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| Ordine e disordine di Don Philippe Pazat, FSSPX ![]() Nel mondo moderno è sempre più facile scivolare nella spirale del disordine morale, da qui l’urgente necessità di restaurare l’ordine attorno a noi. Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà concreta. Chi ha visitato dei conventi di religiose ha potuto osservare un ordine e una pulizia notevoli, frutti di uno spirito di disciplina, di povertà e di raccoglimento, che genera pace, calma e gioia interiore. Questo spirito di disciplina e di povertà dovrebbe impregnare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. I tratta di una virtù che si acquisisce fin dall’infanzia, ma che, sfortunatamente, nel nostro tempo si va perdendo sempre di più. Vi è uno stretto legame fra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti tutto il lavoro della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e specialmente nella nostra anima. A causa del peccato originale le passioni dominano la volontà e l’intelligenza, e dunque bisogna ristabilire l’ordine, vale a dire che l’intelligenza illuminata dalla fede deve tendere verso la verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelligenza e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine nella vita spirituale; ordine nel realizzare i progetti; ordine nell’obbedienza ai principii, alle regole, agli statuti, alle leggi, ecc.). In un mondo in costante accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e dove le sollecitazioni sono innumerevoli, il problema dell’ordine e del disordine non è mai stato così rilevante. L’ordine implica prima di tutto una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato – sia esso un ufficio, una casa o perfino la nostra mente – permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’organizzazione o nella preoccupazione, favorendo così la concentrazione e la creatività. A livello collettivo, l’ordine costituisce la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole comuni, senza leggi rispettate e senza stabili istituzioni, la società precipita nell’arbitrio e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato che l’ordine (il cosmos) si oppone al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la mutua fiducia: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato, rappresenta una vittoria contro il disordine. Dio stesso è un Dio di ordine. L’intera creazione testimonia una armonia ed una legge ad un tempo divina e naturale. La Provvidenza agisce con ordine, anche se noi non lo percepiamo pienamente. Lo stesso Vangelo dà degli esempii toccanti. Dopo la Risurrezione, gli Apostoli trovano nella tomba i lini funerarii «piegati, uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e di ordine nello sesso cuore del mistero pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine». I profondi danni del disordine Il disordine non è neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, gli oggetti sparsi e gli impegni non mantenuti generano un persistente sentimento di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dei problemi di organizzazione male identificati. Economicamente, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di oggetti, distruzione involontaria e mancanza di una mentalità orientata alla povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia nei confronti degli altri e un attacco al bene comune. A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche. Da dove nasce il disordine? E’ moralmente malvagio? l disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità. Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicate o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità improntata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili. A queste cause classiche, nel mondo moderno si aggiunge un elemento particolarmente nocivo: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazioni e stimoli immediati. Questa abitudine provoca una perdita considerevole di tempo, che dovrebbe essere dedicato all’assolvimento dei nostri obblighi. L’apprendimento dell’ordine Nel campo dell’organizzazione, l’ordine esige una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi hanno una gerarchia naturale secondo il loro valore intrinseco e il loro grado di urgenza. Bisogna quindi attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto per i compiti che ci pesano di più. In numerose occasioni è necessario saper dire di «no» alle sollecitazioni intempestive dei nostri sentimenti o delle persone che turbano quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: quella di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato che si installasse. Sul piano materiale, l’ordine si definisce in modo classico con questa massima: «un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dall’infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, abiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare altrettanto con le proprie cose nelle aree comuni, sul posto di lavoro e nella comunità. Tra i segni frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti chiusi malamente, utensili mai rimessi a posto, uffici caotici, attività intraprese per impulso o per capriccio di un momento. Nel mondo moderno, che promuove il piacere immediato e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare nella spirale del disordine morale, dell’individualismo e della mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ripristinare l’ordine e le sue esigenze intorno a noi. Se cercate la pace in famiglia, nella comunità e nel posto di lavoro: coltivate l’ordine. P. S. – L’esempio dell’ufficio di Mons. Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interiore manifestata esteriormente. |