Fidelis inveniatur:

un anno dopo il ritorno alla Casa del Padre

29 gennaio 2026



di Francesco Gisci








Questo primo anniversario (29 gennaio 2025 – 29 gennaio 2026, orario inglese), oltre che per rinnovare la richiesta di aiuto e intercessione a Sua Eccellenza Reverendissima, umile servitore della Beata Vergine Maria e del suo Divin Figliolo, è utile per ricordare alcuni momenti molto importanti per la vita del Vescovo, nel bene e nel male.
Senza volere significare null’altro che i fatti realmente accaduti che è giusto ricordare per rendere giustizia a Monsignore, ricorriamo ad una fonte inconfutabile e incontrovertibile, in questo caso un seminarista diretto testimone, oggi Vescovo, Monsignore Stobnicki (1) . E senza voler giudicare le intenzioni di nessuno, perché solo dei fatti conosciuti e realmente accaduti possono e devono essere giudicate le responsabilità, ripercorriamo alcuni momenti della vita del Vescovo inglese raccontati dall’allora giovane seminarista polacco.


«Nel seminario della FSSPX di Zaitzkofen, in Germania, mi sono reso conto molto presto che qualcosa non andava. Certo, tutte le apparenze erano ancora conservate, ma mancava la questione fondamentale, cioè lo spirito di lotta per la Fede.
Oggi riconosco chiaramente, che i Superiori svizzeri del Seminario, già all’epoca, erano stati contagiati dal virus del liberalismo. Avevano obiettivi molto diversi da quelli dell’Arcivescovo Lefebvre e non capivano quanto fosse demoniaco il Nuovo Ordine Mondiale. […].
Ci furono pressioni perché scegliessi padre Pfluger [Primo assistente del Vescovo Bernard Fellay, allora Superiore generale] come direttore spirituale.
Io rifiutai e iniziarono i miei problemi.
Cercò di costringermi a cambiare la mia decisione. Mi chiamava nella sua stanza per gli “interrogatori” e cercava di costringermi a riferire su altri chierici. Continuava a ripetere che dovevo dimostrare la mia assoluta fedeltà ai Superiori, ecc.
Non contavano né la Fede, né la pietà, né la conoscenza, ma solo l’obbedienza cieca e assoluta.
La maggior parte dei seminaristi, per sopravvivere all’ordinazione, si sottoponeva a questa “formazione”. Alcuni non riuscivano a sopportarla e ci furono persino casi di fuga dalla finestra durante la notte. […].
Mi confidavo con il Vescovo Williamson, che allora era Rettore del Seminario di La Reja, in Argentina, e che avevo conosciuto prima di entrare nel Seminario di Zaitzkofen.
Egli capì immediatamente cosa stava accadendo a Zaitzkofen.
Non sapevo ancora che questo faceva parte della formazione di una neofraternità che sarebbe stata pronta a gettarsi nelle braccia dei traditori postconciliari.
Ci scrivevamo regolarmente lettere, usando una specie di cifrario, perché venivano controllate dai Superiori svizzeri. In ogni caso, non facevano nulla per nascondere la loro antipatia nei confronti di Sua Eccellenza. Quando egli visitò il Seminario, fu suggerito ai seminaristi di non assistere alle sue lezioni o addirittura si ridicolizzò la verità sul Nuovo Ordine Mondiale che egli predicava. […].
A metà ottobre 2008, don Pfluger, in mia presenza, aprì due lettere che avevo indirizzato al Vescovo Williamson prima che egli venisse in Seminario per ordinare diacono il pastore svedese convertito Sandmark il 1° novembre, festa di Tutti i Santi. Le strappò e le gettò via.
Esasperato, dissi che questo non era giusto, e lui mi rispose: taci e obbedisci.
Ero così scioccato che raccontai ad alcuni seminaristi che avrei riferito al Vescovo Williamson di questa situazione e che si trattava di uno scandalo.
A posteriori, sono convinto che qualcuno abbiano riportato ai Superiori la mia intenzione e, a quel punto, è iniziata la caccia contro di me.
Dal 24 al 27 ottobre, l’intera comunità del Seminario partecipò al pellegrinaggio internazionale della FSSPX a Lourdes, in occasione del 150° anniversario delle apparizioni della Madonna. […].
Dopo la Messa solenne, mi accordai con il Vescovo Williamson per prendere un caffè il giovedì 30 ottobre alle ore 15:00. A quanto pare, alcuni testimoni di questa conversazione riferirono tutto ai loro Superiori.
Quando tornammo da Lourdes, arrivarono in Seminario dei giornalisti svedesi. Furono presentati dai Superiori come amici della Fraternità che volevano promuoverla attraverso un servizio televisivo.
I chierici furono incoraggiati a rilasciare loro delle interviste.
Tuttavia, quando li ho visti entrare nella cappella senza inginocchiarsi o farsi il segno della croce, ho capito che qualcosa non andava. Sicuramente non avevano fatto una buona impressione.
Il 29 ottobre, il giorno prima dell’incontro previsto con il Vescovo Williamson, subito dopo pranzo fui convocato per un colloquio con il Rettore del Seminario, padre Frey, che in quel momento era nervosamente malato e usciva di rado dalla sua stanza. Mi ordinò di lasciare il Seminario entro le 8:00 del giorno successivo. Mi accusò di disobbedienza, di sfiducia nei confronti dei superiori e di aver organizzato orge durante il pellegrinaggio della FSSPX a Czestochowa, cosa del tutto assurda. Non mi presentò alcuna prova della mia presunta colpevolezza, ma affermò solo che la mia espulsione era stata richiesta da padre Pfluger e che tutti i sacerdoti appoggiavano la decisione. Ma, come si scoprì quando andai a parlare con i sacerdoti, questa era una bugia. […].
Avevo poche ore per fare le valigie, praticamente nessuna occasione per salutare gli altri seminaristi. Quando andai da padre Pfluger con il sorriso sulle labbra, mi disse: non abbiamo bisogno di sacerdoti come te nella Fraternità. […].
Il giorno dopo fui accompagnato alla stazione ferroviaria e presi un treno per Varsavia. I Superiori svizzeri poterono tirare un sospiro di sollievo. Non c’era più il pericolo che i loro piani venissero vanificati: pochi giorni dopo, al termine di una lunga intervista, chiesero al Vescovo Williamson di parlare del dogma del Nuovo Ordine Mondiale, l’Olocausto.
Una trappola astutamente preparata dai figli di questo mondo. […]. Alla fine del 2008 decisi di lasciare definitivamente la FSSPX. Ed è stata una delle migliori decisioni della mia vita. […]. Inviai una lettera al Vescovo Williamson in Argentina chiedendogli consiglio. Dopo qualche settimana ricevetti una risposta. Egli affermò che probabilmente avevo una vocazione sacerdotale e che potevo raggiungerlo al seminario di La Reja. Ma nel giro di pochi giorni, o poco più, si scatenò una bufera mediatica mondiale. I giornalisti svedesi, “amici della Fraternità”, invitati a Zaitzkofen dai Superiori svizzeri, trasmisero in televisione la famosa intervista. Al Vescovo Williamson fu ordinato di lasciare l’Argentina e fu poi messo agli arresti domiciliari. L’obiettivo di Menzingen era stato raggiunto. Solo allora mi resi conto di essermi trovato per caso nell’occhio della tempesta».

Monsignore Williamson intercedete per noi.

Réquiem aetérnam dona ei Dómine
Et lux perpétua lúceat ei
Requiéscat in pace





NOTA

1 https://rexcz.blogspot.com/2024/06/per-mariam-ad-iesum-interview-with.html









 
gennaio 2026
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