Don Giuseppe De Luca e Romana Guarnieri


di Don Curzio Nitoglia
Gli articoli dell'Autore sono reperibili sul suo sito

Parte Prima
Parte seconda
Parte terza
Parte quarta
Parte quinta
Parte Sesta
Parte settima


L’ESOTERISMO DEL “LIBERO SPIRITO”
DI ROMANA GUARNIERI E DI DON GIUSEPPE DE LUCA




Il giardino delle delizie
Hieronymus Bosch (1453-1516).
Il pittore olandese ebbe contatti col movimento del “Libero Spirito”




1965: la Guarnieri presenta “il movimento del Libero Spirito” e “Lo Specchio delle anime semplici”

Il 22 maggio del 1965 ricevette l’Imprimi potest  il IV volume della collana “Archivio Italiano per la Storia della Pietà” delle “Edizioni di Storia e Letteratura” di Roma, fondate da don Giuseppe De Luca e dirette da Romana Guarnieri; il 28 giugno esso ebbe l’Imprimatur e, nell’agosto del 1965, fu finito di stampare e presentato al pubblico.

Questo IV volume è importante per la nostra ricerca perché reca con sé, oltre vari altri saggi, un lungo studio di Romana Guarnieri su Il movimento del Libero Spirito (pp. 351-708) con un’importante Appendice su Lo specchio delle anime semplici di Margherita Porrete.

La “presenza ideale” di De Luca defunto nel 1962

Innanzitutto nell’Avvertenza al quarto volume (pp. XI-XII), finita di scrivere il 19 marzo del 1965, Romana Guarnieri asserisce che esso esce con la “ideale presenza” di don De Luca, deceduto il 19 marzo 1962, poiché esso fu “voluto in ogni suo testo e ispirato da lui, preparato sotto la sua direzione e annunziato partitamente nella prefazione al terzo volume, gliene resta piena e totale la paternità” (p. XI).

Dunque, il saggio sulla setta del Libero Spirito e la pubblicazione de Lo specchio delle anime semplici di Margherita Porrete anche se materialmente sono opera di Romana Guarnieri, formalmente sono di De Luca e “gliene resta piena e totale la paternità”. Più chiari di così non si poteva essere.

Di questo volume ne furono stampati solo 500 esemplari, “un testo semiclandestino, per iniziati, insomma” (p. XI) cèlia, ma non troppo, la Guarnieri. La Collana e le Edizioni volute dal De Luca erano destinate alla “diffusione” limitata ad un piccolo numero di eletti di una “nuova disciplina storica” (p. XI) fondata dal De Luca: la “Storia della Pietà”, ove per “Pietà” si intende la letteratura che s’ispira non tanto alla spiritualità tradizionale cattolica, ma soprattutto ad un certo “cristianesimo” letto alla luce esoterico/messianica del movimento del Libero Spirito.

Iniziando questi articoli su De Luca e la Guarnieri ci siamo chiesti chi conducesse le danze, se Romana o don Giuseppe. Infatti inizialmente le cose non apparivano chiare, ma col passar del tempo e l’avanzar degli studi ci si accorgeva che le danze erano condotte a due e che, se De Luca ne era l’ispiratore formale e la Guarnieri l’esecutrice materiale, non bisognava dimenticare che si constatava pure il “rovesciare addirittura il ruolo di direttore e diretta, lasciando a Romana, in più di un’occasione, il compito di guidare il prete De Luca” (1). 

1965 maggior cautela che nel 1994

Studiando il saggio della Guarnieri del 1965 sul Libero Spirito e su Margherita Porrete si nota una maggior cautela nell’esprimere, tra le righe, un proprio parere che nel saggio apparso nel 1994 (2). Tuttavia è utile scandagliare anche lo scritto del Sessantacinque per cogliere le tendenze esoteriche, che già albergavano nell’animo della Guarnieri e del suo ispiratore don De Luca dacché il pensiero dei due è inscindibile.



Margherita Porrete



Simpatia velata per Margherita Porrete e per il Libero Spirito


La Guarnieri scrive: “l’infelice Margherita rimane, […] in grazia di queste pagine [Lo specchio delle anime semplici, ndr] una donna d’eccezione, d’estremo rigore, impegnata sino in fondo. […]. Una vittima, la vittima più chiara di un sogno che molti sognarono in quel tempo, quantunque non ad occhi aperti come lei, soprattutto non come lei a viso aperto [il sogno del Libero Spirito, ndr]” (R. GUARNIERI, Il movimento del Libero Spirito, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1965, IV vol., p. 353).

La Guarnieri, per evitare gli strali dell’allora S. Uffizio professa, poi (cit., p. 354), di affrontare la questione del movimento del  Libero Spirito e di Margherita solo da un punto di vista storico, senza occuparsi della sua ortodossia, ma appare chiaro, leggendo le sue pagine, che le sue simpatie vanno per il suddetto movimento e per la Porretana. Ella scrive che il movimento del Libero Spirito “qua e là portò frutti di santità autentica,[…], fu anche, e forse soprattutto, un movimento di poesia e di spirito, nel senso alto della parola. Fu un movimento di pietà, tralignata qua e là in empietà” (cit., p. 354). Insomma vi furono degli eccessi, ma sostanzialmente il movimento era sano dacché poetico ed estetico e quindi, secondo il De Luca e la Guarnieri, “spirituale”.

Il libro presentato dalla Guarnieri deve tutto a don De Luca

Infine la Guarnieri rinnova il ricordo di De Luca: “Dedico questo mio lavoro alla memoria di don Giuseppe De Luca, il quale lo volle con tutte le sue forze e mi guidò e assisté in tutti i modi, materialmente e moralmente, nei lunghi anni di pazienti ricerche […] questo studio introduttivo [al Libero Spirito e alla Porretana, ndr] non gli deve né poco, né molto: gli deve tutto” (cit., p. 355).




Il Libero Spirito e il Sufismo


Studiando il Libero Spirito negli articoli precedenti abbiamo visto le sue ascendenze e discendenze nel campo delle eresie cristiane e persino la sua discendenza dalla cabala ebraica. Infatti, la dottrina e la figura di una “donna Messia” (che ritroviamo in Margherita Porrete tanto cara alla Guarnieri e al De Luca) va ricercata, come spiega il grande esperto di mistica giudaica Gersom Sholem, nel culto cabalistico dell’androgino primitivo femmineo e questa tesi “è l’essenza del giudaismo cabalistico” (cfr. G. SHOLEM, Le messianisme juif, Parigi, Calmann-Lévy, 1974, p. 171).

In questo saggio la Guarnieri affronta il tema dell’apporto del Sufismo, ossia del misticismo islamico al movimento del Libero Spirito. Riassumo il contenuto dello studio di Romana Guarnieri e lo porgo al lettore, sperando di fargli cosa grata.

Ella inizia col dire: “non posso non segnalare l’impressionante rassomiglianza che corre tra le storture mistiche in voga presso taluni sufi [maestri di Sufismo, ndr] e molte pratiche e teorie del Libero Spirito” (cit., p. 367). Vediamo quali esse sono:
1°) alcuni sufi “girovaghi e indisciplinati” (come i seguaci del Libero Spirito) portano una “stoffa rappezzata di toppe variopinte” la quale - secondo alcuni sufi come i begardi - fu il vestito portato da Gesù e che “ricorda in maniera impressionante gli abiti rappezzati indossati dai begardi” (cit., p. 368);
2°) i sufi e i begardi, andando in giro per le città, spagnole e renane, si sedevano “con la testa bassa e incappucciata” (ivi);
3°) “seguivano, i sufi, un regime alimentare a base di cibi disgustosi, che ritroviamo tal e quale nei seguaci del Libero Spirito (ivi);
4°) presso i sufi come i begardi “chi mortifica fino in fondo le proprie attrazioni e ripugnanze sensuali, arrivato che sia al termine, ossia all’indiamento, ha diritto di servirsi di tutto” (cit., p. 369), anche del peccato;
5°) il fine dei sufi come dei begardi è “la intima unione, la contemplazione ininterrotta della Essenza di Dio” (ivi);
6°) “sufi e begardi ostentano un grande disprezzo per la ragione e la conoscenza razionale e discorsiva, per i teologi e gli esegeti, gli studiosi delle tradizioni e in genere per tutta la scienza libresca, e pretendono di attingere la loro scienza direttamente da Dio” (ivi);
7°) “gli uni e gli altri si abbandonano a un libertinaggio senza freno, trascurando leggi divine e precetti morali, negando ogni distinzione tra lecito e illecito. Poiché Dio non ha bisogno in nessun modo delle nostre opere buone” (ivi);
8°) siccome “tutte le cose sono opera di Dio” taluni sufi considerano lodevole “il compiacersi di prevaricazioni, di malvagità, di vizi di ogni specie” (cit., pp. 369-370);
9°) entrambi “cantavano canti esoterici, di contenuto ora ascetico, ora erotico, trasposto, tramite l’allegoria al divino, ossia alla mistica; così, cantando e ballando, gli iniziati si provocavano il raptus mistico” (cit., p. 370).

In effetti le somiglianze tra Sufismo e Begardismo vi sono e sono impressionanti.





La “Premessa” della Guarneri a “Lo specchio delle anime semplici” del 1965


Abbiamo già visto la “Premessa” di Romana Guarnieri a Lo specchio delle anime semplici del 1994 (Cinisello Balsamo, San Paolo) e ne abbiamo constatato la vicinanza e la simpatia per le teorie e le pratiche dei begardi o seguaci del movimento del Libero Spirito espresse dall’Autrice in maniera molto… libera.

Nel testo guarnieriano del 1965 si ritrova in potenza lo stesso stato di spirito filo-gnostico ed esoterico, ma espresso in maniera più criptica. Vediamo come.

Dopo aver ricordato che nel 1946 essa stessa aveva risolto la questione ancora disputata dell’Autore de Lo specchio della anime semplici, attribuendolo a Margherita Porrete (cfr. R. GUARNIERI, in L’Osservatore Romano, 16 giugno 1946, p. 3, “Lo specchio delle anime semplici” e Margherita Poirette), la Guarnieri aggiunge che “il Miroir [Lo specchio, ndr] è libro chiaramente esoterico. Scritto da una donna per donne, denuncia nell’Autrice una specie di capogruppo, con un proprio séguito clandestino, per amore del quale scrive il suo libro, sfidando l’opposizione concorde di preti, chierici, predicatori, agostiniani, carmelitani e frati minori” (cit., p. 510).

La Guarnieri tesse l’elogio della morte di Margherita (bruciata sul rogo come eretica a Parigi nel 1310, la quale “nel morire [impenitente, ndr] dava tali e tanti segni di devozione da strappare le lagrime agli astanti, […] una donna ancora nel pieno vigore degli anni, che affrontava con grande coraggio e nobiltà il suo atroce destino” (cit., p. 511).

Infine la Guarnieri critica il modo di procedere della Chiesa, la quale condannò Margherita dichiarando per un verso “l’erroneità delle [sue, ndr] dottrine, secondo la prassi del tempo, in base a singoli articoli, sottoposti al giudizio dei teologi […] avulsi dal loro contesto, e anzi ridotti spesso a una specie di sintesi di più passi fusi insieme, prassi applicata anche ad Eckhart e correntemente usata dalla Chiesa anche in séguito, (dalla condanna del giansenismo sino alla condanna recente del modernismo), non meno vero è d’altro canto che alla beghina fu dato tutto il tempo per una retractatio che non volle mai fare, mantenendosi anzi lungo un arco di tempo di almeno una decina di anni ostinatamente ribelle a tutte le ingiunzioni delle autorità costituite” (ivi).

Infatti Margherita si appellava alla “Chiesa grande”, degli spirituali o gnostici, la Chiesa del Libero Spirito, la quale dovrebbe lei giudicare  (e non essere giudicata) la “Chiesa piccola”, la Chiesa romana, del Papa, dei vescovi e dei sacerdoti.

Se la Guarnieri è disposta a riconoscere che Margherita si è allontanata dal giudizio della Chiesa gerarchica, non mi sembra disposta, anche se non lo dice esplicitamente, a riconoscere che questa debba comandare e giudicare la Chiesa dello Spirito Libero.

Conclusione

Da quanto detto si evince che la simpatia per l’esoterismo in generale e in particolare per quello del Libero Spirito è comune a De Luca e alla Guarnieri e non è attribuibile solo a quest’ultima, come qualcuno ha cercato di far credere per imbiancare l’immagine di don Giuseppe. La Guarnieri medesima ci dice che il suo Saggio sul Libero Spirito con l’annessa Appendice su Margherita Porrete (del 1965) “deve tutto” a don De Luca, il quale glielo ha chiesto, lo ha seguìto passo passo e lo ha sostenuto e incoraggiato sino alla sua morte (1962). Certamente questa simpatia segreta o esoterica nel 1965 fu espressa meno chiaramente che nel 1994, ma essa è oggettivamente presente nelle pagine della Guarnieri già nel 1965.

Sembra confermato così che  proprio l’esoterismo sia la chiave di volta del pensiero e dell’azione di De Luca e Romana Guarnieri.

(continua)

NOTE 

1
- V. ROGHI a cura di, G. De LucaR. Guarnieri, “Tra le stelle e il profondo”. Carteggio 1938-1945. Brescia, Morcelliana, 2010, p. 8.
2 - M. PORETE, Lo specchio delle anime semplici, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1994, a cura di R. GUARNIERI.
 




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novembre 2017
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