Sermone di Mons. Ferreira da Costa

Giubileo a Puy en Velay - Francia -
Pentecoste: 14 e 15 maggio 2016

Con la presenza di Mons. Faure e del seminario
Saint Louis Marie Grignon de Montfort.

15 maggio 2016





Madonna di Puy-en-Velay


Pubblicato dal sito francese della Resistenza Cattolica France fidele

Impaginazione e neretti sono nostri

In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Eccellenza, carissimi confratelli, carissimi reverendi, cari fedeli,

Nostro Signore ha detto che coloro che lo amano conserveranno la Sua parola. Che cos’è la Tradizione? Qual è l’esempio di Mons. Lefebvre? Se non quello di aver conservato la parola di Nostro Signore nel suo insegnamento e nei suoi atti? E questo è la Tradizione.
La Tradizione è conservare, malgrado ogni difficoltà, la parola di Nostro Signore. E per questo ci servono i doni dello Spirito Santo, i doni dello Spirito Santo grazie ai quali possiamo comprendere questo grande vescovo che, ne siamo convinti, un giorno sarà innalzato sugli altari.

Mons. Marcel Lefebvre ci ha mostrato il cammino, difendere la Fede in maniera intrepida, senza pari in queste circostanze mai viste nella storia della Chiesa. Per questo, gli è servito un consiglio superiore. Certamente egli fu munito dei doni dello Spirito Santo: il dono del Consiglio, il dono della Fortezza, tutti i doni per poter compiere ciò che ha compiuto.

E cos’è che dobbiamo fare noi? Noi dobbiamo continuare ciò che abbiamo ricevuto da lui. Tutto quello che lui ha ricevuto, l’ha ricevuto dalla Santa Chiesa, l’ha ricevuto dai Papi che hanno condannato gli errori moderni; l’ha ricevuto e l’ha conservato, l’ha illustrato, l’ha spiegato, l’ha approfondito. Ed è questo che noi dobbiamo continuare. Non vogliamo altro. Essere dei fedeli discepoli di Mons. Lefebvre, come lui fu fedele discepolo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Un giorno, a Le Barroux, io non ero presente nel parlatorio, ma ero presente nel monastero, egli raccontò di un incontro, una conversazione che aveva avuto col Cardinale Ratzinger (se non mi sbaglio), ed egli disse al Cardinale: “Per voi, Nostro Signore Gesù Cristo è facoltativo. Per noi no! Per noi, Nostro Signore Gesù Cristo è tutto.” E dicendo questo dai suoi occhi scendevano le lacrime; i monaci rimasero profondamente commossi, altamente edificati.
Per lui, Nostro Signore è tutto. Oggi, si vuole donare solo una parte, Gli si vuole dare un posto preciso, un posto riservato. E a questo noi diciamo: no! E oggi, quello che accade nella Tradizione, si vuole regolarizzare la Tradizione. La Tradizione non ha bisogno di regolarizzazione: la Tradizione è la regola. La Tradizione non si regolarizza. E’ per questo che noi proseguiamo serenamente, essendo sicuri che noi siamo nella Verità; nella Verità, perché la Tradizione è la Verità.

E se un giorno vi sarà un cambiamento, sono quelli che sono a Roma che verranno da noi, e non noi che andremo da loro. Al meglio, essi ritorneranno alla Fede che noi difendiamo, alla Tradizione che noi difendiamo.
Come accadrà questo? Io non lo so. E’ Dio che guida la Sua Chiesa, Dio che conduce la Sua Chiesa. Le soluzioni verranno da sé nel momento in cui la Fede tornerà di nuovo a Roma.
Ed è per questo che noi preghiamo; noi preghiamo perché a Roma ritorni la Fede, ritorni la dottrina. Non vi sono soluzioni da cercare al di fuori di questo ritorno alla Fede cattolica.

Noi chiediamo allo Spirito Santo i doni per poter continuare nella linea di Mons. Lefebvre. Noi ringraziamo con tutta la nostra gratitudine Mons. Williamson, la cui divisa è: «Fidelis inveniatur», «Che lo si trovi fedele».
Ebbene, egli è stato fedele. E’ grazie a lui che noi siamo qui, che siamo riuniti qui. Grazie a Mons. Lefebvre, grazie anche a Mons. Williamson. Ringraziamo di tutto cuore d’essere stato fedele, di continuare fedelmente a trasmettere ciò che ha ricevuto. E’ questo la Chiesa.

Si vede questa trasmissione degli Apostoli, che passa per San Pio V, per Mons. Lefebvre e arriva fino a noi.

E’ detto che oggi, giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli predicarono, quando San Pietro incominciò a predicare, convertì tre mila persone, che furono battezzati sul campo, è questa la Chiesa cattolica che converte tutte le nazioni. Un vescovo francese che salva la situazione della Chiesa, un vescovo inglese che porta avanti questa operazione di sopravvivenza che oggi qui continua.

Si continua. Io mi ricordo: Mons. Lefebvre concludeva spesso le sue conferenze, i suoi sermoni: “Si continua, si continua Gesù Cristo, si continua la Chiesa, si continuano i sacramenti, si continuano le fonti della salvezza”.
E’ questo che noi vogliamo, è solo questo: la salvezza per la Gloria di Dio.
Noi vogliamo il bene di coloro che non sono con noi, noi preghiamo per loro, noi preghiamo per la loro conversione, noi preghiamo per la loro salvezza. Ma se noi rifiutiamo di stare con loro è perché noi pensiamo che essi deviano, che si sbagliano nel cercare la regolarizzazione che porterà alla rovina, alla rovina.

A Campos, vi è una piccola regione con dei paesani che all’inizio erano molto contenti degli accordi con Roma, perché era stato detto loro che non si trattava di accordi, ma di un riconoscimento: Roma riconosceva la Tradizione, ed essi erano felici. Ma col tempo, essi hanno visto che non era così. I paesani, che non avevano mai lasciato la loro regione, non conoscevano Mons. Lefebvre, per loro il mondo era ristretto alla regione in cui abitavano. Essi hanno avuto difficoltà a comprendere la situazione; e in seguito hanno visto che non era vero, che Mons. Rifan deviava dalla strada, che questa sottomissione a Roma stava producendo dei cambiamenti sostanziali nei consigli che ricevevano al confessionale, nei consigli che ricevevano sulla crisi della Chiesa.
Allora hanno cominciato a diventare inquieti, e sono venuti a cercarci, e ci hanno chiesto se potevamo stabilire un collegamento tra loro e la Fraternità San Pio X, perché potesse aiutarli, intorno al 2005 – non mi ricordo esattamente – ma verso il 2005. E la Fraternità ha incominciato ad aiutarli. E poi sono arrivati gli anni verso il 2012.  Allora essi si sono turbati: il sacerdote che era là ha incominciato a parlare dicendo che la regolarizzazione non era un accordo: un accordo significa uno scambio e la Fraternità non avrebbe fatto questo. Semplicemente essa continuava a ricevere da Roma delle cose che non cambiavano alcunché. E allora i fedeli hanno detto: “Parla alla stessa maniera di Mons. Rifan; dice, parla degli stessi argomenti, parla allo stesso modo”. E allora questi commenti sono giunti all’orecchio dei sacerdoti e il sacerdote ha chiamato uno dei paesani che si chiama Gabriel, un uomo molto sensato, un vero paesano. E ha detto a Gabriel: “Si dice che io parlo come Mons. Rifan, che storia è questa? Non è possibile, come si può dire una cosa del genere?”. E il paesano, con molto buon senso, gli ha risposto: “Reverendo, io non so, non conosco le sue intenzioni, ma che le sue parole sono le stesse di quelle che all’epoca diceva Mons. Rifan, sì, sono le stesse”.
Quindi è là il pericolo, si sentono gli stessi argomenti, si ascoltano le stesse parole, si assiste alla stessa procedura che porterà alla stessa rovina: la rovina di Campos.
Oggi a Campos vi sono le due Messe. Mons. Rifan dice le due Messe. E per Mons. Rifan, chi si rifiuta sistematicamente di dire la nuova Messa ha uno spirito scismatico.

Ecco come si distrugge un’opera che sembrava indistruttibile. E questo perché essi non hanno avuto la pietà filiale, pietà filiale nei confronti di Mons. de Castro Mayer. Essi l’hanno perduta.
Essi hanno creduto che Mons. de Castro Mayer fosse un vescovo superato. Ebbene, è Mons. Rifan che è un vescovo superato. Bisogna conservare la pietà filiale, bisogna tenere fermi quelli che ci hanno salvato, quelli che ci hanno portato la salvezza, quelli che ci hanno portato la dottrina, che ci hanno fornito la chiave della crisi attuale: Mons. Lefebvre e Mons. de Castro Mayer, Mons. Lefebvre più di Mons. de Castro Mayer; Mons. Lefebvre aveva una visione più alta, più completa, ma è stato enormemente aiutato da Mons. de Castro Mayer, che egli aveva aiutato altrettanto enormemente a porsi meglio di fronte alla crisi attuale. Mons. de Castro Mayer ha ricevuto molto da Mons. Lefebvre, erano dei veri amici. L’amicizia è questo: donare all’altro ciò che si ha di meglio. E’ così che essi si sono aiutati l’un l’altro.

Ed è questo che noi desideriamo, dobbiamo rimanere uniti, i vescovi uniti e amici, uniti nella fedeltà a ciò che abbiamo ricevuto da Mons. Lefebvre. «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». E questo è anche il nostro programma: trasmettere ciò che abbiamo ricevuto.

«Veritatem dilexisti»: questa divisa mi è stata proposta da Mons. Williamson: «Ho amato la Verità». E’ il re Davide che dice questo a Dio nel suo salmo Miserere. Ebbene, egli ha ascoltato la Verità, Nathan gli ha detto la Verità e così egli si è convertito perché ha dato ascolto alla Verità.
Ebbene, i Papi hanno condannato il mondo moderno, hanno detto la Verità sul mondo moderno, noi dobbiamo ascoltarli. Essi hanno detto la Verità sul liberalismo, hanno detto che il liberalismo è un peccato, dunque noi non dobbiamo farlo. I Papi hanno parlato come Nathan. E noi siamo nati in questo mondo liberale: vi è sempre qualcosa in noi che è ancora un po’… Noi siamo figli di Adamo ed Eva. Il battesimo ha cancellato il peccato originale, ma le piaghe, le cicatrici che esso ha causato nella nostra intelligenza, nella nostra volontà, nella nostra sensibilità, sono sempre là.
E’ per questo che noi abbiamo bisogno di pregare molto, di chiedere allo Spirito Santo che completi quell’opera che ha iniziato col battesimo, che Egli ci renda semplici e ci renda fedeli in tutto; che noi si ascoltino i Papi che hanno condannato il liberalismo e gli errori moderni, che noi si ascolti la Chiesa, la Chiesa cattolica, non la Chiesa conciliare. E’ un grande mistero che si svolge davanti a noi. Ascoltiamo Mons. Lefebvre che ha compreso bene, che ha ben analizzato, che ci dato la soluzione.

Continuiamo! Continuiamo con la grazia di Dio e l’intercessione della Vergine Maria.
Così sia.



maggio 2016

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