Quali sono la credibilità dottrinale e l’autorità morale

del cardinale Fernández? 



della Fraternità San Pio X


Pubblicato sul sito della Fraternità
 




Cardinale Victor Manuel Fernández




Il 2 luglio 2026, il cardinale Victor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha firmato il decreto di «scomunica» contro i vescovi consacratori e consacrati il giorno prima a Ecône.
E’ ironico vedere questo decreto firmato da un prelato che lo scorso 27 gennaio, in occasione della sessione plenaria del suo Dicastero, invitava all’«umiltà intellettuale, spirituale e teologica».

Allora, egli fustigò una «assolutizzazione della ragione stessa o di certi criterii morali che possono condurre a gravi abusi». Tra gli esempii citò l’Inquisizione, le guerre mondiali e l’Olocausto … Oggi, questo avvertimento non conta per il cardinale argentino, ma solo perché si tratta di scomunicare la Tradizione millenaria.

Il 6 luglio, su InfoVaticana, Pedro Gómez Carrizo, ritiene che il decreto firmato dal cardinale Fernández indica soprattutto il fallimento di Leone XIV; e giustamente si indigna: «Che un tale personaggio promuova una scomunica in nome della purezza della comunione ecclesiale, è molto semplicemente il colmo. Ed è il colmo perché uno degli aspetti che più allontanano gli scomunicati dagli scomunicanti è che i primi denunciano che i secondi hanno svuotato di significato le loro azioni».

- Cioè fino che punto abbiano reso insensate le loro azioni.

E precisa cosa sia diventata oggi la Dottrina della Fede di cui è incaricato il cardinale Fernández: «La dottrina è poco più di un rapporto scritto da un gruppo di lavoro, sempre dipendente dal contesto; la morale si è gradualmente dissolta in questa misericordia senza giudizio che accompagna il peccatore, avendo cura di non metterlo a disagio; la liturgia soffre da decenni della creatività parrocchiale; la Germania tenta da anni di separarsi a piccoli passi, e il Partito Comunista Cinese ordina vescovi; la Curia mette i cardinali al servizio delle suore “Prefette”, mentre le coppie omosessuali vengono benedette a condizione che non preghino in latino; la pastorale non consiste più nel condurre le anime alla verità, ma nel camuffare la dottrina fino a nasconderla completamente, e la sinodalità ha permesso che vecchie eresie rinascano, splendenti, appena uscite da una seduta di brainstorming».

Pedro Gómez Carrizo pone la domanda che tutti si pongono: «Roma, come può sperare che la sua scomunica venga presa sul serio, dopo essersi prodigata per dimostrare che tutto, o quasi tutto, può essere sfumato, contestualizzato, negoziato, tollerato, reinterpretato o benedetto da una nota a piè di pagina [un’allusione ad Amoris Laetitia, dove la comunione per i cattolici divorziati e risposati è permessa con una semplice nota a piè di pagina]? È Roma stessa che, per decenni, ha svalutato il linguaggio con cui ora pretende di giudicare. Non dovrebbe sorprendersi che la sua teologia “liquida” non faccia alcuna impressione».

E prosegue affermando: «Roma ha creato eccezioni ovunque per i casi più inaccettabili, ma ha eretto una barriera insormontabile di fronte a Écône. Questa “selettività delle eccezioni” tradisce le carenze dell’autorità: con la Germania, tutto è un processo; con Écône, è una barriera assoluta. La Chiesa post-conciliare ha finalmente scoperto che l’inferno non è vuoto, ma vi vede solo i seguaci dell’arcivescovo Lefebvre. Questi sono i soli a cui si dà una pietra quando chiedono il pane».

Poi, Pedro Gómez Carrizo si rivolge a colui per il quale il cardinale Fernández ha firmato questo decreto, Leone XIV: «Volendo presentarsi come garante della comunione, Papa Prevost si è trovato erede di un’autorità sperperata. Ha ereditato una Roma abituata a tollerare l’intollerabile e, dopo aver affidato questo delicato compito all’uomo che simboleggia la peggiore deviazione dottrinale, ha scelto di rispondere a Écône con il gesto più severo, sebbene le sue stesse parole fossero già state pubblicamente ignorate».

«Non avendo ristabilito l’ordine, ha ammesso di non esserci riuscito.
Se la firma è quella di Tucho [il soprannome confidenziale del cardinale Fernández], il fallimento è quello di Leone XIV. […] Dimostrare la forza del potere è facile, ma non sembra essere il modo migliore per riconquistare la propria autorità. Ciò che non è altrettanto facile è convincere la gente che questa preoccupazione per la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia nata da un’intollerabile indisciplina e non da un’autentica e santa necessità, che l’ha portata ad agire per la gloria di Dio, per il bene delle anime e per la santificazione dei suoi membri e i suoi fedeli, che ora sono scomunicati o ingiustamente minacciati di scomunica».


Uno sguardo alla dottrina eterodossa del Prefetto per la Dottrina della Fede

Per cogliere appieno il carattere paradossale – per non dire aberrante – di un decreto di scomunica firmato dal cardinale Fernández, è utile ricordare alcuni elementi della sua carriera, cominciata sotto Francesco e fedelmente proseguita sotto Leone XIV.

Al momento della sua nomina a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede, nel 2023, ad opera di Francesco, il blog argentino The Wanderer ha ricordato molto opportunamente una omelia di Tucho in cui ha affermato: «Senza rendersene conto, la Chiesa ha sviluppato nei secoli una dottrina piena di classificazioni con la quale affermava: a) solo i battezzati che sono nella grazia di Dio possono ricevere la comunione, e coloro che sono in stato di peccato mortale non possono; b) solo coloro che si pentono dei loro peccati ed esprimono l’intenzione di cambiare vita possono ricevere l’assoluzione sacramentale. È una cosa terribile… Ma per fortuna, questo è accaduto in passato, e ora c’è Papa Francesco».
- Questa clemenza “pastorale” si applica a tutti (todos, come diceva Francesco)… eccetto ai sacerdoti e i fedeli della Tradizione.

Il cardinale Fernández sapeva perfettamente cosa Francesco si aspettasse da lui, poiché glielo aveva scritto chiaramente quando lo nominò a capo del Dicastero della Fede, in una lettera del 1 luglio 2023, che era un vero mandato di missione: «Il Dicastero che presiederai, in altri tempi ha fatto ricorso a metodi immorali. Si trattava di tempi in cui invece si promuovere la conoscenza teologica, si perseguitavano possibili errori dottrinali. Quello che mi aspetto da te è senza dubbio molto diverso».
- Salvo che per i cosiddetti cattolici «anti-conciliari».   



Il redattore segreto di Amoris laetitia e di Fiducia supplicans

Tucho deve tutto a Francesco, di cui fu la penna docile – cioè servile – in Amoris laetitia (19 marzo 2016), che autorizzò caso per caso la comunione ai divorziati risposati civilmente; e in Fiducia supplicans (18 dicembre 2023) che ha permesso la benedizione delle coppie irregolari e dello stesso sesso.
Un particolare che non è sfuggito agli osservatori romani più attenti: la penna nascosta di Francesco non ha redatto solo una parte di Amoris laetitia, ma anche interi passi dei suoi stessi articoli, in particolare sulla questione dei divorziati risposati.
- In breve: il Papa ha ricopiato Tucho e Tucho ha ricopiato se stesso.

Anche prima dell’elevazione di Francesco al Trono di Pietro, Bergoglio pensava e Fernández scriveva. Nel 2007, il documento finale dell’assemblea plenaria della Conferenza dei Vescovi dell’America Latina [CELAM], Aparecida, di cui Bergoglio era responsabile, rivela queste stretta cooperazione.

Da Papa, Francesco vi ha fatto allusione a più riprese, esprimendo perfino entusiasmo: quando si menzionava la parola Aparecida, lasciava intendere di considerare questo documento la sua più importante realizzazione programmatica.
È importante ricordare che il documento Aparecida è stato redatto da Fernández, naturalmente secondo i desideri e le direttive di Bergoglio.

Lo zelo di Tucho era già evidente in anticipo: nel 2018, Francesco nominò Fernández arcivescovo di La Plata, la seconda sede episcopale in Argentina. Uno dei primi atti di costui fu la sospensione del motu proprio Summorum Pontificum nella sua diocesi. Non fornì una vera e propria motivazione, ma con una frase si può riassumere la sua intenzione: «I cattolici non hanno bisogno del rito tradizionale e la Chiesa non ha bisogno di cattolici legati alla Tradizione».

A luglio 2021, Francesco abrogò il motu proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II (1988) e il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI, sostituendoli con Traditionis custodes, che limitava in modo drastico la celebrazione della Messa tradizionale.
La decisione presa da Tucho a La Plata non faceva altro che anticipare la decisione del Papa argentino, programmata a lunga data.



Un autore sulfureo

Il prelato, penna nascosta, non firma i documenti del suo maestro e benefattore, in cambio ha firmato due libri scandalosi che ha fatto accuratamente scomparire dalla sua bio-bibliografia ufficiale.

Uno è: Sáname con tu boca : El arte de besar [Guariscimi con la tua bocca: l’arte del baciare, 1995]]. Un libro che gli è valso il soprannome  Besuqueiro [il baciatore], e che lo stesso Tucho ha presentato così:
«Parlerò di cosa provano le persone quando si baciano. Per farlo, ho parlato a lungo con molte persone che hanno una vasta esperienza in questo campo, e anche con molti giovani che stanno imparando a baciare a modo loro... Spero che queste pagine vi aiutino a baciare meglio, che vi motivino a liberare il meglio di voi stessi in un bacio...».

L’altro libro scomparso dalla sua bio-bibliografia ufficiale, è La pasión mística: espiritualidad y sensualidad [La passione mistica: spiritualità e sensualità, 1988].
Questa esposizione di esperienze mistico-sensuali è valsa al suo autore un altro soprannome: Tucho besame mucho [Tucho baciami molto, in riferimento al tango composto dalla pianista messicana Consuelo Velázquez nel 1932].

Con il pretesto di “spirituali”, il libro offre un’analisi meticolosa delle estasi non certo mistiche, sia maschili che femminili, e arriva persino a legittimare le relazioni omosessuali, affermando che non sono un peccato. Ad esempio, dichiara: “Questo non significa, per esempio, che un omosessuale cesserà necessariamente di essere omosessuale. Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando vi è un condizionamento molto forte. In questo caso, la persona può compiere azioni oggettivamente peccaminose, ma non esserne colpevole e non perdere la grazia di Dio». [p. 80].
In altre parole, gli omosessuali possono compiere azioni oggettivamente peccaminose, ma non sarebbero colpevoli. Qui c’è già un riferimento a quello che sarà Fiducia supplicans: le relazioni omosessuali, benché oggettivamente peccaminose, non sono necessariamente colpevoli.
Ecco cosa pensa il Prefetto del Dicastero della Fede, il difensore dell’ortodossia cattolica.


Un sostenitore della «morale graduale»

Teorico del gradualismo, Tucho un giorno ha detto: «Il matrimonio cristiano è un bell’ideale, ma quando parliamo di gradualismo, intendiamo dire che dobbiamo tenere conto della realtà concreta delle persone che non possono raggiungere tale ideale, e quindi dobbiamo ricordare la categoria del “bene possibile” evocata da Papa Francesco nella Evangelii gaudium, alla quale dobbiamo ispirarci anche a rischio di sporcarci nel fango della strada».

Cosa che il blog argentino The Wanderer commenta con solido buon senso: «la teologia di Tucho sembra confusa. La grazia non si acquisisce gradualmente: o la si ottiene o non la si ottiene, o la si possiede o non la si possiede, o la si trova o la si perde. Il cristiano è in stato di grazia o in stato di peccato.
La teologia cattolica non ha mai detto che si può essere in stato di grazia progressivamente: una semi-grazia o un quarto di grazia non sono misure cirrenti, fino ad oggi».

Nel giornale argentino La Nación, Tucho predica una società più «inclusiva» sotto la bandiera dell’uguaglianza: non guardiamo alle idee o agli orientamenti sessuali. Fratelli tutti! Siamo tutti fratelli…

«In altri tempi, - conclude The Wanderer – queste tesi avrebbero portato il loro autore dritto alla deposizione. Nelle circostanze attuali, lo ha hanno portato dritto alla cattedra di custode della dottrina cattolica».

E allora, come possiamo non porci queste domande sul cardinale Fernández: Perché è il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede? Come può Leone XIV mantenerlo a questo posto?  Quando sarà destituito?





agosto 2026
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