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| Contra judaizantes Capitolo sesto ![]() CAPITOLO 6°
DAL
GIUDEO/CRISTIANESIMO
AL MONDIALISMO ANTICRISTICO I PARTE IL “COMPIMENTO TEORICO” DELLA GLOBALIZZAZIONE: LA “PRIMA FASE” MONDIALISTA DELLA SVOLTA GIUDEO/CRISTIANA (1945-1965) La “svolta teoretica”: dalla shoah al Vaticano II PRIMA DEL VATICANO II la distinzione e contrapposizione tra Cristianesimo e Giudaismo talmudico o post-biblico era pacifica ed è stata comunemente insegnata dalla S. Scrittura (specialmente i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e le Epistole di San Paolo) interpretata alla luce della Tradizione apostolico/patristica, dai Dottori scolastici, dagli esegeti approvati nella Chiesa e dal Magistero, da San Pietro nel Concilio di Gerusalemme (nell’anno 50) sino a Pio XII († 1958). Purtroppo la distinzione dottrinale o teoretica non solo pian piano si è affievolita (con GIOVANNI XXIII), ma è stata ribaltata con Nostra aetate (RONCALLI/MONTINI) e soprattutto dall’insegnamento di GIOVANNI PAOLO II e di BENEDETTO XVI, difronte ai quali papa BERGOGLIO, in fatto di Giudeo/Cristianesimo, impallidisce. Cosi che 1°) dalla distinzione tra Giudaismo e Cristianesimo si è passati 2°) alla confusione, poi 3°) alla omologazione teologica ed infine 4°) alla subordinazione del Cristianesimo al Giudaismo talmudico. La
“svolta pratica”: le guerre in Medio Oriente
dall’Iraq (1990/2001) alla Siria (2011/2019) Tuttavia restava un passo ulteriore da compiere: la messa in pratica non solo in ambiente ecclesiale, ma nel mondo intero della teoria giudaizzante. L’illustrazione di questo secondo livello è il cuore della seconda parte di questo capitolo. Dopo la livellazione dottrinale oramai compiuta, bisognava giungere a quella pratica: specialmente politica (preparata già dal 1948: nascita dello Stato d’Israele; avanzata nel dicembre 1993: suo riconoscimento da parte del Vaticano) ed economico-finanziaria-bellica (crisi del Dollaro nel 2007, dell’Euro nel 2010 e le guerre in Medio Oriente, culminate in Siria dal 2011 sino ad oggi ove la situazione rischia di allargarsi all’Iran e allo scontro tra Russia e Cina contro gli Usa). A partire dal 2001 sino al 2011 (guerra americano/irakena – guerra americano/siriana) abbiamo assistito al costante e progressivo innalzamento (quasi mascherato e non ancora esplicitamente sbandierato) della “Torre di Babele”, del “Nuovo Ordine Mondiale” con una “Repubblica Universale” (Usa/Israele) e un “Tempio Universale” (Assisi I-IV, 1986-2016) nel mondo intero, compreso il Medio Oriente. Proprio in questi ultimi mesi si parla apertamente ed esplicitamente di una seconda fase pratica dell’azione congiunta ebraico/cristiano-americanista (non più dei soli colloqui), che deve preludere all’edificazione concreta di un “Nuovo Ordine Mondiale” economico/politico, il tutto letto a partire dalla luce teoretica della “teologia shoahstica”, di Nostra aetate e della dottrina cabalistica del Noachismo, che sono correlative come padre, figlio e nipote. Porgo al lettore le seguenti considerazioni con la speranza che i Cristiani aprano gli occhi e non cadano vittime della globalizzazione religiosa ed economico/politica, la quale è la peggior tirannia, mascherata da “democrazia”, che si possa immaginare. Giustamente Dante Alighieri oltre 700 anni fa ci metteva in guardia dal pericolo della giudaizzazione dei Cristiani, scrivendo: “Siate, o uomini, a muovervi più gravi. Avete il Nuovo e il Vecchio Testamento e il Pastore supremo che al Ciel vi guida. Questo basti al vostro sostentamento. Uomini siate e non pecore matte, sicché il Giudeo, in mezzo a voi, di voi non rida” (Divina Commedia, Paradiso, V, 79-80). II
PARTE
IL
“COMPIMENTO PRATICO” DELLA GLOBALIZZAZIONE
2011: LA “SECONDA FASE” MONDIALISTA DELLA SVOLTA TEOLOGICA GIUDEO/CRISTIANA Globalizzazione
finanziaria liberista o la “Repubblica universale”
GIOVANNI PAOLO II nel Discorso al Corpo diplomatico del 24 febbraio 1980 aveva iniziato a gettare esplicitamente le basi della costruzione del “Nuovo Ordine Mondiale”, dicendo: “Giustizia e sviluppo vanno per mano con la pace. Sono parti essenziali di un Nuovo Ordine Mondiale ancora da edificare. Sono una strada che conduce verso un futuro di felicità e di dignità umana”. BENEDETTO XVI nella sua Enciclica Caritas in veritate n. 67 (2007) ha iniziato a mettere in pratica il disegno pubblico del suo predecessore. Infatti ha scritto: “Per il governo dell’economia mondiale, per risanare le economie colpite dalla crisi, […] urge la presenza di una vera Autorità Politica Mondiale”. Il 24 ottobre del 2011 un Documento del “Pontificio Consiglio Giustizia e Pace” a nome di Benedetto XVI ha auspicato la creazione di una Banca Centrale Mondiale scrivendo: “Esistono le condizioni per il definitivo superamento di un ordine internazionale nel quale gli Stati sentono la necessità della cooperazione. […]. Certo, questa trasformazione si farà al prezzo di un trasferimento graduale ed equilibrato di una parte delle attribuzioni nazionali ad un’Autorità Mondiale”. Il 13 dicembre 2011 l’Agenzia Sir ha riportato che il rabbino capo delle “Congregazioni Ebraiche Unite” del Commonwealth JONATHAN SAKS la serata precedente (12 dicembre) è stato ricevuto in privato da BENEDETTO XVI e poi in pubblico, presso l’Università Gregoriana, ha esposto il piano concreto di una nuova forma di partenariato tra Cristiani ed Ebrei per “un’etica economica fondata sulle radici ebraico-cristiane”. In breve egli ha preso atto che la prima svolta ebraico-cristiana ha avuto luogo durante il Concilio Vaticano II e il primo post-concilio; ma essa era solo una svolta teologica, ora si tratta di operare una nuova e definitiva svolta pratica, politico-finanziaria simile a quella che hanno messo in atto i “leader politici d’Europa per cercare di salvare l’euro”. Il rabbino ha detto che dopo il Vaticano II è giunta l’ora di “iniziare un nuovo capitolo nelle relazioni ebraico-cristiane”. Dalle relazioni teologiche “faccia a faccia” occorre passare alle relazioni pratiche politico-finanziare “fianco a fianco”. Egli ha auspicato, rifacendosi a Benedetto XVI, che Ebrei e Cristiani possano essere “assieme” una “minoranza creativa di un Nuovo Ordine Mondiale contro le forze radicalmente e aggressivamente secolarizzanti”. Il 13 dicembre 2011 l’Agenzia Sir ha riportato che il rabbino capo delle “Congregazioni Ebraiche Unite” del Commonwealth JONATHAN SAKS la serata precedente (12 dicembre) è stato ricevuto in privato da BENEDETTO XVI e poi in pubblico, presso l’Università Gregoriana, ha esposto il piano concreto di una nuova forma di partenariato tra Cristiani ed Ebrei per “un’etica economica fondata sulle radici ebraico-cristiane”. In breve egli ha preso atto che la prima svolta ebraico-cristiana ha avuto luogo durante il Concilio Vaticano II e il primo post-concilio; ma essa era solo una svolta teologica, ora si tratta di operare una nuova e definitiva svolta pratica, politico-finanziaria simile a quella che hanno messo in atto i “leader politici d’Europa per cercare di salvare l’euro”. Il rabbino ha detto che dopo il Vaticano II è giunta l’ora di “iniziare un nuovo capitolo nelle relazioni ebraico-cristiane”. Dalle relazioni teologiche “faccia a faccia” occorre passare alle relazioni pratiche politico-finanziare “fianco a fianco”. Egli ha auspicato, rifacendosi a Benedetto XVI, che Ebrei e Cristiani possano essere “assieme” una “minoranza creativa di un Nuovo Ordine Mondiale contro le forze radicalmente e aggressivamente secolarizzanti”. Come si vede (“contro il fatto non vale l’argomento”) siamo in piena seconda fase o all’inizio della realizzazione del Mondialismo sotto la guida di Israele “pater et magistrum Gentilium”. Dove ci porterà questa seconda tappa? Solo Dio lo sa con certezza. Tuttavia si può ricorrere a qualche autore, che aveva studiato e previsto il problema. LA
“SECONDA FASE TERMINALE”
DEI RAPPORTI GIUDAICO-CRISTIANI Dalla
shoah al Mondialismo pienamente realizzato
Scrivo queste righe per evidenziare la gravità, oramai “terminale”, della situazione in cui ci troviamo a vivere da circa 10 anni (rivolte arabe, crisi del dollaro e dell’euro assommate, affrontamento di Usa/Israele e Russia/Cina/Iran nella regione della Siria, Palestina e Libano). La situazione può essere definita apocalittica a partire da quanto recentemente è stato detto – come citerò in basso – sia da autorità rabbiniche che da autorità ecclesiali. “Inizio”
della Globalizzazione:
la “prima svolta teologica” giudaico-cristiana del 1965 La Globalizzazione religiosa o il “Tempio universale” Come abbiamo visto sopra, prima del Vaticano II la distinzione e contrapposizione tra Cristianesimo (che crede nella divinità di Gesù e nella SS. Trinità) e Giudaismo talmudico o post-biblico (che nega la divinità di Cristo e la Trinità) era pacifica. Tanto per rifarci ai Documenti pontifici più recenti, nell’Atto di Consacrazione al S. Cuore di Gesù scritto da LEONE XIII (1900) e reso, per ordine di PIO XI, da recitarsi obbligatoriamente nella Festa di Cristo Re (1925) da parte dei sacerdoti si legge: “Siate Re di tutti quelli che sono ancora avvolti nelle tenebre dell’idolatria o dell’islamismo […]. Riguardate con occhio di misericordia i figli di quel popolo che un giorno fu il prediletto: scenda anche sopra di loro [come lavacro di Misericordia, ndr] il Sangue già sopra di essi invocato [come ammissione della loro responsabilità, ndr]”. Questa preghiera era letta nella Chiesa universale sino al 1962 e fu abrogata da Giovanni XXIII. D’altro canto PIO XI nell’enciclica Mit brennender Sorge del 1937 ha scritto: “Il Verbo avrebbe preso carne da un popolo che poi Lo avrebbe confitto in Croce”. Questa era la dottrina comune della Chiesa, contenuta nelle fonti della Rivelazione (Tradizione e Scrittura), insegnata costantemente dal Magistero pontificio. Le
altre “perle” del post/concilio
Il 26 gennaio 2011 su Avvenire (il quotidiano della “Conferenza Episcopale Italiana”), è apparso un articolo della professoressa israelita ANNA FOA intitolato: “Nel dopoguerra la vera svolta nella teologia” in cui si legge: «Non vi è dubbio che il mutamento dei rapporti tra Chiesa ed Ebraismo verificatosi con il Concilio Vaticano II e con la Dichiarazione Nostra aetate abbia avuto le sue radici nel trauma della shoah. […]. Nostra aetate fu una svolta radicale, […] che aprì la strada a una vera e propria rivisitazione teologica del rapporto con l’Ebraismo, destinata ad approfondirsi […], introducendo l’idea, per dirla con Giovanni Paolo II nella sua visita in sinagoga romana del 1986, che la religione ebraica non fosse “estrinseca”, ma in un certo qual modo “intrinseca” alla religione cristiana. La presa di coscienza determinata dallo sterminio di sei milioni di Ebrei aveva così modificato in profondità non solo i rapporti tra Ebrei e Cristiani, ma le basi teologiche stesse su cui tali rapporti si fondavano» (p. 26). Sempre sul medesimo quotidiano, lo stesso giorno e nella medesima pagina, un articolo del priore di Bose (provincia di Biella) ENZO BIANCHI, “Intorno al Concilio la convergenza tra le Fedi” ci spiega che «la svolta storica cui abbiamo assistito in questi ultimi cinquanta anni, svolta cui non è stata certo estranea la tragedia del “male assoluto”» è talmente epocale che «nessun Cristiano potrà più invocare l’ignoranza a propria scusante: ciascuno è e sarà responsabile in prima persona di una conferma o di una contraddizione a questa svolta». Inoltre Bianchi continua, scrivendo, che «Giovanni Paolo II […], il 17 novembre 1980 a Magonza pronuncia una formula inedita, anzi contraddittoria a diciannove secoli di esegesi e teologia cristiana, in cui gli Ebrei sono definiti “il popolo di Dio dell’Antica Alleanza che non è stata mai revocata”. […]. Si può notare la novità e l’audacia rispetto a tutto il Magistero ecclesiastico precedente. […]. La teologia della sostituzione è così abbandonata per sempre». L’ermeneutica della rottura trova spazio sulle pagine del quotidiano dell’Episcopato Italiano, il cui Primate è il Papa, che però sostiene, ma non dimostra (168), l’ermeneutica della continuità. Nel Vangelo secondo Giovanni (XV, 22-27; XVI, 1-4) Gesù dice ai suo Apostoli, a partire dal verso 22 del capitolo XV: «Se non fossi venuto e non avessi parlato loro [ai Giudei che non lo hanno accolto, ndr], non avrebbero nessun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato». S. TOMMASO D’AQUINO, il Dottore Ufficiale o Comune della Chiesa, nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni chiosa riassumendo il consenso unanime dei Padri ecclesiastici: «Siccome l’ignoranza di per sé scusa la colpa, qui Egli mostra che i Giudei increduli sono inescusabili […], per due motivi: primo, per la verità del Suo insegnamento; secondo, per l’evidenza dei Suoi prodigi […]; in terzo luogo, indica la radice della loro avversione contro gli Apostoli: “Chi odia Me, odia anche il Padre”» (Capitolo XV, Lezione V, n. 2044). Quindi per il Santo Dottore «Tutte le persecuzioni le faranno agli Apostoli a causa del nome di Cristo; ma non potranno esserne scusati, poiché “Son venuto ed ho parlato loro”» (n. 2045). Se il Verbo non fosse venuto e non avesse parlato e fatto miracoli dinanzi a loro, “non avrebbero alcun peccato”. Ma qual è il loro peccato? Non si tratta di un peccato qualsiasi, bensì di quello di incredulità (n. 2046). L’incredulità
Ora l’incredulità in generale è l’assenza di Fede dovuta in coloro cui la Rivelazione era stata sufficientemente proposta e dai quali venne rifiutata. Nella Somma Teologica (II-II, qq. 10-11) S. Tommaso parla dell’incredulità (“infidelitas”). Egli spiega che la «perfetta nozione di incredulità positiva si ha quando uno resiste alla predicazione della Fede o la disprezza» (S. Th., II-II, q. 10, a. 1, in corpore). Quanto alla sua gravità, l’Angelico spiega che il più grave di peccati in assoluto è l’odio contro Dio (S. Th., II-II, q. 32, a. 2, ad 2), al secondo posto vi è l’incredulità positiva, quando si respinge per contrarietà la Fede (ivi e S. Th., II-II, q. 10, a. 3, sed contra) poiché è «una resistenza positiva ai dogmi di fede» (ad 2), mentre il terzo peccato in ordine decrescente è la disperazione (S. Th., II-II, q. 20, a. 3). Quanto alle diverse specie di incredulità, l’Aquinate spiega che, «se ci si oppone alla Fede non ancora abbracciata, si ha l’incredulità dei Pagani. Mentre se la Fede era stata già accettata in modo figurale, abbiamo l’incredulità dei Giudei. Invece se era stata abbracciata in maniera piena e non solo figurata, si ha l’incredulità degli Eretici» (a. 5, in corpore), la quale può diventare apostasia se si rinnega non solo un articolo di Fede ma tutta la Fede e se ne abbraccia un’altra. Per quanto riguarda l’apostasia, essa è una specie d’incredulità (S. Th., II-II, q. 12, a. 1); nel corpo dell’articolo l’Angelico spiega che «l’apostasia in senso pieno consiste nell’abbandono di tutta la Fede e non solo di qualche dogma, ed è chiamata anche apostasia di perfidia o miscredenza». Perciò il peccato che Gesù rimprovera ai giudei che Lo hanno rifiutato è quello di incredulità, perfidia (“per-fidem” = Fede falsa) o apostasia, come chiosa p. TITO CENTI nel suo Commento alla Somma Teologica all’articolo succitato. Ragioni
dell’inescusabilità
Il Vangelo continua: «”Ma ora”, per il fatto che son venuto ed ho parlato, esclusa l’ignoranza incolpevole, “essi non hanno scusa del loro peccato [d’incredulità, ndr]”» (n. 2048). Inoltre Cristo aggiunge sùbito: «“Chi odia Me, odia anche il Padre”, come per dire: è loro imputato a colpa, non l’ignoranza di Me e del Padre, ma l’odio che hanno per Me e che ridonda in odio contro il Padre. Infatti, Padre e Figlio, essendo una cosa sola nell’essenza, […] chiunque ama il Figlio ama anche il Padre; e chiunque conosce l’Uno conosce anche l’Altro; mentre chi odia il Figlio odia anche il Padre» (n. 2050). S. Tommaso si chiede se sia possibile odiare Dio, Bontà infinita ed invisibile, e risponde: «Qualcuno però può odiare Dio considerato sotto certi aspetti. Chi, per esempio, ama i piaceri odia Dio in quanto proibisce l’amore disordinato di essi. […]. Ora, i Giudei odiavano Cristo e la verità che Egli predicava, la quale coincideva con quella del Padre; cosi pure odiavano le opere di Cristo, le quali erano conformi alla Volontà del Padre. Quindi odiavano anche il Padre» (n. 2052). Infine conclude (Capitolo XVI, Lezione I): «L’ora della persecuzione dei Giudei contro gli Apostoli verrà, [come è già venuta contro Cristo il Giovedì Santo: “Questa è l’ora vostra e del potere delle tenebre” (Lc., XXII, 53), ndr], quando potranno metterli a morte impunemente. Sarà un’ora tenebrosa, cioè non solo dei Giudei ma anche “del potere delle tenebre”, ossia diabolico» (n. 2078). Quest’ora ritornerà puntualmente lungo tutto il corso della storia della Chiesa, ma Gesù ci rincuora: “Portae inferi non praevalebunt”. Oggi, a partire dal Concilio Vaticano II, in cui l’infiltrazione giudaico/massonica è stata pesante ed ha portato al Giudeo/Cristianesimo perorato anche ultimamente da papa Bergoglio (La Bibbia dell’Amicizia, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2019) e dal “papa-emerito” Benedetto XVI (Ebrei e Cristiani, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2019). Nel Vaticano II non si può non vedere l’azione occulta non solo della giudeo/massoneria, ma persino del “potere delle tenebre”, ossia del diavolo. Per cui l’èra odierna è veramente anch’essa “l’ora vostra [di voi Giudei, ndr] e del potere delle tenebre [o infernale, ndr]”. Attualità
del Vangelo secondo Giovanni (XV, 26 - XVI, 4)
A partire dal Concilio Vaticano II, passando per Giovanni Paolo II, sino ai discorsi di Benedetto XVI e di papa Francesco nella sinagoga di Roma e ai loro recenti scritti (La Bibbia dell’Amicizia; Ebrei e Cristiani, entrambi del 2019), si vuol ribaltare la Tradizione ecclesiastica sui rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo e rivalutare quest’ultimo, come “fratello maggiore e prediletto” del Cristianesimo. Ora, tutto ciò ha la stessa gravità del peccato dei Giudei che rifiutarono Cristo: è incredulità, anzi è in un certo senso ancor più grave, poiché, se i Giudei rifiutarono il Cristianesimo in figura, i Cristiani giudaizzanti rifiutano la Tradizione apostolica in realtà e non solo figuratamene. Quindi, essi sono ancora più inescusabili dei Giudei, e perciò sono increduli, perfidi e persino specificatamente apostati in senso stretto. Come, dunque, ci si può illudere che vogliano “restaurare” la Chiesa e siano “amici” dei Tradizionalisti antimodernisti, quando abbracciano la dottrina degli increduli e dei peggiori suoi nemici? Chi coltiva tale illusione può essere scusato da peccato per ignoranza invincibile? I semplici sì, ma i dottori della Fede e dei Costumi come minimo hanno un’ignoranza colpevole per negligenza o nescienza, se non addirittura un’ignoranza affettata e voluta per poter fare comodamente i propri “affari”, che li rende del pari pronti all’apostasia, la quale non è la strada che porta in Paradiso. La tanto conclamata, ma non provata volontà di Ratzinger di “restaurare la Tradizione” è continuamente smentita da lui stesso sino agli ultimi suoi discorsi pronunciati a Fatima, ove l’11 maggio 2010 ha detto: «L’accoglimento delle migliori istanze della modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo, operato con il Concilio Vaticano II, ha fatto sì che la Chiesa superasse gli errori commessi nel suo passato e i vicoli senza uscita» (La Stampa, 12 maggio 2010). Tuttavia “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” e si continua a conclamare una restaurazione che non esiste in realtà. Il
card. Kasper, la shoah e “Nostra aetate”
Il cardinal WALTER KASPER ha dichiarato al Corriere della Sera (31 maggio 2010, p. 23) che «la shoah è stata favorita anche da un tipo di teologia. […]. Secoli di teologia cristiana anti-giudaica hanno contribuito alla shoah favorendo […] l’Antisemitismo razziale-biologico del nazismo. […]. Quel crimine senza precedenti ha costretto le Chiese cristiane a rivedere il loro rapporto con gli ebrei e per i cattolici il tornante decisivo è stato il Vaticano II, con le sue scelte irrevocabili. […]. Il riconoscimento di una responsabilità cristiana indiretta nella shoah era contenuto già in un documento epocale della “Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo”, pubblicato nel 1998 con il titolo “Noi ricordiamo”, in vista del “mea culpa” giubilare del 2000». Il cardinale qui mette in relazione di contrarietà (e non di continuità) secoli di teologia cristiana e Vaticano II. Ora, come spiega monsignor BRUNERO GHERARDINI, se non vi è continuità fra la Tradizione divino-apostolica della Chiesa e l’insegnamento pastorale conciliare (per esempio, Nostra aetate), significa che quest’ultimo è erroneo poiché in disaccordo con una delle due fonti della Rivelazione (166). “De ore tuo te judico” si può dire a Walter Kasper, il quale - inoltre - non esita a vedere nella shoah la fine della teologia pre-conciliare e il punto di partenza di quella conciliare e post-conciliare e, purtroppo, è proprio così. Egli può liberamente parlare di shoah poiché lo fa in maniera conforme alla vulgata sterminazionista, mentre, se lo si fa chiedendo di “rivisitare” storicamente e scientificamente (tramite analisi fisiche e chimiche) tale avvenimento, si è linciati moralmente anche nell’ambiente cattolico-conservatore oramai abbondantemente giudaizzato, come è avvenuto a Monsignor VITALIANO MATTIOLI, quando nel 1997 pubblicò con l’editrice Mursia di Milano il libro Gli ebrei e la Chiesa, o a Monsignor RICHARD WILLIAMSON, finito sotto processo nel 2009 solo per avere risposto a dei giornalisti che lo interrogarono che, se gli avessero fornito le prove dell’avvenuta eliminazione fisica di 6 milioni di Ebrei tramite camere a gas l’avrebbe ammessa, ma che non poteva ammetterla senza averne le prove. La shoah è - quindi - un problema non solo storico-politico, ma anche teologico (come dicono non solo i rabbini e gli storici israeliti, ma ultimamente persino Benedetto XVI nel libro Ebrei e Cristiani del 2019 e Francesco nel volume La Bibbia dell’Amicizia anch’esso del 2019), e come tale - analogamente a ciò che la Chiesa ha fatto recentemente; ad esempio, rivisitando le fonti storiche della Rivoluzione francese o del Risorgimento italiano - va affrontato da un punto di vista storico, politico e teologico, senza lasciarsi intimorire dagli attacchi della stampa laicista e rinchiudendosi in sacrestia, accampando la scusa, del tutto catto-liberale, che la Chiesa non deve far politica, non si deve occupare di storia contemporanea, come se S. Luca non avesse scritto gli Atti degli Apostoli nel 63-64 circa, i quali narrano la storia della Chiesa dall’Ascensione di Gesù (anno 30; Atti, I e II) sino al viaggio di San Paolo a Roma, (anno 60-61; Atti, XXVII, 9 – XXVIII, 19) e alla sua prima prigionia di 2 anni nell’Urbe (anno 61-63; Atti, XXVIII, 32); come se l’uomo non fosse “naturalmente animale sociale e politico” (S. Th., I, q. 96, a. 4) e come se Gesù Cristo non avesse stabilito sulla terra un regno anche sociale e politico (PIO XI, Enciclica Quas primas, 1925). Al contrario dei cattolici/liberali di ieri e di oggi, Monsignor MARCEL LEFEBVRE scriveva che «a partire da Giovanni XXIII e Paolo VI, le autorità ecclesiali si son fatte collaboratrici attive della massoneria ebraica internazionale» (168). Aveva, infatti, constatato personalmente, durante i lavori conciliari, l’influenza decisiva del Bené Berìt nella stesura di Nostra aetate. Già nel 1946 MARX JULES ISAAC in Jésus et Israel e poi nel 1948 in Genèse de l’Antisémitisme aveva teorizzato la fine dell’Antigiudaismo teologico alla luce della shoah e l’inizio di una nuova teologia giudeo-cristiana, dando la colpa dell’Antigiudaismo ai Vangeli, soprattutto di Matteo e Giovanni, e ai Padri della Chiesa, specialmente a S. Giovanni Crisostomo e a S. Agostino. Marx Isaac assieme al cardinal Agostino Bea, sotto la supervisione di Roncalli, è stato uno degli artefici di Nostra aetate. NOTA 168 - B. GHERARDINI, Concilio ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Frigento - Avellino, 2009. |