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| Nessuna unità nell’ambiguità di Don Nicolas Cadiet, FSSPX A Bourges, nessun ecumenismo per i nemici
dell’ecumenismo
Nel dare ai fedeli della sua diocesi le sue spiegazioni sul significato delle consacrazioni episcopali effettuate dalla Fraternità San Pio X il 1 luglio 2026, Mons. Sylvain Bataille, arcivescovo di Bourges, insiste: «Non sogniamo una unità di compromesso fondata sill’ambiguità (1)». Cosa che noi sottoscriviamo. Tuttavia, alla vigilia della sua nomina come arcivescovo di Bourges, il 15 ottobre 2025, si è svolta nella sua città episcopale una riunione ecumenica organizzata dalle diocesi sul tema: «Scoprire i modi di pregare … con Lutero e Calvino» (2). Dopo una presentazione di Martin Lutero e un’altra di Giovanni Calvino, una delle quali è stata effettuata dalla Presidente della Chiesa riformata di Bourges, si è svolta una discussione seguita da una preghiera comune. La discussione verteva sulla dottrina dei sacramenti. Il sacerdote cattolico presente ha invitato a rispettare sia il lavoro teologico protestante, sia quello della Chiesa cattolica, entrambi evoluti: «Ad un certo punto, noi avevamo 12 sacramenti …. Anche noi ci siamo evoluti». Nessuna spiegazione su questa affermazione; nessuna parola sul fatto che la dottrina cattolica esprime il dato rivelato, mentre il protestantesimo lo contraddice. La cortesia ecumenica lo impone. Dobbiamo considerare che si è trattato semplicemente di un errore occasionale, visto che una discussione a braccio può comportare delle imprecisioni e perfino dell’avventatezza? Sfortunatamente, l’ambiguità viene dall’alto. E’ il decreto Unitatis Redintegratio che ha dato l’avvio, incoraggiando caldamente il movimento ecumenico. Prima ambiguità: questo movimento, che designa «le intraprese e le iniziative promosse ed organizzate a favore dell’unità dei cristiani» (§ 4), non può mirare all’unità della Chiesa, poiché questa è acquisita da sempre e affermata nel Credo. Visto che l’ecumenismo è esplicitamente distinto dall’opera di conversione e di riconciliazione dei singoli (§ 4), cosa si intende con l’espressione «unità dei cristiani», che non è l’unità della Chiesa di Cristo? E come si possono mantenere delle relazioni assidue e cordiali pur continuando ad affermare la fede, non come una tradizione teologica tra le altre, ma come verità rivelata? Seconda ambiguità: il decreto afferma che le comunità cristiane non cattoliche «non sono per niente sprovviste di significato e di valore nel mistero della salvezza. Lo Spirito di Cristo, infatti, non rifiuta di servirsi di esse come mezzi di salvezza» (§ 3). Bisogna dedurne che il protestantesimo come tale è un mezzo di salvezza? O l’ortodossia? Ma dato che esse consistono rispettivamente in una eresia e in uno scisma, come si può sostenere quanto detto nel decreto? Oppure ci si salva malgrado tale eresia e tale scisma? Ma allora, è ragionevole raccomandare queste comunità nel modo detto? E quando dei protestanti o degli ortodossi chiedono di essere accolti nella Chiesa cattolica, è concepibile che si debba raccomandare loro di rimanere come sono? Si dovrebbe credere che Mons. Bataille ponga fine ad ogni velleità di unità nell’ambiguità? Sfortunatamente, sembra che oggi nella Chiesa l’unità e la comunione siano ricercate principalmente nel rigore giuridico e non nella fede. NOTE 1 - https://www.diocese-bourges.org/actualites/16137-les-ordinations- episcopales-de-la-fraternite-saint-pie-x-points- de-repere-pour-comprendre-la-situation-editorial-de-monseigneur-bataille/ 2 - https://web.archive.org/web/20251013013819/https://www.diocese-bourges.org/agenda/ 11902-decouvrir-des-manieres-de-prier-avec-luther-et-calvin/ |