Un lettore replica ad un articolo di Luisella Scrosati

sulle consacrazioni vescovili

della Fraternità San Pio X



6 agosto 2026




Pubblicato sul sito di Sabino Paciolla
 




Consacrazione dei nuovi quattro vescovi della Fraternità
1 luglio 2026




L’organismo che deve rilasciare i documenti che abilitano alla navigazione deve giustamente pretendere che le dotazioni della nave siano tutte a norma ed abbiano le relative certificazioni.
Ma se, in caso di naufragio, vi lanciassero un salvagente privo del marchio CE, lo rifiutereste, preferendo annegare invece di cercare di salvarvi anche con un mezzo privo della prescritta certificazione?

È questo il quesito che vorrei porre a Luisella Scrosati che con evidente ed acrimoniosa testardaggine se la prende con la Fraternità San Pio X per la consacrazione dei quattro vescovi senza mandato pontificio.

Se ci si attiene alla norma, non c’è dubbio: senza mandato le consacrazioni non si possono fare. Ma quando vi sia lo stato di necessità per preservare la Fede e per la salvezza delle anime, la legge può eccezionalmente essere violata senza per questo commettere un delitto.

La furibonda scrittrice sostiene che lo stato di necessità non era configurabile.
Mi si permetta di non essere d’accordo. Visto che la Fraternità è stata da sempre ostacolata, ma era riuscita a sopravvivere e ad espandersi, al contrario della Chiesa ufficiale, che da decenni sta battendo in ritirata su tutti i fronti ed ogni giorno segna nuove sconfitte, riduzioni e abbandoni, vacillamenti dottrinali e lampanti eresie, gli strateghi vaticani hanno pensato genialmente, non potendola abbattere frontalmente, di prenderla per sfinimento: dei quattro vescovi consacrati da Mons. Lefebvre nel 1988, due sono morti e gli altri due superstiti cominciano ad essere in età avanzata; morti anche loro, la Fraternità avrebbe perso ogni possibilità di ordinare nuovi sacerdoti con rito e formazione tradizionale e il delitto perfetto sarebbe stato compiuto: la Tradizione sarebbe morta per asfissia e con essa l’odiata messa tridentina.
Non c’è che dire, un programma altamente cristiano, improntato alla lealtà e alla salus animarum.

Alla prefata autrice e a tutti quelli che ne condividono il pensiero vorrei umilmente ricordare che, se non fosse stato per il coraggioso ed eroico gesto di Mons. Lefebvre, oggi la Messa tridentina non esisterebbe se non nel ricordo di qualche anziano, neppure forse menzionata come relitto archeologico, tanta era la furia iconoclasta dei novatori di farla sparire per sempre, con l’ipocrita complicità di “san” Paolo VI, il quale, ben conscio di non poter abolire il vecchio rito, non si azzardò a farlo, ma cercò furbamente di aggirare l’ostacolo imponendo ai sacerdoti di celebrare secondo il nuovo rito.

Da cattolico so che il giudizio morale sulle persone spetta a Dio e non oso perciò dire che quell’infausto Papa fosse una canaglia; ma giudicare le azioni è lecito e posso dire che i suoi metodi sull’argomento erano metodi da canaglia.

Evito di polemizzare sui cavilli canonici, ultimo dei quali il rigetto del ricorso perché la Fraternità non ha personalità giuridica e non può pertanto far nulla: solo a questo obbietterei però che Bergoglio aveva autorizzato la Fraternità e non i suoi vescovi e sacerdoti singolarmente ad ascoltare le confessioni, a celebrare lecitamente la Messa e ad assistere (vulgo: celebrare) ai matrimoni: e allora? Aveva dato un’autorizzazione ad un’entità inesistente? E nessuno dei dotti cavillatori odierni glielo aveva fatto notare?

Ma, a parte queste polemiche, pur non certo infondate, alla citata giornalista e a coloro che ne condividono le tesi, vorrei chiedere quale sarebbe la soluzione al problema.

Visto che la Chiesa è in preda ad una crisi profonda, che la sua secolare dottrina è attaccata su tutti i fronti, che la liturgia è allo sfacelo ed è soggetta a tutti gli arbitrii possibili ed immaginabili, compresi i più blasfemi, che Leone XIV non sa o non può o non vuole porvi rimedio e continua sostanzialmente sulla fallimentare linea di Bergoglio, pur senza la sguaiata protervia e la sfacciata ipocrisia di cosui, rinunciare alla Fede per seguire colui che non è in grado di pascere il gregge affidatogli sarebbe la strada da seguire?

Io credo che dovremmo tutti, a cominciare da Leone XIV, ringraziare il Cielo che ci ha regalato un vero eroe della Fede come Mons. Lefebvre, che gli ha permesso di fondare e portare a notevole sviluppo la Fraternità San Pio X, che gli ha consentito di salvare il venerabile rito tridentino e con esso la vera liturgia cattolica, senza la quale la Chiesa si estinguerebbe.
La foga con la quale gli estemporanei legittimisti dànno addosso a coloro che sono rimasti ancorati alla Fede e ne difendono Dottrina e Liturgia a costo di scontri asperrimi, si rendono conto di essere una quinta colonna dell’eversione e della protestantizzazione della Chiesa?

Se il Cristo, promettendo di vegliare su di essa fino alla fine dei tempi, certamente non la abbandonerà, però neanche ha precisato i propri disegni in merito; e, se è vero che la legislazione della Chiesa è un elemento necessario alla sua vita e che essa si è formata nei secoli per accumulo, non è detto che, quando eversori ed infiltrati hanno cominciato a pasticciare con essa per ottenere fini paradossali e contrari al fine ultimo al quale essa è preordinata,  Egli volesse accontentarsi dei contorti argomenti di ecclesiastici infedeli e non abbia permesso ad un grande Vescovo ed ai suoi seguaci di raddrizzare un po’ la navicella di Pietro, che disinvolti capitani stavano dirottando in acque procellose o in secche micidiali.




agosto 2026
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