Conoscere meglio la Chiesa:

Il Rito Siro-malankarese

Seconda parte


Articolo della Fraternità San Pio X


Parte prima
Parte seconda






La processione dei Misteri durante la Messa siro malankarese


Il Rito siriano occidentale o antiocheno ebbe origine a Gerusalemme. Gradualmente l’accento sulla tradizione liturgica si spostò da Gerusalemme ad Antiochia.
La liturgia antiochena fu influenzata dalle liturgie greco-bizantina, siriana orientale ed egiziana, con la presenza di numerosi elementi liturgici provenienti da altre tradizioni.


Breve storia del Rito siriano occidentale

Il Rito siriano occidentale deriva da una fusione di diverse tradizioni.
L’Anafora di San Giacomo servì da modello per tutte le altre. Questa conformità si estese agli elementi pre e post anaforici.
Questo Rito presenta una sintesi di elementi siriaci, inni e altri brani corali, e di elementi tradotti da testi greci provenienti principalmente da Antiochia.

Questa sintesi fu opera delle comunità monastiche siriane non calcedoniane dell’entroterra siriano di Siria, Palestina e di alcune parti della Mesopotamia.
Questi cristiani siriani (monofisiti) furono organizzati in una Chiesa indipendente da Jacob Bardai (+578) e a volte sono chiamati «giacobiti».

Dopo la rottura con Costantinopoli, le comunità siriane trassero ispirazione dalle loro usanze e dalle risorse fornite a Edessa da Sant’Efrem e da Giacomo di Saroug.
Nel corso dei secoli si produsse un arricchimento per gli inni, che occupano un posto ineguagliabile, per le Anafore eucaristiche e per i riti del Battesimo e della penitenza. 

Dal IX al XIII secolo, quando si fissò la forma definitiva della liturgia siriana occidentale, la liturgia giacobita continuò ad usare le usanze bizantine, sia tramite contatti diretti dopo la riconquista della Siria da parte dell’Impero, nel 968; sia per mezzo di Gerusalemme, la cui liturgia era sempre più legata a quella della Capitale imperiale.

I Siriani che si sono uniti a Roma hanno apportato una certa latinizzazione nella celebrazione dei sacramenti. Tuttavia, il Concilio di Sharfeh, nel 1888, confermò solo alcune usanze latine.
La liturgia antiochena si caratterizza in particolare per il significativo utilizzo di inni non biblici.

La liturgia antiochena fu introdotta in India nel 1665, dopo il giuramento della Croce di Koonan del 1653. 
Un movimento di riunificazione si concretizzò solo nel 1930, come abbiamo già riportato, quando alcuni giacobiti accettarono la fede cattolica. Essi furono autorizzati a conservare la liturgia e la tradizione antiochena.
Questo costituisce l’inizio della Chiesa cattolica siro-malankarese in India.


Anno liturgico siriano occidentale

Esso comincia la Domenica di Qudoshetto (consacrazione della chiesa) (30 o 31 ottobre se è una Domenica, altrimenti la prima Domenica di novembre.
Vi sono sette stagioni.

1 - Annunciazione (Suboro)
2 - Natività-Epifania (Yaldo-Denho)
3 - Quaresima: 50 giorni
4 - Resurrezione (Qyamto)
5 - Pentecoste (Sliha)
6 - Trasfigurazione: dal 6 agosto al 13 settembre
7 - Croce (Sliba): 14 settembre-Qudoshetto


Struttura e teologia del Santo Qurbono siro-malankarese

1. Tuyobo (servizio di preparazione)

Il servizio di preparazione si chiama Tuyobo. E’ chiamato anche protesi.
La preparazione del Santo Qurbono siro-malankarese ha due componenti:

1.    Preparazione materiale: preparazione del pane e del vino. Essa è chiamata preparazione della Tavola della Vita (Tuyobo d poturhaye); vestizione dei paramenti liturgici.

2.    Preparazione spirituale con la recita delle preghiere canoniche (Sapro e Terza Ora) e con il compimento del servizio di pentimento effettuato nella parte preliminare della liturgia.

Il Tuyobo comprende due servizi: il servizio di Melchisedec e il servizio di Aronne.
Il sacerdozio di Melchisedec era un sacerdozio naturale, il quale fu elevato dal sacerdozio di Aronne dell’Antico Testamento; i due si compirono nel sacerdozio di Gesù.

a) Il servizio di Melchisedec

Esso consiste principalmente nella preparazione delle offerte. Le preghiere di questo servizio sono di natura husoyo (assoluzione), introdotte dal Salmo 51 (50).
Le preghiere del servizio di pentimento sono composte da: Proemion (Prefazio), Sedro (Colletta), Qolo (Inno), Ethro (Incensazione), Ekbo (Conclusione) e Huttomo (preghiera di suggello).


b) Il servizio di Aronne

Questo servizio comprende: a) il lavaggio delle mani; b) la vestizione dei paramenti liturgici; c) la preghiera Husoyo; d) le preghiere di commemorazione generale e di intenzioni particolari; e) l’incensamento.

Durante il tuyobo, il diacono esegue tre letture dell’Antico Testamento.
Prima ora mistica: le due prime parti del tuyobo sono nascoste alla vista dei fedeli da una tenda appesa alla Porta Santa. Queste due parti costituiscono la prima ora mistica del Santo Qurbono.

Queste cerimonie hanno una dimensione misteriosa.
Parti del servizio di Tuyobo sono lette in silenzio e accompagnate da gesti corrispondenti, nel Santo dei Santi, mentre la Porta Santa è chiusa
La tavola sacra è quindi misticamente concepita come «trono celeste» su cui siede il Re della Gloria, per permetterci di offrire i nostri omaggi alla Sua Maestà.

La prima ora mistica commemora la preesistenza eterna del Figlio di Dio nella Trinità, cioè l’eterna generazione del Logos da parte di Dio Padre (Gv. 1, 1-2), nonché la manifestazione di Dio nella creazione e nella storia, e la suprema rivelazione del Figlio di Dio nel sublime mistero dell’Incarnazione.


2. Servizio pubblico e liturgia della Parola

Conclusa la prima ora mistica, il velo del Santuario è rimosso, a significare che il tempo d’attesa è terminato e che il promesso Re messianico è adesso apparso sul Giordano per essere battezzato.
Il celebrante dà inizio alla celebrazione pubblica del Santo Qurbono, commemorando le manifestazioni di Cristo.

Il servizio pubblico commemora la vita pubblica di Gesù: la Sua nascita, il Suo battesimo e la Sua predicazione in Palestina.

1.    Processione solenne intorno all’Altare. Il diacono che cammina in testa rappresenta Giovanni Battista venuto a preparare la via a Gesù (rappresentato dal sacerdote), gli altri rappresentano gli altri discepoli.
Questa processione sostituisce la processione originaria che andava dal Santuario alla berna in mezzo alla chiesa.

2.    Il Trisagion: « Santo sei Tu, o Dio; Santo sei Tu, o Potente; Santo sei Tu, o Immortale; o Tu che sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi, abbi pietà di noi»
L’espressione « crocifisso per noi» è una caratteristica antiochena del Trisagion.

3.    Kyrie eleison, tre volte.

4.    Servizio della Parola di Dio: vi sono sei letture: tre dall’Antico Testamento e tre del Nuovo Testamento. Le letture del Nuovo Testamento sono tratte dalle Epistole cattoliche di San Paolo e poi dal Vangelo. La liturgia della Parola ci ricorda il ministero pubblico di Cristo.



3. Preparazione dell’Anafora

Subito dopo le letture e la predica, il diacono pronuncia «Staumenkalos» (alziamoci e stiamo attenti).
Poi vengono:

1.    Preghiera d’ingresso: Promeon (introduzione), Husoyo (preghiera di assoluzione) e Sedro (catena). Tra queste preghiere, la prima e l’ultima sono variabili. Mentre la Husoyo è la stessa per tutte le Messe. Le Sedro sono delle lunghe meditazioni teologiche sui diversi avvenimenti della storia della salvezza.

2.    Benedizione del turibolo: con questo gesto viene benedetto e santificato l’intero universo. Le 4 catene del turibolo hanno ciascuna 18 ganci, quindi 72in tutto, che simboleggiano i discepoli.
Le 12 campane rappresentano gli Apostoli. La piastra inferiore, dove si trova il fuoco, rappresenta la Chiesa sulla terra, il fumo simboleggia la preghiera e la piastra superiore rappresenta il Cielo.

3.    Il Credo di Nicea

4.    Lavabo delle mani

5.    Incensamento: Il diacono si porta all’ingresso della chiesa e incensa tutta la chiesa e i fedeli.
A questo punto, i catecumeni escono.



4. Anafora

Il celebrante, in quanto ministro della Chiesa, eleva l’oblazione eucaristica verso il Cielo. Sale anche sul Dargo (la piattaforma sollevata).
L’Anafora più importante della tradizione antiochena è l’Anafora di San Giacomo.
La Chiesa cattolica siro-malankarese ne conta altre otto oltre a quella di San Giacomo.
La struttura generale dell’Anafora è la seguente:

1. Bacio della pace. Si tratta di un adattamento di Rom 16, 16: «Salutatevi tutti reciprocamente con il santo bacio». E’ importante notare che nella Chiesa Malankarese il bacio della pace è trasmesso ai fedeli dall’Altare tramite il diacono attraverso il turibolo.

3.    Preghiera dell’imposizione delle mani (Es. 29, 10,15, 19; Lev. 1, 4; 3,2; 8, 13).

4.    Il sollevamento del velo dei Misteri. Simboleggia la Rivelazione di Dio nell’Incarnazione e nell’Eucarestia. Il battito del Shushepo (piccolo velo) e delle mani del celebrante simboleggiano il battito dello Spirito Santo  e la Sua discesa.

5.    Dialogo del Prefazio

7.    Preghiera prima del Sanctus e Sanctus (Santo, Santo, Santo).
8.    Parole dell’Istituzione

6.    Anamnesi: Dicendo «Fate questo in memoria di me fino a quando io verrò», il celebrante prende il cucchiaio con la mano destra, lo solleva bruscamente al di sopra della sua testa e lo posa sulla sua mano destra, a significare la seconda venuta di Gesù in Cielo come un fulmine (Mt 24, 27).

7.    Epiclesi: durante questa preghiera, il sacerdote muove le sue mani sopra le offerte con un movimento ondulatorio che simboleggia la discesa dello Spirito Santo. Le parole proprie della liturgia siriana: «Ascoltami, o Signore», ripetute tre volte, richiamano il grido di Elia che fece scendere il fuoco dal Cielo sul sacrificio che aveva preparato (1 Re 18, 37).


8.    Grandi intercessioni: I diaconi si collocano al centro e dirigono la preghiera. Vi sono sei preghiere di intercessione fisse: le prime tre  per i vivi e le seconde tre per i morti. La prima è per la Chiesa e i suoi capi; la seconda è per i fedeli e per coloro che soffrono; la terza è per i capi laici; la quarta chiede l’intercessione della Beata Vergine Maria, degli Apostoli, dei Martiri e altri Santi; la quinta prega per i Padri della Chiesa; nell’ultima si prega per i defunti.



5. Preparazione alla Comunione

1. Frazione. Dopo la benedizione viene tirato il velo sul Santuario e il sacerdote procede alla frazione. E’ la seconda ora mistica in cui il popolo attende la Resurrezione di Gesù. Il rito della frazione simboleggia la Passione e la Morte di Gesù. La chiesa non osa commemorare in pubblico questi Misteri terribili e sublimi. Il velo ora rappresenta le tenebre che si diffusero alla morte di Gesù e la roccia che ricopriva la Sua tomba.
Durante questo tempo, la comunità canta. Dopo la frazione, il Santuario viene aperto a simboleggiare la Resurrezione.

2. Preghiera del Signore (Padre Nostro): Riconciliati con Dio, ora abbiamo la fiducia necessaria per rivolgerci a Lui come Nostro Padre. Le espressioni «il pane di cui abbiamo bisogno» «come noi abbiamo perdonato» e «dal maligno» sono caratteristiche della versione siriaca seguita dai Malankaresi.

3.  Elevazione e Sancta Sanctis (Le cose Sante ai Santi): in questo momento ci ricordiamo della Resurrezione e dell’Ascensione di Gesù; e commemoriamo anche la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste.

4. Le Kuklions (commemorazioni) della Madre di Dio (Salmo 45, 9-11), dei Santi (Salmo 92, 12-14) e dei defunti (Salmo 103, 13-15).


6. La Santa Comunione

Il velo della porta santa viene chiuso. E’ la terza ora mistica in cui il popolo attende la seconda venuta di Gesù.

1. Il sacerdote riceve la Santa Comunione. Dopo, il diacono grida a voce alta: «lodiamo e diciamo» e il popolo risponde «Sia lodato e glorificato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Alleluia». Questo significa il suono squillante della tromba: «Ecco lo sposo, andategli incontro» (Mt. 25, 6). Il velo viene tirato.

2. Processione dei Misteri. In origine si trattava di una processione attraverso la chiesa, accompagnata da candele, campane, dischi serafici (Marwahtho) e incensi. Questa processione rappresenta la seconda venuta gloriosa di Gesù e il Giudizio.

3. La comunione dei fedeli

I Malankaresi credono che il Santo Qurbono non sia solo un sacramento o un sacrificio, ma anche il banchetto sacrificale con Cristo in Cielo (Lc 22, 10); la cena di nozze dell’Agnello preparata per la sposa dallo sposo (Ap 19, 9); il banchetto preparato dal padre per il figliol prodigo (Lc 15, 22-24). Il carbone ardente dato a Isaia dal Serafino che gli ha permesso di predicare (Is 6, 6-7).

Il sacerdote, distribuendo la Comunione, dice: «Il carbone ardente propiziatorio del Corpo e del Sangue di Gesù … il perdono dei peccati».
Nelle Chiese orientali la Comunione è data sotto le due specie. I fedeli la ricevono sulla lingua, in piedi (senza inginocchiarsi neanche dopo la Comunione), a simboleggiare la speranza nel Signore risorto.


7. Il servizio di chiusura

1. La preghiera di azione di grazia: la prima è per avere la forza di condurre una vita giusta,  la seconda è rivolta a Cristo, Figlio di Dio, affinché nella Sua seconda venuta noi possiamo ricevere la Sua misericordia.

2. Huttomo: benedizione finale (huttomo significa «sigillare»)

3. Congedo: Dopo un inno, il sacerdote congeda solennemente i fedeli benedicendoli: «Noi vi affidiamo alla grazia e alla misericordia della Santissima Trinità con il “il cibo del cammino” e le benedizioni che avete ricevuto dall’Altare propiziatorio del Signore». Per mostrare che la comunità è nutrita dall’Eucarestia nel suo cammino verso la Gerusalemme celeste.

Il Santo Qurbono non termina in chiesa, esso prosegue fino alla fine del pellegrinaggio. La seconda benedizione mostra che i partecipanti al Santo Qurbono includono sia quelli che sono lontani sia quelli che sono vicini, sia quelli che vivono sia quelli che sono morti, riscattati dalla «Croce vittoriosa» del Signore.

In seguito, il Santuario è chiuso. I rituali di conclusione sono compiuti nel Santuario velato dal celebrante e dai suoi assistenti.

Infine, il celebrante bacia l’Altare e dice: Rimani in pace, Santo Altare del Signore, poiché non so se tornerò da te. Possa il Signore rendermi degno di vederti nell’assemblea dei primogeniti in Cielo; in questa alleanza confido.

Dopo di che, il velo viene tirato e il sacerdote esce e l’assemblea bacia le sue mani (quelle di Cristo) e torna a casa.



La tenda che copre il Santuario nelle chiese orientali






 
agosto 2025
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