Un sacerdote di Marabá,

in una lettera aperta spiega le persecuzioni subite



di Yago Portella




Pubblicato su sito brasiliano Centro Dom Bosco





Don Antônio de Pádua Sousa,

 

Don Antônio de Pádua Sousa, un sacerdote della diocesi di Marabá (Stato di Parà, in Brasile) ha pubblicato una lettera aperta in cui riafferma la sua fedeltà alla Santa Chiesa Cattolica e al Romano Pontefice, dopo essere stato dichiarato scismatico da Mons. Vital Corbellini il 17 luglio 2026.
Il caso segue lo stesso schema di quello di Don Françoá Costa, anch’esso riportato dal Centro Dom Bosco.
In una dichiarazione, Mons. Vital ha affermato che Don Antônio ha commesso il crimine di scisma dichiarando pubblicamente la sua adesione alla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Nella sua lettera – che riportiamo integralmente qui sotto – il sacerdote, che ha compiuto 20 anni di ministero questo mercoledì (22), ha dichiarato di essere certo che le sanzioni a lui inflitte siano nulle e prive di effetto, perché “descrivono l’ingiustizia di perseguitare chi custodisce la Fede”.
Per lui, ciò è stato possibile a causa dell’ascesa al potere, fin dai tempi di Giovanni XXIII, dei nemici interni della Chiesa – nemici di cui parlava già San Pio X all’inizio del XX secolo.


Crisi nella Chiesa

Il sacerdote ha anche affermato che nella Chiesa è in corso una diffusa crisi di fede, innescata dal Concilio Vaticano II e dal periodo post-conciliare, che egli accusa di aver cambiato la fede cattolica.
Alla luce di ciò, egli si interroga:

Chi sono io per correggere un Papa? Nessuno. L’unico che può correggere un Papa è un altro Papa. Noi adesso abbiamo i Papi precedenti che insegnavano una cosa e celebravano la Messa come sempre;  mentre i Papi di ora ne insegnano un’altra: hanno cambiato tutto.
O i Papi da San Pietro al 1960 hanno torto, o hanno torto i Papi di oggi, perché gli insegnamenti non coincidono.

Purtroppo, ho sofferto dal giorno in cui l’ho scoperto.

In un altro punto della lettera, il sacerdote ha precisato ai fedeli di non credere ciecamente in lui. Li ha esortati invece a studiare la storia recente della Chiesa e a leggere tra gli altri i documenti papali scritti negli ultimi 200 anni, come Mirari Vos, il Sillabo, Immortale Dei, Pascendi Dominici Gregis, il Giuramento Antimodernista, Quas Primas, Mortalium Animos e Humani Generis, affinché potessero testimoniare personalmente quanto da lui sostenuto.


Ecco la lettera completa.

Lettera aperta ai fedeli cattolici – 20 anni di sacerdozio – “So in chi ho creduto” – 22 luglio 2026 – di Don Antônio de Padua

“So in chi ho creduto e sono persuaso che Egli è potente da custodire il mio deposito fino a quel giorno” (II Timoteo 1, 12).


A tutti coloro che, negli ultimi giorni, hanno espresso giudizi affrettati, dato credito a informazioni incomplete o contribuito alla mia pubblica esposizione, desidero rivolgere parole di serenità. Non nutro rancore. Prego per tutti.
Tuttavia, la mia coscienza davanti a Dio mi impone di rimanere fedele a quella che riconosco come l’immutabile Tradizione della Chiesa Cattolica, ricevuta dagli Apostoli, preservata dai Santi e trasmessa attraverso i secoli.
La fedeltà alla Fede e la fedeltà alla Chiesa non possono essere separate. Rimanere saldi nella dottrina cattolica di tutti i tempi non significa abbandonare la Chiesa; al contrario, significa rimanere uniti a ciò che Essa ha sempre insegnato.
Perciò, a coloro che desiderano la verità, ribadisco ancora una volta: sono cattolico, rimango cattolico e per grazia morirò cattolico. Lungi da me commettere un solo peccato che mi costi l’anima. E nessun vescovo o sacerdote può separare Dio dalla mia anima.

La mia anima è il dono più grande che ho ricevuto da Dio e, per salvarla, non cesserò mai di essere cattolico né sarò fuori dalla Chiesa. Al contrario: sono cattolico e soffro per la fede cattolica.
La stragrande maggioranza dei cattolici non ha mai sentito parlare della crisi nella Chiesa, che è una crisi di fede. L’obbedienza è nella fede, così come l’unità è nella fede cattolica, fuori dalla quale, affermo con i Papi, non c’è salvezza (Extra Ecclesiam nulla salus).
Come potrei dunque essere fuori dalla Chiesa?

Sappiamo dell’infiltrazione nella Chiesa!
San Pio X già denunciò, nell’enciclica Pascendi Dominici Gregis, che i nemici della Chiesa erano al suo interno; e, dal pontificato di Giovanni XXIII, essi hanno occupato posizioni di rilievo e ora governano molti ambiti di potere e decisionali.
Perciò, sono certo – una certezza che viene dalla fede e che condivido con migliaia di cattolici che si sono già risvegliati – che queste sanzioni sono nulle, invalide e prive di validità per diritto proprio e per la natura stessa della Chiesa, che esiste per salvare le anime e non per condannarle all’inferno.
Queste pene, infatti, riflettono l’ingiustizia di perseguitare coloro che sostengono la Fede, la Tradizione, la Messa Tradizionale e il Depositum Fidei.
In altre parole: la fede non cambia perché cambia il mondo.

Ribadisco, e lo dirò fino alla morte: non sono uno scismatico, un sedevacantista, né un modernista. Sono cattolico, amo il Papa, prego per il Papa e mi sottometto al suo primato petrino. Sono forse così in errore i sacerdoti formati nella santità, nel tomismo, nella disciplina più rigorosa, nell’ascetismo, nella contrizione per i propri peccati, nel digiuno e nella penitenza – che hanno le ginocchia callose e una rettitudine morale che non ho mai visto in un sacerdote della nuova Messa?

Abbiamo un precedente: san Paolo si oppose a san Pietro faccia a faccia (Galati 2, 11), rimproverandolo pubblicamente perché la sua condotta non era conforme alla verità del Vangelo (Galati 2, 14).
Da questo passo, san Tommaso d’Aquino trae il principio che, quando la fede è in pericolo, è lecito per i sudditi – e talvolta un dovere – correggere pubblicamente i prelati (Summa Theologica, II-II, q. 33, a. 4).

Chi sono io per correggere un papa? Nessuno. È un Papa che corregge un altro Papa. Ora, abbiamo Papi precedenti che insegnavano una cosa e celebravano la Messa come sempre; ora ne insegnano un’altra: hanno cambiato tutto. O i Papi da San Pietro al 1960 hanno torto, oppure hanno torto questi di oggi, perché gli insegnamenti non coincidono. Purtroppo, ho sofferto dal giorno in cui l’ho scoperto. Hanno cambiato la fede cattolica!
Il Concilio Vaticano II e il periodo post-conciliare sono responsabili di tale cambiamento e confusione. Un Concilio si tiene per chiarire, non per confondere. Il problema è che nessuno vede l’elefante nella stanza perché ci tengono la faccia dentro. Perciò, molti dicono che non c’è crisi, come un pesce nell’acqua che non percepisce l’acqua.
La bussola è sempre la Tradizione della Chiesa. È la stella che guida la Chiesa nella storia, quella che, secondo le parole di San Vincenzo di Lérino, è stata creduta “ovunque, sempre e da tutti” (quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est ) - Commonitorium, 2).

La verità prevarrà a costo della sofferenza di molti.

Così, chiunque sostiene la fede, la preghiera, la disciplina, i sacramenti, la Messa e la dottrina senza deviazioni dottrinali—come l’ecumenismo (Unitatis Redintegratio), la sinodalità, la libertà religiosa (Dignitatis Humanae), la modifica dei fini del matrimonio (Gaudium et Spes, 47, 52), l’idea di salvezza al di fuori della Chiesa (Lumen Gentium, 8 e 16), l’affermazione che i musulmani condividono lo stesso cielo (Lumen Gentium, 16; Nostra Aetate, 3), che gli Ebrei sono i nostri “fratelli maggiori” (Sinagoga di Roma, 1986), che con i luterani siamo già all’interno dello stesso Corpo Mistico (Lumen Gentium, 15)—o anche vedere un vescovo anglicano accolto con tappeto rosso e amministrare benedizioni davanti alla tomba di San Pietro...

Com'è che questa non è una crisi generalizzata di fede e dottrina, il cui fulcro centrale risiede nelle autorità stesse, che non insegnano, perché non insegnano Vecchia dottrina semplicemente perché non la vogliono, ma insegnano invece nuove idee del Concilio che sono già state condannate dall’autentico e costante Magistero della Chiesa?
Com’è possibile che ci sia tanta malvagità e cecità che impedisce al cattolico medio di vedere la verità con i propri occhi?

E adesso è necessario distinguere con precisione cosa si sta volutamente confondendo.
Conferire la consacrazione episcopale senza mandato papale è punito da un canone specifico e circoscritto – il canone 1387 del Codice del 1983 (già canone 1382, conservato dalla riforma del Libro VI del 2021) – che riguarda solo due categorie di persone: il vescovo che consacra e colui che viene consacrato, e nessun altro.
Si tratta di un reato qualificato: non riguarda, perché non può riguardare, i sacerdoti che assistono, i fedeli che pregano, i seminaristi che servono all’altare, né le centinaia di migliaia di cattolici che frequentano le cappelle della Tradizione.
Lo scisma è qualcosa di completamente diverso, che il canone 751 definisce come il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti.
Ora, io non rifiuto la sottomissione al Papa né nego il suo primato, al contrario lo professo, lo amo e prego per lui nella liturgia della Messa.
Confondere il canone della consacrazione con il canone dello scisma, estendere a una moltitudine di fedeli un’etichetta vile che il codice penale stesso non menziona né tipifica, è un artificio ideologico e non una legge, né tantomeno giustizia.
Usano la paura e il terrore perché sanno che, nel sereno dibattito dottrinale, perderebbero – poiché sono stati loro ad abbandonare la fede di tutti i tempi per invenzioni moderne che non funzionano. Ecco perché attaccano la Tradizione, diffondendo terrore e paura tra i più piccoli. Un giorno pagheranno!
Chi invece ha l’anima pura cerca la verità e non si lascia sopraffare dalla paura, «perché l’amore perfetto scaccia la paura» (1 Giovanni 4, 18).
Il vero scisma, quello, viene perpetrato quotidianamente da coloro che negano la dottrina, la liturgia e la fede di tutti i tempi, sostituendole con un simulacro di fede e verità.

Questo è un tempo di confusione, di una confusione dottrinale senza precedenti; e il problema è che coloro che vi nascono si abituano facilmente ad essa e si lasciano trasportare nella loro vita religiosa, senza preoccuparsi delle conseguenze delle proprie azioni.

La storia testimonia che, al tempo di Nerone, la persecuzione proveniva dall’esterno della Chiesa; in questi ultimi tempi, proviene dall'interno – e sembra peggiore.
L’autorità che dovrebbe provvedere al pane, come un padre, mette lo scorpione in mano al figlio (cfr. Luca 11,11-13). Ora, quando il padre comanda al figlio di fare ciò che non si può comandare – di commettere un errore o qualcosa di contrario alla fede – tale ordine non deve essere obbedito, perché è più importante obbedire al Signore che ai desideri umani.
Non si obbedisce a ciò che non dà gloria a Dio e non salva le anime!

Il Signore disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana!... perché tu non pensi alle cose di Dio, ma a quelle degli uomini» (cfr. Matteo 16,23).

Questo è il punto cruciale della storia moderna: obbedire a un’autorità quando chiede di agire contro la fede o di credere in novità contrarie alla dottrina?
Ora, disobbedire in questo caso è un dovere, mentre obbedire significa essere complici! “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti 5,29).
E San Paolo aggiunge: “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciassimo un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema!” (Galati 1,8).


«I giorni sono malvagi», esorta l’Apostolo ai Gentili (cfr. Efesini 5,16).

D’altra parte, mi rammarico profondamente che la mia decisione sia stata presentata in modo da favorire fraintendimenti, giudizi e persino diffamazioni. Sappiamo chi c’è dietro!
O si riconosce la crisi che imperversa nel tempio di Dio da 60 anni, oppure si fa finta di niente, permettendo a modernisti, liberali, massoni e a tutte le reti di corruzione di continuare l’autodistruzione della Chiesa – un'espressione usata dallo stesso Paolo VI (Discorso al Seminario Lombardo, 7 dicembre 1968).

La Chiesa è la stessa, ma è sfigurata. Non mi interessa il mio onore: è Dio che mi giustifica. E la fede immutabile che ha prevalso nel mondo cattolico fino al 1965 e che era rimasta nascosta, io, per grazia immeritata, l’ho ritrovata.
Mi interessa la salvezza delle anime: questo è ciò che conta! Il resto è paglia destinata alla Geenna (cfr. Matteo 3,12).

Per questo soffro: non per aver perso il prestigio umano, ma perché amo profondamente la Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo.
E sono accusato proprio di ciò per cui ho lottato di più durante i miei vent’anni di sacerdozio, che celebro oggi, giorno di Santa Maria Maddalena, mia Patrona.

Vent’anni fa, l’olio sacerdotale – per mezzo di Dom José, un vero pastore, non solo a parole – ha unto le mie mani e, con l’imposizione delle sue sante mani e la preghiera di consacrazione, mi ha reso sacerdote dell’Altissimo.

Sono sacerdote per offrire il Sacrificio della Messa, come insegnato dalla Sessione XXII del Concilio Dogmatico Ecumenico di Trento, e non semplicemente per essere un cooperatore dell’ordine episcopale o un presbitero che presiede la comunità (cfr. Lumen Gentium, 28) – una deviazione pubblica e notoria dalla natura e dalla funzione del sacerdozio cattolico, attuata dal Concilio Vaticano II.

Amo il mio sacerdozio, la Messa tradizionale, Nostro Signore Gesù Cristo e la Sua Chiesa Apostolica Cattolica Romana. Se questo amore mi porta ad essere frainteso, accetto volentieri questa sofferenza: la offro sul Calvario, nella Messa tradizionale, e mi affido alle mani di Dio.
Essere sacerdote significa offrire il sacrificio, unirsi a Cristo sul Calvario; questo è ciò che ho imparato dalla Tradizione che la Fraternità Sacerdotale San Pio X custodisce.

Inoltre, il tempo passa, le passioni umane si placano, ma la verità rimane. Stat Crux dum volvitur orbis — “La croce resta salda mentre il mondo gira” (motto dei Certosini).
Che il mondo giri pure, la Tradizione della Chiesa, come una roccia salda, resterà salda.

Non chiedo a nessuno di essere d’accordo con me senza prima studiare e verificare i fatti. Chiedo solo di fare questo esercizio mentale: com’era la Chiesa prima del Concilio Vaticano II? Com’erano il sacerdozio, la Messa, le famiglie, la fede? Com’era la fede dei nostri nonni?
E ora, tutto è cambiato, alterato in nome di una unione con protestanti, massoni, ebrei, musulmani e l’uomo moderno.

Mi rivolgo ai fedeli dall’animo semplice, a coloro che ancora conservano la pura intenzione di amare Dio, e chiedo: cercate di conoscere, con onestà e umiltà, la storia recente della Chiesa, dagli ultimi cento anni in poi.
Leggete le encicliche e gli altri documenti dei Romani Pontefici che condannarono il liberalismo e il modernismo: Mirari Vos, di Gregorio XVI (1832); Quanta Cura e il Sillabo, di Pio IX (1864), in difesa dei diritti di Dio e della sua Chiesa sull’ordine sociale, contro il liberalismo; Immortale Dei (1885), sulla costituzione cristiana degli Stati; Libertas (1888), sulla libertà umana e la condanna delle libertà moderne; Humanum Genus (1884), contro la Massoneria; e Testem Benevolentiae (1899), contro ‘'americanismo, di Leone XIII; Pascendi Dominici Gregis e Lamentabili, di San Pio X (1907), con il Giuramento antimodernista (1910); Quas Primas, di Pio XI (1925), che proclamava solennemente il Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo Re, e Mortalium Animos (1928), dello stesso Pontefice, contro il falso ecumenismo; e Humani Generis, di Pio XII (1950), che condannava gli errori della “nuova teologia” (nouvelle théologie), denunciata da Padre Réginald Garrigou-Lagrange, O.P., che consideriamo il più grande teologo del XX secolo.

Tutti loro ci hanno chiaramente avvertito di ciò che sarebbe accaduto, e ciò ha portato a ciò che abbiamo oggi.
Perciò dico: conoscete la liturgia tradizionale, la Messa di tutti i tempi, il Calvario in terra, nella verità; e consideriamo le ragioni che hanno spinto tanti sacerdoti e fedeli, nel corso degli ultimi decenni, a rimanere fedeli alla Tradizione cattolica, o a ritornarvi con tutto il cuore.
Molti hanno sofferto tanto per questo, perdendo tutto e tutti, persino la buona reputazione; ma oggi sono felici, perché hanno trovato la vera fede. Hanno trovato, in verità, il Tesoro Nascosto (cfr. Matteo 13,44).

Ripeto: la mia decisione non è scaturita da ribellione, orgoglio o disobbedienza. È nata da un lungo cammino di preghiera, studio, sofferenza, notti buie e discernimento davanti a Dio e alla mia coscienza.
È stata la verità che ho scoperto a liberare la mia coscienza e a donarmi la pace che cercavo da tempo. La luce di Dio ha brillato sulle tenebre del modernismo, perché è Lui che apre i cuori ad accogliere la verità, come aprì il cuore di Lidia ad ascoltare la predicazione di Paolo (cfr. Atti 16, 14).

Infine, continuerò a pregare per coloro che oggi mi giudicano. Chiedo anche le vostre preghiere per me.
Alla fine, non saremo giudicati dai tribunali dell’opinione pubblica, ma dal giusto giudizio di Nostro Signore Gesù Cristo, davanti al quale compariremo tutti in punto di morte.

Pertanto, seguendo l’esempio del re Davide – che, dopo il peccato del censimento del popolo, fu interrogato dal profeta Gad e gli furono presentate tre punizioni tra cui scegliere: sette anni di carestia sul paese, tre mesi di fuga dai nemici o tre giorni di peste (cfr. II Samuele 24, 12-13), e rispose: «Preferisco cadere nelle mani del Signore, perché grande è la sua misericordia, piuttosto che nelle mani degli uomini» (II Samuele 24, 14) – anch’io preferisco abbandonarmi al giudizio di Dio. E sono certo che Egli avrà misericordia di me, per intercessione di Sua Madre, la Beata Vergine Maria.

I Sacri Cuori di Gesù e di Maria ci guidino alla pienezza della verità e della carità.

Don Antonio de Pádua Sousa



agosto 2026
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