Grave lapsus teologico
 di Padre Federico Lombardi


di Arnaldo Xavier da Silveira


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1] Negli ultimi mesi la stampa internazionale ha riportato ampiamente due interviste di Papa Francesco, la prima concessa al Direttore de La Civiltà Cattolica (1), la seconda al fondatore del quotidiano romano La Repubblica (2). Entrambe hanno provocato le veementi reazioni di numerosi settori cattolici antimodernisti in tutto il mondo (3), perché in esse il Papa ha assunto posizioni del tutto aberranti rispetto alla dottrina cattolica tradizionale, come le seguenti:

a. Ha insinuato che la fede ammetta le incertezze. – Ora, la Chiesa ha sempre insegnato che, per la virtù soprannaturale della fede, noi abbiamo una conoscenza assolutamente certa della verità rivelata, non soggetta a dubbi, basata sulla parola di Nostro Signore, che non può ingannarSi né ingannarci.

b. Ha detto: “Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. – Questa affermazione, che suggerisce che venga attenuata la posizione della Chiesa nei confronti dei detti peccati, scoraggia, in modo forse indiretto ma pesante, le magnifiche reazioni che si sono avute a riguardo in tutto il mondo cattolico.

c. Ha dichiarato che “una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. – Questa deplorevole affermazione del Pastore supremo riecheggia l’opposizione viscerale e sistematica dei modernisti alla scolastica.
In essa il Pontefice:
(i) qualifica come “ossessionata” la fermezza nel difendere la fede e la morale; (ii) aggettiva come “disarticolata” la forma tradizionale di trasmissione della verità rivelata da Nostro Signore;
(iii) insinua, spregiativamente, che così presentata questa verità sarebbe solo “una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza”;
e (iv) suggerisce che lo zelo missionario sarebbe la mera fissazione di “imporre” agli altri, e con “insistenza”, principii che in verità sarebbero opinabili, dubbii e peraltro mal strutturati.

d. Ha affermato che sarebbe necessario rivedere e approfondire la teologia sulla donna. – Non è forse vero che tale affermazione suggerisce una modernizzazione del ruolo della donna nella Chiesa, che favorisce in teoria la posizione di coloro che chiedono l’ordinazione sacerdotale delle donne?

e. Ha detto che è stato “accusato di essere ultraconservatore … ma non sono mai stato di destra – Questa espressione invita chiaramente i fedeli ad adottare una posizione piuttosto di sinistra.

f. Ha proclamato che “Dio è più grande del peccato. -  Cosa che insinua che il peccato non sarebbe così grave se si crede in Dio e nella sua misericordia.

g. Ha asserito che “non esiste un Dio cattolico, esiste Dio”. – Espressione ambigua che può essere interpretata in maniera ortodossa, ma che porta all’idea che tutte le religioni adorino il vero Dio (4).

h. Ha sostenuto che “il proselitismo è una solenne sciocchezza, non ha senso”. – Tale enunciato sembra condannare ogni apostolato ed ogni sforzo per convertire alla Chiesa Cattolica coloro che se ne sono allontanati o che non ne hanno mai fatto parte.

i. Ha indicato de Lubac come uno dei suoi pensatori contemporanei preferiti. – Il Cardinale Henry de Lubac, S. J., fu un noto modernista, paladino della nouvelle théologie (5). Una tale indicazione, proveniente da un Papa, può essere intesa solo come un’enfatica raccomandazione a che il detto autore venga letto e seguito.

j. Ha osservato che “Ciascuno di noi ha una sua visione del Bene e anche del Male”, e ha aggiunto: “dobbiamo incitarlo a procedere verso quello che lui pensa sia il Bene”. – Non si può evitare di vedere in questo la tesi modernista, tante volte condannata dalla Chiesa, secondo la quale la nozione di bene sarebbe soggettiva, dipendendo dalla coscienza di ogni persona.

k. Ha sottolineato che “I Capi della Chiesa spesso sono stati narcisi, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani”; che “La corte è la lebbra del papato”; che la Curia “è Vaticano-centrica”. – Tali critiche, dal sapore volterriano, evidenziano il lato umano del Papato, trascurando il principale, che è il carattere essenzialmente soprannaturale e sacro del Sommo Pontificato e della Curia Romana.

l. Secondo il Papa, molti dei difensori della teologia della liberazione avevano un “alto concetto di umanità”. – Ora, è risaputo che questo “alto concetto di umanità” è falso e ingannevole, antropocentrico, anticristiano, ispirato al vecchio socialismo della sinistra cattolica.

m. Ha annunciato che “la nostra specie finirà ma non finirà la luce di Dio che a quel punto invaderà tutte le anime e tutto sarà in tutti”. – Tale proposizione, formulata in tono poetico e senza alcuna spiegazione complementare, suggerisce l’idea modernista che alla fine tutti gli uomini saranno salvati.

2] Di queste sorprendenti dichiarazioni papali, quasi tutte si scontrano chiaramente con gli insegnamenti cattolici tradizionali. Molte di esse sono ambigue e scivolose e favoriscono la confusione dottrinale, segnate come sono da un’imprecisione sibillina e da strane insinuazioni che causano grave perplessità nei fedeli. Tutte patrocinano, con straordinario vigore, la rivoluzione modernista nella Chiesa. E anche nella società civile, poiché ciò che oggi la Rivoluzione, con tutto il suo impeto satanico, cerca di fare è dominare i nostri costumi e ufficializzare nelle istituzioni della società temporale (6) i gravissimi peccati che gridano al cielo e chiedono vendetta al cospetto di Dio, quali l’aborto e gi atti sessuali contro natura. Le dette dichiarazioni pontificie sono, come minimo, scandalose e offensive per le orecchie pie, e nel complesso almeno meritevoli della censura teologica di eretizzanti.

3] Qui non si pensa di analizzare in profondità le affermazioni e le strane insinuazioni di Papa Francesco. Si tratterebbe dell’oggetto di un altro lavoro. Queste righe mirano soprattutto a commentare la dichiarazione di Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, secondo cui le dette interviste rappresenterebbero “una forma ‘discorsiva’ o ‘colloquiale’ di comunicazione” del Pontefice con i suoi intervistatori, non costituendo “un documento magisteriale” (7).

4] È chiaro che, nelle interviste in questione, Papa Francesco ha inteso rivolgersi a tutto il mondo cattolico. Si è trattato di due pronunciamenti corposi, che hanno affrontato questioni fondamentali della dottrina cattolica, di ordine sia teorico, sia pratico, in materia sia dogmatica, sia morale. Come ha giustamente osservato il Prof. Pietro de Marco: “A chi invoca lo stile ignaziano di accostamento del peccatore, o del lontano, replico che esso riguarda il rapporto in foro interno o la direzione di coscienza o il colloquio privato. Ma se il papa così si esprime in pubblico, le sue parole entrano nel flusso del magistero ordinario, diventano catechesi” (8). 

5] Ora, sostenere che un testo, per il suo essere “colloquiale” o “discorsivo”, non costituisca magistero, significa esprimere un grave lapsus teologico, in quanto ci si oppone frontalmente alla dottrina ormai consolidata sulla natura del Magistero ordinario della Chiesa. Padre Lombardi, certo per rispondere alle serie domande che gli presentavano i giornalisti di tutto il mondo e per attenuare lo scandalo inaudito causato dalle due interviste pontificie, si è aggrappato ad una nozione superata di Magistero ordinario, da molti concepito in maniera formalista, come se ci fosse insegnamento papale solo nei documenti scritti o orali provvisti di una certa solennità protocollare, cioè negli atti magisteriali promulgati ufficialmente come tali.

L’ardua missione di Padre Lombardi, portavoce del Vaticano

6] Padre Federico Lombardi, S. J., è nato in Italia nel 1942. Ha studiato nelle istituzioni dei Gesuiti in Italia e in Germania, dove si è laureato in teologia. Ordinato sacerdote nel 1972, è stato membro del Collegio degli scrittori de La Civiltà Cattolica dal 1973 al 1977, quando è diventato vice direttore della rivista. Provinciale della Compagnia di Gesù in Italia dal 1984 al 1990, è stato poi Direttore dei Programmi di Radio Vaticana, del Centro Televisivo Vaticano, e Direttore Generale di Radio Vaticana. Nel 2006, Benedetto XVI lo ha nominato Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, incarico che detiene ancora oggi.

7] Dato il carattere eretizzante del Concilio Vaticano II (9), che ha rotto chiaramente con la dottrina tradizionale della Chiesa, e viste le numerose follie ufficiali del periodo post-conciliare, Padre Lombardi si vede obbligato, nel suo lavoro giornaliero, a giustificare l’ingiustificabile, in difesa dell’orientamento adottato dalla maggior parte degli organi vaticani. Va notato, tuttavia, che egli non è un mero esecutore di compiti, incaricato solo di presentare ai media ciò che stabiliscono i suoi superiori. Non è una figura aggiuntiva e periferica dei circoli vaticani ufficiali, ma è un ex provinciale della Compagnia di Gesù in Italia, teologo con una lunga storia nella direzione degli organi d’informazione della Santa Sede, incaricato di esaminare questioni importanti riguardanti la stampa e di fornire delle spiegazioni che implicano necessariamente la sua responsabilità personale di fronte a Dio e agli uomini. Ora, nelle circostanze qui considerate, il Reverendissimo ha commesso un grave errore teologico, che richiede una pubblica riparazione.

Il concetto di Magistero ordinario

8] Il concetto di “Magistero ordinario” fu ampiamente adottato da Pio IX e dal Vaticano I, e fu successivamente approfondito e sviluppato dalla teologia tradizionale. Nel passato più remoto, era frequente, anche tra grandi teologi, santi e dottori, la concettualizzazione bipartita del Magistero, in base alla quale il Papa parlava o con una definizione ex cathedra o come semplice dottore privato. Questa concezione bipartita trascurava, o non sottolineava debitamente, la terza possibilità: che il Papa parlasse con un atto ufficiale di insegnamento, ma senza rispettare le condizioni dell’infallibilità (10).

9] A partire dal Vaticano I, si è sempre più approfondita la dottrina secondo la quale gli insegnamenti del Papa non sono sempre e necessariamente garantiti dal carisma dell’infallibilità. Il Sommo Pontefice non può discostarsi dalla verità quando, rivolgendosi alla Chiesa universale, nell’uso della pienezza dei suoi poteri, definisce solennemente una verità di fede o di morale da essere creduta. Quando queste condizioni non sono tutte soddisfatte, gli atti di insegnamento del Papa costituiscono il suo magistero semplicemente “ordinario”, che comprende l’insegnamento pontificio comune, quotidiano, organico (11). Inclusi anche i pronunciamenti correnti dei vescovi, le loro carte pastorali, e infine tutto ciò che è insegnato dalla Chiesa. Lo studio delle condizioni per le quali il Magistero ordinario implica l’infallibilità non attiene alla materia qui trattata.

Il Papa può insegnare anche con atti e gesti

10] Il Magistero ordinario, concepito organicamente, com’è necessario che sia, e non in modo formalista, meccanico e libresco, comporta l’idea di insegnare nella sua accezione ampia. Come un padre di famiglia non insegna ai suoi figli solo in modo espresso, quando amministra loro una lezione formale o dà loro un ordine, ma li istruisce e li educa anche in modo implicito per mezzo degli atti più comuni della vita quotidiana, del suo modo di comportarsi, delle buone maniere che infonde nell’animo dei bambini; così il Papa e i vescovi possono ugualmente insegnare, e di fatto insegnano, tanto espressamente, con i pronunciamenti scritti o orali, quanto implicitamente con gli atti, i gesti, i comportamenti, le omissioni, i simboli. Questi insegnamenti impliciti comprendono anche le lezioni contenute nella liturgia, nelle leggi della Chiesa, nel culto dei santi, nella vita cattolica in generale. Tutto questo integra la Pastorale, in senso lato, che porta sempre e necessariamente con sé l’insegnamento vivo della dogmatica, della morale cattolica, del sentire cum Ecclesia, infine, in definitiva di tutto quello che i fedeli debbono conoscere ed amare.

11] Commentatori delle più diverse tendenze hanno osservato, giustamente, che numerosi atti di Papa Francesco sono densi di una dottrina che egli vuole trasmettere sulla povertà, sulla semplicità della vita, su ciò che lui presenta come spirito francescano. Così, il rinunciare ai paramenti papali tradizionali e ai formalismi protocollari è indubbiamente una forma di insegnamento.

12] Dal momento che è possibile esercitare il magistero anche con atti e gesti (12), a maggior ragione non si può negare che possa esserci insegnamento attraverso un colloquio, una conversazione. E se uno scambio di idee personali del Papa con un giornalista viene destinato ad essere ampiamente divulgato, è chiaro che una semplice conversazione può contenere insegnamenti destinati a molti fedeli e perfino a tutta la Chiesa, non potendosi quindi negare il suo carattere di vero e autentico magistero papale.

13] È questo che si è verificato nelle interviste di Papa Francesco a La Civiltà Cattolica e al quotidiano La Repubblica. L’intenzione del Pontefice, non solo soggettiva, ma reale e manifesta, era che le sue parole fossero ampiamente divulgate dalla stampa internazionale. Certe sue considerazioni di ordine strettamente personale, alcune delle quali senza molte pretese e anche caserecce, non tolgono all’insieme il carattere di fissazione dell’orientamento fondamentale del suo pontificato in materia pastorale. Ed è chiaro che questo orientamento non è di natura unicamente amministrativo-pastorale, ma implica posizioni dottrinali estremamente gravi.

La forma canonica o mediatica del pronunciamento è di minore importanza

14] I teologi hanno messo in evidenza, specialmente a partire dal pontificato di Pio XII fino ad oggi, che l’autorità dottrinale di una dichiarazione papale non è essenzialmente vincolata alla sua forma di divulgazione canonica o giornalistica. Come sottolinea Dom Paul Nau, OSB, nel suo importante studio sull’autorità dottrinale delle encicliche, una costituzione apostolica può contenere o meno una definizione dogmatica; un’enciclica, una bolla papale, un motu proprio o una lettera apostolica, hanno autorità maggior o minore a seconda del loro contenuto e delle circostanze che accompagnano la loro divulgazione. È chiaro che per una definizione infallibile, il Papa si servirà normalmente di un documento più solenne, ma la regola non è cogente. Pio XII si servì delle allocuzioni radiofoniche per trasmettere in tutto il mondo molti dei suoi insegnamenti. Come sottolinea ugualmente Dom Paul Nau, ciò che importa è l’intenzione oggettiva e manifesta del Papa nel dare questo o quel grado di autorità al suo atto magisteriale. La divulgazione maggiore o minore di un’enciclica, per esempio, come l’insistenza del Papa sulla stessa materia in pronunciamenti successivi, la ricezione di tale dottrina da parte di tutta la Chiesa, e infine le circostanze che accompagnano l’atto papale, sono di fondamentale importanza per stabilire l’autorità teologica di quell’insegnamento.

15] Queste le parole di Dom Paul Nau: “Strumento cosciente, il Vicario di Cristo può impegnare l’autorità di cui è depositario solo come egli stesso ritiene (…). La volontà di impegnarsi del Papa, al pari della portata che egli conferisce ai suoi insegnamenti, è suscettibile di gradi diversi (…). Di questa volontà del Santo Padre, la natura più o meno solenne dello strumento scelto è certamente un primo indizio. È nota l’ampia gamma di documenti pontifici, dalle Litterae encyclicae, le più solenni dopo le Bolle, alle semplici lettere indirizzate a vescovi, a gruppi o perfino a presidenti laici di vari organismi (…). Tuttavia, la natura del documento utilizzato sarà sempre solo un indizio. Il Papa, anche nel caso di un giudizio solenne, rimane libero di scegliere la modalità di espressione che ritiene più opportuna. Per una definizione, egli potrebbe scegliere tanto un’enciclica o un radiomessaggio, quanto una costituzione apostolica solennemente inserita in una bolla.
Dopo aver fatto osservare che non si può “guardare unicamente alla natura del documento scelto”, Dom Paul Nau conclude: “Non siamo qui in ambito matematico e non si può voler semplificare al massimo secondo categorie molto rigide, questo significherebbe esporsi a errori pericolosi” (13).

16 ] Così, un’intervista papale, in teoria, può costituire o meno magistero. La questione non è teorica, ma pratica: le due interviste sono state in sé atti magisteriali, in considerazione sia del loro specifico contenuto pastorale e dottrinale, sia della straordinaria ripercussione che hanno avuto e del modo in cui sono state accettate o rifiutate dai fedeli di tutte le latitudini. Secondo quanto detto dal prof. De Marco (punto 4 precedente) esse “entrano nel flusso del magistero ordinario, diventano catechesi.” Non si dica, pertanto, che Padre Lombardi, portavoce del Vaticano, avrebbe dichiarato ufficialmente che trattasi di atti del Papa come dottore privato, perché essi hanno carattere magisteriale ex ipsa natura rei.

L'atto magisteriale può contenere errori e perfino eresie

17 ] Non si dica neanche che, siccome il Papa non può errare, le due richiamate dichiarazioni pontificie sarebbero a priori immuni da ogni e qualunque deviazione dottrinale. In effetti, dalla sana teologia è ritenuto pacifico che in linea di principio può aversi errore e perfino eresia, non solo nei documenti pontifici privati, ma anche nei documenti pubblici, tanto pontifici quanto conciliari. È quello che fa notare bene Don Daniel Pinheiro, dell’Istituto del Buon Pastore: “il Magistero di questo secondo tipo – non infallibile – può (…) contenere errori perché, al contrario del primo grado studiato, in verità non è garantito da Dio (…). La possibilità di errore in questo grado del Magistero è praticamente condivisa in modo unanime dai teologi. È incomprensibile che alcuni affermino l’impossibilità di errori negli atti del Magistero non infallibile. Negare la possibilità di errore di questo Magistero significa renderlo infallibile (14). A questo Magistero dev’essere assimilato quello di un Concilio Ecumenico al quale manca la voluntas definiendi/obligandi. Qui si tratta della suprema autorità che insegna senza l’intenzione di impegnare tutta la sua autorità e di rivestirla interamente dell’infallibile assistenza divina” (15).
 
18) Come già scrivemmo nel 1969, “il semplice fatto di suddividere i documenti del Magistero in infallibili e non infallibili, in teoria lascia aperta la possibilità di errore in alcuni di quelli non infallibili. Tale conclusione si impone sulla base del principio metafisico enunciato da San Tommaso d’Aquino: ‘quod possibile est non esse, quandoque non est’ – ‘ciò che può non essere, a volte non è’ (Summa Th., I, q. 2, a. 3, c., tertia via)” (16).

Conclusione: l’eminente Padre Federico Lombardi si sbaglia

19 ] La stampa ha riferito che la detta intervista a La Civiltà Cattolica è stata revisionata personalmente dal Papa prima della pubblicazione, cosa che non si sarebbe verificata con la stessa cura per le dichiarazioni a La Repubblica, anche se queste sono state immediatamente pubblicate ne L'Osservatore Romano. In ogni caso, se ci fosse stata qualche infedeltà nell’un testo o nell’altro, il Papa non poteva esimersi dal fare la debita rettifica. Non si dica, quindi, che le due interviste, manifestamente destinate ad un’ampia divulgazione in tutto il mondo, talvolta possono non esprimere il pensiero papale, o talaltra non possiedono un’intenzione magisteriale.

20 ] L’illustre Padre Federico Lombardi, nel dire che quelle interviste non sono degli atti magisteriali in ragione del loro carattere “colloquiale” o “discorsivo”, si è sbagliato. Egli renderà un significativo servizio alla Santa Chiesa, se vorrà rettificare questo grave errore teologico, che in pratica induce a pensare che le dette interviste non abbiano il carattere storico e apocalittico che in realtà hanno, in quanto atti, come sono, del magistero ordinario della Chiesa.

NOTE
1
– Intervista pubblicata ne L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 216, sabato 21.9.2013.
2 - Intervista pubblicata ne L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIII, n. 225, mercoledì 02.10.2013.
3 - Si veda Luiz Sérgio Solimeo, “In times of extreme confusion, stand fast, and hold the traditions which you have learned".
4 - Si veda l’articolo di Padre João Batista Almeida Prado Ferraz Costa, “Non esiste un Dio cattolico?
5 - Si veda in questo sito l’articolo “Cinque cardinali e la nouvelle théologie”.
6 - Si veda Plínio Corrêa de Oliveira, “Revolução e Contra-Revolução”, ed. IPCO, São Paulo/Brasil, 2009 [Rivoluzione e Contro-Rivoluzione].
7 - “Durante la sessione di domande e risposte è stata dedicata notevole attenzione alla lunga intervista pubblicata nell’edizione di martedì del quotidiano italiano La Repubblica. Padre Lombardi, S.J., ha spiegato che il testo, al pari di quello dell’intervista pubblicata di recente ne La Civiltà Cattolica e nella rivista America (tra le altre riviste dei Gesuiti nel mondo), rappresenta una forma “discorsiva” o “colloquiale” di comunicazione. “Non si tratta”, ha spiegato, “di un documento magisteriale”. (Radio Vaticana).
8 - Articolo “
Un messaggio allo stato liquido”. - Pietro De Marco, storico e sociologo, insegna nella Facoltà di Lettere di Firenze e nella Facoltà di Teologia dell’Italia Centrale.
9 – Si veda in questo sito l’articolo “Della qualificazione teologica estrinseca del Vaticano II”.
10 - Si veda nel sito Bonum Certamen,  il libro “Considerações sobre o ‘Ordo Missae’ de Paulo VI”, parte I, cap. X.
11 - Si veda in questo sito l’articolo “Carattere organico del Magistero ordinario”.
12 - Si veda in questo sito l’articolo “Il Magistero ordinario può insegnare con atti e gesti”.
13 - “Le Magistère pontifical ordinaire, lieu théologique”, in: Revue Thomiste, anno LXIV, tomo LVI, n.º 3, luglio-settembre 1956, pp. 389-412.
14 - Saggio “Assentimento ao Magistério”, parte II, punto 3.2.2, nel sito Scutum Fidei.
15 - Idem, ibidem.
16 -
Si veda nel sito Bonum Certamen,  il libro “Considerações sobre o ‘Ordo Missae’ de Paulo VI”, parte I, cap. IX, pp. 43-44.



novembre 2013

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