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| Perù:
agosto 2026
A Cusco, la Pachamama precede Leone XIV ![]() A pochi mesi dalla annunciata visita
di Papa Leone XIX in Perù, si è svolto a Cusco un
incontro a cui hanno partecipato diversi prelati.
L’incontro è iniziato con un «pagamento alla terra», un rito pagano di offerta alla Pachamama. Le immagini mostrano un vescovo e un rappresentante del Dicastero per la Dottrina della Fede che offrono personalmente delle foglie di Coca. Il 13 e il 14 agosto si è svolto a Cusco, in Perù, in incontro interregionale intitolato: «Intrecciare voci per la dignità: per i diritti dell’uomo e il bene comune». Erano presenti dei rappresentanti della Conferenza Episcopale Peruviana, delle organizzazioni sociali, delle comunità indigene e di diversi gruppi provenienti da diverse regioni del paese. Tra i partecipanti vi erano: Mons. Lizardo Estrada Herrera, vescovo ausiliare di Cusco e Segretario Generale del Consiglio Episcopale Latino-americano e Caraibico (CELAM); Mons. Miguel Angel Cadenas, vescovo di Iquitos; Mons. Jordi Bertomeu, ufficiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e Commissario Pontificio del Sodalicio, una società di vita apostolica, di cui è incaricato per lo scioglimento in seguito a degli scandali. Una offerta alla «Madre Terra» In base ai video resi pubblici e riportati da InfoVaticana, l’incontro non è iniziato con una preghiera cristiana o una invocazione alla Santissima Trinità, ma con un rito che rientra nella cosmovisione pagana delle Ande. Una donna ha spiegato ai convenuti che il mese di agosto è dedicato alla «Madre Terra», presentata come amorevole, benevola e dispensatrice del nutrimento. Subito dopo sono state distribuite delle foglie di Coca. I partecipanti sono stati invitati al raccoglimento, a compiere degli esercizi di respirazione e poi a soffiare sulle foglie prima di deporle come offerta. Si tratta di ciò che è chiamato: pago a la tierra, “pagamento alla terra”, legato al culto della Pachamama. Le immagini esaminate da diversi media mostrano Mons. Estrada e Mons. Bertomeu che compiono personalmente il gesto rituale: ognuno di essi avanza con le foglie di Coca e le deposita nel recipiente ardente approntato per l’offerta. Nel commento orale che accompagna il rito si parla di portare le offerte al fuoco e di chiedere alla «Gran Madre Fuoco» di accogliere i messaggi portati dai partecipanti e in cambio di concedere loro la «saggezza». Difficile ridurre la scena ad semplice rappresentazione folkloristica di una usanza locale. Il gesto è stato compiuto in un contesto esplicitamente religioso: sono stati invocati la terra e il fuoco che ricevono delle offerte. Il precedente del 2019 La scena ricorda inevitabilmente gli avvenimenti scandalosi del Sinodo sull’Amazzonia dell’ottobre 2019. Allora, nel corso di una cerimonia svoltasi nei giardini vaticani alla presenza di Papa Francesco, furono utilizzate delle statuette che rappresentavano una donna incinta, che poi furono esposte nella chiesa di Santa Maria in Traspontina e portate in diverse manifestazioni legate al Sinodo. Il 21 ottobre, diverse di queste statuette furono prelevate dalla chiesa da un uomo, che le gettò nel Tevere. In seguito, Francesco chiese perdono per la sparizione delle statuette, che lui stesso chiamò: «statue della Pachamama», e di cui giustificò la presenza dicendo che erano state presentate «senza intenzioni idolatre». L’accaduto provocò forti reazioni: il cardinale Robert Sarah denunciò in particolare l’entrata del paganesimo nella Chiesa e pose una domanda: perché presentare la Pachamama invece della madonna di Guadalupe, realmente venerata dai popoli cattolici dell’America Latina? Sette anni più tardi, le immagini di Cusco dimostrano che la questione posta nel 2019 non è affatto scomparsa. Inculturazione o sincretismo? La Chiesa non ha mai chiesto ai popoli che evangelizza che abbandonino tutto quello che fa parte della loro cultura, ha sempre saputo adottare e purificare i costumi, le lingue, le forme artistiche e perfino alcuni simboli naturali, posto che possano ricevere un significato conforme alla fede cattolica. Le foglie di Coca, per esempio, non hanno nulla di idolatrico in sé, fanno parte da secoli della vita quotidiana e della cultura di molte popolazioni delle Ande. Altra cosa è quando diventano oggetto di una offerta religiosa ad una potenza della natura considerata «Madre Terra», o quando il fuoco viene invocato come «Grande Madre» in grado di ricevere domande e di comunicare la saggezza. La Rivelazione è senza ambiguità su questo punto: «Adorerai il Signore Dio tuo e servirai solo Lui» (Matteo 4, 10). L’inculturazione cattolica consiste nel purificare le culture alla luce della Rivelazione e non nell’introdurre nella pratica ecclesiale i culti pagani e idolatri da cui l’evangelizzazione ha liberato i popoli. Un responsabile del Dicastero per la Dottrina della Fede La presenza attiva di Mons. Jordi Bertomeu conferisce alla questione una portata particolare, poiché egli è un ufficiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e svolge delle missioni di fiducia come Commissario Pontificio della Santa Sede. Secondo InfoVaticana, dopo aver preso la parola nel corso dell’incontro a proposito del Sodalicio, Mons. Bertomeu avrebbe girato il cartello col suo nome prima di lasciare il suo posto. Il giornale spagnolo fa sapere di aver tentato di raggiungerlo per avere delle spiegazioni, ma senza successo. Naturalmente, sarebbe auspicabile che l’interessato spieghi pubblicamente il significato che attribuisce al gesto che ha compiuto. Tuttavia, indipendentemente dalla sua intenzione soggettiva, rimane il carattere oggettivo della cerimonia a cui ha partecipato. Per un verso, abbiamo un ufficiale del Dicastero col compito di vegliare sull’integrità della fede cattolica, per l’altro verso, vediamo partecipare lo stesso ad un rito in cui si invocano degli elementi naturali che ricevono offerte. Un incontro con obiettivi più ampii Il Lepanto Institute rivela che le organizzazioni e le rivendicazioni rappresentate a Cusco sono andate ben oltre le semplici questioni sociali relative ai popoli indigeni. L’avvenimento è stato organizzato in particolare insieme con la Coordinadora Nacional de Derechos Humanos (Coordinamento Nazionale per i Diritti Umani) (CNDDHH), che ha esplicitamente incluso le «persone LGBTIQ+» tra le categorie rappresentate. Il Lepanto Institute sottolinea che la sua identità visiva raffigura una donna con un foulard verde, simbolo dei movimenti pro-aborto in America Latina, accanto a una persona vestita con i colori dell’arcobaleno LGBT. Delle fotografie pubblicate da Ruth Luque, parlamentare peruviana presente all’evento, mostrano anche dei partecipanti che espongono una bandiera transgender, mentre i documenti di lavoro parlano specificatamente di «accesso ad un’assistenza sanitaria completa per le persone LGBTIQ+ (trans/nb)». Bruno Montenegro ha partecipato a questi incontri in qualità di rappresentante della Fraternità transmaschile del Perù. L’inchiesta del Lepanto Institute rileva anche la partecipazione della Confederación Campesina del Perù (CCP), strettamente legata storicamente alla sinistra rivoluzionaria peruviana. Questa, per decenni è stata diretta da militanti appartenenti al Partito Comunista Peruviano. Questa organizzazione internazionale, che si definisce in una prospettiva anticapitalista, sostiene anche le rivendicazioni a favore dell’aborto e delle cause LGBT. La dichiarazione finale redatta a Cusco chiede, in particolare, politiche pubbliche che promuovano «la parità di genere» e una «educazione sessuale completa nelle scuole». Secondo i suoi autori, questo testo è stato ufficialmente trasmesso a Leone XIV e si prevede che gli venga consegnato durante la sua visita in Perù. Cosa ne farà? L’imbarazzante silenzio di Vatican News Vatican News, sito ufficiale di informazione della Santa Sede, ha presentato favorevolmente l’incontro, sottolineando che «ha offerto uno spazio per condividere le esperienze delle diverse regioni, per individuare sfide comuni e per elaborare proposte in risposta alle principali questioni relative ai diritti dell’uomo, con la quali il paese si sta confrontando». Ma, come hanno rilevato InfoVaticana e altri osservatori, il resoconto ufficiale non parla né del rito di apertura con la Pachamama, né della partecipazione ad esso di Mons. Bertomeu. L’omissione è difficilmente comprensibile. Se il «pagamento alla terra» era considerato come una manifestazione culturale del tutto compatibile con la fede cattolica, perché non riportarla nel resoconto di un avvenimento ecclesiale? Se invece sollevava una difficoltà dottrinale, perché vi hanno partecipato attivamente dei prelati cattolici e per di più un ufficiale del Dicastero per la Dottrina della Fede? Leone XIV conosce intimamente il Perù, dove ha esercitato a lungo il suo ministero e di cui possiede la nazionalità. La sua prossima visita nel paese, dall’11 al 17 novembre, darà inevitabilmente particolare risalto a tutto ciò che riguarda i rapporti fra cattolicesimo e culture indigene. Cusco, dove si è appena svolto il detto «pagamento alla terra», è una delle quattro città che visiterà il Sommo Pontefice. Sette anni dopo la scandalo della Pachamama in Vaticano, quale sarà il comportamento di Leone XIV? |