L’arcivescovo di Bourges

e

le consacrazioni episcopali del 1 luglio 2026



prima parte


di don Jean-Michel Gleize, FSSPX



Pubblicata sul sito francese della Fraternità San Pio X

La Porte latine






Mons. Sylvain Bataille




Sua Eccellenza Monsignor Sylvain Bataille, in qualità di arcivescovo di Bourges, ha ritenuto opportuno diffondere alcuni «punti di riferimento per comprendere la situazione» a proposito delle consacrazioni episcopali della Fraternità San Pio X.

«Ci si può porre al di sopra della Chiesa, rifiutare un Concilio che ha riunito i vescovi del mondo intero? Si può considerare che dopo più di sessant’anni, sette Papi successivi, 8000 vescovi del mondo, salvo qualche eccezione, e l’immensa maggioranza dei sacerdoti e dei fedeli avrebbero abbandonato la vera fede? Alla radice di tutti gli scismi si ripresenta sempre la stessa tentazione: credere che si sia i soli a detenere la verità, i soli ad essere fedeli, i soli ad essere puri, i soli a poter salvare la Chiesa» (1)


Quindi, l’unità della Chiesa sarebbe quella di una maggioranza? Se fosse così, si potrebbe già rigirare la domanda contro il suo autore e chiedergli: «Si possono rifiutare in nome dell’ecumenismo, della libertà religiosa e della collegialità, una ventina di concilii ecumenici che hanno riunito i vescovi di tutta la storia? Si può considerare che per quasi duemila anni, 260 Papi successivi, con i vescovi, i sacerdoti e i fedeli, avrebbero errato gravemente nella fede, misconoscendo i veri principii dell’ecclesiologia e della dottrina sociale?».

Tutto considerato, sì, se l’unità della Chiesa è quella di una maggioranza, è proprio la Chiesa del Vaticano II che ha ceduto alla tentazione di credere che essa sia la sola a detenere la verità, è proprio la Chiesa di questi sette Papi che ha predicato da più di sessant’anni una nuova ecclesiologia e una nuova dottrina sociale, che ha ceduto alla tentazione di credere che sia la sola ad essere pura, ad essere fedele, e la sola a poter salvare le anime. Ed è proprio questa Chiesa che sarebbe veramente scismatica.

Più esattamente, e in realtà, l’unità della Chiesa non è quella di una maggioranza, perché non è quella di un soggetto, è quella di un oggetto, quello dell’unica verità della vera fede, come il Magistero divinamente istituito l’ha ricevuta da Cristo e dagli Apostoli per trasmetterla di generazione in generazione, e fino alla fine dei secoli, fedelmente e infallibilmente, mantenendone sempre lo stesso significato. L’unità della Chiesa è quella della professione pubblica e sociale della vera fede e del vero culto, sotto la direzione del governo stabilito da Dio a questo scopo.

Il fallimento massiccio – ma non totale – che si riscontra nella Chiesa a partire dall’ultimo concilio ecumenico è un fatto che siamo obbligati a riconoscere: a partire dal Vaticano II, gli uomini di Chiesa si sono allontanati dalla vera fede e dal vero culto, col pretesto di un ecumenismo distruttivo, in nome di una falsa libertà di perdizione ripetutamente condannata dai loro predecessori, nell’illusione di una sinodalità e di una collegialità incompatibili con la costituzione divina della Chiesa.

Ed è per rimanere fedele alla Chiesa, nel triplice legame della sua fede, del suo culto, e del suo governo, che la Fraternità si oppone a tutte queste riforme derivate dall’ultimo concilio, fino ad adottare i mezzi per perpetuare la trasmissione del deposito divino, tramite un episcopato veramente cattolico e fedele.

Non dispiaccia al Mons. di Bouges, ma questo non potrebbe essere «una rottura della comunione con la Chiesa cattolica. No. I vescovi della Fraternità non hanno la pretesa di arrogarsi un potere ordinario di giurisdizione che solo il Papa può conferire.

«Essere vescovo» - afferma Mons Bataille – significa essere chiamato dal Papa ad entrare nel collegio apostolico, cioè nel collegio dei vescovi attorno al successore di Pietro».

E qui troviamo lo stesso sofisma ripetutamente denunciato che cerca di giustificarsi con l’ambivalenza intrinseca del termine «vescovo» (2). Infatti, questo termine può indicare due realtà molto diverse: da un lato il titolare del potere di Ordine ricevuto con la consacrazione episcopale, dall’altro il titolare di un potere di giurisdizione ricevuto dall’atto di volontà del Papa. I vescovi della Fraternità sono tali in base al  primo significato di questo termine e non in base al secondo.
La rottura potrebbe venire solo per una usurpazione di giurisdizione, che non riguarda minimamente i vescovi della Fraternità.

Sfortunatamente, invece, la rottura proviene dagli uomini di Chiesa attuali, basta consultare il sito della diocesi di Bourges per rendersene conto: nella pagina che elenca le nuove nomine annunciate per il mese di settembre 2026 (3).

Senza dubbio in nome della sinodalità, sono stati nominati responsabili di diversi servizi diocesani, undici fedeli laici; un uomo ed dieci donne. Si trova affidato ad una donna un servizio diocesano sull’ecumenismo, al quale è annesso (sotto la direzione della stessa donna?) un sacerdote designato come referente per l’ecumenismo. Infine, si nota la presenza di un canonico delegato episcopale per le celebrazioni e la pastorale «secondo il rito antico», cosa che relega il vero culto della Chiesa al rango di rito accessorio, in perfetta conformità con il motu proprio Traditionis custodes. Così che si può dire che a Bourges come altrove in Francia e in tutto l’universo cattolico: «E’ passato il vento della rivoluzione».

E’ proprio per preservare l’aria pura della vera fede che la Fraternità ha voluto dare alla Chiesa dei nuovi vescovi, nella fedeltà alla Tradizione ereditata da Cristo e dagli Apostoli per duemila anni.




NOTE

1. https://www.diocese-bourges.org/actualites/16137-les-ordinations-episcopales-de-la-fraternite-saint-pie-x-
points-de-repere-pour-comprendre-la-situation-editorial-de-monseigneur-bataille/
2. Si vedano gli articoli pubblicati  nei numeri di aprile, maggio e giugno del Courrier de Rome.
3. https://www.diocese-bourges.org/actualites/16139-annonce-des-nominations-nouvelle-edition/









Don Jean-Michel Gleize è stato per quasi trent'anni professore di apologetica, di ecclesiologia e di dogma al Seminario San Pio X di Ecône.
E’ il principale redattore del Courrier de Rome.
Ha partecipato alle discussioni dottrinali fra Roma e la Fraternità San Pio X tra il 2009 e il 2011.
Oggi esercita il suo apostolato a Parigi, nella chiesa Saint-Nicolas-du Chardonnet, dove le sue conferenze sulla Chiesa sono molto seguite.




 
agosto  2026
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