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| La Santa Sede legittima il Panenteismo: un’eresia contro il Creatore ![]() Un nuovo documento vaticano elogia il panenteismo, un’eresia che offusca la distinzione essenziale tra Creatore e creazione. Questo cambiamento teologico, apparentemente sottile, mina in realtà i fondamenti stessi della creazione, del peccato originale, della Redenzione e della necessità della Croce di Cristo. Panenteismo: quando Dio e il creato non sono più distinti Il 21 agosto 2026, la Commissione Teologica Internazionale ha pubblicato un documento intitolato «Prendersi cura della nostra casa comune: una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario”. Questo documento delinea il contesto in cui sono stati prodotti i testi teologici, almeno negli ultimi mesi. Al suo interno, tuttavia, vengono presentati numerosi aspetti estremamente problematici. L’aspetto più problematico è certamente l’apertura all’accettazione del panteismo nella sua variante moderata, ovvero il “panenteismo”. Prima di soffermarci su questo problema specifico, tuttavia, elenchiamo brevemente gli altri punti problematici del documento. Un documento molto pericoloso Innanzitutto, il documento propone una strutturazione teologica della categoria di “peccato contro il creato e contro il Creatore”, definendolo come disobbedienza al mandato divino di prendersi cura della terra. In realtà, la morale cattolica classica considera già la crudeltà gratuita verso il mondo non umano (piante, animali) un peccato grave che può assumere varie forme e implicare diversi tipi di peccato: ad esempio, se un piromane appicca il fuoco a una foresta, commette una serie di peccati mortali contro la temperanza e contro la giustizia: empietà verso Dio Creatore (cfr. S.Th. II-II, q. 64-66), danneggiamento di qualsiasi proprietà privata appartenente ad altri, scandalo per disprezzo della legge. E forse altro ancora. Pertanto, la proposta di un nuovo peccato va intesa in modo diverso, all’interno di quel grande progetto avviato da Bergoglio di politicizzare e secolarizzare la morale cattolica, spostando il baricentro dal peccato personale e dalla salvezza eterna verso questioni sempre più socio-politiche. In effetti, la discussione della Commissione su questo “nuovo” peccato è accompagnata da continui riferimenti a dati scientifici sul clima, sull’inquinamento da microplastiche e, soprattutto, sugli obiettivi ecologici delle Nazioni Unite. In secondo luogo, al paragrafo 107 leggiamo: «L’essere umano offre la creazione a Dio in Cristo e, in cambio, implora la benedizione di Dio in Cristo per ogni cosa. Cristo è dunque l’asse della maturazione del mondo». Nella nota 184 alla fine di questo testo, il documento rivela la chiave con cui queste parole devono essere interpretate. Essa recita: «In questa prospettiva, il contributo di Padre Teilhard de Chardin dovrebbe essere accolto con favore». Vale a dire che il contributo di uno degli eresiarchi neomodernisti più coerenti del secolo scorso. L’idea di Teilhard della maturazione e ricapitolazione del mondo in Cristo è proprio una delle tesi più eretiche del teologo gesuita. Teilhard de Chardin (1881-1955) tentò di conciliare la dottrina cattolica con la scienza moderna, convinto che la distanza tra le due fosse ormai insanabile. Gli autori della Commissione condividono, infatti, questa opinione: «Queste scoperte hanno ridefinito radicalmente i concetti di materia, energia, particelle e antimateria. Mettono in discussione molti dei presupposti su cui si fondavano sia la comprensione religiosa sia quella materialista dell’universo» (p. 46). Teilhard de Chardin riformulò (e negò) dogmi fondamentali come la creazione ex nihilo, il monogenismo, la perfezione originaria dei progenitori e la storicità del peccato originale. Propose invece una cosmologia immanentista e panteistica in cui Dio è lo stesso Universo in evoluzione, orientato verso un’unità totale, collettiva e autocosciente di tutto ciò che esiste. Questa unità è chiamata dal pensatore gesuita “Punto Omega”. Il ritorno di Cristo viene dunque interpretato da Teilhard de Chardin come il raggiungimento di questa suprema autocoscienza collettiva che trasformerà l’uomo in un essere “ultra-umano”. Attraverso questo riferimento diretto ai gesuiti neomodernisti, gli autori della Commissione Teologica Internazionale intendevano chiaramente legittimare due concetti precisi: in primo luogo, sostenere l’idea che l’uomo, agendo sul mondo materiale attraverso il lavoro e la tecnologia, lo trasformi in “qualcosa che è più del suo stato naturale, perfezionandolo continuando l’opera creatrice di Dio”. Il lavoro umano viene così elevato a continuazione immanente dell’evoluzione cosmica. In secondo luogo, richiamandosi a Teilhard, il documento descrive la creazione come un processo evolutivo aperto al futuro. Ciò serve a giustificare un’“ontologia relazionale” in cui “tutto è connesso” e in cui l’universo è concepito come un immanente “intreccio di relazioni” e come un’“Eucaristia”, ovvero un grande atto di gratitudine. Questa normalizzazione della teologia di Teilhard è evidentemente funzionale a sostenere una “conversione ecologica” dell’intera Chiesa, totalmente orizzontale e politicizzata. Panteismo o Pan(en)teismo? Il culmine del documento, tuttavia, si raggiunge nel punto in cui esso dichiara apertamente il panteismo accettabile in una particolare versione che prende il nome di “panenteismo”. La differenza tra le due concezioni di Dio può essere riassunta in modo semplice. Secondo il panteismo, Dio e l’universo coincidono. Secondo il panenteismo, l’universo è parte di Dio, ma Dio non è esaurito dall’universo. Di conseguenza, sia i panteisti sia i panenteisti affermano che l’universo possiede una natura divina o, se si preferisce, che Dio non è puro spirito – e quindi non è puro atto, come sostiene la teologia classica. Secondo gli autori del documento, il panenteismo “offre un quadro interpretativo per comprendere come Dio possa essere intimamente presente in ogni aspetto della realtà senza determinarla coercitivamente” (p. 52). Come se non bastasse, il documento stesso riconosce esplicitamente che questo approccio si pone “in contrasto con il teismo classico, che spesso enfatizza la distinzione tra Dio e la creazione”. |