I capi dei goyim si sottomettono al Genocida


di Maurizio Blondet




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E’ una notizia censurata dalla stampa mainstream, ma nemmeno l’informazione indipendente ne sta dando notizia.

Dal 2 al 6 Novembre in Israele, a Gerusalemme, si terrà il primo congresso internazionale per tutti i capi del mondo dei goyim (non ebrei) all’insegna delle sette leggi di Noè.
L’evento è stato definito ufficialmente dagli stessi organizzatori “un momento fondante dopo 2000 anni” e Gerusalemme è nominata come “il luogo in cui la storia ricomincia”, definizioni, ripeto, ufficiali date al congresso.

I capi di tutti i popoli sono invitati ad entrare nell’Alleanza Eterna (Berit Olam), che vede il mondo organizzato secondo le sette leggi di Noè e guidato da Israele, che diviene il centro di una rete internazionale di non ebrei.

Si tratta della realizzazione del progetto lanciato anni or sono dal rabbino dei chassidim Chabad Lubavitch Schneerson che sostenne la diffusione delle leggi di Noè anche al di fuori del mondo ebraico.

Qual è l’obiettivo di questo congresso? Che ruolo giocano capi come Trump e Putin?
Cosa comporterà la nascita di una struttura organizzata su sei continenti?
È il Nuovo ordine Multipolare con sede a Gerusalemme?



NOSTRA NOTA ESPLICATIVA



Chabad Lubavitch Rebbe


Chabad Lubavitch Schneerson (Menachem Mendel Schneerson] (Mykolaïv – Ucraina -, 5 aprile 1902 – Brooklyn – USA -, 12 giugno 1994) è stato un filosofo, mistico e rabbino ucraino naturalizzato statunitense ed il settimo Rebbe (capo spirituale, nell’ebraismo chassidico) dei chassidim del movimento Chabad.

Noto con l’appellativo di Lubavitcher Rebbe, o semplicemente come Il Rebbe, è stato l’ultimo capo religioso di Chabad-Lubavitch, quinto patrilinearmente dal ramo del terzo Rebbe, che portava il suo stesso nome.

Negli anni cinquanta, alla morte di suo suocero, assunse la guida di Chabad-Lubavitch, che diresse fino alla propria morte, avvenuta nel 1994.
Ha ampliato le attività internazionali del movimento ed ha fondato una rete di istituti (a fine 2006, in settanta nazioni) per diffondere la chassidut di Lubavitch tra gli ebrei, con l’espresso scopo di una “unità ebraica”.

Sostenne la diffusione delle leggi di Noè anche al di fuori del mondo ebraico.

L’ebraismo non ha mai pensato che esista una sola via per raggiungere Dio: i rabbini insegnano: “il giusto in tutte le nazioni ha un posto nella vita eterna”.
Per questa ragione, la tradizione ebraica non ha mai insegnato che per la salvezza è necessaria l’osservanza di tutti i 613 comandamenti della Torà.

L’ebraismo insegna anche che ci sono sette leggi fondamentali, conosciute come le “sette leggi dei figli di Noé”, che stanno alla base dei principi della moralità universale.
Queste leggi proibiscono l’omicidio, il furto, le azioni crudeli con gli animali, l’immoralità sessuale, la bestemmia, e impegnano a riconoscere una Legge.
Secondo la tradizione ebraica, un non-ebreo che osserva queste leggi di base, è ritenuto un giusto e merita la vita eterna.



Le 7 Leggi di Noè

Sono le sette cose che Dio vuole da ogni essere umano.
Ogni popolo ha il suo linguaggio, la sua cultura e il suo modo unico di vivere.
Eppure ci sono sette cose che ognuno di noi deve osservare, a prescindere da chi siamo o da dove veniamo.
Senza questi sette principi sarebbe impossibile vivere insieme in armonia.
Furono dettati ai progenitori di tutta l’umanità dal Padrone del cielo e della terra, eterno e immutabile.
Ciò rende queste regole universali, per tutti i tempi, luoghi e popoli, a differenza delle leggi fatte da esseri umani che possono cambiare secondo le circostanze.

Nonostante questi insegnamenti fossero riportati nei testi sacri ebraici, per molti secoli gli ebrei non poterono parlarne ai popoli in mezzo ai quali vivevano.
Tuttavia in tempi recenti, il più grande rabbino del popolo ebraico del XX secolo, Rav Menachem M. Schneerson incoraggiò gli ebrei a divulgare questi insegnamenti affinché il mondo si potesse preparare al tempo di pace e saggezza che si starebbe rapidamente avvicinando.


Le sette cose che Dio vuole da ogni essere umano sono:

1. Non profanare l’unicità di Dio in alcun modo.
Riconoscere che c’è un solo Dio che desidera che ci prendiamo cura del Suo mondo.

2. Non maledire il Creatore.

3. Non uccidere.
Il valore della vita umana non può essere misurato. Distruggere una vita equivale a distruggere il mondo intero, perché, per quella persona, il mondo cessa di esistere. Ne consegue che mantenendo una vita umana, si sta mantenendo l’universo intero.

4. Non mangiare una parte di un animale vivo.
Rispettare la vita di tutte le creature di Dio. In quanto esseri intelligenti, abbiamo l’obbligo di non causare dolore non necessario ad altre creature.

5. Non rubare.
Qualsiasi beneficio o guadagno riceviamo, non può essere alle spese di altri ingiustamente.

6. Controllare e incanalare le inclinazioni sessuali.
L’incesto, l’adulterio, la violenza carnale e i rapporti omosessuali sono proibiti.
L’unità famigliare è la base della società umana. La sessualità è la fonte di vita e come nulla è sacro dell’atto sessuale, allo stesso modo nulla è più degradante e distruttivo per un essere umano quando se ne abusa.

7. Stabilire tribunali e assicurare giustizia.
Con ogni piccolo atto di giustizia riportiamo armonia nel mondo uniformandolo all’ordine celeste. È questo il motivo per cui dobbiamo osservare le leggi stabilite dal governo per la stabilità e l’armonia del paese.

Questi sette principi sono generali e da essi derivano numerosi altri insegnamenti, tutti di facile comprensione per la mente umana. Essi includono la carità e gli atti di bontà, l’onorare e rispettare i genitori, la preghiera a Dio e la contemplazione della Sua saggezza e magnificenza.
Ciò comporta anche il non agire sconsideratamente verso la creazione, che è stata affidata all’uomo.

Nessuno deve convertirsi o unirsi a una chiesa o tempio particolare per osservare questi principi e queste leggi. È importante però che essi vengano osservati poiché questo è ciò che il Dio supremo vuole che ognuno di noi faccia.
Chiunque osservi queste leggi basilari, a prescindere dalla razza, nazionalità o cultura, è considerato una persona giusta e gli viene concessa la vita eterna dopo aver lasciato questo mondo.

Questa impostazione religiosa è anche nota come Noachismo, da Noach, il nome ebraico di Noè.

Secondo la tradizione ebraica il mondo è bipartito in goyim e yehudim, cioè in “non ebrei” ed “ebrei”. Gli ebrei sono il popolo “sacerdote” di Yahweh rispetto al resto dell’umanità, e perciò hanno più obblighi e la preminenza sui goyim; sono loro che conservano la tradizione noachita - oltre a quella ebraica - e la insegnano ai goyim.
Nella concezione ebraica, ognuno ha un suo compito di tikkun olam, mantenimento del mondo. Tuttavia gli ebrei devono rispettare i 613 mitzvot, regole dettate nel Talmud; mentre i goyim ne devono rispettare sette, quelle dettate nel noachismo.

Da tale impostazione scaturisce la inevitabile funzione guida degli ebrei rispetto al resto dell’umanità; su cui si basa l’iniziativa riportata all’inizio: cioè l’invito ai capi di tutti i popoli ad entrare nell’Alleanza Eterna (Berit Olam), in cui il mondo è organizzato secondo le sette leggi di Noè e guidato da Israele.







ottobre 2026
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