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alla richiesta di udienza papale
settembre 2026
presentata dagli organizzatori del pellegrinaggio della Messa tradizionale di Edward Pentin Pubblicato il 19 settembre 2026 sul sito dell'Autore Ripreso e tradotto il 20 settembre sul sito di Sabino Paciolla ![]() Pellegrinaggio dei fedeli tradizionali a Roma 25 ottobre 2025 Papa Leone XIV sta forse perdendo
l’occasione di sanare le ferite dei cattolici tradizionali non
incontrando il mese prossimo un ampio gruppo rappresentativo di loro?
Il Santo Padre non ha finora risposto alla richiesta di udienza papale avanzata dai capi di un pellegrinaggio annuale di cattolici tradizionali a Roma — nonostante la richiesta sia stata presentata nove mesi fa e il Papa abbia affermato lo scorso anno che avrebbe voluto incontrare tali gruppi. Gli organizzatori del pellegrinaggio Ad Petri Sedem (alla Sede di Pietro), in programma dal 23 al 25 ottobre 2026 e composto prevalentemente da laici, avevano richiesto l’udienza papale in una lettera firmata da due membri laici dell’organizzazione e consegnata personalmente dal vescovo Athanasius Schneider in occasione del suo incontro con Papa Leone in Vaticano lo scorso dicembre. Nella stessa lettera avevano chiesto anche il permesso di celebrare una Messa pontificale presso l’Altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro, come era avvenuto in diversi anni in passato e durante il pellegrinaggio dello scorso anno, svoltosi nell’anno giubilare e celebrata dal cardinale Raymond Burke. Il pellegrinaggio è organizzato dal Coetus Internationalis, un’associazione che riunisce 33 associazioni cattoliche tradizionali di tutto il mondo. L’anno scorso, circa 3.000 fedeli hanno partecipato all’annuale raduno di tre giorni. Dopo ripetute richieste di una risposta definitiva, il 7 agosto la Segreteria di Stato ha negato l’autorizzazione alla celebrazione della Messa pontificale nella Basilica di San Pietro. La Messa si terrà invece nella Basilica di Santa Maria Maggiore il 24 ottobre, con il vescovo Athanasius Schneider come celebrante. Gli organizzatori hanno espresso la loro «profonda gratitudine» al cardinale Rolandas Makrickas, arciprete di Santa Maria Maggiore, per aver concesso l’autorizzazione alla celebrazione della Messa. Non è stata fornita alcuna motivazione ufficiale per la decisione del Vaticano. I pellegrini quel giorno entreranno comunque in processione nella Basilica di San Pietro per venerare le reliquie dell’apostolo Pietro e unirsi in un momento di preghiera. Ma ora si registra l’assenza di una risposta alla richiesta di udienza papale, nonostante non vi siano impegni papali annunciati pubblicamente durante il pellegrinaggio, ad eccezione del discorso del Papa durante l’Angelus del 25 ottobre. Il silenzio è particolarmente sorprendente per i cattolici tradizionali, data la dichiarata disponibilità del Santo Padre a conoscerli meglio. In una intervista alla giornalista vaticana Elise Ann Allen pubblicata un anno fa, Papa Leone affermò di non aver ancora avuto l’opportunità «di sedermi davvero a tavolino con un gruppo di persone che sostengono il rito tridentino». Aggiunse: «Presto si prese Ha poi suggerito che la questione potrebbe dover essere affrontata attraverso un processo sinodale: «È una questione di cui, credo, anche forse in un’ottica di sinodalità, dovremo sederci a un tavolo e discutere». Gli osservatori ritengono che l’assenza di un’udienza papale sia in contraddizione anche con il suo aperto sostegno alla sinodalità, con il desiderio dichiarato dal Papa di ascoltare tutti i fedeli, e notano la sua apertura verso molti altri gruppi che riceve regolarmente in udienza privata. Nel corso dell’ultimo mese, il Santo Padre ha ricevuto rappresentanti di una vasta gamma di organizzazioni, tra cui i partecipanti all’incontro «Fratelli tutti: dialogo socio-ambientale Nord-Sud» (12 settembre); gli Adoratori Perpetui del Santissimo Sacramento della Federazione dello Spirito Santo (5 settembre); una delegazione dell’Oriel College dell’Università di Oxford (4 settembre); una delegazione statunitense della Società di San Vincenzo de’ Paoli (28 agosto); e i vescovi della Chiesa luterana di Norvegia (26 agosto). A febbraio, Leone XIV ha ricevuto i membri di Pro Petri Sede, un’associazione laica, esplicitamente «in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma». Egli ha sottolineato che i suoi membri compiono regolarmente il pellegrinaggio per incontrare il Successore di Pietro ogni tre anni. Ha inoltre incontrato regolarmente gruppi di pellegrini al termine delle sue udienze generali settimanali — una possibilità che non è stata offerta agli organizzatori del pellegrinaggio Ad Petri Sedem. Alcuni esponenti degli ambienti tradizionali stanno osservando l’emergere di una tendenza a escludere i cattolici tradizionali dall’accesso al Santo Padre. Sono inoltre preoccupati per le continue, e in alcune diocesi crescenti, restrizioni al vetus ordo — Toronto ne è l’ultimo esempio. Senza alcuna opportunità di incontrare il Papa, si chiedono come egli possa conoscere meglio i fedeli laici tradizionali e le loro preoccupazioni molto concrete, quando viene negata la possibilità di incontrare un gruppo altamente rappresentativo di loro. Il Papa, si chiedono, sta forse ascoltando solo cardinali, vescovi e altre figure che non sono favorevoli al rito romano tradizionale, e quindi raramente viene a conoscenza di un punto di vista equilibrato? Il Papa e la Santa Sede, infatti, stanno forse prestando ascolto solo alle opinioni del clero, in contrasto con gli obiettivi dell’era post-conciliare che avrebbe dovuto dare maggiore voce in capitolo ai laici? Inoltre, si chiedono se il Papa non sia forse all’oscuro dei risultati di un’indagine vaticana tra i vescovi sulla quale si dice che si sia basato Traditionis Custodes — il decreto del 2021 di Papa Francesco che limita il rito romano tradizionale? L’indagine ha rilevato che la maggior parte dei vescovi era in realtà favorevole al mantenimento di Summorum Pontificum, il decreto di Benedetto XVI che liberalizzava il vetus ordo. Per i cattolici tradizionali che hanno chiesto solo che il Successore di Pietro li incontrasse e li ascoltasse, il silenzio del Papa rischia di aggravare ferite che un’udienza avrebbe potuto iniziare a sanare. Insieme alle continue restrizioni, ciò rende loro difficile percepire una reale preoccupazione pastorale e suggerisce invece che una porta si stia chiudendo silenziosamente. |