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| L’Anticristo del Cardinale Pie ![]() L'Anticristo predica (Signorelli - Duomo di Orvieto) Mons. Luigi Edoardo Pie (1815–1880), Vescovo di Poitiers, Cardinale Presbitero del Titolo di Santa Maria della Vittoria nel 1879. Istruzione Pastorale su queste parole di San Giovanni: « E già vi sono molti anticristi » (Quaresima 1863) Fratelli Nostri Carissimi, I. Nostro Signore Gesù Cristo ha detto: «Badate che nessuno vi seduca. Imperocché molti verranno nel nome mio, dicendo: “Io sono il Cristo”; e sedurranno molte anime… E sorgeranno molti falsi cristi e falsi profeti, e faranno segni e prodigi grandi, tanto che, se fosse possibile, sarebbero tratti in errore anche gli eletti. Ecco, ve l’ho predetto, affinché stiate in guardia» (Matth. XXIV, 4-5, 24-25). Questo ammonimento del Salvatore, F.N.C. (*), i vostri pastori hanno ricevuto la missione di ripeterlo sovente, ma in particolar modo in coteste epoche di confusione e di crisi, nelle quali sembra che le legioni infernali abbiano ricevuto maggior podestà d'ingannare e di nuocere. Tali erano i tempi di Sant’Ilario. Ed è dunque la sua voce e la sua dottrina che noi veniamo a farvi udire in questa breve istruzione pastorale. Questo santo Dottore, nello spiegare il Vangelo ai vostri padri, si è spesso studiato di dar loro i contrassegni dell’anticristo; e non soltanto di quell’anticristo individuale e personale che compirà un ruolo sì tremendo negli ultimi giorni del mondo, ma ancora di quei numerosi e quasi innumerevoli anticristi che debbono, lungo tutto il corso della linea dei secoli, preparare la venuta e facilitare la missione dell’anticristo finale. Figliuoli miei, diceva questo grande Pontefice, appropriandosi delle parole di San Giovanni, Filioli, poiché forse avete udito dire che l’anticristo viene e che l’ultima hora si avvicina — il che nessuno sa — io vi dico una cosa certa: «che già vi sono molti anticristi» (I Ioan. II, 18). Che l’anticristo, il quale alla fine dei tempi sarà uno e individuale, sia innanzi a ciò molteplice e numeroso, è cosa che la testimonianza della Scrittura rende incontestabile. Chiunque nega il Cristo quale fu annunziato dagli Apostoli, costui è un anticristo. Il significato proprio del nome anticristo è di essere contrario a Gesù Cristo (S. Ilario, Contra Auxentium, 2). Ora, se è scritto che i tempi dell’anticristo saranno perigliosi, che la buona fede di molti sarà sorpresa, non minori cautele si richiedono verso i suoi antesignani e i suoi precursori. «Un solo ammonimento ho da darvi: guardatevi dall’anticristo, abbiate timore dell’anticristo: Unum moneo: cavete antichristum» (ibid. 12). E se mi domandate ove si trovi oggi cotesto anticristo da cui tanto vi conviene guardarvi, mi sarebbe invero più agevole dirvi ove non si trova. II. Anticristo è colui che nega essere Gesù Dio; anticristo è colui che nega essere Gesù uomo; anticristo è colui che nega essere Gesù ad un tempo Dio e uomo. Anticristo è colui, dice San Giovanni, che nega il Padre, poiché, negando il Padre, nega altresì il Figlio: Hic est antichristus qui negat Patrem et Filium (I Ioan. II, 22). Invero, non vi è anticristianesimo più radicale di quello che nega la divinità nella sua sorgente, nel suo principio. Come sarebbe il Cristo Dio, se Dio non v’ha? Ora, la negazione dell’Essere divino, della sostanza divina, della personalità divina, e l’introduzione di non so quale teodicea sofistica che, pur mantenendo la denominazione di Dio, ne sopprime la realtà e vi sostituisce astrazioni e fantasmi che fluttuano tra l’ateismo e il panteismo, o che non hanno senso alcuno: ecco il sintomo capitale della condizione intellettuale del momento, ecco l’insegnamento che riempie i libri e ispira le lezioni di tutta una scuola numerosa e potente. Al cospetto di cotali dottrine, «un solo ammonimento ho da darvi: guardatevi dall'anticristo: Unum moneo, cavete antichristum». San Giovanni prosegue: «Chiunque nega il Figlio, non ha neppure il Padre, e non ha la vita. Chi crede nel Figlio di Dio, ha in sé la testimonianza di Dio. Chi non crede al Figlio, fa Dio mendace, perché non crede alla testimonianza che Dio ha resa del suo Figlio» (I Ioan. III, 23 – V, 10, 12). «Molti seduttori sono entrati nel mondo, i quali non confessano che Gesù Cristo sia venuto nella carne: chiunque nega ciò, è un seduttore e un anticristo: Qui non confitetur Christum in carne venisse, hic est seductor et antichristus» (II Ioan. 7). Ora, se ascoltate ciò che si dice, se leggete ciò che si scrive in quest’ora, apprenderete che il personaggio storico di Gesù non è neppure esistito, o almeno non quale è rappresentato dai Vangeli; oppure che Egli fu uno dei tipi umani in cui maggiormente si manifestò quell’ideale di sapienza, di ragione, di perfezione che si è convenuto di chiamare Dio. Non vi si concederà che il Figlio di Maria sia il Figlio di Dio fatto uomo, il Verbo disceso nella carne, Colui nel quale abita corporalmente la pienezza della divinità (Coloss. II, 9), e, per dir tutto in una parola, l’Uomo-Dio. Inorridito dinanzi a cotanti bestemmie, che sono il completo rovesciamento del simbolo cristiano, «una sola cosa ho da dirvi: guardatevi dall'anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». Che dirò ancora? Anticristo è colui che nega il miracolo, colui che insegna non avere il miracolo luogo possibile nella trama delle cose umane: imperocché il Cristo, benché le sue parole avessero un accento che poteva meritare credenza, non ha tuttavia stabilito la sua divinità se non per l’argomento decisivo del miracolo (Ioan. X, 25, 37, 38); ed ha dato ai suoi Apostoli, come mezzo di persuasione e di conquista, la potenza del miracolo (Ioan. XIV, 12 – Marc. XV, 20); e la sua venuta nella carne, l’unione della natura umana e della natura divina nella sua Persona unica, è il miracolo per eccellenza (Coloss. I, 26). Sopprimere il miracolo è sopprimere tutto l’ordine soprannaturale e cristiano. Anche qui: «Guardatevi dall’anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». Anticristo è colui che nega la divina rivelazione delle Scritture: imperocché sono le profezie divinamente ispirate che ci hanno annunziato il Cristo; e sono i Vangeli scritti sotto la dettatura dello Spirito Santo, come pure gli atti e le lettere degli Apostoli, che ci fanno conoscere il Cristo (II Petr. I, 21). Abbiamo qui da allegare le parole stesse di Sant’Ilario: «Chiunque nega il Cristo quale fu annunziato dagli Apostoli, costui è un anticristo: Quisquis enim Christum, qualis ab apostolis est praedicatus, negavit, antichristus est». Se dunque udite dare la smentita ai Libri Sacri, se la loro autorità è avvilita al livello delle concezioni e delle produzioni dello spirito umano, «un consiglio ho da darvi: guardatevi dall’anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». Anticristo è colui che nega la divina istituzione e la divina missione della Chiesa: imperocché il fine delle opere, delle sofferenze e della morte di Gesù Cristo fu la fondazione della sua Chiesa. «Gesù Cristo ha amato la sua Chiesa e ha dato Sé stesso per lei, affin di santificarla, avendola mondata nel lavacro dell'acqua mediante la parola di vita, per farla comparire dinanzi a Sé piena di gloria, senza macchia, senza ruga, né alcun che di siffatto, ma santa e immacolata» (Eph. V, 25-27). Ora, se la Chiesa non ha un carattere soprannaturale, se è soltanto un’istituzione terrena, uno di quegli stabilimenti religiosi destinati a rappresentare un ruolo più o meno lungo in seno all’umanità, una società esposta alle vicissitudini e ai cedimenti delle cose di quaggiù, una scuola più o meno rispettabile di filosofia e di filantropia, in una parola, se la Chiesa non è divina, è perché il Cristo suo fondatore non è Dio. Rifiutare la divinità dell’opera è rifiutare la divinità dell’Artefice. «Ho sempre la medesima raccomandazione da farvi: guardatevi dall’anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». Anticristo è colui che nega o deprime la suprema e indefettibile autorità di Pietro. Invero, Gesù Cristo, dopo aver guardato in volto quest’uomo, gli disse: «Simone, figlio di Giovanni, il tuo nome sarà mutato. D’ora innanzi ti chiamerai Cefa, che vuol dire Pietro» (Ioan. I, 42); «e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa; e ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato nei cieli; e tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli» (Matth. XVI, 18-19). E il medesimo Gesù gli disse ancora: «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come il grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Luc. XXII, 31-32). Ora, se queste parole di Gesù Cristo non hanno fatto di Pietro il fondamento incrollabile della Chiesa, la roccia immutabile della verità, l’oracolo infallibile della fede, è perché Colui che le ha pronunziate non aveva la potenza di renderle efficaci. Toccare Pietro è toccare il Capo vivente, il Capo invisibile della Chiesa cristiana, che rivive e sussiste in lui. «Vi grido dunque ancora: guardatevi dall'anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». Anticristo è colui che nega o deprime il sacerdozio cristiano. Imperocché Gesù Cristo risuscitato disse ai suoi Apostoli: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Ioan. XX, 21). «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato; ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla consumazione dei secoli» (Matth. XXVIII, 18-20). Ora, se i poteri così conferiti da Gesù non sono i pieni poteri d'insegnare la verità in nome di Dio mediante la predicazione, di amministrare la grazia per mezzo dei sacramenti, di provvedere all'osservanza dei precetti divini mediante il governo ecclesiastico, e se, nell'esercizio di tali poteri, il sacerdozio cristiano non è sostenuto da un'assistenza continua e da una presenza quotidiana del Cristo in esso; anche qui bisogna ammettere che il Cristo ha detto più di quanto potesse fare, e che, per conseguenza, non è Dio. E sapendo che il Signore ha detto dei medesimi leviti dell'antica legge: «Non toccate i miei unti» (I Paralip. XVI, 22), e che ha detto ai ministri della nuova legge: «Chi accoglie voi, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato» (Matth. X, 40); quando vedo la lingua del mio paese depravarsi sino a mutare in titolo d'insulto e di disprezzo quella prima iniziazione sacerdotale e regale che si chiama chiericato, e che i vocabolari avevano lungamente dato come sinonimo di scienza e d'istruzione liberale, mi sento preso da un’immensa pietà per una generazione le cui stesse sommità possono discendere a tale abbassamento e mostrarsi colpevoli di un tale oblio di rispetto verso ciò che tutti i popoli hanno avuto di più sacro; e «ripeto sempre la medesima lezione: guardatevi dall'anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». Anticristo è colui che nega la superiorità dei tempi e dei paesi cristiani sui tempi e sui paesi infedeli o idolatri. Imperocché se Gesù Cristo, che ci ha illuminati mentre sedevamo nelle tenebre e nell’ombra della morte (Luc. I, 79), e che ha dato al mondo il tesoro della verità e della grazia (Ioan. I, 14), non ha arricchito il mondo — dico anche il mondo sociale e politico — di beni migliori di quelli che possedeva in seno al paganesimo, è perché l’opera del Cristo non è un’opera divina. V’ha di più: se il Vangelo, che opera la salvezza degli uomini, è impotente a procurare il vero progresso dei popoli; se la luce rivelata, giovevole agl’individui, è pregiudizievole alle società; se lo scettro del Cristo, dolce e benefico per le anime, forse anche per le famiglie, è cattivo e inaccettabile per le città e gl’imperi; in altri termini, se Gesù Cristo, a cui i profeti hanno promesso e a cui il Padre suo ha dato le genti in eredità (Ps. II, 8), non può esercitare la sua potenza su di esse se non a loro detrimento e per la loro temporale sciagura, ne bisogna conchiudere che Gesù Cristo non è Dio. Imperocché, né nella sua Persona, né nell’esercizio dei suoi diritti, Gesù Cristo può essere diviso, dissolto, frazionato; in Lui la distinzione delle nature e delle operazioni non può mai essere separazione, opposizione; il divino non può essere antipatico all’umano, né l’umano al divino. Al contrario, Egli è la pace, il ravvicinamento, la riconciliazione; Egli è il vincolo «che ha fatto delle due cose una sola: ipse est pax nostra qui fecit utraque unum» (Eph. II, 14). Per la qual cosa San Giovanni ci dice: «Ogni spirito che dissolve Gesù non è da Dio, ed è propriamente lui quell’anticristo di cui avete udito dire che viene, e che è già ora nel mondo: Et omnis spiritus qui solvit Jesum, ex Deo non est; et hic est antichristus de quo audistis quoniam venit, et nunc jam in mundo est» (I Ioan. IV, 3). Quando dunque odo certi rumori che salgono, certi aforismi che prevalgono di giorno in giorno, e che introducono nel cuore delle società il dissolvente sotto la cui azione deve perire il mondo, «getto questo grido d’allarme: guardatevi dall’anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». III. Potremmo, F.N.C. (*), estendere ancora il novero degli errori che si accreditano ogni giorno intorno a noi, e che costituiscono tutto quel sistema che si può chiamare l'anticristianesimo. Ciò che abbiamo detto è più che sufficiente per eccitare la vostra vigilanza, e per rendervi sempre più diffidenti verso ogni dottrina che non proceda dalla Chiesa e che non sia conforme a ciò che vi è stato insegnato dai vostri legittimi pastori. Ritenete fortemente impressi nel vostro spirito le solenni parole che San Paolo rivolgeva ai nostri padri: «Mi meraviglio, scriveva ai Galati, che così presto vi lasciate distogliere da Colui che vi ha chiamati alla grazia di Cristo, per passare con tanta facilità ad un altro vangelo: o meglio, non vi è altro vangelo, ma vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire e mutare il Vangelo di Gesù Cristo: nisi sunt aliqui qui vos conturbant, et volunt convertere Evangelium Christi. Ma quand’anche noi stessi, o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema. Sì, ve lo ripetiamo: se alcuno vi insegna un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema. Imperocché ve lo dichiaro, fratelli miei: il Vangelo che vi ho predicato non ha nulla dell’uomo; infatti, io non l’ho ricevuto né appreso da alcun uomo, ma per rivelazione di Gesù Cristo» (Gal. I, 6-12). Rimanete dunque fermi nella fede antica e immutabile della santa Chiesa, F.N.C. (*); «siate uomini, e non siate fanciulli che fluttuano e si lasciano portare a ogni vento di dottrina, sedotti dalle frodi degli uomini e dalle astute macchinazioni dell’errore che li circonda» (Eph. IV, 14). Il divin Salvatore ha detto, predicensi il tempo della rovina di Gerusalemme: «Guai a chiunque sarà allora nei dolori del parto o nel periodo dell’allattamento!» (Matth. XXIV, 19). Il che Sant'Ilario spiega così: «Nei giorni burrascosi e difficili della Chiesa, guai alle anime travagliate dal dubbio, e presso cui la fede, la pietà non saranno ancora che allo stato di concepimento o di prima nutrizione. Le une, sorprese nell’imbarazzo della loro incertezza e ritardate dalle irresoluzioni del loro spirito in travaglio, saranno troppo gravi per sfuggire all’inseguimento dell’anticristo; le altre, non avendo ancora che degustato i misteri della fede e non essendo imbevute che di una debole dose della scienza divina, mancheranno della forza e della destrezza necessarie per sostenere sì grandi assalti» (Comment. in Matth. XXV, 6). È questo appesantimento e questa debilitazione delle anime che renderanno gli ultimi tempi sì perniciosi e che cagioneranno tante defezioni. In compenso, Sant’Agostino fa risaltare quanto cotesti giorni di prova diano di lustro e di accrescimento al merito delle anime fedeli. Commentando queste parole dell’Apocalisse: «Bisogna poi che il diavolo sia sciolto per qualche tempo» (Apoc. XX, 3), egli mostra che il demonio non è mai legato in modo assoluto durante la vita della Chiesa militante, ma che tuttavia lo è spesso in questo senso, che non gli è permesso di usare di tutta la sua forza né di tutta la sua astuzia per sedurre gli uomini. Imperocché, se avesse questa piena potenza durante il corso di tutti i secoli, l’infermità del gran numero è tale che molti deboli, di cui piace a Dio di ingrossare e riempire la sua Chiesa, sarebbero distolti dal credere o diverrebbero apostati della loro fede: ciò che Dio non vuole soffrire; ed ecco perché il demonio è in parte legato (De civitate Dei, Lib. XX, cap. VIII – De alligatione et solutione diaboli, n. 1 e 2). Ma, d’altra parte, se non fosse mai scatenato, la potenza della sua malizia sarebbe meno conosciuta, la pazienza fedelissima della città santa sarebbe meno esercitata, e si comprenderebbe meno l’immenso frutto che l’Onnipotente ha saputo trarre dall’immenza forza del male (ibid. 2). Il Signore lo scioglierà dunque per un tempo, affinché si manifesti l’energia con cui la città di Dio avrà superato un sì terribile avversario, e ciò a gran gloria del suo Redentore, del suo aiuto, del suo liberatore (ibid.). E il santo Dottore giunge sino a dire ai suoi contemporanei: «Quanto a noi, fratelli miei, che siamo noi, e qual merito abbiamo in confronto dei santi e dei fedeli che saranno allora, poiché, per provarli, questo medesimo nemico sarà scatenato, mentre noi abbiamo già tanta pena a combatterlo e a vincerlo quand'è legato?» (ibid.). IV. Coraggio, dunque, F.N.C. (*). Più la religione è attaccata, più la Chiesa è battuta in breccia da ogni parte, più le dottrine di errore e di perversione morale invadono i discorsi, i libri, i teatri e riempiono tutta l’aria dei loro miasmi pestilenziali, più altresì potete acquistare dinanzi a Dio grandezza, perfezione, merito, se pervenite a evitare il contagio, se non vi lasciate scuotere in alcuna delle vostre convinzioni, e se rimanete pienamente fedeli al Signore Gesù che tanti altri hanno la debolezza e la sventura di abbandonare. Non vi lasciate abbagliare dalla forza e dal numero degli assalitori, né dai vantaggi degli avversari di Gesù Cristo. È scritto che i malvagi e i seduttori realizzeranno un progresso sulla terra, il progresso nel male, il progresso nella distruzione, il progresso nella disorganizzazione: proficient in pejus (II Tim. III, 13); ma è scritto altresì che cotesto genere di successo non durerà mai a lungo, e che gli uomini che resistono alla verità, gente corrotta nella mente e riprovata riguardo alla fede, non tarderanno a essere convinti di follia come tutti i loro predecessori nella medesima via (II Tim. III, 8-9). Perseverate nella fede, F.N.C. (*); perseverate altresì nelle opere, soprattutto nelle opere della carità. È dottrina costante, e che non si deve abbandonare a nessun prezzo, che spetta a coloro che credono in Dio di mettersi alla testa delle buone opere: l’umanità e principalmente l’umanità sofferente troverà sempre il suo vantaggio a che così sia (Tit. III, 8). Non abbiamo forse udito dire, ancora in questi ultimi giorni, che l’elemosina fatta per sentimento soprannaturale e secondo le tradizioni della pietà cristiana, non è più di moda in seno alle nostre società, e che il suo suggello «ecclesiastico» è un’offesa alla dignità di coloro che essa si propone di sollevare? Così, nell’ardore che mette a secolarizzare ogni cosa, il naturalismo pretende che la beneficenza rimanga umana, rimanga profana, e che non abbia nulla in comune con l’ordine della grazia e della salvezza. Proposito esecrabile, e che, se potesse giungere a scoraggiare la carità cristiana e sacerdotale, non approderebbe a nulla di meno che a inaridire le più abbondanti e le più opportune risorse degli infelici. Ah! vi dirò ancora qui: «Guardatevi dall'anticristo: Unum moneo: cavete antichristum». O piuttosto, abbiate gli occhi sempre fissi sul Cristo, sul Bambino-Dio della stalla di Betlemme, sull’Operaio-Dio della bottega di Nazareth (Marc. VI, 3), su Colui che, essendo ricco per natura, si è fatto povero per arricchirci con la sua indigenza (II Cor. VIII, 9), su Colui che un giorno sarà il nostro Giudice, e che, in considerazione di codeste moltitudini di operai indigenti e privi di lavoro che avrete sollevati per amore di Lui, vi metterà in possesso del regno che il Padre suo vi ha preparato (Matth. XXV, 34-35). (in Opere di Monsignore
Vescovo di Poitiers – Tomo IV, pp. 581-594)
NOTE * - F.N.C.: abbreviazione di «Fratelli Nostri Carissimi». Tale abbreviazione si trova nel testo a stampa dell’Istruzione Pastorale e ne abbiamo rispettato la grafia originaria. Nota del traduttore: Si è mantenuto il registro aulico proprio delle lettere pastorali italiane del XIX secolo, con le forme imperocché, cotesto/cotanti, v'ha, poscia, e la sintassi ipotattica solenne tipica della prosa ecclesiastica dell'epoca. Le citazioni scritturali seguono la tradizione della Volgata nella resa italiana coeva; i riferimenti biblici e le locuzioni latine sono conservati nella forma originale. Si è inoltre corretta, nella resa, la svista dell’originale francese che indicava Ephes. I, 14 anziché II, 14 per il versetto ipse est pax nostra qui fecit utraque unum. |