Mons. Schneider:


«La liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne»



di Infovaticana




Pubblicato il 4 agosto 2026 su Infovaticana

Ripreso e tradotto il 5 agosto 2026 sul sito di Sabino Paciolla

 

 

Il vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), Athanasius Schneider, ha difeso la liturgia tradizionale come espressione privilegiata della trasmissione della fede durante un’omelia pronunciata il 2 agosto nella chiesa del Sacro Cuore di Limerick (Irlanda), in occasione della sua visita all’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote.

Nel corso della sua omelia, il prelato ha affermato che sin dalle sue origini la Chiesa è rimasta «fermamente impegnata» nella fedeltà alla Sacra Tradizione, sia in ambito dottrinale che liturgico. In tale contesto ha ricordato la nota espressione attribuita a Papa Santo Stefano I:

«Non si innovi nulla che non sia stato tramandato».



La liturgia, espressione della Tradizione della Chiesa

Schneider ha affermato che il culto pubblico della Chiesa possiede un carattere essenzialmente tradizionale, poiché deve essere celebrato «secondo le norme stabilite dall’autorità divina e trasmesse dagli antenati».

Basandosi su San Vincenzo di Lerino, ha ricordato che «la vera pietà non ammette altra regola se non quella di trasmettere fedelmente ai nostri figli ciò che abbiamo ricevuto fedelmente dai nostri padri» e ha aggiunto che spetta ai cristiani «preservare e conservare ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».

Il vescovo ha insistito sul fatto che tale principio ha guidato la vita della Chiesa nel corso dei secoli. «L’antichità veniva conservata; la novità veniva respinta. Questa è la regola apostolica», ha affermato.

Citando il benedettino Dom Prosper Guéranger, Schneider ha sottolineato che «la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne», un’idea che ha messo in relazione con la missione della Chiesa di custodire e trasmettere integralmente il deposito della fede.



«Preservare la liturgia tradizionale significa preservare il deposito della fede»


Durante la sua omelia, il vescovo ha ricordato anche un insegnamento di Pio XI, il quale affermava che i fedeli ricevono la dottrina della Chiesa con maggiore efficacia attraverso la celebrazione dei misteri liturgici piuttosto che solo attraverso i documenti del Magistero, poiché la liturgia parla non solo all’intelletto, ma anche al cuore.

In questa ottica, ha sostenuto che la bellezza della liturgia fa parte della trasmissione della fede e ha respinto l’idea che essa costituisca un elemento secondario o meramente estetico.

Ed ha affermato:

«Coloro che sostengono che la Chiesa non sia un museo e che l’uomo veramente pio debba essere indifferente a questi aspetti mostrano solo la loro cecità di fronte all’importante ruolo che svolge un’espressione adeguata e bella».

Schneider ha aggiunto che «la storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla di più capace di provocare malcontento, incertezza, divisione e apostasia che interferire con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa».

Per questo motivo, ha sostenuto che «preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale fa parte della salvaguardia del depositum fidei», richiamando l’esortazione di San Paolo a Timoteo a custodire fedelmente il deposito della fede.


Nel pieno del dibattito sulla Messa tradizionale

Negli ultimi mesi, Schneider ha difeso pubblicamente l’opportunità di trovare una soluzione stabile per i fedeli legati alla Messa tradizionale. Dopo la sua udienza privata con Leone XIV lo scorso dicembre, ha spiegato di aver proposto al Pontefice la pubblicazione di un documento che regolarizzasse la situazione della liturgia precedente alla riforma postconciliare, con l’obiettivo di favorire «la giustizia e la pace nella Chiesa».

Recentemente è stato il prefetto del Dicastero per il Culto Divino, il cardinale Arthur Roche, ad assicurare che Leone XIV non avrebbe abrogato né modificato Traditionis Custodes; tuttavia, la Santa Sede non ha annunciato modifiche — tramite un comunicato ufficiale — al motu proprio promulgato da Francesco nel 2021.


Di seguito riportiamo l’omelia pronunciata da monsignor Athanasius Schneider nella chiesa del Sacro Cuore di Limerick.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Cari fratelli e sorelle:

Fin dai suoi inizi, la Chiesa cattolica è rimasta fermamente impegnata a conservare e trasmettere, in ogni aspetto della sua vita, sia dottrinale che liturgico, la propria fedeltà alla Sacra Tradizione. È diventata famosa la frase di Papa Santo Stefano I, che governò la Chiesa tra il 254 e il 257: «Non si innovi nulla che non sia stato tramandato».

Il culto pubblico è, per sua stessa natura, tradizionale. Vale a dire, deve essere celebrato secondo le norme stabilite dall’autorità divina e tramandate dai nostri antenati. La Chiesa dei primi secoli considerava la propria liturgia come una continuazione della liturgia divinamente ordinata dell’Antico Testamento. Ne condivideva i tratti essenziali: il profondo senso di riverenza, il silenzio, il velo che custodisce il mistero della realtà divina, la separazione del santuario e del Santo dei Santi dal popolo, una liturgia ordinata gerarchicamente e la valorizzazione del significato simbolico dei gesti e degli oggetti sacri.

San Vincenzo di Lerino, Padre della Chiesa del V secolo, formulò un principio che applicò a una controversia relativa al ribattezzamento e che riguarda anche le leggi del culto divino. Egli diceva:

«La vera pietà non ammette altra regola se non quella di trasmettere fedelmente ai nostri figli ciò che abbiamo ricevuto fedelmente dai nostri padri. Il nostro dovere non è quello di portare la religione dove vogliamo noi, ma di seguirla là dove essa ci conduce. La modestia cristiana consiste non nel trasmettere le nostre opinioni o pratiche a coloro che verranno dopo di noi, ma nel conservare e custodire ciò che abbiamo ricevuto da coloro che ci hanno preceduto».

L’antichità veniva conservata; la novità veniva respinta. Questa è stata la regola di tutti i secoli. L’antichità veniva conservata; la novità veniva respinta. Questa è la regola apostolica.

Don Prosper Guéranger affermò: «La liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne».

Papa Pio XI lasciò questo memorabile insegnamento:

«I fedeli vengono istruiti nelle verità della fede e giungono ad apprezzare le gioie interiori della religione in modo molto più efficace attraverso la celebrazione annuale dei sacri misteri che attraverso le sole dichiarazioni ufficiali del Magistero. Queste ultime raggiungono solitamente pochi e i più istruiti; le feste raggiungono tutti. Le prime parlano una volta sola; le seconde parlano ogni anno, di fatto, per sempre. L’insegnamento della Chiesa riguarda principalmente l’intelletto; le feste riguardano l’intelletto e il cuore ed esercitano un’influenza salutare su tutta la persona. L’uomo è composto di corpo e anima, e ha bisogno di queste celebrazioni esterne affinché i riti sacri, con tutta la loro bellezza e varietà, lo spingano ad attingere più profondamente alla fonte della dottrina di Dio e a incorporarla nella propria vita spirituale».

Anche dom Prosper Guéranger diceva:

«Ogni eretico o settario che desideri introdurre una nuova dottrina si trova inevitabilmente di fronte alla liturgia tradizionale, perché la liturgia è tradizione, e la tradizione più forte e migliore».

Quanto si sbaglia chi considera la bellezza della Chiesa e della liturgia come qualcosa che potrebbe distrarci dal vero contenuto dei misteri liturgici per condurci verso qualcosa di superficiale. Coloro che proclamano che la Chiesa non è un museo e che l’uomo veramente pio è indifferente a questi aspetti accidentali non fanno che mostrare la loro cecità di fronte al grande ruolo che svolge un’espressione bella e adeguata.
Dimenticano che l’autentica bellezza contiene un messaggio specifico di Dio che eleva le nostre anime. Come diceva Platone: «Di fronte alla bellezza, alle nostre anime spuntano le ali».

La storia ha dimostrato mille volte che non c’è nulla di più pericoloso per una religione, nulla di più capace di provocare malcontento, incertezza, divisione e apostasia che interferire con la liturgia e, di conseguenza, con la sensibilità religiosa.

Preservare il prezioso tesoro della liturgia tradizionale fa parte della salvaguardia del depositum fidei.

L’apostolo San Paolo esortò Timoteo: «Custodisci il deposito che ti è stato affidato». San Vincenzo di Lerino interpretò quell’esortazione anche in una dimensione liturgica, chiedendosi: «Chi è oggi quel Timoteo, se non la Chiesa intera e, in modo speciale, coloro che la governano, chiamati a conservare integra la conoscenza del culto di Dio e a trasmetterla agli altri?».

Sì, la liturgia è la Tradizione nella sua forma più potente e solenne.

Solo la Chiesa cattolica può dire: «Vi ho trasmesso ciò che io stesso ho ricevuto dal Signore».

Ogni vero cattolico dovrebbe poter dire:

«Amo la bellezza della casa del Signore. Amo la bellezza e l’integrità della fede cattolica immutabile. Amo la bellezza della santa Tradizione, la bellezza della tradizione liturgica della Chiesa. Amo la bellezza e la verità della fede, della Santa Messa e della vita santa di tutti i secoli e di tutti i santi».

Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen.




agosto 2026
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