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| Contra judaizantes Capitolo quinto ![]() Giudeo in preghiera, incredulo su Cristo CAPITOLO 5°
I
GIUDEI INCREDULI SONO INESCUSABILI
Prologo Nel Vangelo secondo Giovanni (XV, 22-27; XVI, 1-4) Gesù dice ai suo Apostoli, a partire dal verso 22 del capitolo XV: «Se non fossi venuto e non avessi parlato loro [ai Giudei che non lo hanno accolto, ndr], non avrebbero nessun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato». S. TOMMASO D’AQUINO, il Dottore Ufficiale o Comune della Chiesa, nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni chiosa riassumendo il consenso unanime dei Padri ecclesiastici: «Siccome l’ignoranza di per sé scusa la colpa, qui Egli mostra che i Giudei increduli sono inescusabili […], per due motivi: primo, per la verità del Suo insegnamento; secondo, per l’evidenza dei Suoi prodigi […]; in terzo luogo, indica la radice della loro avversione contro gli Apostoli: “Chi odia Me, odia anche il Padre”» (Capitolo XV, Lezione V, n. 2044). Quindi per il Santo Dottore «Tutte le persecuzioni le faranno agli Apostoli a causa del nome di Cristo; ma non potranno esserne scusati, poiché “Son venuto ed ho parlato loro”» (n. 2045). Se il Verbo non fosse venuto e non avesse parlato e fatto miracoli dinanzi a loro, “non avrebbero alcun peccato”. Ma qual è il loro peccato? Non si tratta di un peccato qualsiasi, bensì di quello di incredulità (n. 2046). L’incredulità
Ora l’incredulità in generale è l’assenza di Fede dovuta in coloro cui la Rivelazione era stata sufficientemente proposta e dai quali venne rifiutata. Nella Somma Teologica (II-II, qq. 10-11) S. Tommaso parla dell’incredulità (“infidelitas”). Egli spiega che la «perfetta nozione di incredulità positiva si ha quando uno resiste alla predicazione della Fede o la disprezza» (S. Th., II-II, q. 10, a. 1, in corpore). Quanto alla sua gravità, l’Angelico spiega che il più grave di peccati in assoluto è l’odio contro Dio (S. Th., II-II, q. 32, a. 2, ad 2), al secondo posto vi è l’incredulità positiva, quando si respinge per contrarietà la Fede (ivi e S. Th., II-II, q. 10, a. 3, sed contra) poiché è «una resistenza positiva ai dogmi di fede» (ad 2), mentre il terzo peccato in ordine decrescente è la disperazione (S. Th., II-II, q. 20, a. 3). Quanto alle diverse specie di incredulità, l’Aquinate spiega che, «se ci si oppone alla Fede non ancora abbracciata, si ha l’incredulità dei Pagani. Mentre se la Fede era stata già accettata in modo figurale, abbiamo l’incredulità dei Giudei. Invece se era stata abbracciata in maniera piena e non solo figurata, si ha l’incredulità degli Eretici» (a. 5, in corpore), la quale può diventare apostasia se si rinnega non solo un articolo di Fede ma tutta la Fede e se ne abbraccia un’altra. Per quanto riguarda l’apostasia, essa è una specie d’incredulità (S. Th., II-II, q. 12, a. 1); nel corpo dell’articolo l’Angelico spiega che «l’apostasia in senso pieno consiste nell’abbandono di tutta la Fede e non solo di qualche dogma, ed è chiamata anche apostasia di perfidia o miscredenza». Perciò il peccato che Gesù rimprovera ai giudei che Lo hanno rifiutato è quello di incredulità, perfidia (“per-fidem” = Fede falsa) o apostasia, come chiosa p. TITO CENTI nel suo Commento alla Somma Teologica all’articolo succitato. Ragioni
dell’inescusabilità
Il Vangelo continua: «”Ma ora”, per il fatto che son venuto ed ho parlato, esclusa l’ignoranza incolpevole, “essi non hanno scusa del loro peccato [d’incredulità, ndr]”» (n. 2048). Inoltre Cristo aggiunge sùbito: «“Chi odia Me, odia anche il Padre”, come per dire: è loro imputato a colpa, non l’ignoranza di Me e del Padre, ma l’odio che hanno per Me e che ridonda in odio contro il Padre. Infatti, Padre e Figlio, essendo una cosa sola nell’essenza, […] chiunque ama il Figlio ama anche il Padre; e chiunque conosce l’Uno conosce anche l’Altro; mentre chi odia il Figlio odia anche il Padre» (n. 2050). S. Tommaso si chiede se sia possibile odiare Dio, Bontà infinita ed invisibile, e risponde: «Qualcuno però può odiare Dio considerato sotto certi aspetti. Chi, per esempio, ama i piaceri odia Dio in quanto proibisce l’amore disordinato di essi. […]. Ora, i Giudei odiavano Cristo e la verità che Egli predicava, la quale coincideva con quella del Padre; cosi pure odiavano le opere di Cristo, le quali erano conformi alla Volontà del Padre. Quindi odiavano anche il Padre» (n. 2052). Infine conclude (Capitolo XVI, Lezione I): «L’ora della persecuzione dei Giudei contro gli Apostoli verrà, [come è già venuta contro Cristo il Giovedì Santo: “Questa è l’ora vostra e del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 53), ndr], quando potranno metterli a morte impunemente. Sarà un’ora tenebrosa, cioè non solo dei Giudei ma anche “del potere delle tenebre”, ossia diabolico» (n. 2078). Quest’ora ritornerà puntualmente lungo tutto il corso della storia della Chiesa, ma Gesù ci rincuora: “Portae inferi non praevalebunt”. Oggi, a partire dal Concilio Vaticano II, in cui l’infiltrazione giudaico/massonica è stata pesante ed ha portato al Giudeo/Cristianesimo perorato anche ultimamente da papa Bergoglio (La Bibbia dell’Amicizia, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2019) e dal “papa-emerito” Benedetto XVI (Ebrei e Cristiani, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2019). Nel Vaticano II non si può non vedere l’azione occulta non solo della giudeo/massoneria, ma persino del “potere delle tenebre”, ossia del diavolo. Per cui l’èra odierna è veramente anch’essa “l’ora vostra [di voi Giudei, ndr] e del potere delle tenebre [o infernale, ndr]”. Attualità
del Vangelo secondo Giovanni (XV, 26 - XVI, 4)
A partire dal Concilio Vaticano II, passando per Giovanni Paolo II, sino ai discorsi di Benedetto XVI e di papa Francesco nella sinagoga di Roma e ai loro recenti scritti (La Bibbia dell’Amicizia; Ebrei e Cristiani, entrambi del 2019), si vuol ribaltare la Tradizione ecclesiastica sui rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo e rivalutare quest’ultimo, come “fratello maggiore e prediletto” del Cristianesimo. Ora, tutto ciò ha la stessa gravità del peccato dei Giudei che rifiutarono Cristo: è incredulità, anzi è in un certo senso ancor più grave, poiché, se i Giudei rifiutarono il Cristianesimo in figura, i Cristiani giudaizzanti rifiutano la Tradizione apostolica in realtà e non solo figuratamene. Quindi, essi sono ancora più inescusabili dei Giudei, e perciò sono increduli, perfidi e persino specificatamente apostati in senso stretto. Come, dunque, ci si può illudere che vogliano “restaurare” la Chiesa e siano “amici” dei Tradizionalisti antimodernisti, quando abbracciano la dottrina degli increduli e dei peggiori suoi nemici? Chi coltiva tale illusione può essere scusato da peccato per ignoranza invincibile? I semplici sì, ma i dottori della Fede e dei Costumi come minimo hanno un’ignoranza colpevole per negligenza o nescienza, se non addirittura un’ignoranza affettata e voluta per poter fare comodamente i propri “affari”, che li rende del pari pronti all’apostasia, la quale non è la strada che porta in Paradiso. La tanto conclamata, ma non provata volontà di Ratzinger di “restaurare la Tradizione” è continuamente smentita da lui stesso sino agli ultimi suoi discorsi pronunciati a Fatima, ove l’11 maggio 2010 ha detto: «L’accoglimento delle migliori istanze della modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo, operato con il Concilio Vaticano II, ha fatto sì che la Chiesa superasse gli errori commessi nel suo passato e i vicoli senza uscita» (La Stampa, 12 maggio 2010). Tuttavia “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” e si continua a conclamare una restaurazione che non esiste in realtà. Il
card. Kasper, la shoah e “Nostra aetate”
Il cardinal WALTER KASPER ha dichiarato al Corriere della Sera (31 maggio 2010, p. 23) che «la shoah è stata favorita anche da un tipo di teologia. […]. Secoli di teologia cristiana anti-giudaica hanno contribuito alla shoah favorendo […] l’Antisemitismo razziale-biologico del nazismo. […]. Quel crimine senza precedenti ha costretto le Chiese cristiane a rivedere il loro rapporto con gli ebrei e per i cattolici il tornante decisivo è stato il Vaticano II, con le sue scelte irrevocabili. […]. Il riconoscimento di una responsabilità cristiana indiretta nella shoah era contenuto già in un documento epocale della “Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo”, pubblicato nel 1998 con il titolo “Noi ricordiamo”, in vista del “mea culpa” giubilare del 2000». Il cardinale qui mette in relazione di contrarietà (e non di continuità) secoli di teologia cristiana e Vaticano II. Ora, come spiega monsignor BRUNERO GHERARDINI, se non vi è continuità fra la Tradizione divino-apostolica della Chiesa e l’insegnamento pastorale conciliare (per esempio, Nostra aetate), significa che quest’ultimo è erroneo poiché in disaccordo con una delle due fonti della Rivelazione (166). “De ore tuo te judico” si può dire a Walter Kasper, il quale - inoltre - non esita a vedere nella shoah la fine della teologia pre-conciliare e il punto di partenza di quella conciliare e post-conciliare e, purtroppo, è proprio così. Egli può liberamente parlare di shoah poiché lo fa in maniera conforme alla vulgata sterminazionista, mentre, se lo si fa chiedendo di “rivisitare” storicamente e scientificamente (tramite analisi fisiche e chimiche) tale avvenimento, si è linciati moralmente anche nell’ambiente cattolico-conservatore oramai abbondantemente giudaizzato, come è avvenuto a Monsignor VITALIANO MATTIOLI, quando nel 1997 pubblicò con l’editrice Mursia di Milano il libro Gli ebrei e la Chiesa, o a Monsignor RICHARD WILLIAMSON, finito sotto processo nel 2009 solo per avere risposto a dei giornalisti che lo interrogarono che, se gli avessero fornito le prove dell’avvenuta eliminazione fisica di 6 milioni di Ebrei tramite camere a gas l’avrebbe ammessa, ma che non poteva ammetterla senza averne le prove. La shoah è - quindi - un problema non solo storico-politico, ma anche teologico (come dicono non solo i rabbini e gli storici israeliti, ma ultimamente persino Benedetto XVI nel libro Ebrei e Cristiani del 2019 e Francesco nel volume La Bibbia dell’Amicizia anch’esso del 2019), e come tale - analogamente a ciò che la Chiesa ha fatto recentemente; ad esempio, rivisitando le fonti storiche della Rivoluzione francese o del Risorgimento italiano - va affrontato da un punto di vista storico, politico e teologico, senza lasciarsi intimorire dagli attacchi della stampa laicista e rinchiudendosi in sacrestia, accampando la scusa, del tutto catto-liberale, che la Chiesa non deve far politica, non si deve occupare di storia contemporanea, come se S. Luca non avesse scritto gli Atti degli Apostoli nel 63-64 circa, i quali narrano la storia della Chiesa dall’Ascensione di Gesù (anno 30; Atti, I e II) sino al viaggio di San Paolo a Roma, (anno 60-61; Atti, XXVII, 9 – XXVIII, 19) e alla sua prima prigionia di 2 anni nell’Urbe (anno 61-63; Atti, XXVIII, 32); come se l’uomo non fosse “naturalmente animale sociale e politico” (S. Th., I, q. 96, a. 4) e come se Gesù Cristo non avesse stabilito sulla terra un regno anche sociale e politico (PIO XI, Enciclica Quas primas, 1925). Al contrario dei cattolici/liberali di ieri e di oggi, Monsignor MARCEL LEFEBVRE scriveva che «a partire da Giovanni XXIII e Paolo VI, le autorità ecclesiali si son fatte collaboratrici attive della massoneria ebraica internazionale» (167). Aveva, infatti, constatato personalmente, durante i lavori conciliari, l’influenza decisiva del Bené Berìt nella stesura di Nostra aetate. Già nel 1946 MARX JULES ISAAC in Jésus et Israel e poi nel 1948 in Genèse de l’Antisémitisme aveva teorizzato la fine dell’Antigiudaismo teologico alla luce della shoah e l’inizio di una nuova teologia giudeo-cristiana, dando la colpa dell’Antigiudaismo ai Vangeli, soprattutto di Matteo e Giovanni, e ai Padri della Chiesa, specialmente a S. Giovanni Crisostomo e a S. Agostino. Marx Isaac assieme al cardinal Agostino Bea, sotto la supervisione di Roncalli, è stato uno degli artefici di Nostra aetate. NOTE 166 - Cfr. BRUNERO GHERARDINI, Quod et tradidi vobis. La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa, Frigento (AV), Casa Mariana Editrice, 2010. 167 - M. LEFEBVRE, Itinéraire spirituel, Tradifusion, Paris, 1991, prologue. Cfr. L. DE PONCINS, Il ruolo degli ebrei in Concilio, Roma, 1962; M. PINAY, Complotto contro la Chiesa, Roma, 1962; II ed., Proceno – Viterbo, Effedieffe, 2015; E. RATIER, Misteri e segreti del B’nai B’rith, CLS, Verrua Savoia - Torino, 1995. |