STATI UNITI D’AMERICA

E CATTOLICESIMO ROMANO

UNA DOPPIA APPARTENENZA IMPOSSIBILE?


Quarta e ultima parte



di  Don Curzio Nitoglia

Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte


Gli articoli dell'Autore sono reperibili sul suo sito
https://doncurzionitoglia.wordpress.com/






Raffigurazione del cattolicesimo romano
ad opera dell'americanismo




LA PROPAGANDA ANTICATTOLICA NELL’OTTOCENTO

Introduzione


Nel XIX secolo le polemiche anticattolico/romane in Usa si moltiplicavano e usavano i migliori strumenti propagandistici di allora, iniziando con l’apertura di diversi nuovi giornali quotidiani e settimanali, il più violento dei quali era The Protestant, un foglio fondato dal Pastore presbiteriano George Bourne a New York nel 1830 (Cfr. ANTONY CHESTER, “La mostruosa progenie di Babilonia la Grande”. Alle radici dell’anticattolicesimo americano, Rimini, Il Cerchio, 2026, p. 59).


Sensazionalismo scandalistico protestante

I toni erano molto accesi ripieni di sensazionalismo, che restava il fulcro del proselitismo protestante, basato sui pettegolezzi scandalistici che presentavano i cattolici, i consacrati e i sacerdoti come essenzialmente corrotti. Questo tipo di propaganda è continuata sino ai nostri giorni tramite Hollywood (p. 60), in essa si presenta il Cattolicesimo preconciliare come inevitabilmente e immancabilmente caratterizzato da negligenza diffusa, decadenza e declino intellettuale e morale.


Cattolicesimo eguale a “sconfitto e perdente”

Il Cattolicesimo è visto come la religiosità degli sconfitti e dei perdenti (proprio come per Netanyahu, che nel marzo del 2026 ha parlato di Gesù come di un fallito e di uno sconfitto e perciò molto al di sotto di Gengis Khan, il “Gran Khan” o il “Signore Universale” dell’Impero mongolo, vissuto nel XIII secolo).


Cattolicesimo = “Impuritanismo” 

Insomma, il Cattolicesimo sarebbe stato una sorta di “Impuritanesimo”: ossia, l’opposto per diametrum del Puritanesimo, che invece sarebbe la “Purezza stessa sussistente”. Infatti, per il Puritanesimo statunitense, tutto ciò che non è angloamericano è inferiore per essenza, impuro e incoerente.

Insomma, se sant’Agostino nel “De civitate Dei” aveva parlato della “Città di Dio opposta a quella del diavolo”; l’Americanismo puritano parla di città del diavolo o dell’Anticristo (la Chiesa romana) per opposizione alla città di Dio (il Puritanesimo anglo/statunitense).


Mondo anglosassone contro mondo latino

Il mondo civile è solo quello atlantico anglo/americano (fondato - egregiamente - su: Talmudismo, Massoneria, Riforma luterana, Rivoluzione anglo/americana e francese, i popcorn, la Coca Cola, il chewing-gum per finire con la Statua della Libertà) e quello latino o mediterraneo (fondato - miseramente - su Aristotele, Platone, sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino, Dante Alighieri, Giotto, Cimabue, le cattedrali romaniche, gotiche e barocche) è selvaggio, incolto e incivile …  basta sapersi contentare …

Non ci si deve meravigliare, perciò, delle stranezze di un Trump, esse sono connaturali all’Americanismo: “Nemo dat quod non habet”; ossia, “rapae non dant sanguinem”; “agere sequitur esse”: Trump può produrre solo e soltanto il Trumpismo, l’America l’Americanismo.

Nel 1834 uscì un quindicinale puritano di New York, intitolato “The American Protestant Vindicator” diretto da un Pastore protestante (W. C. Brownlee) in cui si leggeva: “Il Papismo dev’essere sempre detestato ed esecrato, non solo da tutti i puri e veri Cristiani, ma anche da ogni patriota americano e filantropo. I sacerdoti romani sono gli schiavi di Babilonia la Grande, i servitori del Dragone rosso e della Bestia; il loro fedeli sono fuorviati da essi e vengono così precipitati nell’abisso senza fondo della dannazione eterna” (cit., p. 71).

I Gesuiti soprattutto erano visti come gli agenti segreti e speciali del Vaticano e dell’Impero Austroungarico, del Papa e di Metternich per infiltrare l’America e romanizzarla. Perciò, si lanciava la Crociata: “O Roma/(Vienna) o Washington/(Londra)”.

Insomma, era una specie di lotta frontale tra un esercito composto da Papato e Monarchia austroungarica contro un altro esercito composto dal Calvinismo puritano e democrazia americanista (p. 73). Era uno scontro tra due ere e due idee diametralmente opposte e contrarie. Questo scontro non poteva non portare alla Prima e Seconda Guerra Mondiale e (Dio non voglia) alla Terza e ultima … dopo la quale non ci sarebbe la quarta “ex parvitate materiae”.

Insomma, da una parte immigrati europei, Impero austroungarico e Chiesa romana e dall’altra nativisti nordamericani, Repubblica democratica statunitense.


Propaganda radicale fanatizzante

Come si può facilmente intuire, tale propaganda manichea portata avanti da quotidiani, volantini, manifesti, libelli, più tardi dal cinematografo hollywoodiano, produceva sul popolino un effetto radicalizzante e fanatizzante che esacerbava i suoi sentimenti anticattolici, antieuropei e antimonarchici.

Antony Chester non esita a paragonare quel periodo e quel clima a quello che si produsse o che fu indotto televisivamente dopo l’11 settembre 2001 nei confronti del mondo arabo, visto come autore di un crimine e di una “guerra di conquista” molto simile a quello commesso dai Papisti nell’Ottocento contro la giovane e “pura-puritana” democrazia americana; addirittura qualcuno paragonò i Talebani ai Vaticani e Osama Bin Laden a Giovanni Paolo II, “il campione del fondamentalismo cristiano”, che in un certo qual modo avrebbe spinto gli attentatori delle “Due (… Tre …) Torri Gemelle” al loro insano gesto (ANTONY CHESTER, p. 74 e MICHELANGELO SIGNORILE, “New York Press”, 20 novembre 2001, “The Gay-Bashing Pope”).
La stessa propaganda fanatizzante e isterica si è ripresentata con il Coronavirus19, tanto da “rinchiudere sotto chiave” il mondo intero.

Infine, nel 2001/2003, si rinfacciò a Giovanni Paolo II di non aver benedetto la “guerra santa” dei democraticissimi Bush contro l’Iraq del dittatorissimo Saddam Hussein (1990/2003); come nel marzo del 2026 Trump in persona ha attaccato Papa Leone XIV per non aver benedetto la sua “guerra santa” contro l’Iran di Ali Khamenei


Conclusione

Dallo Gnosticismo del II secolo all’Americanismo del XX secolo

Il Giudeo/americanismo è realmente il problema dell’ora presente. Infatti, mentre il vecchio Giudaismo/rabbinico (del I/II secolo d. C.), tramite il Giudeo/cristianesimo e lo Gnosticismo, ha rappresentato il tentativo fallito (grazie alla reazione degli Apostoli e dei Padri apostolici ed ecclesiastici del II/VI secolo) di soffocare la Chiesa di Cristo, giudaizzandola; al contrario in Usa (potenzialmente sin dal XVIII secolo) il Giudeo/cristianesimo puritano ha prevalso pro tempore e ha invaso de facto anche l’Europa (specialmente dalla fine delle due guerre mondiali, 1918 e soprattutto 1945).


Nostra aetate”, 28. X. 1965

… Anzi, esso è addirittura penetrato in ambiente cattolico con la Dichiarazione “Nostra aetate” del Concilio Vaticano II (28 ottobre 1965) e l’insegnamento post/conciliare di Giovanni Paolo II iniziato a Magonza (17 novembre 1980) dell’«Antica Alleanza ‘‘mai revocata’’», che si protrae sino a oggi, essendo stato ripreso esplicitamente da Benedetto XVI (17 febbraio 2010, Discorso alla sinagoga di Roma) e da Francesco (cfr. Lettere al Rabbino capo di Buenos Aires e di Roma).

Gli Stati Uniti rappresentano, insomma, il ‘‘braccio armato del Giudaismo una volta (ante 1948) disarmato’’; la “crociata democratica” contro l’intransigenza dottrinale e l’intolleranza dogmatico/teologica (e, conseguentemente, politico/sociale) dell’Europa (una volta pienamente) cristiana.

Tutto ciò è stato possibile poiché l’intera “tradizione” puritana americana era ed è profondamente imbevuta di Giudaismo postbiblico o talmudico, che ha sempre odiato Gesù Cristo tanto da farlo crocifiggere.

Infatti, gli Stati Uniti non hanno conosciuto il cosiddetto Medioevo o Cristianità europea teologicamente anti/giudaica. L’America, perciò, è nata senza linfa medievale ed è priva d’antigiudaismo dottrinale.

Inoltre, il Puritanesimo americano fornisce una lettura millenaristica e carnalmente materiale (più che genuinamente letterale) dell’Antico Testamento, vedendo negli Stati Uniti il “precursore” del “messia militante” che sarebbe lo Stato d’Israele.

Anzi, l’America si ritiene una sorta di nuova Sion o ‘‘neo Terra Santa’’ che – prima, nel secolo XVIII – doveva accogliere gli ebrei dispersi (dal 70/135 d. C.) e, quindi, discriminati teologicamente nel vecchio mondo e – poi, nel XX secolo – doveva preparare la nascita della nuovissima Sion, ossia lo Stato d’Israele (15 maggio 1948).

Mentre 1°) l’Europa, pur se laicizzata, con la Rivoluzione francese ha emancipato (cercando di assimilare) il singolo ebreo, ma non l’Ebraismo come popolo o religione; 2°) l’America – invece – ha concesso piena libertà (religiosa, sociale e politica) all’Ebraismo, non cercando un’emancipazione assimilatrice, ma volendo farlo ridiventare una Nazione.

Perciò, gli Stati Uniti (diretti dall’Inghilterra) sono all’origine del Sionismo (in senso stretto) come idea nazionale e politica e non solo come semplice sentimento, o aspirazione religiosa e ideale, che sogna e desidera – romanticamente e velleitariamente – la “Patria perduta”, come ogni israelita ha fatto dal 70 d.C. fino al XX secolo (in senso largo).

Gli Stati Uniti rappresentano, perciò, la superpotenza mondiale al servizio (scientificamente organizzato e studiato) della nascita del Giudaismo talmudico anticristiano come Nazione politicamente organizzata e militarmente superdotata al fine di ottenere il dominio temporale mondiale partendo dalla Palestina.

Come l’America ha fatto lobbying o pressing sull’Europa e la Russia (poi Urss e ora di nuovo Russia), tra la prima e la seconda guerra mondiale e poi nella cosiddetta ‘‘guerra fredda’’, affinché concedessero pieno riconoscimento al Giudaismo come popolo, religione e Nazione; così recentemente (con le guerre del Golfo persico 1990/2003) ha fatto pressione sul vicino, medio ed estremo Oriente, affinché lo Stato d’Israele, fosse riconosciuto pienamente (sia religiosamente sia politicamente). Tuttavia, mi pare che quest’ultimo passo (che avrebbe dovuto essere definitivo) non sia riuscito; anzi, proprio oggi, nel momento del massimo potere, l’America sembra cominciare la sua parabola discendente (come l’Europa nel 1914). Dal settembre 2001, alla sconfitta della seconda guerra in Iraq (2003), con la battuta d’arresto in Afghanistan e la situazione creatasi in Siria, Turchia e Libano (2012/2013) e quella apertasi in Palestina (2024/26) e soprattutto in Iran (2025/26), l’America si scopre un ‘‘gigante con i piedi d’argilla’’, come tutti gli Imperi mondani che si son succeduti nella storia dell’umanità, che sta affrontando la sua ultima battaglia: la guerra (forse atomica e mondiale) contro la Russia di Putin per interposta potenza Nato/Ucraina (2014/2026), avendo già perso quella economica contro i “BRICS” (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e tentata invasione dell’Iran (Maggio 2026).


Tirando le somme

Da quanto visto si evince l’assoluta inconciliabilità tra Cattolicesimo romano e Giudeo/americanismo puritano, che stanno tra di loro in rapporto equivalente al (Cattolicesimo romano) = (Cattolicesimo romano); no (Giudeo/americanismo) = no (Giudeo/americanismo); (Cattolicesimo romano) ≠ no (Giudeo/americanismo).

Negarlo significherebbe negare il principio per se noto e immediatamente evidente a tutti d’Identità e Non-contraddizione.

Possiamo, perciò, finalmente tornare a occuparci della “nuova élite ebraica super/tecnocratica” (seguendo il libro di TIZIANA ALTERIO, Padroni nell’ombra. La nuova élite ebraica che governa il mondo. Chi sono e come operano, stampato in proprio, 2025), che dall’inizio del Terzio Millennio sta perfezionando i bankster Rothschild e del “Caso Morlion” (con GIACOMO PACINI, Il Vaticano e l’Intelligence, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2026, diretto da MARIO CALIGIURI; LUIGI MONTUORI, Felix A. Morlion e il servizio segreto vaticano Pro Deo, Chieti, Solfanelli, 2023), perfezionato e ultimato da Peter Thiel, “Un americano a Roma” … rivisto e corretto.

Ove non arrivò Morlion, Thiel osò arrivar …

Fine




 
maggio 2026
AL SOMMARIO ARTICOLI DIVERSI