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| Leone XIV firma una nuova difesa del pluralismo religioso… Ma che fine ha fatto il cattolicesimo? ![]() In un nuovo documento che celebra i sessant’anni di Nostra Aetate, Leone XIV e tre Dicasteri vaticani difendono il dialogo interreligioso, il pluralismo religioso e una “società fraterna capace di accogliere le differenze”. Ma, attenzione ... Può il cattolicesimo affermare che Cristo è la Via, la Verità e la Vita e al contempo considerare il pluralismo religioso come un obiettivo positivo? Lo stesso linguaggio del Vaticano rende sempre più impossibile ignorare il problema teologico del Concilio Vaticano II. Il 16 settembre, Leone XIV ha apposto la sua firma su un documento prodotto dai Dicasteri per la Dottrina della Fede, per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e per il Dialogo Interreligioso: “Un cammino di speranza: sessant’anni di dialogo interreligioso e fraternità alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra Aetate”. Il documento, di sessanta paragrafi, ripercorre la storia della Nostra Aetate del Concilio Vaticano II e le modalità con cui il dialogo interreligioso si è sviluppato dalla sua promulgazione. Per quanto interessanti (e inquietanti) siano questi dettagli, l’aspetto più importante di questo nuovo documento è la sua esplicita spiegazione dei compromessi anticattolici che sono alla base di Nostra Aetate e dell’intera rivoluzione del Concilio Vaticano II. Dialogo a sostegno del pluralismo religioso Il paragrafo 22 di questo nuovo documento potrebbe sorprendere alcuni lettori perché sembra difendere l’ortodossia cattolica, soprattutto nella sua frase conclusiva. Tuttavia, questo paragrafo fa anche riferimento al dialogo come “condizione indispensabile per la convivenza all’interno di società pluralistiche”: «In continuità con il Concilio
Vaticano II, questi testi articolano due esigenze inscindibili la cui
rilevanza rimane immutata. A coloro che potrebbero essere tentati di
insistere esclusivamente sull’obbligo di annunciare Cristo, ricordano
che Nostra Aetate afferma anche la necessità del dialogo con le
altre tradizioni religiose, poiché tale dialogo è ormai
«parte integrante della missione evangelizzatrice della
Chiesa».
Al contrario, a coloro che tendono a relativizzare la propria identità religiosa, la stessa Dichiarazione ricorda la necessità della fedeltà a Gesù Cristo, «Via, Verità e Vita» (Gv 14, 6). Il dialogo, dunque, presuppone una chiara consapevolezza della propria identità religiosa e culturale, unitamente a un’autentica apertura all’alterità, condizione indispensabile per la convivenza in società pluralistiche. Deve essere libero da ambiguità, evitando relativismo e sincretismo, con la più completa affermazione possibile dell’identità e il più completo impegno possibile al dialogo» (22). Questa insistenza sul dialogo al servizio del pluralismo religioso è di per sé anticattolica, poiché sostenere il pluralismo non può essere un obiettivo legittimo dell’opera missionaria cattolica. Nelle discussioni religiose con i non cattolici, non si può evitare il relativismo e al contempo sostenere il pluralismo: un cattolico deve scegliere tra (a) affermare che la fede cattolica è la vera religione alla quale Dio vuole che tutte le anime aderiscano, e (b) negare o oscurare questa verità. Nel suo Cent’anni di modernismo, padre Dominique Bourmaud ha spiegato perché le idee contenute in questo paragrafo 22 del nuovo documento seguono la massoneria: «L’intenzione del defunto Papa
[Giovanni Paolo II] non era né la conversione né il
sincretismo, bensì un “legittimo pluralismo”, secondo il quale
tutte le religioni offrono le loro preghiere per la pace in profonda
fedeltà alle rispettive tradizioni religiose. In realtà,
questo “legittimo pluralismo” è solo un eufemismo per il
sincretismo così frettolosamente negato. Non c’è nulla di
legittimo in un pluralismo di credenze a meno che non si consideri
l’essenza della religione e l’unico terreno comune un certo impulso
verso il divino. Secondo questa definizione, Lucifero è
certamente la più religiosa di tutte le creature, poiché
desiderava ardentemente diventare Dio. Il tema centrale di ogni
incontro interreligioso è l’unità morale di tutte le
religioni, il che implica che a nessuna di esse venga data la
precedenza. Fin dall’inizio, l’esclusività e la
veridicità della Chiesa di Gesù Cristo vengono
accantonate. Questa è precisamente la definizione della
Massoneria, che afferma che il suo codice morale e la sua religione
sono ricchi proprio perché non esclusivi. Cattolici, ortodossi,
protestanti, ebrei, musulmani, indù, buddisti, liberi pensatori
e liberi credenti: ognuno ha proprio nome di battesimo, ma tutti
portano lo stesso cognome di massone».
Come si può vedere, il sostegno anticattolico al pluralismo è un male che certamente precede Leone e persino Francesco. Come suggerisce il nuovo documento, questo era già presente nella Nostra Aetate. Un criterio universale di discernimento Mentre il paragrafo 22 includeva alcuni elementi cattolici, il paragrafo 32 rifiuta completamente il cattolicesimo: «Tuttavia, è importante ricordare
che “il dialogo non è una formula magica”. Non avviene da solo,
e coloro che vi si impegnano non devono essere né ingenui
né ciecamente idealisti: sono chiamati a essere gli “eroi del
futuro”. Rifiutando sia il ripiegamento sull’identità sia la
logica dell’aggressione, intraprendono una via di mezzo, impegnativa ma
feconda: la via della paziente costruzione della fraternità
umana. Un principio fondamentale deve sempre guidare le loro azioni: la
consapevolezza che credere in Dio e adorarLo non garantisce
necessariamente una vita conforme alla sua volontà. Da qui nasce
l’importanza di un criterio universale di discernimento che si
può trovare nei testi sacri delle diverse religioni: ovvero, si
accoglie o si respinge il ferito che giace sul ciglio della strada. La
concreta preoccupazione per i più vulnerabili è la misura
essenziale con cui va giudicata l’integrità di ogni progetto,
sia esso politico, economico, sociale, accademico, religioso o
culturale. I poveri, in tutte le forme che la loro vulnerabilità
può assumere, sono la bussola che ci permette di sapere se noi
stiamo andando nella giusta direzione» (32).
La chiave per comprendere questo paragrafo è il riferimento ai “testi sacri di varie religioni”. Tale riferimento rasenta la bestemmia, ma il contesto lo rende ancora più grave, poiché presuppone che la “preoccupazione per i più vulnerabili” sia il modo in cui possiamo discernere se una persona sta compiendo o meno la volontà di Dio. Pertanto, secondo questo “criterio universale di discernimento”, un non cristiano che si prende cura dei poveri è più gradito a Dio di un cattolico devoto che potrebbe non avere alcun contatto con i poveri. In questa analisi manca il criterio effettivo che ci è stato dato da Nostro Signore: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti” (Giovanni 14,15). Costruire una società fraterna Alcuni lettori potrebbero applaudire al rifiuto, presente nel paragrafo 53, dell’idea che il Vaticano debba fondare “un’unica grande religione mondiale”: “Non si tratta di fondare una grande
religione mondiale in cui tutte le credenze siano appiattite. Una
simile possibilità deve essere esclusa per rispetto di sé
stessi e degli altri. Si tratta piuttosto di costruire una
società fraterna capace di accettare le differenze. Questa
intenzione rimane al centro del dialogo interreligioso, così
come lo era nella Dichiarazione Nostra Aetate e negli sforzi che hanno
caratterizzato i decenni successivi alla sua promulgazione. Il dialogo
non consiste semplicemente nel presentare le proprie dottrine o nel
confrontare le visioni del mondo. Oggi, di fronte a coloro che
fomentano divisioni e fomentano conflitti, i credenti di diverse
tradizioni – e soprattutto i loro leader – pur consapevoli delle loro
irriducibili differenze, sono chiamati a cercare, con chiarezza e
speranza, le condizioni necessarie per una pacifica convivenza.”
(53)
Come se non fosse già abbastanza bizzarro che il nuovo documento debba dirci che l’obiettivo non è fondare una religione mondiale unica, il paragrafo prosegue affermando che tale obiettivo dovrebbe essere escluso “per rispetto di sé stessi e degli altri”. E il rispetto per Dio? Avrebbe forse qualcosa da dire al riguardo? Nostro Signore ha forse anche solo lontanamente suggerito che d No, ci ha detto che il mondo ci odierà per aver fatto la Sua volontà (Giovanni 15:19-19). Ancora una volta, questo paragrafo 53 riecheggia le idee massoniche di Padre Bourmaud esposte sopra. Abbandonare le nostre posizioni religiose Il paragrafo 54 ci dice che dobbiamo abbandonare la nostra determinazione ad aderire e difendere le verità della fede cattolica: “Per raggiungere questo obiettivo è
necessario un vero e proprio cambiamento di mentalità:
abbandonare la logica della difensività, dell’ostilità o
della conquista per adottare un atteggiamento aperto, benevolo e
coraggioso. I modelli monolitici e isolati, che incoraggiano una
visione chiusa della realtà, si rivelano sempre più
inadeguati e, in definitiva, diventano fonti di violenza e sofferenza
per i più vulnerabili. L’arroccamento difensivo nella propria
posizione e la convinzione che il proselitismo sia l’unico modo per
interagire con l’altro non hanno più senso in un mondo che
assomiglia sempre più a un villaggio globale interconnesso e in
continua evoluzione.” (54).
Naturalmente, il dialogo interreligioso non può riuscire a costruire una “società fraterna capace di accettare le differenze” se i cattolici non abbandonano le loro posizioni sulla difesa dell’ortodossia della loro fede. Questa è una delle ragioni principali per cui l’intera rivoluzione del Concilio Vaticano II si oppone al cattolicesimo tradizionale. Tutte le religioni come fraterne espressioni della volontà di Dio Perché nessuno fraintenda, il paragrafo 58 del nuovo documento sottolinea che è un imperativo morale superare i nostri pregiudizi nei confronti delle credenze religiose altrui: “In un mondo profondamente interconnesso e
al contempo profondamente frammentato, il messaggio di Nostra Aetate
rimane di grande attualità. La fraternità tra i credenti
di diverse tradizioni religiose non è solo un ideale, ma un
imperativo morale, spirituale e sociale. Di fronte alle sfide
contemporanee – estremismo religioso, migrazioni globali,
secolarizzazione e crisi ecologiche e sociali – le religioni sono
chiamate a trasformare il mondo e la società affinché
diventino espressioni fraterne della volontà di Dio. Questo
impegno implica necessariamente una rinnovata educazione al dialogo,
soprattutto tra le giovani generazioni, per superare paure e pregiudizi
e promuovere un’autentica cultura dell’incontro.” (58).
È tramontata la verità secondo cui il cattolicesimo è l’unica religione voluta da Dio. Qui, come abbiamo sentito più volte da Francesco, vediamo che tutte le religioni «possono diventare espressioni fraterne della volontà di Dio» trasformando il mondo e la società. Per quanto offensivo sia questo nuovo documento, almeno è onesto riguardo ai compromessi anticattolici che sono alla base di Nostra Aetate e dell'intera rivoluzione del Concilio Vaticano II. E, come abbiamo visto così spesso, questo ci fornisce un altro segno che il Vaticano di oggi si oppone alla volontà di Dio: accetta e difende essenzialmente qualsiasi insieme di credenze religiose che non sia il cattolicesimo puro. Potremmo non sapere perché Dio permetta questo diabolico disorientamento da parte di Roma, ma sembra più chiaro che mai che i cattolici di buona volontà debbano respingere la rivoluzione del Concilio Vaticano II e tornare a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. Cuore Immacolato di Maria, prega per noi! |