«Lo scisma capitale»:

uno studio sulla crisi nella Chiesa, a sostegno della dichiarazione del 21 novembre 1974 di Mons. Marcel Lefebvre 



Una recensione di  Christian  Lassale




Pubblicato su Medias Presse Info









«Lo scisma capitale» è un libretto in quattro lingue, reperibile su Amazon


Si contano sulle dita di una mano i vescovi, dopo aver inizialmente seguito il movimento conciliare e post-conciliare, si resero conto di essersi allontanati dalla retta via, invertirono la rotta e infine appoggiarono pubblicamente la lotta guidata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre e dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X.

La storia della Chiesa ricorderà i nomi di questi prelati, che si distinguono per umiltà e coraggio. Umiltà nell’aver confessato, davanti alla Chiesa, di avere sbagliato; coraggio nell’aver affrontato la tempesta di incomprensione e critiche scatenata dalla loro correzione. Nonostante il loro numero esiguo, l’importanza della loro posizione non può essere sottovalutata. Hanno aperto la strada, un percorso che speriamo venga seguito da molti Nicodemi, ancora oggi timorosi.

Tra questi, il più noto è senza dubbio Mons. Carlo Maria Viganò. Lo è per molte ragioni, a cominciare dalle considerevoli responsabilità che ricopriva all’interno della Chiesa, responsabilità che molto probabilmente lo avrebbero condotto al cardinalato se la sua onestà non lo avesse alienato da alcuni prelati piuttosto senza scrupoli.
Lo è anche perché, ancor prima di rendersi conto dei mali principalmente magisteriali e dottrinali che affliggevano la Chiesa, aveva già compreso, come Nunzio Apostolico negli Stati Uniti, la profondità della perversione morale presente in gran parte del clero
Lo è anche perché, avendo avuto il coraggio di affrontare questo male frontalmente e di denunciarlo pubblicamente, si rese conto di non ricevere dai Papi il sostegno che avrebbe dovuto avere, bensì la loro disapprovazione.

Se c’è una qualità che questa lotta contro le reti della mafia omosessuale all’interno del clero americano ha rivelato nell’arcivescovo Viganò, è stato un coraggio raro. Ed è proprio questo coraggio che ritroviamo in lui lungo tutto il cammino intellettuale e spirituale che lo ha portato ad abbracciare sempre più la lotta tradizionalista.
Lo abbiamo visto poi, quasi quotidianamente, sempre presente sul baluardo cattolico, attaccando l’eresia neomodernista, distruttiva del dogma e devastante per le anime.
È anche in questi ultimi anni che l’arcivescovo italiano ha costantemente rivolto la sua attenzione alla crisi del papato – un papato che conosceva così intimamente – per comprenderne ciò che lo contamina e lo corrompe.
In questo stesso periodo ha anche scoperto il mondo tradizionale, offrendogli il suo sostegno, notandone le componenti e imparando gradualmente a distinguerle per quello che sono realmente.

È in questo piccolo studio che egli ha presentato le sue ponderate riflessioni su questi argomenti cruciali, e da cui traiamo le preziose conclusioni che presenteremo in tre parti.

I – La crisi nella Chiesa è brillantemente descritta da un solo principio: Papi contro il papato.
II – La sola posizione prudente nella crisi è quella di Mons. Marcel Lefebvre e della Fraternità San Pio X.
III – L’autore spiega il misterioso passo della seconda lettera ai Tessalonicesi in cui San Paolo parla della potenza che impedisce la venuta dell’Anticristo (1)
 


I – Papi contro il papato

Lo stesso Paolo VI ne ebbe l’intuizione quando parlò di autodemolizione (2) della Chiesa. Sfortunatamente non era consapevole della esattezza della parola che aveva usata. Se lo fosse stato, avrebbe capito che i demolitori più terribili erano gli stessi Papi conciliari.
Egli era il secondo della serie che oggi ne comprende sette, visto che Leone XIV è il settimo dei Papi che hanno considerato il Vaticano II come la bussola della Chiesa e che hanno continuato a promuovere la logica del principii conciliari sovversivi nella Chiesa cattolica.

Si può comprendere l’efficacia di questo disastro operato nella Chiesa, se si pensa che è attuato da colui che detiene la massima autorità su di essa sulla terra e che la colpisce proprio nel nome del potere ricevuto da Cristo.

Una tale situazione non ha precedenti nella storia della Chiesa. Sebbene si possano certamente citare i nomi di Papi che, per debolezza piuttosto che per convinzione, hanno vacillato nella difesa della verità, non esiste un periodo paragonabile a quello che stiamo vivendo.
Per oltre sessant’anni, sette papi e praticamente tutti i vescovi del mondo hanno insegnato una dottrina di apostasia dai pulpiti della verità.

Da qui la sintesi straordinariamente veritiera di Mons. Viganò sulla terrificante profondità della crisi nella Chiesa: “Papi contro il papato”. I soggetti del potere supremo nella Chiesa, i Papi, hanno usato il loro potere papale contro l’istituzione del papato, facendo di tutto per snaturarla.
Questo è ciò che Mons. Viganò chiama «lo scisma capitale»: «In questo scisma, l’autorità vicaria (per sua natura subordinata e limitata) si rivolta contro l’autorità divina (che è primaria e suprema)».

Riconosciamo la verità e il valore di queste espressioni e delle spiegazioni della situazione in cui si trova la Chiesa. Esse gettano una nuova luce su ciò che vediamo e su ciò che viviamo. Esse ci spingono a comprendere meglio la gravità della crisi.



II – La resistenza tradizionalista

Ed eccoci adesso agli anni in cui Mons. Viganò ha scoperto il mondo tradizionale e le diverse componenti. Egli si è formato un suo giudizio a riguardo ed è sorprendente notare fino a che punto esso sia vicino alla visione di Mons. Lefebvre.  

Per prima cosa, egli stigmatizza con autentica severità gli Istituti ex Ecclesia Dei. Il suo rimprovero si centra sul loro mutismo: mentre si vede crescere in loro una posizione decisa per denunciare le consacrazioni episcopali del 1 luglio della Fraternità San Pio X, non li si sente quasi mai condannare gli scandali più vergognosi di Roma e dei vescovi conciliari (vedi).
Il fatto è che in realtà essi sono sotto la costante pressione di coloro che hanno concesso loro lo status canonico: che è stato loro accordato a condizione che rimanessero in silenzio. 

In realtà, siamo al cospetto di un nuovo caso di marranismo, di schizofrenia religiosa: il discorso pubblico non rispecchia le convinzioni private, anzi le contraddice.  La trappola è ingegnosa perché, in fondo, è abilmente concepita per condurre al disarmo intellettuale coloro che vi hanno aderito.
Alcuni di loro si sono persino distinti diventando sostenitori di spicco delle stesse posizioni che inizialmente condannavano.

Per altro verso, scopriamo la saggezza e la prudenza con cui egli lascia alla Chiesa, una volta ritornata alla sua Tradizione, il compito di giudicare la legittimità dei Papi conciliari. Erano veramente Papi?
Questa è la risposta dell’arcivescovo italiano:

«Riconoscere lo scisma capitale non significa negare l’esistenza di un Papa regnante o dichiarare vacante la Sede Apostolica; si tratta invece di riconoscere che l’attuale detentore dell’ufficio petrino è oggettivamente in contraddizione con l’essenza stessa del papato, e che quindi la fedeltà al papato in questo momento esige una resistenza al Papa ad un tempo filiale ferma».

Ed aggiunge: «Che Bergoglio e Prevost siano dei cattivi Papi o non lo siano affatto, lo dirà la storia, e la Chiesa lo stabilirà a tempo debito. O lo sapremo alla fine dei tempi col ritorno glorioso di Nostro Signore come Re e Pontefice, quando verrà a ricapitolare in Sé il potere temporale e il potere spirituale»


E veniamo al giudizio prudenziale di Mons. Lefebvre su una questione che egli giudicava secondaria.

Alla frequente ferocia dei sedevacantisti che muniti di forbici cercano di ridurre il mistero di iniquità in sillogismi, Mons. Viganò contrappone questo appello al buon senso:

«Che differenza c’è, mi chiedo, tra disobbedire a un Papa eretico o a un eretico che si spaccia per Papa? Finché la disobbedienza riguarda ciò che quest’ultimo ordina come illecito e inammissibile, è il risultato che conta: ovvero, non ratificare l’errore, non acconsentire alla menzogna, non trarre piacere dall’ingiustizia».

Si vede quindi che Mons. Viganò, al termine della sua analisi del movimento tradizionalista, arriva alle stesse conclusioni di Mons. Lefebvre:

- i riconciliati rappresentano un guscio vuoto, privo di contenuto;

- i sedevacantisti riducono la loro religione alla pratica di una schermaglia su un’unica questione, la cui risoluzione non spetta a loro;

- la Fraternità Sacerdotale San Pio X continua la sua buona battaglia grazie al rifiuto di un quadro canonico, fintanto che Roma non abbia ritrovato la sua Tradizione.

Rallegriamoci: due grandi menti, due eminenti uomini di Chiesa, a pochi decenni di differenza si sono incontrati e uniti.
Il secondo, con la sua autorevolezza, ha confermato tutte le conclusioni che avevamo tratto da quelle del primo, rendendogli così un tributo che prefigura quello che un giorno gli tributerà tutta la Chiesa.
Deo gratias!




III – Il « κατέχον » della seconda lettera ai Tessalonicesi

Per illustrare la gravità della crisi nella Chiesa, Mons. Viganò si serve del famoso passo della seconda lettera ai Tessalonicesi, che lascia perplessi molti commentatori e ha portato lo stesso grande Sant’Agostino a parlare di scoraggiamento: «Confesso di ignorare completamente ciò che egli [San Paolo] ha voluto dire» (3).

San Paolo, nel secondo capitolo di questa lettera, parla dell’Anticristo che deve venire, ma afferma che qualcosa si oppone alla sua manifestazione immediata: «Vi è ancora un potere che limita la sua azione, ma quando verrà la sua ora egli si mostrerà completamente» (4).

Dom Delatte non esita ad identificare questo potere con quello della Chiesa, potere di verità e di ordine che impedisce o frena le forze del male. ma egli scrive anche che
«Il giorno in cui questo potere di ordine e di pace, passato dalle mani della Roma pagana alla Roma cristiana, dopo essere stato minato dai legalisti, scosso dalla cosiddetta Riforma e dalla Rivoluzione, sarà definitivamente distrutto dall’assalto di tutti gli elementi del male scatenati, le strade saranno aperte e le uscite libere per il male. Nulla potrà più trattenerli […]. Contro questo potere, tutto si sarà unito: le passioni popolari che minano l'ordine e le stesse potenze politiche, desiderose della propria distruzione. Nulla potrà frenare il potere del male; sarà il regno di un egoismo frenetico, di una forma di barbarie non ingenua ma colta, sulla quale nessun vangelo avrà presa. Il freno sarà spezzato: nulla impedirà la venuta del nemico di Cristo. Allora apparirà l’empio, l’empio per eccellenza, colui del quale gli anticristi sparsi nel tempo saranno solo dei diminutivi e dei precursori» (5).

L’eminente Abate di Solesmes ci ha lasciato questo straordinario commento.
Ciò che non aveva previsto nella descrizione della rovina della Chiesa è il finale colpo da maestro di Satana. 
Se l’angelo caduto aveva invano assediato Cristo sul Monte delle Tentazioni, non mancò tuttavia di assediare il papato nella persona dei suoi ultimi sette vicari, che rese i precursori della sua venuta.

Mons. Viganò, con l’accostamento tra  questo celebre passo di San Paolo e l’attuale situazione, ha il grande merito di fornirci una importante indicazione escatologica. Questa non ci dà certo delle informazioni cronologiche sulla venuta dell’Anticristo, ma suggerisce che ormai sulla terra nulla si oppone alla sua venuta.
La crisi che viviamo non è una crisi come le altre.

Questa prospettiva deve soprattutto convincerci di rimanere attaccati alla Chiesa cattolica come non mai: papisti contro i Papi conciliari e, per rimanere cattolici, pronti a pagare come prezzo il nostro esilio canonico e la nostra scomunica ufficiale.

Ringraziamo la stirpe dei nostri nuovi Atanasi  che ci ha dato l’esempio comprendendo che la via dell’onore e della fede si confondeva con quella della vergogna.



NOTE

1 - II Thess. 2, 7.

2 - Discorso di Paolo VI al Collegio Lombardo del 7 dicembre 1968.


3 – Sant’Agostino, « In Civitate Dei », 20, 19.

4 - Dom Paul Delatte, « Les épîtres de saint Paul », Jouve 1986, p. 237.

5 - Ibidem, pp. 236-237.





 
settembre 2026
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