbia colto l’occasione per mostrare gratuitamente il suo pregiudizio contro i cattolici tradizionali non è stato del tutto negativo, perché ha fatto chiarezza e ci ha permesso di prepararci all’ostilità a cui abbiamo assistito da allora.

Saltando avanti nel tempo, l’articolo di The Remnant del 13 febbraio 2026 era scritto sotto forma di lettera a Leone XIV (che, ovviamente, non ci aspettavamo che leggesse). In esso, cercavamo di dimostrare perché sarebbe stato ipocrita da parte di Roma condannare la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Viste le crudeli punizioni inflitte da Roma alla FSSPX, ora abbiamo il verdetto sulla nostra richiesta, tratto dalla conclusione della lettera:

«Ci sono molti a Roma che vedono la Fraternità Sacerdotale San Pio X come un ostacolo all’ecumenismo e alla sinodalità, e sicuramente ti diranno che la cosa migliore è allontanarla. Qualunque cosa tu decida, però, Dio proteggerà la Fraternità, proprio come protesse Daniele nella fossa dei leoni. Ciononostante, la tua decisione sarà di immensa importanza per la Chiesa e per il mondo. Se allontanerai coloro che desiderano semplicemente servire fedelmente la Chiesa secondo la propria coscienza, il mondo riconoscerà che tutti i discorsi sull’ecumenismo, la sinodalità e la compassione sono ipocriti e motivati da desideri empi».

Pertanto, sembra che chi ha occhi per vedere abbia ottime ragioni per concludere che “tutto il parlare di ecumenismo, sinodalità e compassione è ipocrita e motivato da desideri empi”

L’articolo di The Remnant del 1° giugno 2026 si riferiva al discorso pronunciato da Leone XIV il 28 maggio 2026 ai partecipanti all’assemblea plenaria del Dicastero per l’evangelizzazione, nel quale lamentava la “crisi della fede” che ha generato l’indifferenza religiosa:

«Non si può sottovalutare il fatto che, soprattutto nei paesi occidentali, la crisi di fede, unitamente ad altri fattori socio-culturali, abbia generato una diffusa indifferenza religiosa. Per molti, la fede non appare più rilevante per la propria vita».

Presupponendo che Leone sia sincero ma profondamente confuso e contagiato dagli errori del Concilio Vaticano II, sembra possibile che egli si rammarichi davvero della crisi, evidente da decenni. Ma, come concludeva il nostro articolo, l’unico modo per affrontare efficacemente questi frutti maligni è rigettare l’albero che li ha prodotti, comprese le radici:

«Sembra del tutto possibile che Leone sia sinceramente preoccupato per la crisi della Chiesa in generale e per l’indifferentismo religioso in particolare. Tuttavia, i rimedi a questi mali sono stati respinti da Roma sin dal Concilio e sostituiti dal falso movimento ecumenico che invariabilmente promuove l’indifferentismo religioso. È come se la risposta fosse proprio davanti a lui, ma egli la ignorasse perché contagiato dagli errori che hanno caratterizzato Roma fin dal Concilio. Se Leone vuole veramente affrontare la crisi di fede e l’indifferentismo che ha lamentato nel suo discorso, non ha altra scelta che tornare a ciò che Gregorio XVI ha insegnato nella Mirari Vos. Finché lui (o un suo successore) non lo farà, il Vaticano continuerà a diffondere il messaggio eretico secondo cui qualsiasi insieme di credenze cristiane – diverso dal cattolicesimo tradizionale – è sufficiente per la salvezza. Per questo motivo, i veri amici della Chiesa Cattolica, e persino di Leone, sono coloro che preferirebbero morire piuttosto che abbandonare la Fede che Gregorio XVI cercò di salvaguardare».

Queste ultime parole rimandavano ancora una volta all’idea centrale della Dichiarazione dell’Arcivescovo Lefebvre del 1974, nonché alla giustificazione per cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X abbia intrapreso i passi necessari per garantire la prosecuzione della sua missione, affidatale da Dio, di formare sacerdoti, religiosi e fedeli che resistano all’empia rivoluzione del Concilio Vaticano II.

Infine, in seguito alle punizioni inflitte da Roma alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’articolo di The Remnant del 23 luglio 2026 ha sottolineato che la resistenza cattolica tradizionale implica molto più che semplici sforzi per garantire la Messa tradizionale:

«L’opposizione di Roma all’arcivescovo Lefebvre iniziò prima del 1974, ma la famosa Dichiarazione del 1974 fu una vera e propria dichiarazione di guerra contro la rivoluzione del Concilio Vaticano II. Se l’arcivescovo Lefebvre avesse voluto solo la Messa tradizionale, ci sarebbe stato spazio per una collaborazione con gli attacchi di Roma alla Fede. Ma la Dichiarazione del 1974 dell’arcivescovo Lefebvre chiarì che egli desiderava qualcosa di più della sola Messa tradizionale».

Dio e la Chiesa trionfante vedono il grande danno causato ogni giorno dal protrarsi della rivoluzione del Concilio Vaticano II. Noi, la Chiesa militante, abbiamo ricevuto la grande benedizione di poter vivere in un’epoca in cui possiamo combattere in difesa del Corpo Mistico di Cristo. I nemici della Chiesa fanno di tutto per distrarci dalla vera lotta in ogni modo possibile. Ma, come abbiamo visto da Leone XIV, il vero conflitto è l’opposizione della rivoluzione del Concilio Vaticano II all’immutabile Fede Cattolica.
Per questo motivo, le parole con cui l’Arcivescovo Lefebvre concluse la sua Dichiarazione del 1974 rimangono il piano di battaglia per i cattolici tradizionali, a prescindere dai frutti anticattolici che Roma ci offrirà domani:

«Per questo ci atteniamo a tutto ciò che è stato creduto e praticato nella fede, nella morale, nella liturgia, nell’insegnamento del catechismo, nella formazione del sacerdote e nell’istituzione della Chiesa, dalla Chiesa di tutti i tempi; a tutte queste cose come codificate in quei libri che videro la luce prima dell’influenza modernista del Concilio. Questo faremo finché la vera luce della Tradizione non dissiperà le tenebre che oscurano il cielo di Roma Eterna. Facendo ciò, con la grazia di Dio e l’aiuto della Beata Vergine Maria, e di San Giuseppe e di San Pio X, siamo certi di rimanere fedeli alla Chiesa Cattolica Romana e a tutti i successori di Pietro, e di essere i fideles dispensatores mysteriorum Domini Nostri Jesu Christi in Spiritu Sancto. Amen».


Madonna Mediatrice di tutte le grazie, prega per noi!







agosto 2026
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