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| Leone XIV ci ha aiutato a
comprendere meglio la crisi.
agosto 2026
Ecco come affrontarla. di Robert Morrison ![]() A un anno dall’inizio del
pontificato di Papa Leone XIV, questo articolo ripercorre ogni momento
cruciale – dalla sinodalità all’ecumenismo, dalla
Fraternità San Pio X al Concilio Vaticano II – alla luce degli
avvertimenti contenuti nella Dichiarazione dell’arcivescovo Lefebvre
del 1974... L’arcivescovo Lefebvre diagnosticò la crisi odierna
più di cinquant’anni fa, e nulla da allora ha smentito le sue
parole.
Di tanto in tanto, vale la pena esaminare come, e se, il nostro pensiero su un determinato argomento sia cambiato nel tempo. Per i cattolici tradizionali che condividono la visione della crisi nella Chiesa cattolica esposta dall’arcivescovo Marcel Lefebvre nella sua celebre Dichiarazione del 1974, le “notizie” sugli eventi quotidiani di Roma sono a volte affascinanti, ma non modificano di molto la nostra visione della crisi, che l’arcivescovo Lefebvre ha articolato così bene oltre cinquant’anni fa: «È impossibile modificare
profondamente la lex orandi senza modificare la lex credendi. Al Novus
Ordo Missae corrispondono un nuovo catechismo, un nuovo sacerdozio,
nuovi seminari, una Chiesa pentecostale carismatica: tutte cose
contrarie all’ortodossia e all’insegnamento perenne della Chiesa.
Questa Riforma, nata dal liberalismo e dal modernismo, è
avvelenata in ogni sua parte; deriva dall’eresia e finisce nell’eresia,
anche se non tutti i suoi atti sono formalmente eretici. È
quindi impossibile per qualsiasi cattolico coscienzioso e fedele
abbracciare questa Riforma o sottomettersi ad essa in alcun modo.
L’unico atteggiamento di fedeltà alla Chiesa e alla dottrina
cattolica, in vista della nostra salvezza, è un rifiuto
categorico di accettare questa Riforma».
In quest’ottica, in un certo senso l’unica notizia veramente “trasformativa” proveniente da Roma sarebbe la rinuncia a quella che l’arcivescovo Lefebvre chiamava la Riforma (che possiamo definire la rivoluzione del Concilio Vaticano II). Fino a quando ciò non accadrà, le notizie quotidiane potrebbero essere riassunte con la frase: “la rivoluzione continua con i suoi frutti prevedibilmente putridi”. Detto questo, c’è un altro aspetto in cui le notizie “meno trasformative” provenienti da Roma possono essere vitali: nella misura in cui permettono di vedere le vere radici e cause della crisi nella Chiesa, possono consentire ai cattolici di abbracciare il cattolicesimo tradizionale. È proprio con quest’ultimo obiettivo in mente che questa riflessione sullo stato attuale della crisi inizia con un’analisi delle idee chiave contenute in alcuni miei articoli su Leone XIV, pubblicati su The Remnant durante il suo pontificato. Dopo aver esaminato come Leone XIV ci abbia aiutato a comprendere meglio le radici e le cause della crisi, possiamo vedere come, e se, il piano di battaglia del cattolicesimo tradizionale sia cambiato. Il 29 maggio 2025, poche settimane dopo l’elezione di Leone XIV, The Remnant pubblicò un articolo basato sull’acuta osservazione di padre Joachim Heimerl, secondo cui fu Paolo VI a causare la frattura che si era fatta così evidente sotto Francesco. In quell’articolo, abbiamo osservato sia i segnali incoraggianti che quelli scoraggianti provenienti da Leone XIV: «Ora, con Leone XIV,
ci troviamo di fronte a una situazione in cui sappiamo poco su come
tenterà di affrontare la frattura descritta da padre Heimerl.
Papa Leone ha espresso sostegno al Concilio Vaticano II e al Sinodo, ma
nutre anche una grande devozione per Sant’Agostino, i cui scritti
minano tutti gli aspetti peggiori della rivoluzione del Concilio
Vaticano II. Forse esacerberà la rottura, forse coopererà
con la grazia di Dio per porre fine alla crisi ripudiando gli errori
del Concilio Vaticano II – semplicemente non lo sappiamo in questo
momento e chi insiste sul contrario si sbaglia».
Come abbiamo affermato, solo ripudiando gli errori del Concilio Vaticano II Leone potrà porre fine alla crisi. Non lo ha fatto nelle prime tre settimane del suo pontificato, e quindi la “notizia” è stata che la crisi continuava. L’articolo del 15 luglio 2025 di The Remnant sul Sinodo sulla sinodalità affermava che Leone XIV aveva l’obbligo morale di fermare il Sinodo sulla sinodalità: «Da tutto ciò
che abbiamo visto del Sinodo negli ultimi tre anni dovrebbe essere
ovvio che Leone XIV abbia l’obbligo morale di fermare il Sinodo sulla
sinodalità. Questo non significa che per lui sarebbe facile o
indolore intraprendere i passi necessari, ma ogni giorno in cui
trascura di fermare il Sinodo blasfemo si aggiunge allo scandalo in
corso. . . . Possiamo persino constatare che un prolungato silenzio da
parte di Leone XIV sui mali del processo sinodale sarebbe ancora
più scandaloso, dato che appare molto più cattolico di
Francesco. Indipendentemente dai passi positivi che potrebbe
intraprendere — come l’abrogazione di Traditionis
Custodes o la revoca di Fiducia
Supplicans — il suo pontificato sarebbe comunque un grave
scandalo se permettesse al processo sinodale di strumentalizzare le
chiese locali per servire programmi anticattolici».
Ora, a più di un anno di distanza, il Sinodo sulla sinodalità è ancora in corso ed è uno scandalo ancora più grave che Leone XIV non l’abbia fermato. Questo ci aiuta a comprendere meglio come molti cattolici si abituino sempre di più al peggioramento degli scandali man mano che la crisi continua. Più tardi, quello stesso mese, il 29 luglio 2025, l’articolo di The Remnant sulla crudele realtà della rivoluzione del Concilio Vaticano II si concludeva affermando che i primi tre mesi del pontificato di Leone XIV avevano fornito tempo più che sufficiente per denunciare i mali che affliggono la Chiesa oggi: «Leone XIV ha
ereditato questo regime vaticano che offre crudelmente pietre a chi
chiede pane e scaglia serpenti a chi chiede pesce. Non ci aspettavamo
che invertisse la rivoluzione del Concilio Vaticano II dall’oggi al
domani, ma tre mesi sono sufficienti per quanto riguarda la denuncia
delle eresie dilaganti tra i suoi vescovi e per assicurare ai cattolici
tradizionali che non saranno più perseguitati da Roma. Ogni
giorno di silenzio di Leone XIV accresce la crudeltà della
rivoluzione del Concilio Vaticano II, tanto che rischia di incorrere
nel giudizio del suo stesso messaggio dell’Angelus: “Non possiamo
pregare Dio come ‘Padre’ ed essere poi duri e insensibili verso gli
altri”. Preghiamo che dia ascolto alle sue stesse parole finché
ne ha il tempo».
Nei suoi primi mesi da Papa, Leone XIV si era dilungato a lungo su diverse questioni politiche e sociali emergenti, ben più semplici del dire se i suoi vescovi dovessero o meno promuovere pubblicamente il peccato mortale. Anche se egli avesse voluto più tempo per formulare una risposta esaustiva alla crisi, avrebbe potuto quantomeno rimproverare coloro che si opponevano apertamente agli insegnamenti inequivocabili della morale cattolica. Come abbiamo scritto in quell’articolo, il suo silenzio accresce la crudeltà della rivoluzione del Concilio Vaticano II. Con l’articolo del 25 agosto 2025 pubblicato su The Remnant, ci siamo concentrati sul contributo significativo di Leone XIV alla crisi della Chiesa, andando oltre il silenzio e l’indifferenza. L’articolo ha preso in esame queste parole tratte dal suo messaggio ai partecipanti alla settimana ecumenica di Stoccolma: «Sebbene la Chiesa
cattolica non fosse rappresentata a quel primo incontro, posso
affermare, con umiltà e gioia, che oggi siamo al vostro fianco
come discepoli di Cristo, consapevoli che ciò che ci unisce
è di gran lunga più grande di ciò che ci divide.
Dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha abbracciato con tutto
il cuore il cammino ecumenico. Infatti, Unitatis Redintegratio, il decreto
conciliare sull’ecumenismo, ci ha chiamati al dialogo in un’umile e
amorevole fraternità, fondata sul nostro comune battesimo e
sulla nostra missione condivisa nel mondo. Crediamo che l’unità
che Cristo desidera per la sua Chiesa debba essere visibile e che tale
unità cresca attraverso il dialogo teologico, la celebrazione
liturgica comune laddove possibile e la testimonianza condivisa di
fronte alla sofferenza dell’umanità».
Come si diceva nell’articolo, queste parole indicavano chiaramente che Leone XIV era intenzionato a “prolungare gli errori condannati da Pio XII, che hanno offeso Dio e portato innumerevoli cattolici a perdere la fede, per oltre sei decenni”. Egli non si limitava più a mantenere lo status quo di Francesco; stava aggravando la crisi. Il 1° settembre 2025, The Remnant ha pubblicato un articolo relativo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X e al persistente stato di necessità nella Chiesa. Tale articolo ribadiva il concetto che la crisi continuerà finché non avremo un Papa che ristabilisca veramente la vera Fede in tutta la Chiesa: «Sebbene noi e la
Fraternità Sacerdotale San Pio X preghiamo per Papa Leone XIV e
faremmo tutto il possibile per aiutarlo, lo stato di necessità
persisterà finché lui o un suo successore non
ristabiliranno veramente la Fede. Inoltre, è chiaro che il
compito più importante che la Fraternità Sacerdotale San
Pio X può svolgere per contribuire a porre fine allo stato di
necessità nella Chiesa è quello di rimanere una fedele
testimonianza della necessità di ristabilire la fede nella sua
piena integrità. Questo è anche il più grande
servizio che la Fraternità Sacerdotale San Pio X può
rendere a Leone XIV».
Leone XIV non aveva posto fine alla crisi nel settembre 2025; e non vi ha posto fine neanche ora; quindi la crisi continua e il più grande servizio che possiamo rendere a lui e alla Chiesa è rimanere fedeli alla fede cattolica nella sua forma più pura. L’articolo di The Remnant del 23 settembre 2025 riportava un’intervista in cui Leone XIV affermava quanto segue in merito alla questione se Roma dovesse consentire la Messa tridentina: «Non ho avuto la
possibilità di sedermi a parlare con un gruppo di persone che
sostengono il rito tridentino. Presto si presenterà un’occasione
del genere e sono sicuro che ci saranno altre opportunità. Ma
credo che anche questo, forse in relazione alla sinodalità, sia
un tema su cui dobbiamo sederci e discutere. È diventato un
argomento così polarizzato che spesso le persone non sono
disposte ad ascoltarsi a vicenda. Ho sentito dei vescovi parlarmi di
questo, dicendo: “Li abbiamo invitati a questo e a quello, ma non ne
vogliono nemmeno sapere”. Non vogliono nemmeno parlarne. Questo
è un problema in sé. Significa che ora siamo immersi
nell’ideologia, non più nell’esperienza della comunione
ecclesiale».
Questo era interessante perché suggeriva che Leone XIV non avesse molta familiarità con le questioni relative al cattolicesimo tradizionale, ma che fosse già prevenuto nei suoi confronti a causa delle influenze ricevute da alcuni vescovi. In un articolo dell’11 ottobre 2025, The Remnant ha preso in esame l’esortazione apostolica di Leone XIV, Dilexi Te, rivolta a tutti i cristiani sull’amore per i poveri. Quel documento era degno di nota non perché esaltasse l’eredità di Francesco (cosa che faceva), ma perché ci offriva un’ulteriore indicazione del suo pensiero sul cattolicesimo tradizionale, con una frecciata neanche troppo velata ai “difensori dell’ortodossia”: «Infine, in un
documento che inizialmente non fu ben accolto da tutti, troviamo una
riflessione che rimane attuale ancora oggi: “I difensori
dell’ortodossia sono talvolta accusati di passività, indulgenza
o colpevole complicità riguardo alle intollerabili situazioni di
ingiustizia e ai regimi politici che le prolungano. La conversione
spirituale, l’intensità dell’amore di Dio e del prossimo, lo
zelo per la giustizia e la pace, il significato evangelico dei poveri e
della povertà, sono richiesti a tutti, e in particolare ai
pastori e a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità. La
preoccupazione per la purezza della fede esige di dare una risposta di
testimonianza efficace al servizio del prossimo, in particolare dei
poveri e degli oppressi, in modo teologicamente integrale”. [citando il
paragrafo 18 dell’“Istruzione su
alcuni aspetti della ‘Teologia della Liberazione’” della Congregazione per la Dottrina della Fede
(6 agosto 1984)].
Questo è stato uno dei segnali più chiari del 2025 che il desiderio di unità di Leone XIV ha i suoi limiti. Il documento del 1984 da cui ha tratto spunto conteneva effettivamente questa critica ai cattolici ortodossi, ma il suo scopo principale era quello di criticare gli errori promossi da Francesco e Leone. Pertanto, il nostro articolo ha evidenziato l’ipocrisia presente nell’esortazione apostolica di Leone: «Leone XIV ha quindi
preso un paragrafo a caso del documento del 1984 per condannare
indirettamente i cattolici tradizionali, ignorando il paragrafo
precedente, che condanna la rivoluzione di Francesco che egli sembra
intenzionato a perpetuare».
Il fatto che Leone abbia colto l’occasione per mostrare gratuitamente il suo pregiudizio contro i cattolici tradizionali non è stato del tutto negativo, perché ha fatto chiarezza e ci ha permesso di prepararci all’ostilità a cui abbiamo assistito da allora. Saltando avanti nel tempo, l’articolo di The Remnant del 13 febbraio 2026 era scritto sotto forma di lettera a Leone XIV (che, ovviamente, non ci aspettavamo che leggesse). In esso, cercavamo di dimostrare perché sarebbe stato ipocrita da parte di Roma condannare la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Viste le crudeli punizioni inflitte da Roma alla FSSPX, ora abbiamo il verdetto sulla nostra richiesta, tratto dalla conclusione della lettera: «Ci sono molti a Roma
che vedono la Fraternità Sacerdotale San Pio X come un ostacolo
all’ecumenismo e alla sinodalità, e sicuramente ti diranno che
la cosa migliore è allontanarla. Qualunque cosa tu decida,
però, Dio proteggerà la Fraternità, proprio come
protesse Daniele nella fossa dei leoni. Ciononostante, la tua decisione
sarà di immensa importanza per la Chiesa e per il mondo. Se
allontanerai coloro che desiderano semplicemente servire fedelmente la
Chiesa secondo la propria coscienza, il mondo riconoscerà che
tutti i discorsi sull’ecumenismo, la sinodalità e la compassione
sono ipocriti e motivati da desideri empi».
Pertanto, sembra che chi ha occhi per vedere abbia ottime ragioni per concludere che “tutto il parlare di ecumenismo, sinodalità e compassione è ipocrita e motivato da desideri empi” L’articolo di The Remnant del 1° giugno 2026 si riferiva al discorso pronunciato da Leone XIV il 28 maggio 2026 ai partecipanti all’assemblea plenaria del Dicastero per l’evangelizzazione, nel quale lamentava la “crisi della fede” che ha generato l’indifferenza religiosa: «Non si può
sottovalutare il fatto che, soprattutto nei paesi occidentali, la crisi
di fede, unitamente ad altri fattori socio-culturali, abbia generato
una diffusa indifferenza religiosa. Per molti, la fede non appare
più rilevante per la propria vita».
Presupponendo che Leone sia sincero ma profondamente confuso e contagiato dagli errori del Concilio Vaticano II, sembra possibile che egli si rammarichi davvero della crisi, evidente da decenni. Ma, come concludeva il nostro articolo, l’unico modo per affrontare efficacemente questi frutti maligni è rigettare l’albero che li ha prodotti, comprese le radici: «Sembra del tutto
possibile che Leone sia sinceramente preoccupato per la crisi della
Chiesa in generale e per l’indifferentismo religioso in particolare.
Tuttavia, i rimedi a questi mali sono stati respinti da Roma sin dal
Concilio e sostituiti dal falso movimento ecumenico che invariabilmente
promuove l’indifferentismo religioso. È come se la risposta
fosse proprio davanti a lui, ma egli la ignorasse perché
contagiato dagli errori che hanno caratterizzato Roma fin dal Concilio.
Se Leone vuole veramente affrontare la crisi di fede e
l’indifferentismo che ha lamentato nel suo discorso, non ha altra
scelta che tornare a ciò che Gregorio XVI ha insegnato nella Mirari Vos. Finché lui (o un
suo successore) non lo farà, il Vaticano continuerà a
diffondere il messaggio eretico secondo cui qualsiasi insieme di
credenze cristiane – diverso dal cattolicesimo tradizionale – è
sufficiente per la salvezza. Per questo motivo, i veri amici della
Chiesa Cattolica, e persino di Leone, sono coloro che preferirebbero
morire piuttosto che abbandonare la Fede che Gregorio XVI cercò
di salvaguardare».
Queste ultime parole rimandavano ancora una volta all’idea centrale della Dichiarazione dell’Arcivescovo Lefebvre del 1974, nonché alla giustificazione per cui la Fraternità Sacerdotale San Pio X abbia intrapreso i passi necessari per garantire la prosecuzione della sua missione, affidatale da Dio, di formare sacerdoti, religiosi e fedeli che resistano all’empia rivoluzione del Concilio Vaticano II. Infine, in seguito alle punizioni inflitte da Roma alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’articolo di The Remnant del 23 luglio 2026 ha sottolineato che la resistenza cattolica tradizionale implica molto più che semplici sforzi per garantire la Messa tradizionale: «L’opposizione di Roma
all’arcivescovo Lefebvre iniziò prima del 1974, ma la famosa
Dichiarazione del 1974 fu una vera e propria dichiarazione di guerra
contro la rivoluzione del Concilio Vaticano II. Se l’arcivescovo
Lefebvre avesse voluto solo la Messa tradizionale, ci sarebbe stato
spazio per una collaborazione con gli attacchi di Roma alla Fede. Ma la
Dichiarazione del 1974 dell’arcivescovo Lefebvre chiarì che egli
desiderava qualcosa di più della sola Messa tradizionale».
Dio e la Chiesa trionfante vedono il grande danno causato ogni giorno dal protrarsi della rivoluzione del Concilio Vaticano II. Noi, la Chiesa militante, abbiamo ricevuto la grande benedizione di poter vivere in un’epoca in cui possiamo combattere in difesa del Corpo Mistico di Cristo. I nemici della Chiesa fanno di tutto per distrarci dalla vera lotta in ogni modo possibile. Ma, come abbiamo visto da Leone XIV, il vero conflitto è l’opposizione della rivoluzione del Concilio Vaticano II all’immutabile Fede Cattolica. Per questo motivo, le parole con cui l’Arcivescovo Lefebvre concluse la sua Dichiarazione del 1974 rimangono il piano di battaglia per i cattolici tradizionali, a prescindere dai frutti anticattolici che Roma ci offrirà domani: «Per questo ci
atteniamo a tutto ciò che è stato creduto e praticato
nella fede, nella morale, nella liturgia, nell’insegnamento del
catechismo, nella formazione del sacerdote e nell’istituzione della
Chiesa, dalla Chiesa di tutti i tempi; a tutte queste cose come
codificate in quei libri che videro la luce prima dell’influenza
modernista del Concilio. Questo faremo finché la vera luce della
Tradizione non dissiperà le tenebre che oscurano il cielo di
Roma Eterna. Facendo ciò, con la grazia di Dio e l’aiuto della
Beata Vergine Maria, e di San Giuseppe e di San Pio X, siamo certi di
rimanere fedeli alla Chiesa Cattolica Romana e a tutti i successori di
Pietro, e di essere i fideles
dispensatores mysteriorum Domini Nostri Jesu Christi in Spiritu Sancto.
Amen».
Madonna Mediatrice di tutte le grazie, prega per noi! |