Don Giuseppe De Luca e Romana Guarnieri


di Don Curzio Nitoglia
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DON GIUSEPPE DE LUCA “POLITICO SEGRETO”

Da Giuseppe Bottai a Palmiro Togliatti






Don Giuseppe De Luca e Palmiro Togliatti


Introduzione

Nello scorso articolo abbiamo visto come don De Luca (1) abbia avuto quali “amici di dialogo” durante gran parte del ventennio mussoliniano il Ministro della Cultura Nazionale Fascista Giuseppe Bottai (2) (Roma 1895 – Roma 1959) e poi, durante la fase della Resistenza e della Repubblica italiana democratica e antifascista nata dalla Resistenza, il Segretario stalinista del PCI Palmiro Togliatti (Genova 1893 - Jalta [Urss] 1964 (3)).
 
Il passaggio indolore di De Luca da Bottai a Togliatti

Augusto del Noce scrive: “l’incontro De Luca-Ròdano- [Togliatti, ndr] è l’esatta continuazione dell’incontro De Luca-Bottai- [Mussolini, ndr], nel senso che, dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943), e pur senza diminuire per nulla l’amicizia con Bottai (4), don De Luca trasferì le sue speranze nel giovane Ròdano. […]. Dunque dall’ammirazione per Mussolini […] don De Luca passò alla confidenza con Bottai, poi alla speranza in Ròdano e in Togliatti. Si tratta di un percorso unitario, senza che nulla possa far pensare a sue crisi e a suoi pentimenti” (Il cattolico comunista, Milano, Rusconi, 1981, p. 83-84, nota 17).

Come spiegare tale passaggio unitario e indolore dal fascismo al comunismo in un sacerdote cattolico? Infatti don De Luca è passato, tranquillamente, dall’uno all’altro senza il minimo problema di coscienza. L’importante per lui era ottenere il suo fine, ma qual era il suo fine?

Del Noce risponde: “la risposta a questa domanda riguarda solo apparentemente il caso di un sacerdote; a mio giudizio offre una chiave di particolare importanza per intendere la storia contemporanea italiana” (Ivi). In breve De Luca non è famoso in quanto sacerdote (come lo fu, per esempio, don Bosco), ma come “politico segreto” come lo ha definito la Guarnieri, che ha scritto pagine importanti della storia italiana e non solo.

Inoltre secondo Del Noce il “motivo unitario” che avrebbe portato De Luca a collaborare con Mussolini/Bottai e poi con Togliatti/Ròdano sarebbe stata l’avversione al liberalismo, alla borghesia e alla socialdemocrazia, che furono i nemici principali del fascismo e del comunismo (Ivi). Ma si potrebbe obiettare 1°) che Bottai era un filo risorgimentale e il Risorgimento era essenzialmente liberal/massonico; 2°) che il nemico principale del comunismo sovietico/staliniano e togliattiano era la religione cattolica tradizionale; 3°)  che Pio XI nell’Enciclica Divini Redemptoris Missio (1937), dopo  aver condannato il comunismo come “intrinsecamente perverso”,  aveva proibito qualsiasi forma di collaborazione tra cattolici e comunisti; 4°) che Pio XII nel 1949 aveva scomunicato i comunisti in quanto apostati dal cristianesimo perché passati all’ateismo materialista, che è una “religione” totalmente diversa e contraria a quella cristiana. Ora come potrebbe conciliare un sacerdote la sua appartenenza alla Chiesa con la collaborazione con i caporioni dei comunisti? Se il fascismo si è distaccato dalla dottrina cattolica quanto alla concezione dei rapporti tra Stato e Chiesa, scivolando verso una forma di assolutismo pan-statista neo-pagano, non è stato scomunicato né condannato in blocco come lo è stato il comunismo, anzi Pio XI nell’Enciclica Quadragesimo anno (1931), lodando il corporativismo fascista, pur mettendone in luce i limiti statalisti,  ha anche affermato che non voleva condannare il Regime fascista in quanto tale, ma solo mettere in guardia dalla sua tendenza assolutista, pan-statista, neoghibellina e quindi neopagana. 

Si noti per inciso come don De Luca abbia, secondo il Del Noce, contribuito a fare la storia italiana a lui contemporanea e direi successiva con tutto quello che comporta (v. il “compromesso storico” di Enrico Berlinguer (5) del 1973, che ha aperto definitivamente le porte alla collaborazione tra cristiani e comunisti, i quali oggi si ritrovano tranquillamente negli stessi Partiti politici di “centrosinistra” ed hanno partorito la legalizzazione del divorzio, dell’aborto, dei matrimoni omosessuali, del gender…).

Quel che mi sembra più probabile è che De Luca, personaggio di primo piano nella storia italiana e anche mondiale (6) (v. il telegramma di Krusciov a Giovanni XXIII nel 1961 per i suoi 80 anni, ottenuto grazie alla mediazione di De Luca dietro suggerimento di Togliatti (7)), vedesse in Bottai, allora Ministro della Cultura, uno strumento per costruire un ponte culturale tra Stato fascista e letteratura “spirituale” o meglio “esoterico/spiritualista” cui tanto don Giuseppe si interessava e che costituiva la pupilla dei suoi occhi assieme al suo circolo intellettuale e alla sua Casa Editrice (salvata dal fallimento nel 1947 da Raffaele Mattioli (8)).

Per letteratura “spirituale o spiritualista” non si deve intendere la spiritualità cattolica, ma soprattutto quella esoterica e gnosticheggiante del Libero spirito di Margherita Porrete o di Guglielmina la Boema, sulle quali molto ha scritto, soprattutto per indicazione di don De Luca, Romana Guarnieri. L’attaccamento al pensiero del Libero spirito, come vedremo meglio prossimamente, comporta l’insofferenza di ogni regola e legge (civile ed ecclesiastica, naturale e divina) e la conflittualità con la Religione rivelata, gerarchicamente costituita, cioè soprattutto con il cattolicesimo romano. Mi sembra che questa mentalità esoterica affine al Libero spirito (che ritroviamo nella Guarneri e più nascostamente in don De Luca)  sia il motivo che possa spiegare il passaggio indolore dal dialogo col fascismo quale “compimento del Risorgimento” di Bottai a quello col cattocomunismo di Ròdano e col comunismo ateo, materialista e radicalmente immanentista di Togliatti.

Non è un caso che Raffaele Mattioli (spiritualisticamente o esotericamente “devoto” di Guglielmina la Boema) abbia presentato a Elena Croce (la figlia di Benedetto Croce) Franco Ròdano, amico e confidente di De Luca, affinché lo facesse scrivere sulla rivista da lei diretta Spettatore italiano, d’ispirazione laicista e liberale, e gli concedesse (assieme al suo circolo di cattocomunisti) completamente il commento politico della rivista (cfr. A. DEL NOCE, Il cattolico comunista, Milano, Rusconi, 1981, p. 40, nota n. 12).

“Qual era il pensiero del Mattioli nei riguardi di questo gruppo?” si domanda Del Noce (Ivi). Francesca Pino nella voce Mattioli, Raffaele curata da lei sul “Dizionario Biografico degli Italiani” (Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana”, 2009, vol. 72, p. 320) spiega che  negli anni Quaranta Mattioli frequentava “il gruppo della sinistra cristiana (cattolici comunisti) di Franco Ròdano. Dal 1947, la crisi del Partito d’Azione e la crescente delusione politica avvicinarono il Mattioli al Partito Comunista Italiano (PCI) in una posizione di aperto dialogo, testimoniata dalla sua lettera a Palmiro Togliatti del 28 maggio 1947, stesa con la collaborazione di Giovanni Malagodi e di Franco Ròdano. Di Togliatti il Mattioli apprezzava il programma gramsciano…”.

Per quanto riguarda le amicizie intellettuali di De Luca e di Mattioli, se le si mette a confronto si scorge che sono quasi le stesse. Infatti Mattioli ebbe come collaboratori culturali: Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Massimo Mila, Attilio Momigliano e Federico Chabod (F. PINO, cit., p. 317) e De Luca, come abbiamo visto nel secondo articolo, Delio Cantimòri, Federico Chabod, Arnaldo Momigliano, Giuseppe Saitta e Renzo De Felice…

Dopo la tragica morte di Mussolini (28 aprile 1945) don Giuseppe scrisse, il 15 maggio del 1945, a Bottai spiegando la sua nuova via per “costruire la saldatura tra comunione cristiana e comunismo sociale” (G. B. GUERRI, Giuseppe Bottai un fascista eretico, Milano, Feltrinelli, 1976, p. 252). È evidente il suo passaggio implicito e pratico al catto-comunismo quando sottolinea l’affinità tra “comu/nione” cristiana e “comu/nismo”: secondo lui il concetto di “comunione” accomunerebbe comunismo e cristianesimo, ma si tratta di un sofisma poiché la parola “comunione” ha due significati sostanzialmente diversi che, quindi, non accomunano il comunismo al cristianesimo.

Come vedremo meglio in appresso, l’esoterismo soggiacente alle teorie caldeggiate dal De Luca e dalla Guarnieri sul Libero spirito ha anche una valenza messianica terrena, che lo accomuna al socialismo visto come un “fenomeno gnostico di massa “ (cfr. ERIC VOEGELIN, La nuova scienza politica, Torino, Borla, 1968; ID., Il mito del mondo nuovo, Milano, Rusconi, II ed., 1976) e come “religione sui generis fondata sull’uomo-dio, sulla divinizzazione dell’uomo su questa terra e del lavoro umano. Il socialismo è una sorta di “rinascita del messianismo giudaico” (I. SAFAREVIC, Il socialismo come fenomeno mondiale, Milano, La Casa di Matriona, 1980, p. 296; II ed., 2008, Proceno di Viterbo, Effedieffe) (9).  Questo lato occulto del socialismo ci fa capire anche l’afflato di De Luca verso il cattocomunismo di Ròdano e il comunismo bolscevico di Togliatti.

I rapporti di De Luca con Ròdano, catto-comunista (10) e impegnatosi militarmente sùbito dopo la caduta del fascismo nella Resistenza romana, iniziò nella fine del luglio del 1943 (11), ossia immediatamente dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943). È sorprendente come De Luca sia passato, facilmente e spregiudicatamente, da un estremo (Bottai) all’altro (Ròdano) in così pochi giorni. Sembrerebbe (senza voler essere irriverente) di scorgere in questo comportamento il modus operandi di un esoterista privo di scrupoli e di ogni forma di idealismo, che spia le mosse dei suoi interlocutori, senza far capire da quale parte stia realmente per sfruttare ora l’uno ora l’altro e possibilmente tutti e due, saltando sempre sul carro del vincitore per ottenere il suo scopo recondito. Non a caso la Guarnieri ha definito don De Luca un “politico segreto” (cfr. R. GUARNIERI, Una singolare amicizia. Ricordando don Giuseppe De Luca, Genova, Marietti-1820, 1998).

Il dialogo tra cattolici e comunisti ha portato sempre i primi a cedere e a cadere nelle mani dei secondi e mai i secondi a convertirsi al cristianesimo tradizionale.

Del Noce commenta: “Per stretti che siano stati i rapporti tra Togliatti, Ròdano e mons. De Luca, resta che Togliatti pensò la sua linea politica in relazione agli ostacoli che l’affermazione del comunismo doveva incontrare, e nulla permette di pensare che la sua concordanza con i cattolico-comunisti sul terreno politico o la predilezione che sembra abbia avuto per Ròdano lo abbiano indotto al minimo dubbio sul suo radicale immanentismo, anzi rigoroso e dichiarato ateismo. Neppure so della conversione di un solo comunista, che tali idee abbiano aiutato. Mentre invece parecchi di coloro che allora partecipavano al movimento, o vi simpatizzavano, sono ora fuori della fede cattolica” (cit., pp. 48-49).

Ernst Bloch: il catto-comunismo

Ernst Bloch è il primo filosofo marxista ad affrontare il problema  di come convertire i cattolici al comunismo. Bloch accetta la tesi marxista che la religione è l’oppio dei popoli, ma distingue due tipi di religione: a) una cattiva, dogmatica e reazionaria,  da combattere e distruggere, che sarebbe quella integralmente tradizionale  (oggi si direbbe “pre-conciliare”); b) l’altra buona, a-dogmatica, progressista (o post-conciliare), una sorta di messianismo carnale, del Regno di “dio” in questo mondo, soprattutto per i poveri, con la quale dialogare.

I comunisti, se vogliono vincere la partita, debbono opporre dialetticamente la religione cattiva a quella buona, affinché ne esca come sintesi una sorta di cristianesimo gnostico o marxistizzato, che di cristiano conserva solo il nome e le apparenze.

Il cristianesimo progressivo o esoterico è chiamato, da Bloch, a sostituire il futuro al divino, l’evoluzione all’essere e a Dio.

Il cristianesimo di don De Luca e di Romana Guarnieri è evidentemente quello progressista col quale il comunismo può e vuole venire a discussione.

Ernst Bloch (1885-1977) e Antonio Gramsci (1891-1937) hanno gettato un ponte fra cristianesimo e comunismo, ma è un ponte a senso unico, destinato ad essere attraversato sempre in un senso solo, sempre da cristiani che diventano marxisti e atei, ossia messianici terreni. 

Ernst Bloch (Lo spirito dell’Utopia, 1918; Ateismo nel cristianesimo, 1968; Religione in eredità, 1969; Marxismo e Utopia, 1974) in Italia è stato seguìto da Franco Ròdano, il quale ha studiato tutti i modi per rendere il comunismo accettabile dai cattolici, che dovranno deideologizzarsi, guardare più a ciò che unisce che a ciò che divide, rinunciare alla propria dottrina sociale, per incontrarsi con i comunisti sul piano dell’azione sociale; mentre il campo specifico di Gramsci fu quello di studiare la tattica per conquistare i corpi intermedi della società civile (la magistratura, l’esercito, la scuola, la stampa, la radio), onde poi poter conquistare il governo stabilmente e senza paura di reazioni alla spagnola come nel 1936. 

Il gramscismo pratico di don De Luca

Il campo specifico di Gramsci è stato quello di studiare la tattica per conquistare i corpi intermedi della società civile. Tutta la dottrina di Gramsci è diretta alla ricerca di una tattica idonea a garantire l’accettazione e poi il  successo del comunismo in Europa o nei Paesi a larga maggioranza cattolica, come il Cile (1973).

La dottrina di Gramsci si rifà a quella marxista-leninista, ma pone l’accento piuttosto sul materialismo dialettico che su quello storico, ove l’elemento dialettico prevale su quello materialista. “Le conseguenze... sono importantissime, il comunismo non deve cercare soltanto e anzitutto di impadronirsi dell’articolazione economico-politica (la struttura) della società, ma deve cercare... prima di imporsi e di prevalere in tutte le sovrastrutture culturali, giuridiche, artistiche, religiose, ecc., che non sono completamente riconducibili all’economia” (12).
 
Gramsci distingue tra conquista dello Stato e conquista della Società civile-culturale.

In Occidente (come in Cile nel 1973) il potere politico dello Stato è temperato dalla Società civile, ossia da tutti i corpi intermedi che stanno tra l’individuo e lo Stato, cosicché conquistare lo Stato o il governo non significa ancora aver conquistato la Società, il potere reale della Nazione. Anzi in Europa la Società civile spesso è più forte dello Stato, e perciò deve essere conquistata dal comunismo prima dello Stato.

Gramsci distingue direzione e dominio: a) Dominio significa sottomettere e liquidare con la forza gli avversari; b) dirigere significa guidare gli alleati e gli affini.

Prima di dominare, il comunismo europeo dovrà dirigere; dopo, quando ha conquistato il governo politico, diventa dominante, ma non deve assolutamente dimenticare di esser anche dirigente (13).  “Tuttavia lo Stato non può essere soltanto coercitivo, altrimenti dopo un periodo di tempo più o meno lungo finisce col crollare (cfr. URSS): mentre esercita la coercizione, cioè mentre è dominante, il gruppo che ha in mano lo Stato deve sforzarsi di essere assieme e contemporaneamente anche dirigente” (14). 

La dittatura comunista da sola non basta, secondo Gramsci, in Europa (come il Cile ha poi confermato nel 1973), sarebbe solo dominio, senza direzione; la dittatura proletaria per mantenersi al potere dovrà ottenere dai cittadini non solo l’obbedienza esterna ma anche il consenso. L’eurocomunismo è dittatura più egemonia o consenso (15).  Occorre perciò impregnare la cultura del pensiero marxista, poiché mediante la cultura si organizza il consenso e l’egemonia, che nel caso del comunismo europeo deve essere soprattutto direzione culturale dei libri, dei giornali, della radio, della TV, delle scuole e dell’università, della magistratura e dell’esercito; le idee comuniste devono diventare le idee dirigenti e della classe dirigente, questa è conditio sine qua non per poter conquistare il governo stabilmente e durevolmente, altrimenti risuccederà come in Spagna nel 1936.

Dopo la sconfitta del comunismo in Cile nel 1973, Enrico Berlinguer s’interrogò sul perché del fallimento. E arrivò alla conclusione che in Cile si era creata una situazione anti-gramsciana, vale a dire da una parte il governo comunista, e dall’altra il ceto medio, una gran parte di operai e di contadini. Ecco la situazione che occorre evitare - scriveva Berlinguer - in Italia! “Ecco le ragioni per cui noi ci battiamo per un compromesso-storico” (16). Quindi occorre andare, pian piano, dal potere al governo e non frettolosamente dal governo al potere crollato, come in Cile. 

Già Gramsci, nel 1919, aveva scritto: “I popolari [democristiani] rappresentano una fase necessaria del processo di sviluppo del proletariato italiano verso il comunismo... I popolari stanno ai socialisti, come Kerenskj a Lenin... Il cattolicesimo democratico fa ciò che il socialismo non potrebbe: amalgama, ordina, vivifica e si suicida...” (17). 

Conclusione

Ora, ci possiamo domandare, concludendo, don De Luca è stato un ingenuo Kerenskj oppure un “politico segreto” machiavellico o piuttosto esoterico?

La risposta certa a questo interrogativo è difficile darla, perché le intenzioni di un “politico” e per di più “segreto” son difficili da decifrare.

Quello che si può constatare oggettivamente è che la mano tesa tra cattolici e comunisti o il ponte culturale che De Luca, come Gramsci, ha cercato di costruire ha portato al passaggio dei cattolici al marxismo e non viceversa. Quindi praticamente De Luca è stato sconfitto da Gramsci, ma non è possibile saper se il suo piano era proprio quello della sconfitta del cattolicesimo tradizionale a favore del catto-comunismo o di un “cristianesimo” esoterico messianico/terreno, ciò resterà il “segreto” del “politico segreto”…

(continua)

NOTE


1 - Cfr. R. GUARNIERI, Don Giuseppe De Luca. Tra cronaca e storia, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1991.
2 -  G. DE LUCA – G. BOTTAI, Carteggio, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1989; cfr. R. DE FELICE a cura di,  Modernismo, fascismo, comunismo. Aspetti e figure della cultura e della politica dei cattolici nel ‘900, Bologna, Il Mulino, 1972 ove son pubblicate sette Lettere tra Bottai e De Luca; su Bottai v. S. CASSESE, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1971, vol. 13, pp. 389-404, voce Bottai, Giuseppe; L. DI NUCCI a cura di, in “Dizionario del fascismo”, Torino, Einaudi, 2002, vol. I, pp. 194-198, voce Bottai, Giuseppe. L’idea politica fondamentale di Bottai era quella, mutuata da Giovanni Gentile, del Risorgimento come “Rivoluzione spirituale interrotta”, che avrebbe dovuto essere completata dal fascismo. Quindi sarebbe stato necessario stabilire un collegamento spirituale e culturale tra Risorgimento e fascismo. Si noti che il Risorgimento pretese di essere anche una “religione laica”, che potesse rimpiazzare il cattolicesimo romano. Oramai l’appartenenza massonica dei grandi personaggi risorgimentali (Cavour, Mazzini e Vittorio Emanuele II) non è più un mistero come è palese l’azione fondamentale svolta dalla massoneria nelle imprese risorgimentali per abbattere il potere temporale e spirituale del Papato romano.
3 -  Cfr. G. BOCCA, Palmiro Togliatti, Roma-Bari, Laterza, 1973.
4 -  Dopo aver fatto cadere Mussolini il 25 luglio del 1943 dovette nascondersi, nel 1944 espatriò, si arruolò nella Legione straniera ed andò a combattere in Africa, in Francia e in Germania contro i Tedeschi, amnistiato nel novembre del 1947 dal suo passato di Ministro fascista,  tornò in Italia nell’agosto del 1948, morendo a Roma 11 anni dopo il 9 gennaio 1959.
5 -  Cfr. G. TASSANI, Alle origini del compromesso storico. I cattolici comunisti negli anni ’50, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1978; M. COCCHI – P. MONTESI, Per una storia della sinistra cristiana, Roma, Coines, 1974; G. RUGGERI – R. ALBANI, Cattolici comunisti? Originalità e contraddizioni di un’esperienza “lontana”, Brescia, Queriniana, 1978; N. ANTONETTI, L’ideologia della sinistra cristiana, Milano, Franco Angeli, 1976; A. CUCCHIARI, Cattolici tra Togliatti e De Gasperi, Roma, Coines, 1977.
6 -  Augusto  Del Noce scrive: “le tre personalità religiose che più hanno inciso sulla cultura del laicato cattolico negli anni Trenta: Montini, Gemelli, De Luca” (Il cattolico comunista, Milano, Rusconi, 1981, p. 92).
7 -  Operazione  internazionale di alta diplomazia e politica, che non ha potuto essere portata a compimento senza l’interessamento dei servizi segreti sovietici, italiani e vaticani (la Segreteria di Stato). Da ciò si evidenzia che la figura di don De Luca non era quella dell’ingenuo sacerdote letterato, vivente nel mondo delle nuvole, ma piuttosto quella di uno scaltro “politico segreto”, di un abile diplomatico che farebbe pensare a una sorta di “agente segreto” o meglio “esoterico”, che rappresenta un enigma avvolto da un alone di mistero.
8 -  F. PINO a cura di, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2009, vol. 72, p. 322, voce Mattioli, Raffaele.
9 -  Igor Safarevic non esita a mettere tra gli “antenati” del socialismo scientifico anche il Millenarismo o Chiliasmo, il Catarismo, il Libero spirito e l’Anabattismo. 
10 -  Cfr. C. F. CASÙLA, Cattolici comunisti e sinistra cristiana (1938-1945), Bologna, Il Mulino, 1976.
11 -  R. GUARNIERI, Don Giuseppe De Luca tra cronaca e storia (1898-1962), Bologna, Il Mulino, 1974, p. 78, nota n. 153, II ed., Cinisello Balsamo, San Paolo, 1991.
12 -  A. GRAMSCI, Quaderni dal carcere, 4° vol., Einaudi, Torino, 1975, p. 9.
13 -  A. GRAMSCI, Quaderni dal carcere, 4° vol., Einaudi, Torino, 1975, pp. 2010-2011.
14Eurocomunismo - Quaderni di “Alleanza Cattolica”, Piacenza, s.d., p. 10.
15 -  Cfr. A. GRAMSCI, op.cit., p. 811.
16 -  E. BERLINGUER, La questione comunista, ed. Riuniti, Roma, 1975, vol. 2, pag. 655.
17 -  A. GRAMSCI, Scritti politici, ed. Riuniti, Roma, 1973, vol. 2, pp. 42-46.



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novembre 2017
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