Di fronte alle proposte romane

Possiamo accettare oggi un riconoscimento canonico
da parte della Roma neomodernista?

Studio dottrinale

  Terza parte


Pubblichiamo lo studio dottrinale approntato dai Cappuccini di Morgon, Francia, sulla controversa questione del riconoscimento canonico della Fraternità San Pio X da parte di Roma.
Il documento è molto articolato e presenta una disamina delle questioni che da qualche anno sono sul tappeto, che hanno prodotto una vera spaccatura all'interno della Fraternità, fino a comportare la fuoruscita o l'allontanamento di diversi sacerdoti. In questo contesto, i Cappuccini di Morgon non condividono il possibile riconoscimento canonico, perseguito da alcuni anni dalla dirigenza della Fraternità, e in questo documento cercano mi mettere in chiaro la loro posizione.

Presentiamo il documento in una nostra traduzione, suddivisa per comodità in più parti, mentre rimandiamo al testo originale diffuso anche in formato pdf.






Prefazione

Nella tormenta e nella confusione attuali noi dobbiamo rimanere fedeli agli autentici principii cattolici e restare radicati in essi. E affinché questi siano realmente la luce che illumina e guida i nostri passi, noi dobbiamo trarre da essi le conseguenze pratiche ed applicarle rigorosamente nella nostra vita di tutti i giorni e nei nostri comportamenti quotidiani.

La coerenza e la non-contraddizione sono la conseguenza logica dell’adesione piena ed intera alla verità.

Come diceva il cardinale Pie, la carità, che è il vincolo della perfezione, dev’essere dettata e regolata dalla verità, ed è in questo spirito di carità che abbiamo voluto scrivere queste pagine.

Soprattutto, questo lavoro è stato realizzato sotto lo sguardo di Dio, perché è a Lui che dovremo rendere conto di tutta la nostra condotta; ma l’abbiamo redatto anche per far conoscere lealmente il fondo del nostro pensiero sulla questione delle proposte romane.

Infatti, nel condividere da molti anni la stessa battaglia con le altre comunità della Tradizione, noi abbiamo avuto a cuore di far conoscere a coloro che ci sono più vicini il modo in cui noi percepiamo la situazione attuale.

In ogni caso, noi speriamo che questo lavoro venga recepito in questo spirito di pace e di comprensione.

Si degni la Madonna, Vergine fedele e Regina della Pace, di mantenere tra noi i legami soprannaturali che ci uniscono, nella verità e nella carità, al suo divino Figlio, Gesù Cristo nostro Re.

Frate Antonio de Fleurance
Guardiano del Convento San Francesco




Articolo terzo:  Roma non sta rivalutando, comunque, ciò che è caro ai cattolici fedeli?

I – Ragioni in favore di una risposta positiva

Sembra di sì.

Prima ragione

Prima di tutto, nelle sue omelie – in particolare a Santa Marta – Francesco utilizza delle espressioni che non eravamo più abituati a sentire dalla bocca di un papa. «Noi dobbiamo combattere il diavolo – ha detto – e non solo un po’» «Bisogna combattere il relativismo.»

Seconda ragione

Oggi Roma non può più utilizzare il rullo compressore con i cattolici fedeli. E’ troppo divisa per far ciò. Questo può solo contribuire, indirettamente, a rafforzare l’onda tradizionale.

II – Opinioni in senso contrario

Lasciamo parlare lo stesso Papa:
«dopo cinquant’anni abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto lo Spirito Santo nel concilio», in continuità con quella «crescita della Chiesa che è stato il concilio?»
«No» è stata la sua risposta. «Festeggiamo questo anniversario (35)» — ha spiegato — quasi erigendo «un monumento» al concilio, ma ci preoccupiamo soprattutto «che non dia fastidio. Non vogliamo cambiare». Anzi, ce «di più: ci sono voci che vogliono andare indietro. Questo si chiama “essere testardi”, questo si chiama voler “addomesticare lo Spirito Santo”, questo si chiama diventare “stolti e lenti di cuore”» (36).


III – Risposta di fondo

Come nell’articolo precedente, sono solo i fatti che ci possono permettere di rispondere alla domanda; prima le parole, poi i fatti.

1) Parole del Papa

Nel suo discorso al CELAM, il 28 luglio 2013, il Papa ha messo in guardia contro
«la strategia dello spirito cattivo», ed ha enumerato alcune tentazioni, tra cui «La proposta pelagiana» che «Appare fondamentalmente sotto forma di restaurazione. Davanti ai mali della Chiesa si cerca una soluzione solo disciplinare, nella restaurazione di condotte e forme superate che, neppure culturalmente, hanno capacità di essere significative. In America Latina, si verifica in piccoli gruppi, in alcune nuove Congregazioni Religiose, in tendenze esagerate alla “sicurezza” dottrinale o disciplinare. Fondamentalmente è statica, sebbene possa ripromettersi una dinamica ad intra, che involuziona. Cerca di “recuperare” il passato perduto.» (37).

Nell’intervista pubblicata da La Civiltà Cattolica nel settembre 2013:
«Se il cristiano è restaurazionista, legalista, se vuole tutto chiaro e sicuro, allora non trova niente.».
Notiamo per inciso che durante il Concilio furono esattamente questi gli argomenti utilizzati per sabotare gli istituti religiosi: si accusavano i religiosi fedeli di giuridismo, legalismo, di eccessivo attaccamento a delle forme superate.
Ma continuiamo la citazione:
«La tradizione e la memoria del passato devono aiutarci ad avere il coraggio di aprire nuovi spazi a Dio. Chi oggi cerca sempre soluzioni disciplinari, chi tende in maniera esagerata alla “sicurezza” dottrinale, chi cerca ostinatamente di recuperare il passato perduto, ha una visione statica e involutiva. E in questo modo la fede diventa una ideologia tra le tante.» (38).

Nella Evangelii gaudium (n° 94) egli se la prende col «neopelagianesimo autoreferenziale e prome¬teico di coloro che […] si sentono superiori agli altri perché osservano determinate norme o perché sono irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato. […] Questa oscura mondanità si manifesta in molti atteggiamenti […] una cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, […] In tal modo la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi

Il Papa si inquieta a proposito della Messa tradizionale: «Considero invece preoccupante il rischio di ideologizzazione del Vetus Ordo [si noti l’espressione poco elogiativa], la sua strumentalizzazione» (39).

Mette in guardia contro i seminaristi «tradizionalisti» rinviati da un seminario. In questi ambienti ci sono spesso problemi psicologici e morali, e  degli «squilibri» che si manifestano nella liturgia. I vescovi devono essere vigili, per evitare una «ipoteca sulla Chiesa» (40).

Il 6 giugno del 2013, egli rende nota la sua inquietudine ai suoi uditori, a proposito di
«Una è una corrente pelagiana che c’è nella Chiesa in questo momento. Vi sono certi gruppi restuarazionisti. Io ne conosco alcuni, mi toccò riceverli a Buenos Aires. E uno capisce che è come tornare a 60 anni fa! Prima del Concilio… Uno si sente come nel 1940… Un aneddoto, solo per chiarire, non è per ridere, io l’ho preso con rispetto, ma mi preoccupa; quando mi hanno eletto, ho ricevuto una lettera da uno di questi gruppi, in cui mi si diceva: “Santità, Le offriamo questo tesoro spirituale, 3525 Rosarii”. Perché non dicono preghiamo per Lei, chiediamo… no, questa mania di tenere il conto… E questi gruppi tornano a pratiche e a discipline che ho già vissuto – voi no, perché nessuno di voi è vecchio – a discipline, a cose che si vivevano in quel momento, ma non adesso, oggi non sono più…» (41).

Il Papa riserva altri epiteti ai cattolici fedeli: che sono dei «nostalgici», dei «cavillosi moralisti», dei pipistrelli cristiani che preferiscono l’ombra alla luce della presenza del Signore».

Ecco Papa Francesco così com’è e cosa pensa  di quelli che sono legati alla Tradizione.

Ma dopo le parole, ecco i fatti.

Gli atti del Papa

a) Un avvenimento significativo: la condanna selvaggia dei Francescani dell’Immacolata

a1 – Il decreto dell’11 luglio 2013

L’11 luglio del 2013, il cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, rese pubblico un decreto che sollevava dalle loro funzioni i Superiori dei Francescani dell’Immacolata e affidava il governo dell’Istituto ad un «commissario apostolico: il Padre Fidenzio Volpi, OFM Cap. E allo scopo di appesantire la forma del decreto, il cardinale si era munito di una approvazione ex audito di Papa Francesco, cosa che toglieva ai Francescani dell’Immacolata ogni possibilità di fare ricorso al Tribunale della Segnatura Apostolica. Con lo stesso decreto ingiungeva ai Frati di celebrare la nuova Messa, salvo speciale autorizzazione del commissario.» (42).

a2 – Seguito delle operazioni

Padre Volpi ha chiuso i seminari della comunità, ha respinto le ordinazioni previste, ha vietato le attività delle case editrici, ha sospeso i gruppi laici legati ai Frati e proibito ogni rapporto con le Suore (43).

«Accade invece – scrive il prof. Roberto de Mattei - che, in nome del Papa, la Congregazione dei religiosi azzeri il governo dell’Istituto, per trasmetterlo ad una minoranza di frati ribelli, di orientamento progressista, ai quali il neo-commissario si appoggerà per “normalizzare” l’Istituto, ovvero per condurlo al disastro a cui fino ad ora era sfuggito grazie alla sua fedeltà alle leggi ecclesiastiche e al Magistero.» (44).

a3 – Il turno delle Suore

Dopo aver letteralmente smembrato la congregazione dei Francescani dell’Immacolata che stavano tornado alla Tradizione, Roma se la prende con le religiose di questa congregazione. Il 19 maggio 2014, il cardinale João Braz de Aviz annuncia alla Madre generale che riceveranno un »visitatore apostolico» con dei vasti poteri. Ed è una religiosa modernista e femminista che arriva immediatamente, per dare inizio alla “normalizzazione” della comunità (45).

a4 – Occasione e cause di questa condanna

Un piccolo gruppo di religiosi si lamenta per il fatto che la loro congregazione ritorna sempre più alla Tradizione. Infatti, leggendo la lettera circolare che Padre Volpi ha indirizzata a tutti Frati, l’8 dicembre 2013, i motivi della condanna appaiono chiaramente: il loro crescente attaccamento alla Messa di San Pio V e soprattutto la loro deriva «cripto-lefebvriana» e «sicuramente tradizionalista». Sono queste le cose che hanno messo in allarme Roma.
Il cardinale João Braz de Aviz, progressista, è intervenuto ed ha usato tutti i mezzi per bloccare il ritorno alla Tradizione di questa congregazione così fiorente (400 frati suddivisi in 50 case sparse in tutto il mondo, con la direzione di diverse stazioni radio, di una televisione e di una casa editrice; 400 suore che dirigono anch’esse radio e case editrici (46)).

Il giornalista Antonio Socci si fa eco dell’indignazione generale provocata da questa condanna selvaggia: «In Vaticano vi è una nuova inquisizione catto-progressista. Essa perseguita con accanimento i Francescani dell’Immacolata perché hanno la fede e tante vocazioni. E’ una vergogna!» (47).

a5 – Il Papa era al corrente

La congregazione dei Francescani dell’Immacolata è di diritto pontificio; il Papa non avrebbe potuto ignorare questa vicenda. Egli ha approvato il decreto dell’11 luglio 2013, e poi le azioni di Padre Volpi, come ha affermato lui stesso a 60 membri dell’Istituto il 10 giugno 2014 (48).

a6 – E il Motu Proprio di Benedetto XVI?

Nel resoconto dell’incontro del 10 maggio 2014, Andrea Tornielli, su Vatican Insider, ha scritto che «Sul motu proprio, Papa Francesco ha detto di non volersi distaccare dalla linea di Benedetto XVI, e ha ribadito che anche ai Frati Francescani dell’Immacolata rimane la libertà di celebrare la messa antica, anche se per il momento, viste le polemiche sull’uso esclusivo di quel messale - elemento che non faceva parte del carisma di fondazione dell’Istituto - è necessario “un discernimento” con il superiore [ormai francamente progressista] e con il vescovo se si tratta di celebrazioni in chiese parrocchiali, santuari e case di formazione. Il Papa ha spiegato che ci deve essere libertà, sia per chi vuole celebrare con l’antico, sia per chi vuole celebrare col nuovo rito, senza che il rito diventi una bandiera ideologica.» (49).

a7 – Francesco e la Messa di San Pio V

Come constata Roberto de Mattei, «perché emettere un decreto inutilmente provocatorio contro il mondo cattolico che si riferisce alla Tradizione della Chiesa? Questo mondo sta conoscendo una fase di grande espansione, soprattutto tra i giovani, forse è questo il motivo principale dell’ostilità di cui oggi è oggetto» (50).

Dopo essersi intrattenuto col Santo Padre, il 14 febbraio 2014, Mons. Graubner diceva: «Egli comprende che la vecchia generazione voglia ritornare a ciò che ha vissuto [la liturgia tradizionale], ma non può comprendere la nuova generazione che si rivolge ad essa. Quando mi pongo la questione – ha aggiunto il Papa – ne concludo che si tratta di una sorta di moda, di una cosa che passerà, alla quale non bisogna prestare eccessiva attenzione. Bisogna mantenere la pazienza e la benevolenza verso quelli che sono caduti in questa moda» (51).

A proposito della liberalizzazione della Messa di sempre, Francesco ha dichiarato: «Penso che la scelta di Papa Benedetto sia stata prudenziale, legata all’aiuto ad alcune persone che hanno questa particolare sensibilità. Considero invece preoccupante il rischio di ideologizzazione del Vetus Ordo, la sua strumentalizzazione» (52).
Francesco rimane legato alla liturgia della nuova Messa, frutto del Concilio, e quello che vuole evitare ad ogni costo è che il rito tradizionale divenga la bandiera di quelli che chiamano in causa il Vaticano II.
Notiamo, tra l’altro, che uno dei libri pubblicati dalla casa editrice dei Francescani dell’Immacolata è stato: Concilio ecumenico Vaticano II: un discorso da fare, Casa Mariana Editrice, 2009, il cui autore era Mons. Brunero Gherardini.

a8 – Il senso di una condanna

Dopo le testimonianze e il succedersi degli avvenimenti, appare chiaramente che i Francescani dell’Immacolata sono stati condannati a causa del loro progressivo ritorno alla Tradizione, che si esprimeva con l’uso sempre più esclusivo del rito tradizionale.
Roma si è resa conto, infatti, che se la Messa di San Pio V si sarebbe generalizzata, avrebbe fatto ombra al Novus Ordo e allo spirito neo-modernista che esso veicola. Poiché, checché ne dica il Papa, la Messa tradizionale è il frutto e l’espressione della Tradizione della Chiesa, mentre la nuova Messa è il frutto e l’espressione del neo-modernismo del Vaticano II.

In altre parole, la Messa è una «bandiera» o un «vessillo» e non una semplice «moda» legata alle «particolari sensibilità» o al «carisma proprio» di un Istituto. Se i Francescani dell’Immacolata sono stati condannati è perché la liturgia tradizionale era per loro più che una moda: essa li riportava alla Tradizione e li allontanava dagli errori conciliari.

a9 – Le lezioni da trarre dall’avvenimento

Il Papa non è disposto a rimettere in questione il Concilio. Egli si oppone ad ogni ritorno vero (e quindi esclusivo) alla Tradizione, cioè alla fede di sempre e alla liturgia tradizionale, nella misura in cui questa pretende di essere l’espressione della prima. Il Vetus Ordo viene concesso solo a quelli che vogliono concepirlo alla maniera modernista e cioè come un rito fratello del Novus Ordo, che esprimerebbe la stessa religione.
La lettera del Santo Padre indirizzata alla Fraternità San Pio X per i venticinque anni della sua fondazione è molto chiara: «Celebrando i sacri misteri secondo la forma straordinaria del rito romano, i membri della Fraternità San Pio X contribuiscono, nella fedeltà alla Tradizione vivente della Chiesa, ad una migliore comprensione e messa in opera del concilio Vaticano II. (53)».
Esattamente quello che noi vogliamo evitare ad ogni costo!

b) La cacciata del cardinale Burke

Come abbiamo visto, il cardinale Burke è «conservatore», ma completamente legato al Concilio, a cui egli deve la sua formazione clericale. Nondimeno, la sua forte opposizione al clan progressista in occasione del Sinodo sulla famiglia è stata la sua disgrazia. Egli era Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il Papa lo ha messo da parte l’8 novembre 2014.

«L’unica ragione plausibile  - scrive Roberto de Mattei - è che il Papa abbia offerto su di un piatto la testa del card. Burke al cardinale Kasper e, per lui, al cardinale Karl Lehmann, […], antico discepolo di Karl Rahner. […] La destituzione del card. Burke ha un significato esemplare analogo alla distruzione in atto dei Francescani dell’Immacolata. […] Non si tratta della questione della Messa tradizionale, che né il cardinale Burke né i Francescani dell’Immacolata celebrano regolarmente, ma del loro atteggiamento di inconformità alla politica ecclesiastica oggi dominante.» (54).

Coloro che non sono nella «linea del partito» sono semplicemente scartati (55). «La pratica attuale a Roma – dice Don Toulza - è di manifestare un’indulgenza portentosa verso quelli che vivono male e una severità talvolta scoraggiante verso i cattolici che si sforzano di vivere come tali, compresi i chierici – preti, vescovi – della gerarchia. La pratica attuale è di affermare che non si vuole transigere sulla dottrina, ma di dare volentieri la parola pubblica a quelli che vogliono transigere.» (56).


IV – Risposta alle obiezioni

A LA PRIMA: IL PAPA DICE CHE BISOGNA COMBATTERE IL DIAVOLO

Le poche parole dal sapore tradizionale contano poco a fianco del mucchio di parole con le quali predica la rivoluzione, e degli atti che concretizzano queste parole.

A LA SECONDA: ROMA È TROPPO DIVISA PER NEUTRALIZZARE CIÒ CHE È TRADIZIONALE

Anche se il Papa lascia al suo posto quelli che l’hanno contraddetto, abbiamo appena visto che quando ha voluto ha saputo impiegare le maniere forti.

In conclusione, il Papa non sembra favorevole a ciò che è tradizionale; ma a fianco di questo, paradossalmente, non è innegabile che è favorevole alla FSSPX?

Questo è ciò che andremo a vedere adesso.

(segue)

NOTE

35 – Si tratta dell’86° compleanno di Benedetto XVI.
36 – Omelia a Santa Marta, 16 aprile 2013
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/cotidie/2013/documents/papa-
francesco-cotidie_20130416_spirito.html

37 - http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2013/july/documents/
papa-francesco_20130728_gmg-celam-rio.html

38 – Intervista con Padre Spadaro
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/
september/documents/papa-francesco_20130921_intervista-spadaro_it.html

39Idid.
40 – Agenzia Zenit.
41 - Udienza del 6 giugno 2013 ai responsabili della Confederación Latinoamericana y Caribeña de Religiosas y Religiosos (CLAR); riportata su Le Sel de la terre n° 86, p. 167; in italiano si veda il Pensiero privato di Papa Francesco
(http://www.unavox.it/Documenti/Doc0540_Pensiero_privato_Papa_Francesco.html).
42Fideliter n° 219, pp. 31-33, e Le Sel de la terre n° 86, p. 174.
43Fideliter, ibid.
44 – Roberto de Mattei, Il “caso” dei Francescani dell’Immacolata.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV565_De-Mattei_Il_caso_dei_FFII.html
45Fideliter n° 220, p. 63.
46Fideliter n° 219, pp. 31-32, e n° 220, p. 63.
47 – Antonio Socci, articolo con lo stesso titolo riportato nel testo, pubblicato sul quotidiano Libero il 5 gennaio 2014.
http://www.antoniosocci.com/in-vaticano-ce-una-nuova-
inquisizione-catto-progressista-perseguitano-con-accanimento-i-francescani-
dellimmacolata-perche-hanno-fede-e-tante-voca/

Anche Guillaume Luyt ha scritto un articolo molto documentato sul giornale Présent dell’11 gennaio 2014, intitolato: Francescani dell’Immacolata: silenzio, si epura!
48Vatican Insider del 23 giugno 2014
http://www.lastampa.it/2014/06/23/vaticaninsider/ita/vaticano/il-papa-dialoga-con-
i-giovani-francescani-dellimmacolata-lXGnHQ2vKzTZLyyZknFFYM/pagina.html

49Ibid.
50 DICI n° 280, p. 2.
51Fideliter n° 219, p. 31. Il rito, sembra dirci il Papa, sarebbe solo una questione di forma senza importanza; e se noi lo concedessimo, sarebbe formalismo.
52 – Intervista con Padre Spadaro, 19 agosto 2013.
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/
september/documents/papa-francesco_20130921_intervista-spadaro_it.html

53Fideliter n° 219, p. 33.
54 La rimozione di un grande cardinale, in Corrispondenza Romana del 12 novembre 2014. - https://www.corrispondenzaromana.it/la-rimozione-di-un-grande-cardinale/
55Fideliter n° 233, p. 70, dà altri esempi di «cambiamenti-sanzioni».
56Ibid.



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settembre 2017

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