Chiesa in uscita (di testa):

Tre vescovi e una Rete (arcobaleno)




di Aldo Maria Valli






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Dal 30 luglio al 2 agosto si è tenuto a Torreón, in Messico, il quarto incontro nazionale della Rete Cattolica Arcobaleno: un centinaio i partecipanti, appartenenti a diversi gruppi cattolici (?)  LGBTQ e riuniti sul tema “Fratellanza e servizio”.

Ben tre i vescovi che hanno assicurato il loro sostegno pubblico: Luis Martín Barraza Beltrán, l’emerito Raúl Vera López di Saltillo e Jorge Estrada.

Tralasciando il fatto che i partecipanti (vedi foto) sfoggiavano magliette raffiguranti in modo blasfemo un agnello arcobaleno che regge la bandiera dell’orgoglio omosessuale, segnaliamo che il vescovo (?) Vera ha sostenuto che “l’omosessualità non è un peccato”, ben guardandosi dal ricordare che la Chiesa chiede ai suoi figli omosessuali la castità.

Vera, stando alle cronache, ha dichiarato: “Senza di voi la Chiesa non è completa. Voi siete la nostra famiglia; non lasciateci soli in questo cammino con il Signore Gesù”.

La nostra famiglia? Non lasciateci soli?

Immancabile la partecipazione, via Zoom, del padre (?) gesuita James Martin.

Da qualche parte sta scritto: “Guai a voi che chiamate il male bene e il bene male, che scambiate le tenebre per luce e la luce per tenebre, che scambiate l’amaro per dolce e il dolce per amaro” (Isaia 5:20) e ci sembra che il Catechismo ricordi che le persone omosessuali “sono chiamate alla castità” (n. 2359) e gli atti omosessuali “sono intrinsecamente disordinati” e “non possono essere approvati in nessuna circostanza” (n. 2357).

Ma evidentemente i tre vescovi in questione si abbeverano ad altre fonti.
Nel silenzio di Roma.





agosto 2026
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