I progressisti hanno già perso. E lo sanno.



di El Wanderer




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La ritirata di Napoleone da Mosca

(dipinto del XIX secolo di Adolph Northen)
 

Uno degli eventi storici più significativi del secolo scorso è stata la caduta del comunismo. Nel 1991, l’Unione Sovietica cessò di esistere.
Tuttavia, l’ideologia che sosteneva il comunismo sovietico era già crollata con Breznev negli anni '70 e aveva consolidato tale crollo con Andropov a partire dal 1982.
A quel punto, nessuno credeva più nel paradiso sovietico, nemmeno gli apparatchik. Ciononostante, l’apparato continuò a funzionare fino al 1991, gestito da un comitato di figure anziane che resistevano all’inevitabilità della realtà.
Ci fu un intervallo di vent’anni tra la morte della legittimità e la morte della macchina.
Questa è una regolarità storica: i sistemi sopravvivono per 15-20 anni oltre la loro legittimità. Avanzano come la luce di una stella morta.

La stessa cosa sta accadendo con il progressismo all’interno della Chiesa e, oserei dire, anche in Occidente. È stato un esperimento durato meno dell’URSS, ma è già morto, e ora stiamo attraversando un periodo simile a quello di Breznev, in attesa che le geronti neomodernisti generati dal peggio dello spirito conciliare passino a miglior vita.
I boomers entro non molto tempo moriranno, e la luce di quella stella morta, che è il Concilio Vaticano II, cesserà di brillare; si spegnerà e scomparirà dall’orizzonte della Chiesa.
Lascerà dietro di sé dei residui, naturalmente, che sarà difficile sradicare, ma inevitabilmente svaniranno.

Ciò che dico non è una profezia, «Non sono profeta né figlio di profeta» (Amos 7, 14); sono semplicemente un osservatore della realtà. E i segni della caduta del regime mi sembrano chiari.
Ne indicherò due che sono facilmente percepibili.

Il primo: il sacerdozio. La Chiesa cattolica non può prescindere dai sacerdoti; se essi si estinguono o si trasformano definitivamente in altra cosa, anche la Chiesa cattolica cesserà di esistere. E questo e il grande pericolo a cui ci hanno condotto e continuano a condurci molti vescovi, con la formazione che attuano nei loro miseri seminarii.
La soluzione a questa tragedia non sta nella erezione di una struttura parallela; la soluzione sta nell’avere speranza e pazienza, due virtù fondamentali in tempo di crisi.
I seminarii si svuotano e i sacerdoti languono in case di riposo, perché loro stessi, frutti del regime, si sono rifiutati di fare i sacerdoti. E con questo intendo dire che si sono rifiutati di adempiere ai loro munera; sono rifiutati di santificare, di insegnare e di governare, che hanno voluto diventare animatori di comunità e agenti di cambiamento sociale, incoraggiati dalle più alte cariche della gerarchia. Hanno disprezzato l’amministrazione dei sacramenti e l’hanno trasformata in uno spettacolo volgare e di cattivo gusto.
Hanno smesso di insegnare la dottrina cattolica per insegnare sociologia e si sono dedicati alla sinodalità dialogante.
Si sono rifiutati di essere ciò che erano. E stanno morendo perché la natura è implacabile, e con loro sta morendo la loro categoria.

Quale giovane normale, con i neuroni e gli ormoni rettamente allineati, vorrebbe rinunciare alla propria vita e ai piaceri che offre il mondo per diventare un patetico pagliaccio come i sacerdoti boomers che vediamo ogni giorno rendersi ridicoli sui social media? 
I loro giorni sono contati; il futuro è dei sacerdoti nati nel nuovo millennio che hanno una visione diversa e che a poco a poco, per una questione di sopravvivenza istituzionale, cambieranno la situazione.
Lo ha detto pochi giorni fa l’arcivescovo Cordileone: «I giovani amano la tradizione, ed è un movimento inarrestabile».
Quest’anno, in tutta la Germania sono stati ordinati 26 sacerdoti. E anche quest’anno la Fraternità Sacerdotale San Pietro ha ordinato lo stesso numero di sacerdoti; e ce ne sono molti di più se contiamo anche gli altri Istituti tradizionali. E ancora molti di più se includiamo quelli che possiamo definire «classici».
Proprio per questo motivo, i “rigurgiti” del cardinale Arthur Roche della settimana scorsa non sono altro che un canto del cigno.
Come ha scritto il giornalista Damian Thompson: «Non voglio essere scortese, ma è un vecchio rospo velenoso, amareggiato perché la sua influenza è già in declino da prima della morte di Francesco».

La realtà è più che eloquente, e loro lo sanno, ma come Breznev e Andropov continueranno a prolungare il regime finché la morte non li raggiungerà.

Diciamo che i sistemi sopravvivono tra 15 e 20 anni oltre la loro legittimità. E qui vedo un altro segno: i boomers mitrati sanno che stanno perdendo rapidamente la loro legittimità. Ed è per questo che fanno quel che fanno, almeno in Argentina.
Solo pochi giorni fa commentavamo che i vescovi erano preoccupati, e che il motivo della loro preoccupazione era la realtà che a poco a poco sta prendendo forma sotto i loro occhi.
Il fatto che l’arcivescovo di Buenos Aires abbia incaricato il suo vicariato per l’istruzione ad avviare una indagine per identificare il sacerdote che ha celebrato una Messa in latino in uno dei collegi religiosi della città, è un segno chiarissimo di disperazione; una tipica misura del regime sovietico che stava iniziando a vedere la propria narrativa sgretolarsi e ordinò l’arresto e la persecuzione di Aleksandr Solzhenitsyn, Andrej Sinjavskij e dei musicisti Mstislav Rostropovich e Galina Višnevskij per il solo motivo di aver dato rifugio a Solzhenitsyn (le suore che permisero la Messa saranno punite dal vescovo García Cuerva con la stessa severità del sacerdote che l’ha celebrata).

Il regime aveva perso la sua coesione interna; la narrativa era crollata, la struttura si stava sgretolando.
Pertanto, l’unico mezzo a loro disposizione per mantenersi era la forza dei decreti e delle persecuzioni. Questo è lo stesso che i vescovi fanno con i sacerdoti e i gruppi di fedeli che resistono alla loro narrativa modernista: li perseguitano con decreti ed esilii.
Un sistema che si sente legittimo non ha bisogno di emanare decreti contro i sacerdoti per aver celebrato la Messa in latino o contro i laici per aver scritto su un blog. Questi non sono segni di potere. Questi sono i riflessi di un corpo che sa di aver perso la propria legittimità e di essere vicino alla morte.
Come possiamo comprendere che il Presidente della Conferenza Episcopale Argentina, un leader sinodale tra i leader sinodali, abbia disabilitato i commenti sul suo account X; o che il portavoce di quell’organizzazione cancelli ogni commento negativo dal suo account Instagram?
Semplicemente perché sono paralizzati dal terrore che i fedeli si rendano conto, prima o poi, che, come il re nella fiaba di Andersen, sono nudi.

È questione di pazienza: ci vorrà tempo, ma la natura è implacabile.
Di certo non assisterò alla caduta del regime progressista; dovrò accontentarmi di aver combattuto contro di esso per tutta la vita, se Dio mi concederà la grazia di farlo, ma le generazioni dei bambini di oggi la vedranno.

Fino a poco tempo fa, avevo una visione più apocalittica, comprensibile sia per la mia età sia per gli autori che mi hanno influenzato, tutti testimoni dell’ultima caduta dell’Occidente. Oggi non sono più così sicuro che non siamo sull’orlo di un rinascimento. E non guardo avanti, come farebbe un profeta che non sono, ma indietro.

Quando, dopo il trionfo della Croce nei primi secoli, quel mondo svanì sotto le invasioni barbariche e la nascente Europa fu ridotta in rovina, due eventi inaspettati cambiarono tutto: dall’“estremo Occidente” – come lo chiamava Toynbee – la piccola e dimenticata isola d’Irlanda inviò missionari in tutto il continente che riaccesero le braci del Cristianesimo, la peregrinatio pro Christo; e, poco dopo, Carlo Magno riuscì a unificare politicamente e amministrativamente il caos lasciato dagli invasori.

Quando il letargico e sensuale cattolicesimo del XVI secolo fu dilaniato dal protestantesimo, emerse il Concilio di Trento che – con le sue luci e le sue ombre, come ogni cosa umana – diede nuova vita alla Chiesa.

E dopo le devastazioni della Rivoluzione francese, e una volta che le sue idee si erano diffuse in tutta Europa sotto Napoleone, sorse un inatteso zelo missionario, con la fioritura di un gran numero di Istituti religiosi che rivitalizzarono ciò che i rivoluzionari credevano morto.

Perché pensare che il nostro caso sarà diverso?
    


 




agosto 2026
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