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| Rivelati i contenuti della trap: musica-immondizia Intervista a Michele Antonelli Intervista condotta da Paolo Gulisano Abbiamo recentemente intervistato
l’esperto Michele Antonelli in
merito alle canzoni di Fabrizio De
André, i testi delle cui canzoni, dietro l’apparenza
poetica, nascondono messaggi non proprio edificanti.
Torniamo a dialogare con lui in merito al suo ultimo libro, che è un’indagine nel mondo della musica Trap, molto in voga tra i giovani: I contenuti della TRAP. Ovvero L’arte di riempire d’immondizia delle zucche svuotate, Edizioni delle Colline (non è una vera casa editrice: il libro è pubblicato sulla piattaforma self-publishing “Youcanprint”), 2025. In questo testo Michele Antonelli, ispirato da un caso reale di ribellione adolescenziale, analizza un nutrito campione di testi del genere trap, valutandone l’aspetto morale dei contenuti e il loro influsso sul carattere dei giovani ascoltatori; il libro offre anche un contributo del musicologo Edoardo De Santis che narra la genesi di questo tipo di musica e ne analizza gli aspetti melodici, ritmici e volumetrici. Ne esce un’analisi accurata di questo genere musicale, che è un’evoluzione dell’Hip-Hop e del Rap. Michele Antonelli, che cos’è esattamente la Trap? «È un
sottogenere dell’Hip-Hop che si sviluppa negli Stati Uniti e, verso la
metà degli anni 2000, prende questo nome dalle cosiddette trap
house, capannoni e alloggi abbandonati che gli esponenti della malavita
usavano per lo spaccio di droga, luoghi nei quali sono ambientati molti
testi di questo genere musicale.
Rispetto all’Hip-Hop
classico, il cambiamento più notevole riguarda i contenuti,
densi di vanterie a sfondo sessuale, ostentazione del lusso,
esaltazione della violenza e allusioni al consumo di varie
droghe».
Leggendo il tuo libro, si scopre che non siamo solo di fronte a un genere musicale, ma a una forma di propaganda di stili di vita trasgressivi. «Sì, molto
trasgressivi, tanto da superare i limiti della legalità in molti
aspetti del vivere. La parola “propaganda” è quanto mai
appropriata, perché gli adolescenti si conformano allo stile di
vita suggerito da questi giovani divi in grandi numeri, con un fervore
incredibile, davvero degno di miglior causa. Sedotti da ritmi
penetranti, che si abbarbicano nella mente dell’ascoltatore in modo
inestirpabile; da immagini che scuotono i labili equilibri
adolescenziali e trascinano i ragazzi verso sogni che, da proibiti che
erano, diventano legittimi ai loro occhi; affascinati dai tratti
biografici malavitosi di questi particolarissimi cantanti, alcuni dei
quali trascorrono nelle patrie galere assai più tempo di quanto
ne abbiano trascorso a scuola».
Esaminando i testi di molte canzoni che cosa hai trovato? «Il testo standard di
questo genere musicale è un’autopromozione dell’autore, che
quasi sempre è anche l’esecutore. Con una frequenza in taluni
casi stupefacente, il trapper si vanta di praticare un’attività
sessuale intensa, promiscua e tirannica, nella quale le controparti
accettano supinamente qualsiasi imposizione, qualsiasi capriccio; non
disdegna rapporti variegatamente erotici con altri maschi; usa un
linguaggio turpe, infarcito di termini violenti o che alludono alla sua
sessualità perversa; in particolare definisce la sua compagna,
presumibilmente occasionale, con l’appellativo di “puttana” tradotto in
varie lingue; manifesta grande soddisfazione nell’avere rapporti con
donne legate ad altri; parla di armi, racconta e minaccia violenze di
ogni sorta, confidando molto sul potere della propria gang; esprime con
insistenza sentimenti d’odio nei confronti dei rapper rivali e di
chiunque altro non apprezzi la sua arte; ha un rapporto conflittuale o
un atteggiamento sprezzante nei confronti dei genitori, ritenuti
responsabili di situazioni socio-economiche disagevoli sofferte prima
di raggiungere il successo e la conseguente ricchezza; consuma o
traffica con vari tipi di droga; usa anche dei farmaci con funzione di
stupefacenti oppure da combinare con droghe propriamente dette; beve
whiskey americano e cognac di altissima qualità; frequenta
locali notturni e posti di vacanza noti per lo “sballo”; si vanta di
frequentare “la strada”, luogo dove gli esponenti della malavita
svolgono i loro commerci illeciti e degradanti; si dichiara spesso in
uno stato di paranoia; è orgoglioso del suo basso livello
d’istruzione; ce l’ha con le forze dell’ordine; accenna alla
possibilità di suicidarsi; pratica il furto ed ha amici che
fanno altrettanto; apprezza o tollera la menzogna; grida ai quattro
venti i suoi lauti cachet e la crescente entità del conto in
banca; investe in criptovalute; è smisuratamente fiero del suo
successo e della sua scalata socio-economica; ostenta abbigliamento,
autovetture, motociclette, gioielli, orologi e alloggi costosissimi;
adora le grandi città e detesta i piccoli centri; è
altamente tecnologizzato e connesso alla rete Internet; dimostra in
vari modi di non credere in Dio, oppure esprime verso di lui rifiuto o
disprezzo; con il diavolo, invece, denota un rapporto di simpatia e
complicità; usa molte parole d’inglese, un po’ meno di francese
e di spagnolo, qualche parola d’arabo».
Qual è secondo te l’aspetto più inquietante di queste canzoni? «È
l’acquiescenza delle autorità nei loro confronti. È
facile capire che i comportamenti rappresentati da questi testi,
spessissimo criminali, autolesionistici o antisociali, esaltano i
ragazzi e li inducono in pericolose emulazioni. Allora non si capisce
perché non si possa controllare ed eventualmente ostacolare la
diffusione di certi contenuti. Perché la libertà di
espressione è un diritto inalienabile? Non direi, visto che
sventolare la bandiera palestinese può provocare una denuncia
per istigazione all’odio razziale, oppure constatare che le donne sono
meno abili degli uomini nel gioco degli scacchi, verità
dimostrata da dati statistici inequivocabili, può scatenare un
inclemente linciaggio mediatico (lo sa bene il Gran Maestro inglese
Nigel Short!). Invece queste canzoni possono diffondere concetti osceni
ed offensivi quanto si voglia, soprattutto nei confronti delle donne,
senza suscitare non solo un tentativo di censura, ma neanche una
critica seria».
Dietro questo fenomeno musicale di “ribellismo” che cosa si nasconde? «Se un tale veleno
può essere diffuso impunemente, esso giova a chi avrebbe il
potere di impedirne la diffusione. A chi giovano le idee e i
comportamenti che ho elencato prima? Facciamo qualche esempio. A chi
giova la promozione di una sessualità violenta e disordinata,
avulsa da qualsiasi sentimento? Risposta: a quei poteri che operano per
lo scardinamento della società tradizionale, basata sulla
famiglia, per instaurare uno sfruttamento indisturbato di una
moltitudine destrutturata, incapace di organizzare qualsiasi
resistenza. Gli stessi poteri traggono profitto anche dagli spostamenti
di manodopera a buon mercato, promossa anche in virtù dell’alta
percentuale di trapper africani; dal traffico di droga; dal commercio
di beni di lusso; da una fede incrollabile nel denaro; dalla diffusione
di atteggiamenti violenti, edonistici, capricciosi, che impediscono una
convivenza disciplinata e proficua.
In breve, dietro a questo genere musicale c’è il grande capitale, che non desidera per i nostri figli un’esistenza dignitosa, bensì una vita da schiavi oppure, ancora peggio, un totale annientamento per lasciare il posto a degli schiavi venuti da lontano, più performanti soprattutto in ragione del basso costo della vita nel loro Paese d’origine». Come ci si difende da questo tipo di aggressione ideologica sotto sembianze musicali? «La soluzione è
facile da individuare, ma piuttosto difficile da porre in atto. Prima
di tutto, i ragazzi vanno avvisati fin dalla tenera età sulla
ignobiltà di certe espressioni culturali e sulla
malvagità dei poteri che le sostengono. Non possono capire
subito il senso di queste raccomandazioni, ma alla lunga, dopo qualche
disavventura causata dall’immoralità altrui, mettono a fuoco
l’essenza del male e la qualità dei suoi frutti.
Ma ciò non basta, perché i ragazzi hanno bisogno di eroi con i quali identificarsi, di bellezza alla quale aspirare, di musica e poesia che diano loro dei brividi, il tutto ripieno di valori costruttivi, densi di giustizia, di carità e di tutte le altre virtù della dottrina cattolica. Procurare tutto ciò affinché prevalga, nelle loro preferenze, sul ciarpame che i mass media servono su un piatto d’argento è una vera impresa per una singola famiglia, ma è relativamente facile, nonché interessante e persino piacevole se ci riuniamo in più famiglie e combiniamo in modo creativo le nostre competenze. Dobbiamo frugare nella produzione artistica dei Paesi non ancora soffocati dal sistema mediatico capitalista, dove si possano trovare delle vere e proprie gemme. Inoltre dobbiamo noi stessi diventare più creativi. Musica, teatro, poesia… Dobbiamo ridare vita ai personaggi più avvincenti della tradizione cristiana, belli e morali, generosamente orientati verso la vita, coinvolgendo i giovani non solo come spettatori, ma anche come interpreti. Un nuovo genere di spettacolo, ricco di contenuti, di verità, di fronte al quale gli eroi della Trap appaiano per ciò che sono: squallidi emissari di un potere aggressivo e squilibrato, che vuole ridurre i sogni umani a una mortifera combinazione di accumulo smodato e prepotenza da esercitare sui più deboli». |