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| Chiesa in uscita
(di testa):
agosto 2026
Messa con le monache di Aldo Maria Valli ![]() In rete sta circolando un video [qui] girato in un monastero spagnolo (Monastero della Santissima Trinità di Suesa a Ribamontán al Mar, diocesi di Santander) in cui durante la preghiera eucaristica si vedono monache riunite attorno all’altare e con le mani teste mentre il celebrante altera le parole della consacrazione. «Per molti» diventa «per tutta l’umanità» e il comando del Signore, «Fate questo in memoria di me», è alterato con una formula inventata dal sacerdote. A quanto risulta non è un episodio isolato: la comunità da anni teorizza e insegna questo modo di celebrare. E lo fa con l’avallo della diocesi. Il video mostra che le religiose, disposte in cerchio attorno all’altare, tendono le mani durante la preghiera eucaristica nel tipico gesto epiclettico riservato al sacerdote concelebrante. Alla consacrazione, da parte sua, il celebrante non solleva né l’Ostia né il Calice, ma solo le mani. Non si genuflette, ma fa solo un inchino, e recita parole non prescritte dal Messale. In particolare, sul calice dice: «Allo stesso modo, terminata la cena, prese il calice e, rendendoti di nuovo grazie, lo passò dicendo: prendete e bevetene tutte, perché questo è il calice del mio sangue, sangue della nuova ed eterna alleanza, che sarà versato per voi e per tutta l’umanità per la remissione dei peccati. Fate questo per ricordare che io sono in mezzo a voi come colui che serve». Evidenti le alterazioni: «tutte» anziché «voi»; «tutta l’umanità» anziché «per molti»; «lo passò» anziché «lo diede ai suoi discepoli»; «fate questo per ricordare che io sono in mezzo a voi come colui che serve» anziché «fate questo in memoria di me». Non sono sfumature. Il comando della commemorazione è il fondamento del sacerdozio ministeriale e del rinnovamento sacramentale del sacrificio. Il canone 846 §1 del Codice di Diritto Canonico non lascia margini all’invenzione personale: nei libri liturgici nessuno può aggiungere, togliere o cambiare nulla. Già quattro anni fa un gruppo scout in visita al monastero riferiva di aver visto «un coro monastico circolare, senza spazi gerarchizzati», «una comunità femminile che forma una circonferenza aperta» e l’«uso di un linguaggio inclusivo» nelle Messe. E ancora prima, nel 2016, il monastero organizzò un «laboratorio» in cui si affermava: «Sta ormai finendo il tempo in cui la liturgia restava solo nelle mani del presbiterato», per cui occorre «osare altri ge Il laboratorio era coordinato (poteva mancare?) da un gesuita accompagnato da un’«animatrice di danza contemplativa». E le autorità che dicono? L’Istituto di teologia e pastorale della diocesi di Bilbao sembra in linea con il monastero. Propone infatti un corso, «I quadri della liturgia: creatività e fedeltà», il cui obiettivo è che le comunità possano «essere creative ed esplorare i limiti del canone liturgico». E da chi è «animata» la sessione dedicata a «la partecipazione della comunità alla liturgia»? Dalle monache di Suesa. Da notare che le religiose conservano l’abito con la croce, ma non il velo, il che è un altro modo per assimilarle al sacerdote. |